Le priorità fissate dalla Garante per l’infanzia e l’adolescenza della Regione siciliana. Tra le iniziative l’attivazione dei centri de-Sidera, nati a Palermo, in tutto il territorio

PALERMO – “Non un Garante ornamentale, ma una Garante da coinvolgere nelle politiche regionali”. È questa la visione di Giovanna Perricone, psicologa e Garante per l’infanzia e l’adolescenza della Regione siciliana, che ha messo sul tavolo una serie di proposte per rafforzare la tutela dei giovani: dal rilancio dei consultori come veri spazi dedicati a ragazzi e ragazze alla peer education contro le dipendenze, dai centri di prossimità per intercettare il disagio nelle sue prime manifestazioni al progetto di comunità “Natalità in sicurezza”.

Uno dei punti centrali riguarda proprio i consultori. Perricone tiene innanzitutto a precisare che “il personale dei consultori è un personale di trincea ben formato, che viene impegnato a 360 gradi”. Il problema, secondo la Garante, è però il progressivo sovraccarico di attività legate all’autorità giudiziaria. “I consultori sono diventati delle dépendance dei tribunali”, spiega, con psicologi e assistenti sociali chiamati a occuparsi di “istruttorie e valutazioni” affidate dai tribunali, percorsi che richiedono inoltre il raccordo con i servizi sociali e che “diventano un lavoro molto gravoso” per gli operatori.

La soluzione proposta è quella di “contestualizzare all’interno dell’Uoc del servizio di psicologia un’unità operativa dove il personale si occupi solo ed esclusivamente di queste pratiche”, così da alleggerire i consultori e consentire loro di recuperare una funzione più orientata alla prevenzione. Un ulteriore elemento di novità, sottolinea Perricone, è la normativa regionale che prevede l’inserimento dei pedagogisti nei consultori. “Il consultorio si libera così da questa gravosità e può dedicarsi a incrementare gli spazi giovani”, afferma. Non semplici sportelli informativi, ma luoghi nei quali costruire percorsi di confronto. “Non sto parlando del ragazzo o della ragazza che arriva e ai quale spieghiamo la contraccezione – precisa – ma di spazi all’interno dei quali si fanno gruppi di discussione, lavori e attività strutturate, individuali o di gruppo, che possono aiutare e orientare i giovani”.

Prevenzione e ascolto dei giovani

La prevenzione, per la Garante, deve quindi partire dall’ascolto e dal coinvolgimento diretto dei ragazzi: dalla vaccinazione contro il papillomavirus alle malattie sessualmente trasmissibili, fino alle relazioni sane. “È importante fare un gruppo di discussione piuttosto che andare a fare una conferenza a scuola”, sostiene Perricone, per raccogliere “la parola” e i dubbi dei giovani e affrontarli all’interno di uno spazio in cui poter interagire.
La stessa impostazione è alla base della proposta sulla peer education per la prevenzione delle dipendenze. Perricone richiama il progetto realizzato quando era Garante del Comune di Palermo e poi proseguito nei primi mesi del mandato regionale, coinvolgendo 20 studenti più grandi, i peer educators, formati per dialogare con i più giovani e scelti attraverso il confronto con la Consulta provinciale degli studenti.

Il progetto ha affrontato anche il tema di “come si sviluppa una mente dipendente” ed è stato sottoposto a monitoraggio, raccogliendo circa 7 mila dati. “Non dovremmo mettere in campo nessun tipo di progetto che non sia monitorato”, sottolinea la Garante. L’obiettivo è infatti verificare con rigore cosa funziona e cosa deve essere modificato, per poter mettere “a sistema” le esperienze efficaci. Ora Perricone punta a estendere il modello alle altre province, coinvolgendo Comuni, diocesi, Asp e scuole.

Centri di prossimità contro il disagio giovanile

Sul fronte dell’intervento precoce si inseriscono invece i centri de-Sidera, nati nel Comune di Palermo e destinati a essere attivati anche sul territorio regionale. Si tratta, spiega Perricone, di “centri di prossimità che nulla hanno a che vedere con i centri di ascolto” già presenti. Il loro compito è occuparsi “dell’alba del disagio”, delle prime difficoltà e fragilità di preadolescenti e adolescenti, già a partire dai 13 anni. “Non del disagio già conclamato, ma sono centri di orientamento alla vita”, dice. Il progetto è stato definito attraverso un protocollo “a costo zero”.

Tra le iniziative del mandato rientra anche “Natalità in sicurezza”, progetto di comunità dedicato al percorso che va dal concepimento ai primi mille giorni di vita. Per trasformare queste proposte in interventi concreti, Perricone ha inoltre costituito un “management”, composto da professionisti del pubblico e del privato, all’interno del quale sono stati creati gruppi di lavoro tematici. “Con queste proposte, che naturalmente farò mie, desidero incontrare, come la legge istitutiva mi impone, il governo e la Conferenza dei capigruppo, quindi l’Assemblea”, spiega.

Il ruolo del Garante per l’infanzia in Sicilia

La prima questione sarà la revisione della legge istitutiva del Garante. “Dice tantissimo – osserva – ma non individua con precisione gli strumenti operativi di affiancamento del Garante”, dalle figure amministrative agli spazi e ai luoghi necessari per svolgere il mandato. Perricone chiede inoltre che il Garante sia coinvolto “in tutti i tavoli tecnici, le task force, le commissioni che presiedono agli avvisi”, con un ruolo consultivo. Un altro gruppo di lavoro è dedicato al rapporto con l’Anci, anche per completare la rete territoriale dei garanti. Attualmente, infatti, solo cinque dei nove capoluoghi di provincia siciliani hanno un Garante per l’infanzia: Catania, Palermo, Ragusa, Trapani e Messina.

Dalla gestione dell’emergenza alla prevenzione

La sfida, dunque, è spostare sempre più l’attenzione dalla gestione dell’emergenza alla prevenzione. Avvicinare i servizi ai giovani, creare luoghi in cui possano confrontarsi senza aspettare che il disagio si manifesti compiutamente e costruire una rete stabile tra scuola, famiglie, servizi sanitari, istituzioni e territorio significa, nella prospettiva indicata da Perricone, rendere ragazzi e ragazze più consapevoli e più forti nell’affrontare i rischi della loro quotidianità.


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 Claudio Grillo

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