Non soltanto due prodotti di eccellenza da tutelare e promuovere, ma un patrimonio attorno al quale costruire economia, turismo, appartenenza e nuove opportunità per chi sceglie di restare o di tornare. È questo il filo conduttore che ha attraversato la prima giornata della XVI edizione de “Il Bianco & la Rossa – Festa del fagiolo bianco e della melanzana rossa di Rotonda Dop”, che ha animato piazza Vittorio Emanuele III nel cuore del piccolo borgo lucano.
Una giornata che ha messo insieme bambini, famiglie, produttori, istituzioni, esperti e visitatori e che, soprattutto, ha provato a guardare oltre la festa. Perché dietro il bianco del fagiolo e il rosso della melanzana c’è una storia che parla di agricoltori, terra, biodiversità e tradizioni, ma anche una possibile traiettoria di sviluppo per un territorio nel cuore del Pollino.
Il momento centrale è stato il dibattito “Modello Rotonda Dop: agricoltura, turismo sostenibile e delle radici”, moderato dalla giornalista Anna Aloi. Un confronto che ha fatto emergere un punto condiviso: per le aree interne la qualità delle produzioni non può essere considerata separatamente dalla qualità dei luoghi, del paesaggio e dell’esperienza che un territorio è in grado di offrire.
Ad aprire il confronto sono stati il sindaco Rocco Bruno e il presidente del Consorzio “Melanzana rossa di Rotonda Dop” Franco Bruno. Dai loro interventi è emersa l’idea di una comunità che non considera le proprie Dop semplicemente prodotti da portare sul mercato, ma veri e propri ambasciatori del territorio. Il “Modello Rotonda” nasce proprio da qui: dalla capacità di tenere insieme tutela delle produzioni, lavoro agricolo, comunità e promozione di un luogo che conserva una forte riconoscibilità.
Un modello che, tuttavia, per crescere ha bisogno di trasformare il richiamo delle eccellenze agroalimentari in una motivazione di viaggio.
Su questo aspetto si è concentrata la riflessione di Margherita Sarli, direttore di APT Basilicata, che ha richiamato il valore delle produzioni identitarie nella costruzione dell’immagine turistica della Basilicata. Il cibo diventa così una porta d’ingresso nel territorio: chi arriva per conoscere una Dop deve poter incontrare anche il paesaggio che l’ha generata, le persone che continuano a produrla, la storia dei luoghi e le altre esperienze che il Pollino può offrire. La sfida è passare dal prodotto alla destinazione, facendo dell’identità agroalimentare una delle ragioni per scegliere Rotonda e la Basilicata.
Il rapporto profondo tra agricoltura e territorio è stato al centro anche dell’intervento di Flavio Pezzoli, presidente dell’Ordine dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali di Roma e provincia. La tutela di una produzione Dop, è emerso dal confronto, significa infatti tutelare un ecosistema agricolo e il sapere di chi lo custodisce. In territori come quello di Rotonda l’agricoltura svolge una funzione che supera la produzione di reddito: contribuisce alla manutenzione del paesaggio, alla salvaguardia della biodiversità e alla permanenza delle comunità nelle aree interne.
A collegare questo patrimonio alle nuove forme di turismo sono stati gli interventi di Luisa La Colla, segretaria AICOTOUR, e Giuseppe Varacalli, presidente AICOTOUR. Il turismo delle radici può rappresentare un’opportunità particolarmente significativa per realtà come Rotonda: migliaia di persone conservano un legame familiare e affettivo con i piccoli centri italiani e cercano, quando tornano, non una semplice visita ma un’esperienza autentica. In questo percorso il cibo, le ricette, i prodotti della terra e le feste di comunità diventano strumenti potenti di riconnessione con le proprie origini.
Il “ritorno”, dunque, non è soltanto geografico. È memoria che diventa esperienza e può trasformarsi anche in economia diffusa, coinvolgendo aziende agricole, ristorazione, ricettività, guide, associazioni e attività locali.
Con Raffaele Beccasio, dirigente Ufficio produzioni Animali e Vegetali della Regione Basilicata, il confronto ha riportato l’attenzione sulla necessità di sostenere concretamente il sistema produttivo. Dietro una certificazione ci sono aziende, competenze, ricerca, assistenza tecnica e capacità di innovare senza perdere il rapporto con la tradizione. La sfida è rendere le produzioni identitarie sempre più solide e competitive, accompagnando gli agricoltori e favorendo anche il ricambio generazionale. Di qui la necessità, ribadita dal presidente del Consorzio, Franco Bruno, di una maggiore attenzione da parte delle istituzioni per la promozione e la commercializzazione delle due eccellenze gastronomiche del Pollino.
Particolarmente significativo, in un confronto dedicato anche al futuro, il contributo di Vincenzo Desiderio, laureando in Economia e Cultura dell’Alimentazione all’Università degli Studi di Perugia. La presenza di una voce giovane ha riportato al centro una domanda decisiva: come fare in modo che il patrimonio costruito dalle generazioni precedenti diventi un’opportunità per quelle che verranno? La risposta passa anche dalla capacità di guardare al cibo con strumenti nuovi, mettendo insieme economia, cultura, comunicazione e sostenibilità e facendo dell’identità non qualcosa da conservare sotto una campana di vetro, ma una risorsa da reinterpretare.
Alla tavola rotonda ha preso parte anche il commissario del Parco nazionale del Pollino, Luigi Lirangi, che ha rimarcato la necessità di fare rete tra Basilicata e Calabria annunciando anche l’avvio di importanti progetti di promozione del territorio.
Dal confronto è emersa così un’immagine precisa del “Modello Rotonda”: un piccolo territorio può essere grande quando riesce a riconoscere ciò che lo rende unico e a costruire attorno a quella unicità una rete.
Il fagiolo bianco e la melanzana rossa Dop diventano, in questa prospettiva, il punto di partenza di un racconto più ampio. Parlano dei campi in cui vengono coltivati, delle famiglie che ne hanno custodito semi e tecniche, della cucina che li ha trasformati in tradizione, ma anche di un Parco, il Pollino, che può intercettare una domanda crescente di turismo lento, sostenibile ed esperienziale.
Ed è forse proprio questo il messaggio più forte consegnato dalla tavola rotonda: le radici hanno valore quando continuano a generare futuro.
La prima giornata era cominciata nel pomeriggio con “Bimbi per una Dop: sport e cultura alimentare per far gioco di squadra”, iniziativa curata da Anna Aloi, che ha coinvolto i più piccoli avvicinandoli ai temi della corretta alimentazione e della conoscenza dei prodotti del territorio attraverso il linguaggio dello sport e del gioco. Un modo per affidare simbolicamente proprio alle nuove generazioni il primo capitolo della festa.
La musica dell’orchestra “Città di Rotonda”, protagonista prima con la marcia musicale e poi con il concerto serale, ha accompagnato una giornata nella quale la dimensione della festa si è intrecciata con quella della riflessione e dell’identità comunitaria.
“Il Bianco & La Rossa” prosegue con show cooking con protagonisti gli chef del territorio. A chiudere la musica di “NOTTE90”.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Redazione
Source link



