Dimenticare un nome o un appuntamento dopo i 60 anni può spaventare, ma non sempre è un segnale di demenza. Cinque semplici abitudini, sostenute dalla ricerca, mostrano come allenare il cervello senza promesse miracolose.
Succede all’improvviso: incontrate una vicina al supermercato e il nome sparisce. Oppure entrate in cucina e non ricordate perché. Dopo i 60 anni ogni piccolo vuoto di memoria può far scattare l’allarme interiore: “E se fosse l’inizio di qualcosa di serio?”.
Il timore è comprensibile: secondo le stime, milioni di persone nel mondo convivono con una forma di demenza e l’Italia non fa eccezione. Ma gli studi più recenti raccontano anche altro: una parte del rischio non è scritta solo nei geni. Stile di vita e abitudini quotidiane contano, anche dopo i 60.
Perché il cervello si può allenare dopo i 60 anni
Un grande studio randomizzato, LatAm-FINGERS, pubblicato su The Lancet, ha seguito per due anni 1.065 persone tra 60 e 77 anni, senza demenza ma con fattori di rischio. Metà ha ricevuto consigli generici su movimento, dieta, attività mentale. L’altra metà ha seguito un programma organizzato: esercizio fisico supervisionato, supporto nutrizionale, allenamento cognitivo, incontri di gruppo e monitoraggio dei parametri di salute.
Risultato: entrambi i gruppi sono migliorati, ma chi seguiva il programma strutturato ha avuto un guadagno cognitivo nettamente superiore, in particolare su memoria, funzioni esecutive e velocità di pensiero. Tradotto: non basta sapere “cosa fa bene”, serve trasformarlo in routine reale.
Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità e la Commissione di The Lancet sottolineano che fino al 45% dei casi di demenza potrebbe essere prevenuto o ritardato intervenendo, nell’arco della vita, su fattori modificabili come sedentarietà, isolamento sociale, ipertensione, diabete, perdita uditiva. È una stima di popolazione, non una garanzia personale. Nessuno può azzerare il proprio rischio, ma si possono spostare le probabilità a proprio favore.
Se però i vuoti di memoria peggiorano, se vi perdete in luoghi noti o fate fatica a gestire il quotidiano, il passaggio dal medico di base o a un centro per i disturbi cognitivi diventa indispensabile.

Le 5 abitudini semplici che aiutano memoria e pensiero
1) Muoversi ogni giorno
L’attività fisica non serve solo a “tenersi in forma”: aiuta a controllare pressione, zuccheri, colesterolo, cioè gli stessi fattori che influenzano i vasi del cervello. Le linee guida dell’OMS raccomandano agli over 60 almeno 150 minuti a settimana di movimento moderato, adattato alle condizioni personali.
In pratica: camminata svelta con un’amica, gruppi di cammino del quartiere, ginnastica dolce, nuoto, ballo liscio o latino in sala da ballo. Se avete cardiopatie, problemi articolari o di equilibrio, concordate il programma con il medico. Anche 10 minuti al giorno, ma tutti i giorni, funzionano meglio del mese eroico in palestra seguito da tre di divano.
2) Mangiare in stile MIND, versione italiana
La dieta MIND unisce il meglio della mediterranea con quella pensata per proteggere cuore e vasi cerebrali. Non prevede cibi magici, ma un insieme di scelte: molte verdure, legumi, frutta, cereali integrali, olio extravergine d’oliva, pesce (meglio azzurro), frutta secca; meno insaccati, carne rossa, fritti, dolci industriali.
È esattamente il tipo di alimentazione che potete costruire con piatti italiani: minestroni, pasta integrale con verdure, ceci in umido, pesce al forno, un pugno di noci come spuntino. Se convivete con diabete, insufficienza renale o perdita di peso non voluta, meglio farsi guidare da un professionista.
3) Allenare la mente con cose nuove
Cruciverba e sudoku vanno benissimo, ma non bastano se sono l’unica attività. Nel trial l’allenamento cognitivo era strutturato e variato. Anche l’OMS consiglia, negli adulti, attività che sollecitino attenzione, memoria, pianificazione.
Esempi: imparare una lingua, frequentare un corso di informatica al centro anziani, iniziare uno strumento musicale, gestire il bilancio di un’associazione, leggere romanzi “impegnativi” prendendo appunti. Una regola semplice: almeno 15-20 minuti al giorno dedicati a qualcosa che vi richiede concentrazione e che, almeno all’inizio, vi sembra un po’ difficile.
4) Non chiudersi in casa
L’isolamento sociale è oggi riconosciuto come fattore di rischio per declino cognitivo. Le relazioni obbligano a parlare, ricordare impegni, adattarsi all’altro, gestire emozioni. Dopo la pensione, un lutto o una malattia le occasioni di incontro tendono a calare proprio quando servirebbero di più.
Strade concrete: centri anziani comunali, corsi in parrocchia, università della terza età, coro, ballo, volontariato. Se vivete soli o siete timidi, potete iniziare con telefonate e videochiamate regolari ai familiari, per poi trasformarle in uscite reali. Anche la camminata funziona meglio se “vincolata” a un appuntamento con qualcuno.
5) Proteggere cuore, metabolismo e udito
Pressione alta, colesterolo e glicemia fuori controllo non colpiscono solo cuore e reni: alla lunga danneggiano anche il cervello. Controlli periodici, aderenza alle terapie, stop al fumo e alcol moderato fanno parte, a tutti gli effetti, dell’allenamento cerebrale.
La perdita uditiva merita una menzione speciale. Quando si sente poco, si tende a parlare meno, uscire meno, fare più fatica a seguire le conversazioni. Questo aumenta il carico sulla mente e favorisce l’isolamento. Un semplice esame dell’udito e, se serve, un apparecchio acustico possono diventare un tassello importante di prevenzione.
*** La scienza parla chiaro: con un’alimentazione anti-infiammatoria si preserva la salute di ossa e cervello dopo i 60 anni ***
Far durare le abitudini e diffidare delle scorciatoie
Lo studio LatAm-FINGERS ha mostrato che la differenza non la fanno solo i contenuti, ma il metodo: sostegno, incontri, monitoraggio, obiettivi realistici. Potete copiarne lo spirito a casa fissando traguardi concreti (tre camminate a settimana, 15 minuti di lettura attiva al giorno), segnandoli su un calendario e coinvolgendo amici o familiari come “compagni di percorso”.
Quanto a pillole e preparati “per la memoria”, le nuove linee guida dell’OMS sono chiare: se non c’è una carenza documentata, vitamina B, vitamina E, omega-3 e multivitaminici non sono raccomandati per prevenire il declino cognitivo. Gli integratori non sostituiscono le cinque abitudini, così come l’esercizio “miracoloso in 60 secondi” non rimpiazza mesi di movimento regolare.
Anche dopo i 60 anni il cervello può essere allenato. Non serve stravolgere la vita in un giorno: basta iniziare da una abitudine, ma tenerla viva nel tempo.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Grazia.it
Source link





