Mykhailo Fedorov diventa Advisor per l’Innovazione della Difesa del ministro Guido Crosetto. L’ex ministro della Difesa ucraino, indicato da Roma come una delle figure più rilevanti nella trasformazione tecnologica del campo di battaglia, entra così nel perimetro di consulenza del Ministero della Difesa italiano. Al centro del confronto: droni, sistemi unmanned, difesa aerea, innovazione digitale e capacità industriale nazionale.
L’annuncio è arrivato dopo la visita di Fedorov a Roma e conferma una linea già emersa nelle scorse settimane: l’Italia intende accelerare sulla modernizzazione militare, guardando all’esperienza ucraina come a un laboratorio operativo senza precedenti.
L’annuncio di Crosetto: “Sperimentazione subito trasformata in soluzioni operative”
Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha comunicato di aver ricevuto la visita di Mykhailo Fedorov, ricordandone l’esperienza nell’innovazione digitale applicata alla pubblica amministrazione e alla difesa.
Il colloquio, secondo quanto riferito dal ministro, ha riguardato in particolare il tema dei droni, dei sistemi unmanned e della difesa aerea, oltre all’evoluzione dell’ecosistema tecnologico.
Crosetto ha spiegato che, in uno scenario segnato da trasformazioni rapide e continue, non è più sufficiente conoscere le nuove tecnologie: serve la capacità di adattare processi, organizzazioni e filiere produttive, portando rapidamente la sperimentazione su scala operativa.
Da qui la decisione: Fedorov ha accettato di offrire la propria consulenza come Advisor per l’Innovazione della Difesa.
Chi è Mykhailo Fedorov e perché la sua esperienza interessa l’Italia
Mykhailo Fedorov è stato una delle figure simbolo della trasformazione tecnologica ucraina. Nel corso della guerra, Kiev ha costruito un ecosistema militare basato su droni, software tattici, sistemi digitali, guerra elettronica e capacità di adattamento rapido.
Proprio questa esperienza è il punto che interessa maggiormente a Roma. Crosetto, in un’intervista a Repubblica, aveva già definito Fedorov una figura capace di “stravolgere le regole del gioco” sul campo di battaglia, sottolineando come la guerra in Ucraina abbia dimostrato che un’arma progettata oggi può diventare obsoleta nel giro di pochi mesi.
Secondo Reuters, il ministro italiano aveva offerto a Fedorov un ruolo da consigliere già a luglio, dopo la sua uscita dal governo ucraino.
La telefonata dopo la destituzione da Kiev
Il rapporto tra Crosetto e Fedorov non nasce con l’annuncio formale. Il ministro italiano aveva raccontato di averlo chiamato il giorno successivo alla sua destituzione da ministro della Difesa ucraino, proponendogli di venire a Roma per collaborare come advisor.
La frase riportata da Crosetto a Repubblica è politicamente significativa: “Quando vuoi venire a Roma a collaborare con me come advisor?”. Secondo il ministro, Fedorov sarebbe rimasto colpito dalla proposta, interpretandola come un segnale di rispetto e amicizia.
La notizia era stata rilanciata anche da Reuters, che aveva parlato dell’offerta italiana all’ex ministro ucraino come di una scelta legata alla sua esperienza nel settore dell’innovazione militare.
Droni, sistemi unmanned e difesa aerea: il cuore della collaborazione
Il punto centrale della consulenza sarà la capacità di trasferire nel sistema italiano alcune lezioni maturate sul campo in Ucraina.
La guerra ha dimostrato che i sistemi unmanned non sono più un settore accessorio, ma una componente strutturale delle operazioni militari moderne. Droni a basso costo, sensori, software, intelligenza artificiale, guerra elettronica e difesa anti-drone sono ormai elementi decisivi nei conflitti ad alta intensità.
Il messaggio politico di Crosetto è chiaro: la Difesa italiana deve rendere più efficienti i processi di sviluppo e produzione nazionale, combinando eccellenza tecnologica, capacità industriale e rapidità di risposta.
In questa prospettiva, Fedorov non viene chiamato come figura simbolica, ma come consulente su un tema concreto: come trasformare più velocemente l’innovazione in capacità militare utilizzabile.
Il precedente de Il Foglio: “Una rivoluzione tecnico-culturale”
Il Foglio aveva già analizzato l’ipotesi di un incarico a Fedorov come un passaggio potenzialmente rilevante per la Difesa italiana. La testata ha descritto la mossa come parte di una possibile “rivoluzione tecnico-culturale” nel settore, legata alla necessità di superare lentezze, rigidità e cicli industriali troppo lunghi.
Il nodo è proprio questo: la Difesa tradizionale ragiona spesso su programmi decennali, mentre il fronte ucraino ha imposto tempi di aggiornamento molto più rapidi. La capacità di modificare tattiche, software e piattaforme in tempi brevi è diventata una risorsa militare vera e propria.
L’Italia guarda al modello ucraino
Per Roma, l’esperienza ucraina rappresenta un caso di studio unico. Kiev ha dovuto adattarsi a un conflitto prolungato, integrando soluzioni civili e militari, startup, industria, volontariato tecnologico e strutture statali.
L’Italia vuole capire come importare almeno parte di quel modello, senza copiarlo meccanicamente, ma adattandolo al proprio sistema industriale e militare.
Il tema non riguarda solo i droni d’attacco. Riguarda anche:
- difesa aerea stratificata;
- sistemi anti-drone;
- guerra elettronica;
- software per il comando e controllo;
- produzione rapida;
- integrazione tra Forze Armate e industria;
- capacità di aggiornamento continuo;
- impiego operativo dell’intelligenza artificiale.
La reazione della Russia: Zakharova attacca Crosetto
La mossa italiana ha provocato una dura reazione da Mosca. La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha commentato la proposta di Crosetto con un attacco diretto, arrivando a evocare provocatoriamente Osama bin Laden come possibile “consigliere” per il governo italiano.
La stessa dichiarazione è stata ripresa anche da altre testate russe, che hanno presentato la scelta italiana come un atto politico ostile verso Mosca.
Il tono della reazione conferma quanto il profilo di Fedorov sia considerato sensibile dal Cremlino. Non si tratta soltanto di un ex ministro: agli occhi russi, rappresenta una parte centrale della trasformazione tecnologica che ha consentito all’Ucraina di resistere, colpire e innovare durante il conflitto.
Un segnale politico oltre la consulenza
La nomina di Fedorov ha anche un valore politico. L’Italia conferma il proprio sostegno a Kiev, ma lo fa su un terreno diverso rispetto al solo invio di materiali militari: quello della cooperazione tecnologica e industriale.
Crosetto ha più volte insistito sulla necessità di cambiare mentalità nella Difesa europea. Il punto non è soltanto acquistare nuovi sistemi, ma costruire filiere capaci di reagire rapidamente a minacce in continua evoluzione.
In questo quadro, l’ingresso di Fedorov come advisor serve a rafforzare il confronto con chi ha già gestito innovazione militare in condizioni operative estreme.
Il legame con l’industria nazionale
La consulenza di Fedorov arriva mentre l’industria europea della difesa è chiamata a ripensare tempi, volumi produttivi e priorità. Per l’Italia, il tema è direttamente collegato alla capacità di valorizzare le proprie competenze nei settori dell’elettronica, dei sensori, dei velivoli senza pilota, della cyber defence e della difesa aerea.
Crosetto ha parlato esplicitamente di sviluppo e produzione nazionale, sottolineando la necessità di coniugare tecnologia e capacità industriale. È un passaggio chiave: l’innovazione non può restare confinata alla sperimentazione, ma deve diventare capacità effettiva per le Forze Armate.
Perché questa nomina può pesare sulla Difesa italiana
La scelta di Crosetto indica una priorità: ridurre il divario tra innovazione e impiego operativo. Nella guerra contemporanea, chi riesce a sperimentare, correggere e produrre più rapidamente ottiene un vantaggio decisivo.
Fedorov porta a Roma una competenza maturata nel contesto più duro: un conflitto ad alta intensità contro una potenza dotata di artiglieria, missili, guerra elettronica, droni e capacità cyber.
Per l’Italia, il valore della consulenza sarà misurato sulla capacità di incidere realmente su procedure, programmi e priorità. La sfida sarà trasformare il confronto con l’ex ministro ucraino in risultati concreti: nuove dottrine, filiere più rapide, sistemi unmanned più efficaci e una difesa aerea più pronta alle minacce emergenti.
Il messaggio strategico di Crosetto
Con la nomina di Fedorov, Crosetto manda un messaggio netto: la Difesa italiana non può più permettersi tempi lenti davanti a minacce che cambiano in pochi mesi.
L’esperienza ucraina dimostra che la superiorità tecnologica non dipende solo dai grandi programmi, ma anche dalla capacità di adattare rapidamente strumenti, software, tattiche e produzione.
È su questo terreno che si giocherà la partita dell’innovazione militare italiana: non solo sapere quali tecnologie servono, ma riuscire a renderle operative prima che diventino superate.
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Andrea Valenti
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