- Il trasferimento senza consenso è legittimo solo per comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive, ai sensi dell’articolo 2103 del Codice civile.
- Alcune categorie protette (caregiver legge 104/1992, lavoratrici madri, rappresentanti sindacali) non possono essere trasferite senza consenso.
- Il lavoratore può impugnare il trasferimento entro 60 giorni, ma il rifiuto immediato del trasferimento è legittimo solo in casi specifici, secondo la giurisprudenza più recente.
Il lavoratore dipendente ha il diritto di presentare richiesta di trasferimento della sede di lavoro per motivi familiari, ma cosa succede nei casi in cui il lavoratore sia trasferito senza che vengano fornite motivazioni da parte dell’azienda? Si può parlare di mobbing?
Vediamo di seguito quali sono le regole previste dalla legge e come funziona un’eventuale impugnazione del trasferimento da parte del lavoratore.
Come funziona il trasferimento unilaterale
In base alla normativa in vigore, il datore di lavoro ha la possibilità di procedere con il trasferimento del lavoratore senza averne il preventivo consenso e prevedere che la sua attività lavorativa si svolga in un luogo diverso rispetto a quello indicato sul contratto.
Tuttavia, ai sensi di quanto previsto dall’articolo 2103 del Codice civile, devono essere rispettati alcuni requisiti in quanto “il lavoratore non può essere trasferito da un’unità produttiva ad un’altra se non per comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive”.
La decisione del datore di lavoro è, comunque, insindacabile e il lavoratore non ha il diritto di opporsi non presentandosi presso la nuova sede lavorativa. Nel caso il cui lo facesse commetterebbe una violazione degli obblighi contrattuali e potrebbe anche subire un procedimento disciplinare per:
Approfondisci leggendo Responsabilità del datore di lavoro per danni al lavoratore: guida aggiornata

Vuoi una consulenza legale sull’argomento? Chiedi Gratis ad un Avvocato
- +3000 avvocati pronti ad ascoltarti
- Consulenza Legale Online – Telefonica, in webcam, scritta o semplice preventivo gratuito
- Anonimato e Riservatezza – La tua consulenza verrà letta solo dall’avvocato che accetterà di rispondere
Quali sono gli obblighi aziendali in merito al trasferimento
La sede di lavoro rappresenta un elemento importantissimo della lettera di assunzione – e del successivo contratto – e costituisce molto spesso uno dei motivi per i quali viene accettato un determinato impiego.
Posto che il trasferimento del lavoratore potrà avvenire, legalmente, anche senza il suo consenso, ci si può chiedere quali siano gli obblighi dell’azienda in merito alle motivazioni che devono essere fornite al lavoratore.
Nonostante ci debbano essere delle ragioni legate alle esigenze organizzative, tecniche e produttive per le quali il lavoratore dovrà essere trasferito:
- l’azienda non è obbligata a fornire delle spiegazioni dettagliate in merito;
- sarà, al contrario, obbligata a farlo se il lavoratore impugnerà il trasferimento di fronte al giudice del lavoro.
Potresti essere interessato anche a Furto in azienda: chi paga?
Cosa succede quando il lavoratore rifiuta il trasferimento?
Analizzando la casistica nella quale il lavoratore decida di rifiutare il trasferimento, la Cassazione ha emanato sentenze differenti nel corso degli anni.
Secondo alcune il lavoratore non può rifiutare il trasferimento, anche se avviene senza il suo consenso: dovrà recarsi presso la nuova sede lavorativa e, solo se ritiene il provvedimento illegittimo, potrà impugnarlo. In caso di vittoria, riuscirebbe a tornare nella sua sede lavorativa originaria.
Di contro, secondo alcune sentenze più recenti il trasferimento può essere rifiutato fin da subito quando non siano presenti le motivazioni tecniche, organizzative e produttive per le quali lo si può considerare legittimo. In questa seconda ipotesi, il lavoratore che non si presenta presso la nuova sede non potrà essere licenziato.
Ti potrebbe interessare pure Licenziato senza giusta causa: cosa fare e a chi rivolgersi
Si può impugnare il trasferimento senza consenso?
Il lavoratore ha il diritto di opporsi al trasferimento e di contestarlo. Come? Presentando ricorso al giudice e rispettando quelli che sono i tempi e le modalità previste dalla legge. Cosa si dovrebbe fare nella pratica?
In primo luogo, nel caso in cui si ritenesse di essere stati trasferiti in modo illegittimo, in quanto non sono presenti i requisiti previsti dall’articolo 2103 del Codice civile, si consiglia di chiedere al proprio datore di lavoro – in forma scritta – quali siano le motivazioni che lo hanno condotto al trasferimento.
Si dovrà dunque contestare tali motivi illegittimi, entro 60 giorni di tempo dalla ricezione della lettera di trasferimento, denunciando l’arbitrarietà della decisione. Sarà quindi necessario depositare il ricorso presso il tribunale competente e chiedere al giudice di verificare i fatti e di dichiarare l’illegittimità del trasferimento.
LEGGI ANCHE Responsabilità datore di lavoro per danno psicologico: come funziona


Quando un dipendente non può essere trasferito
Esistono categorie di lavoratori per le quali la legge condiziona il trasferimento al consenso del dipendente, a prescindere dalle ragioni organizzative addotte dall’azienda:
- il lavoratore che assiste con continuità un familiare con disabilità grave, ai sensi dell’articolo 33 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, ha diritto a scegliere, ove possibile, la sede più vicina al proprio domicilio e non può essere trasferito senza il suo consenso; la stessa tutela vale per il lavoratore con disabilità grave riconosciuta;
- le lavoratrici in stato di gravidanza, e fino al compimento di un anno di età del bambino, sono tutelate dall’articolo 56 del D.Lgs. 151/2001, salvo le eccezioni previste dalla stessa norma;
- i rappresentanti sindacali aziendali possono essere trasferiti solo previo nulla osta delle associazioni sindacali di appartenenza, ai sensi dell’articolo 22 dello Statuto dei Lavoratori (legge 300/1970).
Al di fuori di queste ipotesi, il consenso del lavoratore non è un requisito di legge: il trasferimento resta un atto unilaterale, contestabile solo per l’assenza delle ragioni tecniche, organizzative e produttive.
Scopri di più su Quanto si prende al mese con la NASpI?
Quanti chilometri per rifiutare un trasferimento?
Il Codice civile non fissa alcuna soglia chilometrica che renda automaticamente illegittimo un trasferimento: quello che conta è l’esistenza delle ragioni tecniche, organizzative e produttive richieste dall’articolo 2103 c.c., non la distanza in sé.
Un parametro di 50 chilometri (o 80 minuti di percorrenza con i mezzi pubblici) compare invece nella prassi INPS in un ambito diverso, quello dell’accesso alla NASpI in caso di dimissioni conseguenti al trasferimento: il messaggio INPS n. 369 del 26 gennaio 2018 prevede che, in presenza di queste condizioni, la risoluzione consensuale del rapporto dia diritto all’indennità di disoccupazione.
La Cassazione ha però di recente ridimensionato questo automatismo: con l’ordinanza n. 10559 del 21 aprile 2026, relativa a un trasferimento da Genova a Catania, ha chiarito che la distanza elevata non basta da sola a integrare una giusta causa di dimissioni, perché ciò che rileva è la legittimità o meno del trasferimento disposto dal datore di lavoro.
Data la complessità della materia, è sempre consigliabile rivolgersi a un avvocato giuslavorista prima di decidere come reagire a un trasferimento contestato.
Trasferimento senza consenso – Domande frequenti
Il lavoratore potrà opporsi a un trasferimento solo se illegittimo presentando il relativo ricorso al giudice del lavoro.
Le conseguenze in caso di rifiuto cambiano in relazione al diverso orientamento della giurisprudenza in materia: scopri come.
Il trasferimento può essere rifiutato quando non siano presenti i requisiti previsti dal Codice civile e ricorrano le condizioni riconosciute dalla giurisprudenza: assenza di motivazioni, grave pregiudizio personale o familiare, disponibilità a restare nella sede originaria.
Quando rientra tra le categorie protette dalla legge, come i caregiver ex legge 104/1992, le lavoratrici madri o i rappresentanti sindacali.
Riferimenti normativi
- articolo 2103 del Codice civile, come modificato dal D.Lgs. 81/2015;
- articolo 33 della legge 5 febbraio 1992, n. 104;
- articolo 56 del D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151;
- articolo 22 della legge 20 maggio 1970, n. 300 (Statuto dei Lavoratori);
- Cassazione civile, Sez. Lavoro, ordinanza n. 2661 del 4 febbraio 2025;
- Cassazione civile, Sez. Lavoro, ordinanza n. 10559 del 21 aprile 2026;
- Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 21391/2019;
- messaggio INPS n. 369 del 26 gennaio 2018.
Vuoi una consulenza legale sull’argomento? Chiedi Gratis ad un Avvocato
- +3000 avvocati pronti ad ascoltarti
- Consulenza Legale Online – Telefonica, in webcam, scritta o semplice preventivo gratuito
- Anonimato e Riservatezza – La tua consulenza verrà letta solo dall’avvocato che accetterà di rispondere
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Gregorio Gentile
Source link
