Sempre di più si cominciano a comprendere i benefici che le pratiche di agricoltura rigenerativa possono avere sulla salute del suolo e, più in generale, sull’agroecosistema. Ma una domanda resta ancora aperta: questo modello può essere applicato anche su larga scala, mantenendo una produzione agricola redditizia?
Gli esempi in Italia stanno aumentando e noi per provare a rispondere a questa domanda abbiamo deciso di far parlare l’azienda agricola biologica e rigenerativa Persea. Si tratta di una realtà di 600 ettari divisi in 3 aziende agricole, due in Sardegna e una in Calabria.
Tutte e tre le aziende sono nate nel 2021 in seguito all’acquisto di terreni degradati, secchi e aridi che ospitavano monocolture intensive. Adesso il core business è la coltivazione di avocadi ma l’azienda è a tutti gli effetti una realtà multifunzionale: ci sono galline al pascolo, si producono miele, olio e biochar e da poco è partito un progetto di agroforestazione.
L’azienda in questi anni è anche riuscita ad ottenere, oltre alla certificazione bio anche la certificazione Regenerative Organic Certified (Roc) della Regenerative Organic Alliance (Roa), una collaborazione di agricoltori, aziende ed esperti che oltre alla salute del suolo, si focalizza sul benessere degli animali e sull’equità sociale.
A raccontare ad AgroNotizie® come funziona un’azienda rigenerativa di queste dimensioni è Benedetta Merlo, responsabile Sostenibilità e Impatto di Persea. “L’azienda si è posta come obiettivo quello di dimostrare che l’agricoltura biologica rigenerativa su larga scala si può fare e si può fare bene. Persea, infatti, è nata con l’idea di fare agricoltura rigenerativa sin dall’inizio e i motivi principali sono stati due. Il primo è che l’agricoltura italiana deve far fronte a una domanda sempre crescente di prodotti agroalimentari, ma per farlo è necessario un cambio di modello: passare da un’agricoltura estrattiva, in cui l’agroindustria utilizza le risorse senza restituirle alla natura, a un modello rigenerativo. Il secondo motivo deriva invece dal background del fondatore, Paolo Frigati. Avendo lavorato nel mondo del biologico, ha potuto osservare quanto la salute del suolo sia centrale e come un suolo sano possa restituire prodotti di qualità. Il suo desiderio era rendere questi prodotti fruibili a tutti”.
(Fonte: Persea)
Persea e le pratiche di agricoltura rigenerativa
Passare da un sistema agricolo semplificato a uno rigenerativo significa prima di tutto riportare complessità nell’agroecosistema.
A Persea la coltura principale è l’avocado (varietà Hass) ma intorno a queste piante diverse pratiche lavorano in sinergia. “Facciamo no till per proteggere la struttura del suolo, manteniamo il terreno sempre coperto attraverso cover crop e erbe spontanee e cerchiamo di mantenere vive le radici”, spiega Benedetta.
(Fonte: Persea)
La riduzione delle lavorazioni e il mantenimento della copertura vegetale puntano a limitare il disturbo del terreno, proteggerlo dall’erosione e preservare il microbioma del suolo. L’inerbimento, spontaneo e controllato, genera una pacciamatura naturale che aumenta la sostanza organica e migliora la struttura del suolo e soprattutto la sua capacità di trattenere l’umidità.
Il sistema è reso ancora più complesso dalla presenza degli animali: “A Ussana abbiamo circa mille galline ovaiole che pascolano libere tra i filari degli avocadeti secondo un sistema di pascolo a rotazione. Le galline, infatti, vengono spostate ogni giorno da una persona attraverso un chicken tractor di nostra produzione per garantire ogni giorno agli animali una porzione nuova di terreno”.
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L’obiettivo non è quindi solamente produrre uova: le galline razzolano il terreno ossigenandolo, rilasciano deiezioni fertilizzando il suolo, controllano naturalmente eventuali parassiti delle piante e possono integrare vermi e insetti nella loro dieta.
(Fonte: Persea)
Anche il progetto pilota di agroforestazione si basa sulla sinergia tra più elementi. Oggi sono circa 10 gli ettari progettati da Matteo Mazzola, perito agrario e consulente tecnico di agricoltura rigenerativa e sistemi agroecologici integrati. “Abbiamo cercato di ricreare quello che è l’ecosistema dell’avocado – spiega Benedetta – L’avocado è una pianta da sottobosco e abbiamo inserito piante di diverse specie, più alte e più basse, insieme a specie di copertura e frangivento, per ricreare un ambiente il più possibile vicino a quello di cui l’avocado ha bisogno”. Nel sistema trovano così spazio, tra le altre, paulownia, corbezzolo, ginestra, leccio, frassino meridionale, cerro e diverse aromatiche a livello del suolo.
L’associazione tra avocado e altre specie perenni permette di arricchire il suolo di sostanza organica, migliorare la ritenzione idrica e creare un microclima più stabile, riducendo il rischio di siccità ed erosione. Inoltre, la diversificazione delle colture rende il sistema più resistente ai cambiamenti climatici e riduce la necessità di input esterni. Oltre ai benefici ecologici, l’agroforestazione diversifica le risorse aziendali, offrendo nuove opportunità economiche.
La diversificazione non si ferma però alle superfici produttive. Persea destina circa il 35% dei propri terreni a flora spontanea, boschi e zone umide, con l’obiettivo di creare habitat per la biodiversità.
A questo si aggiunge anche l’apicoltura: attualmente sono presenti circa 300 arnie e il progetto aziendale prevede di arrivare a 2mila. “Le api hanno per noi due funzioni: la prima è l’impollinazione dell’avocado, quindi una funzione prettamente agronomica; la seconda è legata al fatto che sono bioindicatrici e ci aiutano nel lavoro sulla biodiversità”.
In un sistema di queste dimensioni, un altro punto centrale è ridurre la dipendenza da risorse provenienti dall’esterno dell’azienda. Persea autoproduce compost e biochar e punta a valorizzare residui e biomasse aziendali. Il biochar è un tipo di carbone vegetale prodotto mediante la pirolisi di biomasse in carenza di ossigeno. Questo processo trasforma materiali organici, come rifiuti agricoli, legno e residui vegetali, in un materiale stabile e poroso.
“Abbiamo fatto un investimento molto importante per installare un impianto di biochar in house. Il biochar sul mercato costa molto e, dovendolo utilizzare su 600 ettari, produrlo internamente era conveniente soprattutto a livello strategico”. L’impianto è dimensionato per trattare oltre 4mila tonnellate di biomassa all’anno, con una produzione prevista di circa mille tonnellate di biochar e oltre 6 GWh di energia termica rinnovabile. Inoltre riesce a catturare oltre 2.500 tonnellate di CO2 equivalente.
Il biochar, infatti, immagazzina carbonio nel suolo per lunghi periodi, contribuendo a mitigare i cambiamenti climatici. In più aumenta la fertilità del suolo, migliora la ritenzione idrica e la disponibilità di nutrienti per le piante e può ridurre la lisciviazione di nutrienti e inquinanti.
Anche l’acqua è una risorsa importante soprattutto quando si parla di avocado e regioni come la Sardegna e la Calabria. Persea utilizza irrigazione a goccia, pacciamatura naturale e sistemi di recupero dell’acqua. A Muravera, in Sardegna, sta lavorando a un accordo per il riutilizzo a fini irrigui di acque reflue municipali sottoposte a trattamento, mentre a Ussana è presente un invaso da 70mila cubi.
(Fonte: Persea)
L’importanza di diversificare il reddito
Fare agricoltura rigenerativa su larga scala richiede investimenti e, per sostenerli, non si può prescindere dalla redditività dell’azienda. Persea ha affrontato il problema partendo dalla scelta della coltura principale, ma anche cercando di diversificare progressivamente le proprie fonti di reddito.
Il core business rimane l’avocado: “Abbiamo scelto una coltura ad alto reddito perché fare bene agricoltura rigenerativa richiede tanti investimenti. Era quindi necessario trovare una coltura che potesse garantire un ritorno. Inoltre, il consumo di avocado in Europa, e nello specifico in Italia, è in crescita”, spiega Benedetta Merlo. “In particolare è richiesto avocado biologico e a impatto zero. Questo frutti, infatti, si porta dietro tutto quello che è il grande dibattito del viaggio; quindi arrivando in Italia dai paesi del Sudamerica, l’impronta carbonica è estremamente importante. Avere una produzione locale ovviamente è un incentivo per il consumatore”.
(Fonte: Persea)
Ma l’avocado non basta. La multifunzionalità assume così una doppia funzione: una componente può svolgere un ruolo agronomico all’interno dell’agroecosistema e, contemporaneamente, generare un prodotto commercializzabile, questo è l’esempio delle galline, delle api e del biochar.
“Il biochar per noi è strategico perché ha la capacità di stoccare anidride carbonica nel suolo fino a 500 anni e grazie a questo abbiamo sviluppato un protocollo di carbon farming per generare crediti di carbonio su una filiera italiana tracciabile ed estremamente concreta”.
Ma c’è anche un altro progetto pilota che permette di diversificare il business dell’azienda: “Abbiamo acquisito una percentuale di una startup che si chiama BugsLife che alleva mosca soldato (Hermetia illucens). Noi partecipiamo nell’ambito della ricerca e sviluppo dell’impianto tramite una rete di stakeholder che collaborano con Persea. Per esempio, stiamo facendo dei test interessanti con gli scarti di Sammontana, che da noi acquista il miele. La mosca soldato può essere una soluzione estremamente ecologica, intelligente e rispettosa per l’ecosistema agricolo”.
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Da questo processo possono essere ottenuti due prodotti interessanti: da una parte il frass che può essere utitlizzato come fertilizzante organico in agricoltura; dall’altra le larve, dalle quali si può ottenere la farine da destinare al pet food e alla zootecnia.
Come gestire 600 ettari in agricoltura rigenerativa
Gestire 600 ettari secondo i principi dell’agricoltura rigenerativa non significa semplicemente replicare le stesse pratiche su una superficie più grande. Nel caso di Persea, infatti, i 600 ettari sono distribuiti tra 3 aziende agricole, ciascuna con caratteristiche pedoclimatiche ed esigenze differenti.
“A livello societario c’è una Spa che gestisce tre partecipate agricole: Persea Muravera, Persea Castello e Persea Ussana. In ogni azienda c’è un capo azienda, quindi una persona in loco che gestisce l’operatività agricola e l’interlocuzione con gli operai. Poi abbiamo un team di ricerca e sviluppo a Milano, dove ci sono io, il responsabile qualità e il collega che si occupa di ricerca e sviluppo agricolo. Infine ci sono il direttore generale e l’amministratore delegato che sono molto presenti nelle tre aziende e ogni settimana le visitano per valutare che l’operatività funziona”, spiega Benedetta Merlo.
“I capi azienda giocano un ruolo fondamentale perché sono persone con un background tecnico, in grado di portare avanti lo sviluppo agricolo, ma anche di gestire il personale. E in un’azienda con 60 dipendenti distribuiti su tre location diverse è molto complicato”.
Un aiuto fondamentale arriva anche dalla tecnologia: “La parte tecnologica quando si parla di Persea la lasciamo spesso un po’ da parte, ma in realtà su 600 ettari ci aiuta tantissimo”. L’azienda utilizza stazioni meteorologiche, un diario di campagna digitalizzato, sensori per supportare la gestione dell’irrigazione e sistemi di monitoraggio delle colture. L’obiettivo è avere a disposizione dati utili per seguire superfici molto estese e intervenire in maniera più mirata. “In più – continua Benedetta – cerchiamo di inserire il più possibile supporti come trattori che non vadano a gasolio, quindi elettrici, per ridurre ulteriormente la nostra impronta carbonica”.
Come vendere i prodotti
Come si portano sul mercato i prodotti di un’azienda biologica e rigenerativa? Quali sono i canali più adatti e come fa il consumatore a riconoscerne il valore?
“L’avocado lo vendiamo principalmente su due piattaforme online. La prima è CrowdFarming e l’utente può adottare simbolicamente una pianta di avocado per poi ricevere il prodotto. Si tratta però di una realtà i cui fruitori provengono per l’80% dal Nord Europa. Sarebbe estremamente interessante poter vendere tutto in Italia, però i paesi nordici sono molto più sensibilizzati al costo del biologico e sono molto più attenti rispetto al consumatore italiano su queste tematiche. Banalmente la certificazione Roc nei paesi nordici è estremamente riconoscibile mentre in Italia forse comincia adesso ad essere riconosciuta”, spiega Benedetta Merlo.
Sul mercato italiano Persea utilizza invece Cortilia dove, oltre all’avocado, sono presenti anche miele, olio e uova. Alla vendita diretta si affianca anche il B2B, soprattutto per il miele. Le uova hanno trovato spazio nel canale retail attraverso una partnership con L’Orto di Jack, e insieme all’avocado vengono anche commercializzate attraverso il canale Horeca, con forniture destinate a ristoranti e strutture alberghiere.
(Fonte: Persea)
Secondo l’esperienza dell’azienda, uova e avocado sono i prodotti sui quali è più semplice ottenere una maggiore disponibilità a pagare: “Per le uova c’è una grande attenzione per la food safety e la salubrità dell’alimento. Per l’avocado invece, vince la questione della vicinanza geografica. Con miele e olio facciamo un po’ più fatica perché ci sono miliardi di referenze sul mercato”.
Un ostacolo per l’avocado italiano però c’è: la stagionalità. “Purtroppo, soprattutto in Italia, l’avocado è associato all’estate – spiega Benedetta – I clienti ci chiedono come mai non ce l’abbiamo a maggio, giugno, luglio o agosto. Ma l’avocado è invernale e noi lo raccogliamo dall’autunno fino alla primavera. Quindi, da un punto di vista di educazione del consumatore c’è un grande lavoro da fare”.
Il bisogno di educare il consumatore riguarda anche il concetto stesso di agricoltura rigenerativa, un termine sempre più utilizzato e che proprio per questo deve essere accompagnato da elementi concreti: “Bisogna saper dimostrare e veicolare il messaggio che quello che facciamo non è uno slogan, ma qualcosa di reale. Diciamo sempre che la nostra è un’azienda aperta: invitiamo le persone a venirla a vedere, facciamo attività con scuole, centri di ricerca e università e rendiamo disponibili i nostri report di impatto”, conclude Benedetta Merlo.
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