«L’Ucraina dimostra diplomaticamente di rimanere aperta a negoziati realistici e di respingere qualsiasi futura accusa secondo cui la sua posizione sarebbe la causa principale del fallimento del processo di pace. Il Cremlino– argomenta l’analista Ruslan Bortnik, direttore dell’Ukrainian Institute of Politics – considererebbe inoltre un cessate il fuoco senza previe concessioni politiche da parte dell’Ucraina come un’opportunità per Kiev di ripristinare le proprie capacità militari».
Gli ultimi aggiornamenti dal conflitto
Putin rifiuta il piano di pace proposto da Zelensky ed elaborato insieme a Usa ed Ue. Qual è la sua opinione in merito?
zLa Russia si è opposta alla proposta nella sua forma attuale. Mosca continua a respingere un cessate il fuoco lungo l’attuale linea del fronte e un reciproco ritiro delle truppe, insistendo invece sul fatto che qualsiasi soluzione debba riflettere quella che definisce la “realtà sul terreno” e affrontare le più ampie rivendicazioni territoriali e di sicurezza della Russia. Il Cremlino considererebbe inoltre un cessate il fuoco senza previe concessioni politiche da parte dell’Ucraina come un’opportunità per Kiev di ripristinare le proprie capacità militari. Di conseguenza, le prospettive di attuazione di questo piano rimangono al momento estremamente limitate. Ciononostante, l’iniziativa non è priva di significato. Potrebbe contribuire a riavviare il dialogo diplomatico, a mettere alla prova le reali posizioni di Stati Uniti e Russia e a proteggere l’Ucraina dai tentativi di dipingerla come la parte che ostacola la pace. La questione decisiva ora non è se Kiev abbia presentato un altro piano, ma se Washington sia disposta a farne una propria iniziativa diplomatica e a usare una sufficiente influenza politica per indurre la Russia a negoziati sostanziali».
Le frequenti violazioni dello spazio aereo dei Paesi Nato e Ue da parte della Russia potrebbero portare a un’escalation significativa?
«Sì, potrebbero farlo, ma l’escalation non è inevitabile. Il pericolo maggiore è rappresentato da un errore di valutazione, un attacco accidentale o la graduale normalizzazione di incidenti sempre più pericolosi. La Russia sta mettendo alla prova i tempi di reazione, l’unità politica e le regole di ingaggio della NATO e a volte cerca di intimidire. Queste incursioni interessano gli Stati in prima linea, costringono i Paesi europei a investire risorse aggiuntive nella difesa aerea e dimostrano la crescente tolleranza al rischio di Mosca che, tuttavia, cerca di rimanere al di sotto della soglia che porterebbe a un confronto militare diretto con l’Alleanza. La NATO sta seguendo una logica simile di deterrenza controllata: rafforzando il pattugliamento aereo e il fianco orientale, evitando al contempo passi che potrebbero trasformare automaticamente la guerra in Ucraina in un conflitto diretto tra Alleanza Atlantica e Russia».
L’Ucraina lamenta la scarsità di intercettori e missili Patriot per contrastare gli attacchi russi…
«La carenza di intercettori Patriot – uno dei pochi sistemi in grado di contrastare i moderni missili balistici – rappresenta ora una delle vulnerabilità strategiche più pericolose per l’Ucraina. Se Mosca continuasse a concentrarsi principalmente sugli attacchi missilistici per un periodo prolungato, potrebbe danneggiare gravemente il complesso militare-industriale, il settore energetico e la logistica ucraini, innescando una crisi umanitaria durante il rigido inverno e annichilendo la capacità di Kiev di proseguire la guerra. Questo è apparentemente il piano della Russia».
Nuova stretta anticorruzione: rimossa e indagata per riciclaggio Iryna Mudra, vice capo dell’ufficio presidenziale. L’indagine potrebbe colpire altri rappresentanti dei vertici di Kiev?
«Sì, l’indagine potrebbe estendersi ulteriormente, perché l’Operazione “Forrest Gump” non va intesa alla stregua di uno scandalo di corruzione a sé stante, bensì come la continuazione del “Mindichgate”, la più ampia Operazione “Mida” che indaga su presunti casi di corruzione e riciclaggio di denaro che coinvolgono figure vicine alla leadership ucraina. L’episodio in questione riguarda l’origine di 150 milioni di grivnie (circa 3,3 milioni di dollari) utilizzate per pagare la cauzione dell’ex Ministro dell’Energia e della Giustizia Herman Halushchenko. Secondo la NABU e la SAPO, il denaro – presumibilmente ottenuto tramite attività criminali – sarebbe stato trasferito attraverso conti intestati a società di comodo presso la banca statale Sense Bank e immesso nel sistema finanziario legale. L’ex vice capo dell’Ufficio presidenziale, Iryna Mudra, è indagata per aver partecipato all’organizzazione di questo schema. La rilevanza politica del caso è accresciuta dalla precedente posizione di Mudra: per un certo periodo ha ricoperto il ruolo di vice di Andriy Yermak, ex capo dell’Ufficio presidenziale, a sua volta imputato in un separato procedimento anticorruzione. Ciò crea l’impressione di un sistema interconnesso che ruota attorno all’amministrazione presidenziale. E poi».
E poi?
«Il danno è amplificato dalla parallela operazione “Themis”, che riguarda un tentativo organizzato di sequestrare beni aziendali e immobili di pregio attraverso l’interferenza con i database del Ministero della Giustizia, documenti di proprietà falsificati e presunte manipolazioni di sentenze giudiziarie. Gli inquirenti affermano che beni per un valore superiore a 248 milioni di grivnie sono stati illegalmente sequestrati, mentre un altro tentativo ha riguardato immobili a Kiev per un valore superiore a 207 milioni di grivnie. Almeno tredici persone sono già state nominate pubblicamente in relazione alle due indagini, tra cui parlamentari in carica ed ex parlamentari, funzionari dell’Ufficio presidenziale e del Ministero della Giustizia, rappresentanti di una banca statale e altri individui».
Queste indagini potrebbero produrre una crisi politica?
«È improbabile che queste indagini causino un’immediata crisi politica su vasta scala: la società ucraina è stremata dalla guerra prolungata. La legge marziale e l’estrema concentrazione di potere limitano inoltre i meccanismi attraverso i quali il malcontento pubblico può trasformarsi in un rapido cambiamento politico. Tuttavia, le conseguenze a medio termine potrebbero essere gravi. In primo luogo, le indagini ridurranno ulteriormente la fiducia del popolo nel governo. Secondariamente, potrebbero portare a una ridistribuzione dell’influenza istituzionale».
L’ex ministro della Difesa Mykhailo Fedorov chiede nuove elezioni con la guerra in corso, Zelensky le rifiuta. Era prevedibile?
«La legge ucraina vieta le elezioni presidenziali, parlamentari e locali durante il periodo di legge marziale. Inoltre, il Paese dovrebbe garantire il diritto di voto e la sicurezza del personale militare, di milioni di rifugiati e sfollati interni, delle persone che vivono vicino alla linea del fronte e degli ucraini che rimangono nei territori occupati. Senza registri elettorali affidabili, pari accesso alla campagna politica, copertura mediatica indipendente e sistemi di voto sicuri, le elezioni potrebbero generare una nuova crisi di legittimità anziché risolvere quella esistente. Sarebbe quindi necessario un periodo preparatorio di diversi mesi dopo un cessate il fuoco duraturo e la revoca della legge marziale».
Il presidente Zelensky potrebbe rischiare di cadere?
«Il presidente Zelensky sta perdendo il suo precedente monopolio politico, ma la sua caduta non è imminente. Le proteste erano dirette meno contro Khmara in persona che contro la rimozione di Fedorov, la mancanza di trasparenza che ha circondato il rimpasto e lo stile decisionale generale dell’amministrazione presidenziale. I segnali di allarme politico per Zelensky, tuttavia, sono concreti: secondo un recente sondaggio KIIS, il 66% degli intervistati si fida di Valerii Zaluzhnyi, il 63% di Mykhailo Fedorov e il 61% di Kyrylo Budanov, contro il 56% a favore del presidente. Gli indici di fiducia non equivalgono al sostegno elettorale, ma dimostrano l’emergere di diversi centri politici alternativi».
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ORLANDO TRINCHI
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