#Finsubito news dalla rete – Pignoramento del conto corrente, quanti soldi possono prendere davvero: i limiti da conoscere


Il conto corrente può essere pignorato? E, soprattutto, quando accade possono essere presi tutti i soldi presenti? Sono domande che interessano direttamente chi si trova alle prese con debiti e procedure di riscossione. La risposta non è uguale in tutti i casi: dipende dalla provenienza delle somme, dal momento in cui sono state accreditate e anche dal soggetto che procede.

Il punto di partenza è semplice. Il pignoramento presso terzi può riguardare i crediti che il debitore vanta nei confronti di altri soggetti. È il caso, ad esempio, delle somme depositate in banca oppure dello stipendio dovuto dal datore di lavoro. Per i debiti affidati alla riscossione, l’Agenzia delle entrate-Riscossione spiega espressamente che il pignoramento può riguardare anche conto corrente e stipendio.

Questo, però, non significa che ogni euro possa essere automaticamente prelevato.

Cosa succede se viene pignorato il conto corrente

Uno degli aspetti più importanti riguarda proprio la natura del denaro presente sul conto.

La legge stabilisce infatti specifiche tutele quando sul conto bancario o postale vengono accreditati stipendio, salario, pensione o altre indennità assimilate. Se queste somme sono state accreditate prima del pignoramento, possono essere aggredite soltanto per la parte che supera il triplo dell’assegno sociale.

Se invece stipendio o pensione vengono accreditati il giorno del pignoramento o successivamente, entrano in gioco i limiti previsti dall’articolo 545 del codice di procedura civile e dalle altre disposizioni applicabili.

È quindi importante evitare un equivoco: non esiste una regola generale secondo cui una determinata quantità di qualsiasi denaro depositato sul conto corrente sia sempre intoccabile. Le protezioni previste dalla legge riguardano in particolare somme come stipendi e pensioni e cambiano a seconda del momento in cui vengono accreditate.

Se a procedere è il Fisco

Ci sono poi regole specifiche quando si parla di debiti affidati all’Agenzia delle entrate-Riscossione.

L’AdER chiarisce che il pignoramento può interessare le somme depositate sul conto corrente, ma prevede una tutela particolare: l’ultimo stipendio o salario accreditato resta disponibile al debitore.

Diverso è il caso in cui il pignoramento venga effettuato direttamente sullo stipendio.

Qui i numeri diventano molto chiari. Per le procedure dell’Agente della riscossione, la quota pignorabile è pari a un decimo per gli stipendi fino a 2.500 euro, a un settimo per quelli compresi tra 2.500 e 5.000 euro e a un quinto quando si superano i 5.000 euro.

Significa, ad esempio, che per uno stipendio di 2.000 euro la quota massima prevista da questa disciplina è pari a un decimo, cioè 200 euro. Su uno stipendio di 3.500 euro la frazione di riferimento diventa invece un settimo.

Si tratta però delle regole specifiche previste per la riscossione esattoriale: non vanno automaticamente applicate a ogni possibile pignoramento promosso da un creditore privato.

Il conto può essere bloccato

Quando il pignoramento arriva alla banca, quest’ultima assume gli obblighi previsti per il cosiddetto «terzo pignorato». In sostanza, le somme interessate dalla procedura non possono essere liberamente messe a disposizione del debitore nei limiti stabiliti dalla legge.

Anche qui, tuttavia, le tutele su stipendio e pensione continuano ad avere un peso decisivo. Proprio per questo conoscere la provenienza delle somme presenti sul conto può fare una grande differenza.

Non è dunque corretto immaginare il pignoramento come un meccanismo che consenta sempre di «svuotare il conto» senza limiti. Ma sarebbe sbagliato anche sostenere il contrario, cioè che il denaro presente sul conto sia generalmente protetto fino a una soglia fissa indipendentemente dalla sua provenienza.

Cartelle, prima del pignoramento ci sono dei passaggi

Nel caso della riscossione fiscale, inoltre, il pignoramento non arriva normalmente dal nulla.

La cartella di pagamento contiene l’intimazione a versare quanto dovuto entro 60 giorni e avverte che, in assenza di regolarizzazione, l’Agenzia delle entrate-Riscossione può procedere secondo legge al recupero del credito, anche attraverso somme presenti sui conti correnti, stipendi e altri crediti.

Quando dalla notifica della cartella è trascorso più di un anno, prima dell’esecuzione deve essere notificato un avviso di intimazione. Da quel momento il debitore dispone di cinque giorni per effettuare il versamento. Restano inoltre, quando ne ricorrono le condizioni, le possibilità di chiedere la rateizzazione o la sospensione della riscossione.

Un’ulteriore tutela riguarda i debiti di importo contenuto: per quelli fino a 1.000 euro, l’Agenzia delle entrate-Riscossione precisa che non si procede alle azioni esecutive prima che siano trascorsi 120 giorni dall’invio della comunicazione contenente il dettaglio del debito.

Stipendio, pensione e soldi già sul conto: perché fanno la differenza

Il nodo, dunque, è distinguere situazioni che possono sembrare identiche ma non lo sono.

Avere 3.000 euro sul conto provenienti da normali disponibilità non equivale necessariamente ad avere 3.000 euro derivanti dall’accredito di stipendio o pensione. Allo stesso modo, conta se quelle somme sono state versate prima dell’arrivo del pignoramento oppure successivamente.

Per le pensioni esiste inoltre una specifica soglia di impignorabilità: le somme dovute a questo titolo non possono essere pignorate fino a un importo corrispondente alla misura massima mensile dell’assegno sociale aumentata della metà; soltanto la parte eccedente può essere aggredita nei limiti previsti dalla legge.

È proprio l’insieme di queste regole a rendere fuorviante una risposta secca alla domanda «possono prendermi tutti i soldi dal conto?».

In alcuni casi una parte delle somme è protetta, in altri può essere pignorata e le soglie possono cambiare in funzione della natura del credito e del tipo di procedura.

Per chi riceve un atto di pignoramento, quindi, il primo controllo da fare è capire chi sta procedendo, per quale debito, quali somme sono state bloccate e da dove provengono. Sono elementi che possono cambiare in maniera sostanziale ciò che il creditore può effettivamente ottenere.

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