Una delle interviste che cito più spesso la diede Zadie Smith al Guardian: diceva che eravamo, noialtre nate al principio degli anni Settanta, una generazione determinata ad appropriarsi d’ogni esperienza umana come fossimo state le prime a viverla. Poiché diversamente da lei visito spesso lo zoo dei social, inizialmente pensai si sbagliasse: è chiaro che sono i giovani d’oggi, quelli convinti che non esistesse il mondo prima di loro.

«Abbiamo lavorato, e nessuno aveva mai lavorato prima. Poi abbiamo fatto i figli, ed è stato come se fino ad allora nessuno avesse fatto figli. E adesso abbiamo la menopausa e non intendiamo starcene zitte». Era il 2023, pensavo d’essere in menopausa (era un falso allarme, ma poi è arrivata, non preoccupatevi per me, finalmente mi sono liberata di quel costoso incubo che era la fertilità), e pensavo che Zadie esagerasse.

Poi il mercato ha inventato la premenopausa, e le mie amiche hanno iniziato a non parlare d’altro. Ne ho una che in sei mesi è passata dal dire «non capisco perché le donne parlino solo della premenopausa» al parlare solo delle sue caldane. Poi il nido vuoto, che è una cosa che non dovrebbe esistere, in un mondo in cui le donne lavorano.

La sindrome del nido vuoto è quella che coglie le massaie quando i figli se ne vanno di casa. Credo valga anche adesso che i figli se ne vanno di casa verso i quaranta, ma per assalirti devi essere una che si occupa a tempo pieno dei figli e quindi si ritrova con le giornate vuote, no?

Evidentemente no. Michelle Obama, che non ha mai lavorato un giorno in vita sua, ospita nel suo podcast Jon Stewart, e quello dice del vuoto nella sua vita quando i figli sono andati all’università, e lei dice che no, Barack sì piangeva, ma lei non vedeva l’ora di levarsi le figlie di torno e riappropriarsi delle sue giornate. Stai a vedere che devo rivalutare le donne che di mestiere fanno le mogli.

Sharon Horgan ha due anni più di me ed è una delle più geniali autrici televisive viventi.

Dovete credermi sulla parola perché quel che avete potuto vedere di suo (“Divorce”, con Sarah Jessica Parker) era una porcheria, e le cose meravigliose che ha fatto non sono andate in onda in Italia. “Motherland”, puro genio, e “Catastrophe”, l’ultima cosa che girò Carrie Fisher (faceva la suocera di Sharon, morì sull’aereo da Londra alla fine delle riprese).

Adesso Sharon ha uno nuovo sceneggiato Hbo che aspetto moltissimo, s’intitola “Youth”, perché i cinquant’anni sono la giovinezza della vecchiaia, e racconta appunto la vita di una che si ritrova coi figli all’università e pensa che potrebbe darsi da fare perché tutto le dice che la vita comincia a cinquant’anni ma non ne vuole mezza di andare in giro a scopare perché le due cose che ti vanno meno a cinquanta e spicci anni, se non sei trascinata dalla forza della disperazione, sono andare in giro e scopare.

(Almeno spero parli di questo, ieri è uscito il trailer e non è ancora chiarissimo ma insomma spero che parli della menopausa mia e di Zadie: ‘sti cazzi delle caldane, la notizia è la totale sparizione della libido, secondo me se ti piglia male finisci come gli uomini che si drogano di Cialis pur di vederselo tirare ancora).

Negli ultimi mesi ho parlato tantissimo d’una foto che non avevo mai visto prima e che secondo me racconta mondi. Scattata in montagna nel 1973, io ho quasi un anno, e ci sono mia madre e mia nonna paterna. Mia madre vabbè, è la solita mitomane sempre convinta che da un momento all’altro arriverà Vogue a fotografarla. Ma mia nonna. Mia nonna, 63 anni, ha i collant color carne, le scarpe col mezzo tacco, i capelli bianchi. Probabilmente anche la dentiera, non lo so perché quella paterna era la nonna cattiva e non la vedevo mai, ma la nonna materna era sua coetanea e non ricordo di aver mai passato una sera a casa sua in cui lei non mi desse la buonanotte senza denti.

È stato, quel 1973, l’ultimo anelito d’un mondo in cui una trentenne era diversa da una sessantenne? Viviamo, noialtre, in un tempo in cui si aspettano che andiamo in giro a scopare all’età in cui le nostre nonne mettevano la dentiera nel bicchiere, e sapete chi è così fesso da considerare questo dover essere attraenti fino alla tomba un’opportunità e non un incubo? Le donne, che a sessant’anni sono ancora lì che accendono la telecamera del cellulare e fanno i balletti, fanno i musini, fanno le vocette. Una mia amica vocettista quando ha visto la foto di mia nonna ha detto: adesso puoi permetterti d’essere così, a sessant’anni, solo se sei un premio Nobel. Finalmente ho capito perché tengo tanto al Nobel per la letteratura: non per il riconoscimento delle mie evidenti doti di prosatrice, ma per potermi mettere le scarpe comode senza che nessuno trasecoli.

Sapete chi, nel 2026, ha l’età che aveva mia nonna in quella foto? Alessandra Mussolini. Che ieri è comparsa nelle prime immagini del suo nuovo impegno lavorativo: opinionista di “Uomini e donne”. Si è tolta le scarpe con tacco altissimo per fare le scale, perché a 63 anni hai vissuto abbastanza da non rischiare di storcerti una caviglia per far la figa in tv, ma non sei mia nonna e quindi non hai pudore nel toglierti le scarpe in tv.

Aveva un vestito di piume e una canzone che ci ricordasse in modo subliminale che è pur sempre la nipote di Sophia Loren, una che per convincerla a farsi vedere senza tacchi vertiginosi e ciglia finte, in “Una giornata particolare”, raccontava Ettore Scola fosse stato un inferno: aveva quarantatré anni, e non voleva stare in vestaglietta punitiva, perché lei era un sex symbol (avanguardia dell’essere sex symbol fino alla tomba).

Gianni Sperti (se siete di quelli che leggono Musil e guardano solo RaiStoria: “Uomini e donne” ha due storici opinionisti, Sperti ex marito di Paola Barale, e Tina Cipollari che è talmente un pezzo del tessuto pop di questo secolo che secondo me è meglio se fingete di sapere chi sia), quando è entrata la Mussolini, si è subito scusato, perché Maria De Filippi aveva fatto vedere una foto del suo ginocchio giocando agli indovinelli e lui l’aveva diagnosticata «semigiovane». Lei l’ha magnanimamente perdonato. Semigiovane, tzè. Ha diciott’anni meno della sdraiabilissima Helen Mirren. Venticinque meno della perpetuamente strafiga Jane Fonda. Ha davanti a sé minimo altri vent’anni di minigonna, altro che semigiovane, altro che collant color carne.

“La morte ti fa bella” è un film di trentaquattro anni fa. Lo guardavamo ridendo, queste vecchie (Meryl Streep aveva la stessa età che aveva la Loren all’altezza di “Una giornata particolare”) che non si arrendono, che si sottopongono a qualunque tortura pur di restare in forma, che non mollano mai e tutta la vita vogliono essere seduttive. Era satira. Uscì che mancavano quattro anni al brevetto del Viagra, e noi non sapevamo l’incubo che ci aspettava, quello in cui la realtà avrebbe superato la satira.

Abbiamo avuto i figli, e nessuno aveva mai avuto tutto ciò che il figliare comportava, dai problemi dei pannolini a quelli del nido vuoto, prima di noi. Abbiamo avuto la menopausa, e nessuna aveva mai avuto le caldane prima di noi. E adesso abbiamo l’allungamento della vita, e non permetteremo a nessuno di dirci che dobbiamo passarlo con la dentiera nel bicchiere e la libido accantonata, siamo determinate a fare dei sessantatré quel che Eros Ramazzotti faceva dei ventitré: cosa si fa, dove si va questa sera?


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