18.35 – lunedì 24 agosto 2026
(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Speriamo di sbagliarci. In caso contrario, Cisl Scuola continuerà a pungolare il decisore politico e l’amministrazione provinciale, come sempre, per ottenere risposte concrete alle problematiche esposte.
Il 1 settembre inizierà il nuovo anno scolastico e, come ogni anno, tengono banco le notizie sui numeri delle cattedre vuote. I dati sono ormai noti: circa 900 cattedre scoperte a tempo pieno in una ottantina di istituti scolastici disseminati in provincia di Trento. Entrando nel dettaglio, parliamo di 256 plessi di scuola primaria, 143 di scuola secondaria di primo grado e 132 indirizzi relativi ai percorsi di studio negli istituti scolastici di secondo grado, che apriranno le porte a studenti e studentesse il 10 settembre.
La domanda che Cisl Scuola si pone ogni anno è semplice e decisiva: chi troveranno ad accoglierli? Se tutto andrà per il meglio, saranno i Collaboratori scolastici ad aprire quelle porte, dal momento che queste figure professionali presidiano gli edifici e ne assicurano innanzitutto la vigilanza, oltre alle altre mansioni proprie del profilo.
Anche qui i numeri meritano attenzione: si contano 132 posti disponibili a tempo pieno e c’è il rischio che qualche plesso, probabilmente di periferia, non abbia questa figura all’interno dell’organico. Le Segreterie scolastiche dovranno quindi impegnarsi alacremente per contattare il personale presente in graduatoria, e non solo, così da far sì che al 10 settembre tutte le disponibilità siano coperte.
Poiché i numeri offrono una fotografia concreta della realtà, vanno ricordati anche i posti disponibili a tempo pieno nelle Segreterie scolastiche: 13 per i Responsabili amministrativi, 91 per gli Assistenti amministrativi e 76 per i Coadiutori amministrativi. Questo significa che le segreterie dovranno completare anche le proprie figure professionali, per poter accogliere il personale che entrerà in servizio dal 1 settembre e l’utenza dal 10 settembre, con tutte le relative procedure burocratiche.
Accanto alle figure già nominate, vale la pena ricordare gli Assistenti di laboratorio, che gestiscono la strumentazione di tutti i laboratori scolastici. In particolare, quelli del settore informatico devono garantire il funzionamento della rete, dei dispositivi a disposizione della scuola e l’accesso agli stessi.
Ultima, ma non per importanza, arriva la figura dell’Assistente educatore, che lavora a stretto contatto con l’insegnante di sostegno per favorire il successo formativo degli studenti con bisogni educativi speciali: sono 30 i posti disponibili a tempo pieno. Abbiamo dato i numeri limitandoci ai posti a tempo pieno, ma molti di più sono i posti part-time che dovranno essere coperti dal personale scolastico. Tornando ai docenti, le criticità maggiori si registrano nella scuola primaria e nella scuola secondaria di secondo grado.
Di fronte a questo quadro, Cisl Scuola ritiene che le cause della situazione siano molteplici e vadano lette insieme.
In primo luogo pesa la normativa ministeriale relativa ai titoli di accesso alla professione docente: oggi non è sufficiente una laurea per insegnare, tranne nella scuola primaria, ma l’insegnante della secondaria deve acquisire un ulteriore titolo, cioè l’abilitazione, che permette di accedere al concorso. A questo si aggiungono i concorsi che, quando svolti, non hanno sempre centrato l’obiettivo di creare graduatorie sufficientemente nutrite per la copertura dei posti vacanti man mano che si sarebbero resi disponibili.
Un’altra questione centrale è la retribuzione, non adeguata alle responsabilità e ai carichi di lavoro che chi opera nella scuola deve affrontare, includendo tutte le figure professionali. A ciò si sommano il costo della vita in provincia di Trento e la difficoltà di trovare un’abitazione, soprattutto nelle zone a vocazione turistica ormai molto diffuse, con il rischio di costringere al pendolarismo o alla rinuncia al posto di lavoro.
Infine, va considerata la crescente complessità del lavoro a scuola: la burocrazia, la responsabilità nei confronti di studenti e studentesse che presentano fragilità maggiori rispetto a 10 o 15 anni fa, e i rapporti non sempre facili con famiglie che talvolta delegano completamente alla scuola il ruolo educativo.
Eppure a noi si rivolgono continuamente giovani laureandi o laureati che intendono intraprendere la professione di insegnante: sono disposti a investire tempo e denaro in questo percorso e noi li aiutiamo a orientarsi nel ginepraio della normativa e delle procedure.
Per questo Cisl Scuola chiede alla politica di aprire una riflessione sulla scuola e di individuare strategie e strumenti condivisi con le parti sociali, per ridare dignità alle varie figure professionali che la abitano, garantire continuità professionale e facilitare l’accesso alla stabilizzazione.
Cisl Scuola chiede inoltre una riflessione sugli organici: vanno cambiati i criteri di assegnazione alle scuole, perché quelli attuali non sono più adeguati. Allo stesso tempo, Cisl Scuola resta un riferimento solido per tutto personale scolastico, in particolare continua ad aiutare i docenti a dotarsi di strumenti per affrontare l’anno scolastico con maggiore consapevolezza, a partire dalla conoscenza del contratto di lavoro, dei diritti e dei doveri, e dalla possibilità di esercitare il proprio ruolo anche negli Organi collegiali, per esempio, in occasione della deliberazione del Piano delle attività.
Concludiamo con la speranza di sbagliarci, di aver “dato i numeri” e di aver “creato allarmismo”; ci auguriamo che il 10 settembre tutto il personale sia a scuola, come promesso dall’Amministrazione provinciale. In caso contrario, Cisl Scuola continuerà a pungolare il decisore politico e l’amministrazione provinciale, come sempre, per ottenere risposte concrete alle problematiche esposte.
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