Marisol Cestari, dirigente Gruppo Cestari: «Sole ed eolico riducono la dipendenza dal gas e proteggono il sistema dalle crisi geopolitiche. Ora serve accelerare sugli investimenti e fare in modo che il valore prodotto sul territorio ricada anche sull’economia lucana»
«Le energie rinnovabili rappresentano oggi uno degli strumenti più importanti per contrastare il caro energia e rafforzare la sicurezza energetica del Paese. Aumentare la produzione da fonti pulite significa ridurre la dipendenza dai combustibili fossili, limitare l’esposizione alle crisi geopolitiche e, soprattutto, contribuire a contenere il prezzo dell’elettricità, ancora fortemente condizionato dall’andamento del gas».
Lo sostiene Marisol Cestari, dirigente del Gruppo Cestari, intervenendo nel dibattito sul costo dell’energia e sulle prospettive del sistema energetico lucano.
«La situazione internazionale – sottolinea Cestari – dimostra quanto sia rischioso affidare una parte consistente della sicurezza energetica alle dinamiche dei combustibili fossili. Ogni tensione geopolitica, ogni difficoltà nelle forniture e ogni aumento del prezzo del gas possono avere ripercussioni sull’elettricità e quindi sui costi sostenuti da famiglie, imprese e sistema produttivo. Le rinnovabili, al contrario, utilizzano risorse disponibili sul territorio e hanno costi di produzione molto più bassi una volta realizzati gli impianti».
Il tema assume un’importanza ancora maggiore per la Basilicata, regione che negli ultimi anni ha consolidato una forte capacità di produzione energetica. A fine 2025 risultavano installati circa 2.548 megawatt di potenza da fonti rinnovabili, dei quali 1.608 MW di eolico, pari a circa il 63% del parco rinnovabile regionale. La produzione elettrica da fonti pulite è stimata intorno ai 4.500 GWh annui, circa il 90% dell’elettricità generata sul territorio, a fronte di consumi regionali nell’ordine dei 2,5 TWh.
«La Basilicata – continua Cestari – produce quindi più elettricità di quanta ne consumi e trasferisce una parte significativa del proprio surplus al sistema nazionale. È un contributo importante alla sicurezza energetica italiana, ma dobbiamo porci una domanda: quanto di questo valore ritorna effettivamente alle famiglie e alle imprese lucane?».
Dal primo gennaio 2025 il mercato elettrico italiano è passato al sistema dei prezzi zonali, ma questo cambiamento non determina automaticamente uno sconto in bolletta per i territori che producono più energia.
«Ospitiamo impianti, mettiamo a disposizione territorio, produciamo ed esportiamo energia pulita – afferma Cestari – ma questa capacità produttiva non si traduce automaticamente in un vantaggio competitivo per le imprese lucane».
Secondo Cestari, uno degli elementi decisivi è rappresentato dal costo di produzione. «Il vantaggio delle rinnovabili non è soltanto ambientale. È soprattutto economico e strategico. Il costo livellato dell’energia, il cosiddetto LCOE, per tecnologie come fotovoltaico ed eolico si colloca su livelli sensibilmente inferiori rispetto alle fonti fossili. Questo significa che accelerare sulla nuova capacità rinnovabile può contribuire a ridurre strutturalmente i costi del sistema».
Il confronto tra i costi di produzione e quelli dell’energia immessa sul mercato rende evidente la differenza. A fronte di costi LCOE indicati nell’ordine di 3-5 centesimi di euro per kWh per alcune nuove installazioni fotovoltaiche ed eoliche, il prezzo dell’energia elettrica all’ingrosso può collocarsi su livelli significativamente più elevati, anche in funzione dell’andamento del gas e delle condizioni del mercato.
«Il punto – evidenzia la dirigente del Gruppo Cestari – è che l’energia rinnovabile consente di sottrarre una parte sempre maggiore della generazione elettrica alla volatilità dei combustibili fossili. Più produciamo energia da sole e vento, meno siamo esposti alle oscillazioni del prezzo del gas».
I dati relativi al 2026 rafforzano questa considerazione. Nelle prime 16 settimane dell’anno le fonti rinnovabili hanno prodotto circa il 44% dell’elettricità dell’Unione europea, quasi il doppio della quota registrata nel 2010.
Nello stesso periodo il prezzo medio all’ingrosso dell’elettricità nell’Unione europea è stato di circa 98 euro per megawattora. In uno scenario caratterizzato da prezzi del gas stabili sui livelli precedenti alla nuova fase di tensione internazionale, il prezzo elettrico sarebbe risultato inferiore di circa il 13%.
Ancora più significativo è il confronto con uno scenario ipotetico nel quale lo sviluppo delle rinnovabili fosse rimasto fermo ai livelli del 2010: il prezzo medio dell’elettricità avrebbe raggiunto circa 144 euro per megawattora, il 67% in più rispetto allo scenario con gas stabile.
«Sono numeri che spiegano bene perché le rinnovabili debbano essere considerate uno scudo contro il caro energia – dice Cestari –. Non sono soltanto una scelta ambientale, ma una vera infrastruttura economica e industriale».
Secondo le stime richiamate, il costo complessivo dell’elettricità scambiata sul mercato del giorno prima nelle prime settimane del 2026 è stato di circa 78,8 miliardi di euro. Con prezzi del gas stabili sarebbe stato di circa 65,8 miliardi, mentre in uno scenario nel quale l’espansione delle rinnovabili fosse rimasta ferma ai livelli del 2010 avrebbe raggiunto circa 107,7 miliardi.
«La volatilità del gas – conclude Marisol Cestari – avrebbe quindi prodotto un costo aggiuntivo nell’ordine dei 13 miliardi di euro, mentre lo sviluppo delle rinnovabili avrebbe consentito di evitarne circa 29. Il beneficio delle fonti pulite risulta quindi più che doppio rispetto al costo aggiuntivo determinato dalle oscillazioni del combustibile fossile».
«La Basilicata parte da una posizione di forza – conclude Cestari –. Abbiamo sole, vento, capacità produttiva e una produzione elettrica superiore ai consumi regionali. Ora dobbiamo fare un salto di qualità: accelerare sugli investimenti, favorire le comunità energetiche, sostenere l’autoproduzione delle imprese e costruire strumenti che consentano al territorio di beneficiare maggiormente del valore dell’energia che produce».
«La transizione energetica – conclude – non deve limitarsi alla realizzazione di nuovi impianti. Deve diventare una politica industriale capace di ridurre i costi delle imprese, proteggere le famiglie dalla volatilità dei mercati, creare nuova occupazione e rafforzare la competitività della Basilicata. Produrre energia pulita è importante; fare in modo che quella produzione generi ricchezza e sviluppo sul territorio è la sfida successiva».
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