La morte di Denise Cosco continua a porre delle domande alle istituzioni (colpevoli) e all’intero sistema di protezione (altrettanto colpevole). Che cosa ha provocato il suo suicidio? Quanto hanno pesato i traumi dell’infanzia, l’assassinio della madre Lea Garofalo, la vita sotto protezione, lo sradicamento e la solitudine successiva ai processi? Quali sono oggi le condizioni dei testimoni di giustizia, dei collaboratori di giustizia e delle loro famiglie?
WordNews.it ha rivolto questi interrogativi all’avvocato Enzo Guarnera, penalista che da decenni assiste collaboratori e testimoni di giustizia e denuncia le criticità del sistema di protezione. Guarnera ha risposto, collegando la tragedia di Denise all’arretramento dello Stato nella lotta alle mafie, alla progressiva burocratizzazione degli organismi preposti alla tutela e alla mancanza di un adeguato sostegno umano e psicologico.
«Una solitudine esistenziale»
Per Guarnera, alla base della morte di Denise vi è una condizione di isolamento profondo, maturata nel corso di una vita attraversata dalla violenza, dalla perdita della madre e dallo sradicamento.
«Il suicidio di Denise è la conseguenza di una solitudine esistenziale generata dai numerosi traumi dell’infanzia e da un colpevole abbandono da parte dello Stato.
Una solitudine che nessuno è riuscito a colmare, in modo particolare le istituzioni dello Stato, in tutte le loro diverse articolazioni».
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L’arretramento successivo alle stragi
L’analisi di Guarnera si allarga dalla vicenda personale di Denise alla progressiva perdita di attenzione nei confronti della lotta alle mafie.
«Dopo le stragi degli anni Novanta, l’ondata emotiva che ha coinvolto la società civile e che ha indotto il Parlamento ad approvare normative di contrasto alla criminalità mafiosa si è attenuata».
A quella stagione di mobilitazione civile e politica sarebbe seguito, secondo l’avvocato, un arretramento generale.
«Progressivamente si è verificato un arretramento su tutti i fronti: sia nella coscienza dei cittadini sia, soprattutto, nella politica italiana».
La diffusione della cultura mafiosa
Il problema, per l’avvocato Guarnera, non riguarda soltanto la presenza delle organizzazioni criminali nei territori tradizionalmente controllati dalle cosche.
«La mafia è sempre più presente nella società e dentro alcuni apparati pubblici».
Ancora più pericolosa sarebbe la diffusione di comportamenti, linguaggi e metodi riconducibili alla mentalità mafiosa.
«E, fatto ancora più grave, si è diffusa trasversalmente la cultura mafiosa».
Lo svuotamento delle tutele
L’arretramento dello Stato avrebbe prodotto conseguenze dirette sul funzionamento dei programmi destinati a chi denuncia o collabora con la giustizia.
«Ciò ha determinato uno svuotamento degli strumenti a sostegno dei testimoni e dei collaboratori di giustizia».
Guarnera individua uno dei problemi principali nella progressiva riduzione delle risorse e nella trasformazione burocratica degli organismi competenti.
«Le risorse economiche sono sempre più scarse; la Commissione centrale, il Servizio di protezione e i Nuclei operativi territoriali hanno assunto una fisionomia sempre più burocratica».
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L’assenza del sostegno psicologico
La protezione, sostiene il penalista, non può essere limitata alla sicurezza fisica, al trasferimento in una località diversa o alla costruzione di una nuova identità.
«Non vi sono figure professionali di sostegno ai testimoni, ai collaboratori e ai loro familiari, capaci di attenuare il disagio umano e psicologico che si determina dopo il trasferimento nella località protetta».
La richiesta è chiara.
«Occorrono assistenti sociali, psicologi e, talvolta, psichiatri, dei quali non vi è alcuna traccia».
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«Non avremmo scelto di collaborare»
La sfiducia nei confronti del sistema emerge anche dalle testimonianze raccolte dallo stesso Guarnera nella sua attività professionale.
«Molti miei assistiti mi dicono, con amarezza, che, se avessero saputo come sarebbe finita, non avrebbero scelto di collaborare con la giustizia».
Se chi ha collaborato si sente tradito, diventa sempre più difficile convincere altre persone a denunciare o a fornire informazioni utili contro le organizzazioni criminali.
Il silenzio sul ruolo di testimoni e collaboratori
Alle carenze dei programmi di protezione si aggiunge, secondo Guarnera, una grave mancanza di informazione.
«È del tutto assente una corretta informazione dell’opinione pubblica sul ruolo dei testimoni e dei collaboratori di giustizia, nonché sull’importanza del loro contributo nel contrasto alle diverse mafie».
Testimoni e collaboratori restano spesso figure sconosciute, confuse tra loro oppure raccontate soltanto attraverso stereotipi. La società non viene messa nella condizione di comprendere il prezzo umano pagato da chi rompe il silenzio.
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L’accusa allo Stato e alla politica
Il giudizio di Guarnera sulle responsabilità istituzionali è durissimo.
«Ma ciò non stupisce, perché questo Stato e questa politica non vogliono contrastare veramente la mafia, in quanto essa si annida anche al loro interno».
Un’accusa che chiama direttamente in causa la politica, gli apparati pubblici e la volontà concreta di utilizzare tutti gli strumenti necessari per contrastare le mafie.
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La necessità di cambiare rotta
«È urgente un’inversione di tendenza, innanzitutto impegnandosi a diffondere consapevolezza tra i cittadini, specialmente tra i giovani. Occorre, non da ultimo, modificare il ceto politico che dirige il nostro Paese».
Le parole di Enzo Guarnera tracciano così un legame diretto tra la morte di Denise e una crisi più ampia: quella di un sistema che chiede alle persone di denunciare e collaborare, ma che non sempre riesce ad accompagnarle nella ricostruzione della propria esistenza.
Dalla storia e dal coraggio di Lea Garofalo al dramma di sua figlia Denise Cosco, WordNews.it ha costruito negli anni un lungo percorso di memoria, denuncia e ricerca della verità. Di seguito tutti gli articoli pubblicati, dalle prime inchieste fino alle testimonianze più recenti, per non lasciare che il silenzio e l’indifferenza cancellino ancora una volta le loro storie.
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18 maggio 2025 – Sulla strada della legalità con Lea Garofalo: l’incontro con studenti e magistrati a Potenza
18 maggio 2025 – “30 minuti con…” Marisa Garofalo: la voce di Lea, la memoria che resiste
15 maggio 2025 – Marisa Garofalo a “30 minuti con WordNews.it”: memoria, giustizia e verità
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22 marzo 2025 – “Una fimmina calabrese”: a Palmi la lezione di legalità di Paolo De Chiara e del procuratore Di Palma
20 marzo 2025 – Paolo De Chiara a Stalettì: due incontri su Lea Garofalo e la lotta alla ’ndrangheta
19 marzo 2025 – Lea Garofalo e la sfida alla ’ndrangheta: l’esempio di coraggio in “Una fimmina calabrese”
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5 dicembre 2024 – Giovanni Impastato: «Ci sono tanti punti in comune tra la storia di mio fratello e quella di Lea Garofalo»
1° dicembre 2024 – Nino Melito Petrosino: «La storia di Lea si può paragonare a quella di Joe Petrosino»
30 novembre 2024 – Maurizio Caprino: «La mafia che ha trucidato Lea Garofalo è meno visibile»
29 novembre 2024 – Giuseppe Tarantino: «La storia di Lea Garofalo è un esempio rispetto a tanti testimoni di giustizia»
24 novembre 2024 – Giovanni Impastato: «Esiste un legame forte tra Peppino e Lea Garofalo»
21 novembre 2024 – «Uno schiaffo in faccia alla schifosa ’ndrangheta»
20 novembre 2024 – «Lea si è ribellata a un sistema mafioso e ha pagato con la sua vita»
8 settembre 2024 – Una strada per Lea Garofalo a Cittanova
2 agosto 2024 – Una fimmina calabrese ritorna in Calabria
23 febbraio 2024 – Lea Garofalo è viva
1° dicembre 2023 – La “bestia” Carlo Cosco è nuovamente rientrata al paesello
27 novembre 2023 – Lea Garofalo, a Petilia non sanno da che parte stare?
25 novembre 2023 – In morte di Lea, 14 anni dopo
2 settembre 2023 – Funerali del mafioso Curcio: «Lo Stato deve intervenire»
21 agosto 2023 – Per la Prefettura i manifesti sono stati “inopportuni”
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18 agosto 2023 – Luana Ilardo: «Un gesto penoso»
17 agosto 2023 – Don Algemiro: «Una persona che uccide va contro Dio»
15 agosto 2023 – Ravidà: «Il Comune di Petilia Policastro deve essere commissariato»
11 agosto 2023 – Fico: «Chi ha partecipato deve dimettersi»
10 agosto 2023 – L’Ordine dei giornalisti del Molise: «Una volgare aggressione»
8 agosto 2023 – Funerali del mafioso Curcio: vi dovevate dimettere già da tempo
7 agosto 2023 – Il capogruppo della minoranza: «Hanno combinato un pasticcio»
6 agosto 2023 – Salvatore Borsellino: «C’è soltanto da vomitare»
5 agosto 2023 – Pino Cassata: «Un cattivo esempio per i giovani»
4 agosto 2023 – Funerali del mafioso Curcio: non potevano mancare le inutili minacce
3 agosto 2023 – Il caso Curcio approda in Parlamento
31 luglio 2023 – In attesa delle risposte del vicesindaco di Petilia
30 luglio 2023 – Al funerale era presente anche il vicesindaco?
29 luglio 2023 – Ciliberto: «Un segnale di potenza»
28 luglio 2023 – Le reazioni dopo le dimissioni dell’assessora Berardi
27 luglio 2023 – Il sindaco: «Una enorme bufera mediatica»
27 luglio 2023 – È caduta la prima testa
26 luglio 2023 – Brugnano: «Il sindaco rimuova l’assessora»
23 luglio 2023 – La presenza dell’assessora approda in Consiglio comunale?
22 luglio 2023 – Piera Aiello: «Vergognatevi e andatevene a casa»
21 luglio 2023 – E se Curcio non si fosse suicidato?
20 luglio 2023 – Ascari: «Una vergogna. Presenterò un’interrogazione parlamentare»
19 luglio 2023 – Parla il sacerdote che ha celebrato il funerale di Curcio
17 luglio 2023 – Angela Napoli: «Sono indignata»
16 luglio 2023 – Il video del funerale di Curcio
14 luglio 2023 – Dopo la tempesta arrivano le scuse del sindaco
13 luglio 2023 – Omicidio Lea Garofalo: i «festosi» funerali per l’ergastolano Curcio
3 luglio 2023 – Dopo il suicidio di Curcio parla il suo ex legale
30 giugno 2023 – Rosario Curcio si è impiccato nel carcere di Opera
30 giugno 2023 – Il filo rosso che collega gli «infarti» e i «suicidi»
5 maggio 2023 – Lea Garofalo, 14 anni fa il tentato sequestro di Campobasso
26 aprile 2023 – Mostra Lea Garofalo: le considerazioni degli studenti
7 aprile 2023 – Marisa Garofalo: «Non sono una mafiosa, denuncio la serie The Good Mothers»
6 aprile 2023 – The Good Mothers: «L’ennesimo attacco alla nostra famiglia»
10 marzo 2023 – Quando verrà riposizionata la panchina dedicata a Lea?
8 marzo 2023 – Tutto pronto per la seconda edizione del Premio Nazionale Lea Garofalo
1° marzo 2023 – Una storia di Calabria, una storia di Milano
15 febbraio 2023 – Concedete una strada per Lea Garofalo a Casoli
3 febbraio 2023 – Una fimmina calabrese: così Lea Garofalo sfidò la ’ndrangheta
5 dicembre 2022 – A Lea
4 dicembre 2022 – Gli occhi dell’innocenza
3 dicembre 2022 – Il silenzio urla il tuo nome Lea
3 dicembre 2022 – Una fimmina calabrese: l’intervista con Paolo De Chiara
27 novembre 2022 – Lettera a Lea
26 novembre 2022 – Ingiustizia
26 novembre 2022 – Il sindaco di Petilia Policastro: «Non abbiamo dimenticato Lea»
24 novembre 2022 – Una canzone sulla storia di Lea
23 novembre 2022 – Lettera a Denise/2
22 novembre 2022 – Lettera a Denise
18 novembre 2022 – Una fimmina calabrese, da oggi in tutte le librerie e online
12 novembre 2022 – Lea Garofalo, 13 anni dopo: la presentazione del libro a Petilia Policastro
11 novembre 2022 – Lea Garofalo è viva, nessun silenzio davanti alla sua storia
2 ottobre 2022 – Scempio a Pagliarelle, colpita la pietra che ricorda Lea Garofalo
6 settembre 2022 – Carlo Cosco, l’ergastolano parlante: «Non fate demagogia pietosa»
28 agosto 2022 – Ad Altino si parla di Lea Garofalo
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2 agosto 2022 – Una pietra di inciampo per Lea Garofalo
24 luglio 2022 – Tutti dovremmo prendere esempio dal coraggio di Lea Garofalo
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