“Il numero unico di emergenza dovrebbe gestirlo il ministero dell’Interno. Soprattutto quando, come in questo caso, si segnalano ipotesi di reato”

“Ci sono delle indagini in corso, risulterebbe che in passato questo signore abbia avuto atteggiamenti violenti nei confronti degli animali. Sarebbero state informate le forze dell’ordine in passato ma ci sarebbe stata una difficoltà a intervenire, non si conosce il motivo. Questo risulterebbe particolarmente grave”.

A dichiararlo al QdS è l’attivista Enrico Rizzi in merito al 47enne di Adrano gravemente sospettato di aver catturato, ucciso, bruciato e gettato in sacchi dell’immondizia diversi cani nel corso dei precedenti mesi. In particolare, il riferimento è alle presunte segnalazioni già effettuate dai residenti e di una presunta difficoltà nell’intervenire.

Reati a danno degli animali, chi deve intervenire?

Per la nostra testata, Rizzi fa il punto sulla spiacevole vicenda. Ci riferisce di aver appreso la notizia nella giornata di ieri e richiama l’attenzione sui precedenti episodi avvenuti a danno dei diversi cani ad Adrano che, se confermati dalle indagini attualmente in corso, delineerebbero un quadro aggravato.

Secondo l’attivista uno dei nodi riguarderebbe la gestione delle segnalazioni da parte dei cittadini e l’individuazione dell’organo competente a intervenire. “Ho ricevuto centinaia di segnalazioni – continua -. In particolar modo in Sicilia, si registrano continuamente situazioni di cittadini che segnalano al numero unico di emergenza (112, ndr) reati commessi a danno degli animali ai quali viene purtroppo detto, dall’operatore che risponde, ‘non è competenza nostra, deve rivolgersi all’Asl o alla polizia locale’. Non si capisce il perché”.

Una criticità che per Rizzi diventerebbe ancora più evidente quando la segnalazione riguarderebbe fatti che si stanno verificando nell’immediato e richiedono quindi un intervento tempestivo.

Vengono sottolineate le difficoltà pratiche che potrebbero incontrare i cittadini nel rintracciare gli uffici indicati: “Quando la notizia di reato è avvenuta alle 6.30 del mattino, esortare il cittadino a chiamare la polizia locale diventa materialmente inaccettabile dato che gli uffici aprono almeno alle 8:00″. Inoltre, “non si può pensare che una persona magari di 70 anni debba mettersi a cercare sul cellulare il numero”.

“La legge Brambilla non garantisce il carcere”

Quello di Adrano si inserisce, spiega Rizzi, in un quadro più ampio di azioni crudeli che continuano a verificarsi con particolare frequenza in alcune regioni d’Italia. Un episodio definito “molto grave che si aggiunge a una lunga serie di violenze sugli animali che continuano ad accadere, purtroppo soprattutto nel Sud Italia”.

L’attivista e animalista Rizzi evidenzia l’allarmante fenomeno dilagante che non confina soltanto con gli atti violenti delle persone ma investe l’effettiva capacità del sistema di garantire pena adeguate.

Il rimando è alla legge Brambilla del 6 giugno 2025, n. 82 che ha l’obiettivo di inasprire le pene per i reati di maltrattamento e uccisione: “Viene tanto esaltata sui suoi canali social e in televisione ma di fatto non ha cambiato assolutamente nulla. Le pene sono tutte rimaste sotto la soglia minima di punibilità che è quattro anni, quindi nessuno varcherà mai la soglia del carcere. Questa è la triste realtà”.

L’ordinanza di divieto di animali

Tra le preoccupazioni emerse dopo la violenta vicenda, c’è anche quella che il 47enne possa entrare nuovamente in possesso di altri animali. Un timore diffuso tra i cittadini di Adrano e ricordato anche da Rizzi. Questo apre il tema delle possibili misure da adottare per evitare il reiterarsi di episodi analoghi. Da qui l’appello rivolto all’amministrazione comunale di Adrano:

“Suggerisco di dire al sindaco di Adrano di emettere un’ordinanza di divieto di animali per questo soggetto. E’ l’unico modo per evitare che altri cani randagi cadano nella sua trappola”. Non si tratta del primo caso di analoga decisione da parte di un primo cittadino: “È stato già fatto a Palermo, Roma e in tante altre città”.

L’ennesimo episodio a Erice

Il caso di Adrano non è isolato. “Anche in quest’altro caso sarebbe stato contattato il 112 da un abitante ma nessuna pattuglia è mai giunta sul posto. La motivazione è che non era competenza loro“. Rizzi denuncia il rimpallo di responsabilità tra le diverse figure competenti comparando quanto avvenuto ad Adrano con l’ennesimo episodio di crudeltà a danno di un animale a Erice, dove un cane è morto in un trasportino abbandonato davanti ad una chiesa.

L’interrogazione parlamentare di La Vardera e il Numero unico di emergenza

Un’altra nota dolente riguarda la gestione delle segnalazioni al Numero unico di emergenza, che richiama anche l’interrogazione parlamentare dell’onorevole Ismaele La Vardera al presidente della Regione Siciliana. Secondo l’attivista, il modus operandi del servizio e lo smistamento in base alle richieste solleverebbero interrogativi soprattutto alla luce dei recenti fatti di cronaca.

“Il Nue (Numero unico di emergenza, ndr) è gestito dall’assessorato alla Sanità ed è inaccettabile. Dovrebbe essere di competenza del ministero dell’Interno. Inoltre è già assurdo che ci sia un numero unico”, spiega. Una gestione che emergerebbe “a maggior ragione quando avvengono episodi simili a quelli avvenuti a Erice e ad Adrano dove i cittadini segnalano ipotesi di reato”.

Rizzi sottolinea inoltre che “tutti i reati commessi a danno degli animali sono tutti perseguibili d’ufficio. Quindi può intervenire qualsiasi forza di polizia, persino la guardia di finanza ha competenza su questa tipologia di reato”.

La manifestazione dell’Enpa prevista ad Adrano

A seguito della scoperta dei violenti atti perpetrati dal 47enne di Adrano, è attesa anche una mobilitazione sul territorio. L’Enpa ha infatti annunciato una manifestazione per chiedere giustizia e mantenere alta l’attenzione sul caso, evitando che l’indignazione suscitata dagli episodi contestati all’uomo si esaurisca nell’arco di poco tempo. “Farò di tutto per esserci non appena avrò la data perché davanti a cani che sarebbero stati massacrati a sprangate e bruciati, non riesco e non voglio rimanere in silenzio. Proverò davvero a stare con chi scenderà in strada”, conclude Enrico Rizzi manifestando l’intenzione di presenziare all’iniziativa ed esprimendo la necessità di non abbassare la guardia su quanto accaduto.

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 Emanuela La Mela

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