“Mio nonno dice che le mie sono solo fantasie, eppure racconto il suo mondo.
Con i miei film esploro il mondo contadino della mia terra”
Michele Sammarco
La vita, i riti e le credenze di chi lavora la terra. Sono questi gli elementi centrali della poetica del regista padovano Michele Sammarco, il quale, in occasione della masterclass di venerdì 11 settembre alle 20:30 al Carpaneda Ecofestival 2026, presenterà le sue opere e introdurrà la proiezione del cortometraggio Sorta Nostra (20’), dialogando con Marina Resta, direttrice artistica di Working Title Film Festival, e con il pubblico. Il documentario verrà proiettato sul grande schermo del CinemaPanda, il cineforum ambientale itinerante su quattro ruote, promosso e organizzato da La Scuola del Filò.
In Sorta Nostra (2022) Michele e Maria hanno fatto la loro parte in questa vita. Dei loro anni ne hanno passati ottanta a fare i contadini. Il tempo del raccolto porta con sé un passato oramai lontano. I figli hanno la loro vita e nessuno si occupa della terra come loro vorrebbero. Anche il tempo sta cambiando e non li aiuta.
Abbiamo avuto modo di approfondire il film e il processo creativo che ha portato alla sua realizzazione in un’intervista con il regista. Dapprima ci racconta com’è nato Sorta Nostra, e le motivazioni che lo hanno spinto a filmare questo racconto: «È un film che sentivo la necessità di fare perché, fino a quel momento, avevo fatto solo lavori in Veneto ma, essendo metà veneto e metà pugliese, ritenevo doveroso occuparmi anche della Puglia, dove avevo ancora i nonni, e realizzare qualcosa insieme a loro. Oltre a fare un cinema contadino (che mi piace molto come definizione), l’altra cosa che dico spesso è che faccio un cinema dietro casa, nel senso che lo faccio con la mia famiglia, davanti e dietro la macchina da presa. Quindi, avendo fatto produzioni un po’ con tutti qui, avevo voglia di portare sullo schermo anche i miei nonni paterni».
«Era già da tempo che conducevo ricerche su questioni legate alla cultura popolare, contadina e in generale – prosegue Sammarco sulla genesi del corto –. Loro sono proprio due individui che visivamente sembrano terra, cioè hanno dei visi molto particolari, la materia del loro viso è poco diversa dalla materia di un albero. Sono persone cresciute nella terra dal primo all’ultimo giorno, ci hanno sempre vissuto, e quindi volevo raccontare loro, il loro attaccamento alla campagna, il loro appezzamento di alberi e di olive».
«Per farlo, sono partito da una serie di suggestioni legate a piccole pratiche quotidiane che si fanno per preservare i raccolti – prosegue il regista –. In particolare, avevo trovato uno scongiuro contro il maltempo che aveva scritto la mia bisnonna (la mamma della protagonista del film) in dialetto salentino settentrionale, una preghiera a San Giovanni per scacciare il brutto tempo e sperare che il raccolto non venga danneggiato. A un certo punto nel film mia nonna la recita contro le nuvole, e questo è stato un ritrovamento molto interessante dato che io la conoscevo già, ma non pensavo che potessero saperla loro. L’avevo sentita una volta in un film degli anni ‘50 con Ernesto De Martino, Magia Lucana, che inizia proprio con quello scongiuro, quindi fatto in un territorio abbastanza vicino, però comunque a quasi 70 anni di distanza. Ciò dimostra che queste orazioni e queste tradizioni continuavano a vivere. È stato un momento abbastanza singolare: quando spesso si dice che questo mondo è perduto, che il mondo contadino è finito, e si trovano invece questi piccoli gesti che durano ancora».
Il regista continua spiegandoci l’evento che ha determinato la trama del film: «Quell’anno c’è stata una nevicata molto inusuale, inaspettata. Penso che non nevicasse da 25 anni in Puglia, e nel momento in cui avevo deciso di andare giù e di girare qualcosa con i miei nonni, appena sono arrivato, neanche il tempo di scendere dalla macchina dopo le nove ore di viaggio e ha iniziato a nevicare. Ha nevicato sul campo, sui terreni coltivati e sugli olivi, il che voleva dire che le olive sarebbero state ricoperte di neve, ghiacciate e quindi anche rovinate».
«A livello filmico, questo avvenimento mi ha aiutato a trovare quell’incidente scatenante – aggiunge Sammarco –, quel colpo di scena che obbliga i protagonisti nel film a trovare una soluzione, a cercare una svolta, ad andare avanti nella loro vita nonostante le difficoltà. Il risultato è questo documentario famigliare, questo cortometraggio di loro che fanno la loro vita, che mandano avanti come possono una campagna senza l’aiuto dei figli; contro di loro ci si mette anche la natura, ma proseguono con le loro forze, energie e speranze. Poi c’è un finale abbastanza aperto: il film non si conclude con un raccolto, che ovviamente non riescono a fare, però con una piccola promessa da parte mia».
Infine, Michele ci lascia con un messaggio: «Ho messo insieme tutte queste cose: il desiderio di fare un film con i miei nonni, di farlo nella loro campagna, di farlo anche con queste preghiere o gesti legati alla religiosità popolare che a me sta molto a cuore, e tutto questo ha portato a Sorta Nostra. È un film a cui tengo particolarmente perché questa cosa che io faccio, di fare cinema vicino a mia famiglia, credo che abbia molto a che vedere con un discorso di memoria, di lasciare una traccia delle persone che amo, quindi sono molto felice di essere riuscito a farlo».
Il documentario Sorta Nostra della durata di 20 minuti è stato realizzato a Uggiano Montefusco (Taranto) dal regista Michele Sammarco insieme ai nonni paterni: Michele Sammarco e Maria Nona Marasco. Il film è stato prodotto dallo stesso regista e coprodotto da Intervallo Film. Ha avuto l’anteprima mondiale nel 2022 al festival DOK Leipzig, a Lipsia in Germania, e subito dopo quella nord-americana in Canada, a Toronto, mentre l’anteprima italiana è avvenuta al Festival del Cinema Europeo di Lecce nel 2023.
Michele Sammarco (1991) è filmmaker e docente. Diplomato in Regia presso la Civica Scuola di Cinema Luchino Visconti e laureato in Arti Visive (IUAV) e in Scienze dello Spettacolo e Produzione Multimediale (Unipd), nel 2025 è stato selezionato per partecipare alla Berlinale Talents. Ha proiettato i suoi lavori in festival nazionali e internazionali tra cui Visions du Réel, Hot Docs e DOK Leipzig. Collabora con il Laboratorio di Storia Orale dell’Università di Padova, è docente negli ITS (Istituti Tecnici Superiori) e ricopre il ruolo di Operatore di Educazione Visiva per il Piano Nazionale Cinema per la Scuola.
Nato a Vicenza nel 2016 e promosso dall’associazione LIES, Working Title Film Festival (WTFF) è una vetrina internazionale dedicata al cinema indipendente che racconta il lavoro e le sue molteplici sfaccettature. Attraverso documentari, film di finzione e sguardi originali lontani dai circuiti mainstream, il festival esplora le trasformazioni del panorama occupazionale contemporaneo. Attorno a uno schermo, spazi di riflessione condivisa sulle criticità del presente – precarietà, tecnologia e frammentazione dei diritti – e sulle risposte creative, le nuove forme di autogestione e le storie di riscatto, gettando un ponte di dialogo vivo tra i filmmaker e il pubblico in sala.
CinemaPanda, un cinema con le ruote che non aspetta il pubblico, lo raggiunge. Una storica Fiat Panda 4×4 si trasforma in sala cinematografica itinerante: un grande schermo montato sul veicolo porta film, documentari, cortometraggi e opere audiovisive in luoghi dove il cinema di solito non arriva: cortili, piazze, campi, parcheggi. L’iniziativa nasce da un’idea di Carlotta Novella nell’ambito del progetto La Scuola del Filò, condividendone lo spirito: portare cultura e narrazione fuori dai contesti convenzionali, dentro la vita quotidiana delle contrade e dei paesaggi rurali.
Articolo a cura di Mila Cogo
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link



