#Finsubito news dalla rete – Toyota entra nel RIGI argentino: 1.341 milioni per Zárate


Questa storia si capisce ascoltando due voci, quella di un governo che festeggia e quella di un’azienda che pesa ogni parola. Accanto vanno messi i testi del regime e le risposte del presidente di Toyota Argentina: solo così si vede fin dove è arrivato il progetto… e quanta strada gli resta davanti.

Prima di cominciare: le cifre su export, occupazione e investimento sono stime ufficiali del ministero dell’Economia argentino e di Toyota Argentina; la realizzazione del progetto dipende dal via libera finale della casa madre giapponese.

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Un regime pensato per pozzi e miniere

Quando il governo di Javier Milei ha costruito il RIGI, il pensiero correva ai pozzi di petrolio e gas e ai giacimenti delle miniere: è lì che sono finiti quasi tutti i progetti approvati fin qui. L’auto è entrata dalla porta laterale: la legge 27.742, la Ley Bases del 2024, non la nominava affatto, poi il decreto regolamentare 749/2024 dell’agosto di quell’anno ha infilato nel settore Tecnologia la mobilità basata su nuove motorizzazioni; a febbraio 2026, infine, il governo ha stabilito che sotto quella voce rientrano sia l’elettrico puro sia l’ibrido.

Due anni dopo quel decreto, Toyota diventa la prima casa automobilistica a varcare la soglia e lo fa con la cifra più alta che il settore abbia mai messo sul piatto in Argentina. L’annuncio è arrivato nei giorni in cui a Mar del Plata gli imprenditori argentini si ritrovavano per il 62° Coloquio di IDEA. Proprio lì il presidente di Toyota Argentina, Gustavo Salinas, ha risposto alle domande dei giornalisti su ciò che c’è dietro quelle cifre.

Il conto dei vantaggi e degli impegni

Entrare nel RIGI significa assicurarsi, per trent’anni, regole che il governo si impegna a non cambiare. Dentro quel perimetro le condizioni sono generose: l’imposta sui redditi scende a un’aliquota fissa del 25%, i beni strumentali si ammortizzano in fretta, le importazioni legate al progetto viaggiano esenti da dazi e dal terzo anno di adesione anche l’export smette di pagare diritti doganali; quanto alla valuta, la libertà di disporne cresce per gradi fino al 100% nel quarto anno.

In cambio il regime pretende impegni precisi da chi entra. Bisogna investire almeno 200 milioni di dollari, mettendone in campo almeno il 40% nei primi due anni, destinare non meno del 20% della spesa a fornitori locali e conservare i beni destinati al progetto, mentre i benefici passano da una società dedicata, distinta da quella che già lavora nel Paese.

Quella parola, elettrificato

All’estero più di un titolo ha parlato di una fabbrica di auto elettriche. A rileggere le dichiarazioni ufficiali la musica cambia: Caputo ha scritto di un veicolo 100% elettrificato, una tecnologia che oggi in Argentina nessuno produce, mentre il comunicato di Toyota parla di un veicolo elettrificato e basta, senza nomi né dettagli sulla motorizzazione.

Quella scelta di parole ha una ragione. Da anni Toyota segue quello che chiama multi-pathway approach, la scelta di affiancare motori diversi a seconda dell’energia disponibile e delle esigenze di ogni mercato: nel suo vocabolario la famiglia degli elettrificati è larga e Salinas, parlando a TN, ci ha messo dentro gli ibridi, anche quelli ricaricabili alla presa, insieme agli elettrici. Sul modello destinato a Zárate le indiscrezioni argentine si contraddicono tra loro e l’azienda non ne ha confermata nessuna, per cui la sola definizione che regge, oggi, è quella scelta da Toyota.

La firma che arriva dal Giappone

Il comunicato di Toyota Argentina usa un tono quasi notarile: l’adesione al RIGI, si legge, è una tappa che permette di avanzare nel processo di approvazione finale da parte di Toyota, mentre i dettagli su tempi e piani produttivi verranno comunicati più avanti.

Salinas lo ha confermato a voce, con franchezza. La casa madre deve ancora dire sì; entrare nel regime era una condizione determinante per proseguire e una data per la firma definitiva non c’è, perché le trattative interne a un gruppo di quelle dimensioni chiedono molti consensi.

Dentro la fabbrica dei tre turni

Zárate si affaccia sul Paraná de las Palmas, a circa 90 chilometri da Buenos Aires. Toyota ci lavora dal 1997 e dalle sue linee esce soprattutto il pick-up Hilux, affiancato dal suv SW4; più di recente si è aggiunto il furgone Hiace.

Lo stabilimento gira su tre turni per il quarto anno di fila e manda all’estero circa quattro veicoli su cinque, diretti a 22 mercati dell’America Latina. Con le linee attuali già sature, il nuovo progetto avrà un edificio industriale tutto suo all’interno del complesso.

La Hilux che cambia, su un binario parallelo

Il progetto elettrificato non è l’unico in preparazione a Zárate. Salinas ha anticipato il rinnovo della Hilux, atteso sul mercato a fine anno, con una spesa vicina ai 400 milioni di dollari che corre separata: il RIGI accoglie le case auto solo per le nuove motorizzazioni e il nuovo veicolo elettrificato avrà tempi più lunghi. Messe in fila, le due voci portano l’impegno annunciato per Zárate a sfiorare i 1.740 milioni di dollari.

Quello che le cifre raccontano e quello che tacciono

Con i numeri ufficiali si può fare un piccolo esercizio di aritmetica: se 1.280 milioni di dollari di export corrispondono a circa il 70% della produzione, l’intera produzione annua del nuovo impianto varrebbe intorno a 1,8 miliardi di dollari. È un nostro calcolo, valido solo a progetto avviato e a pieno regime.

Altre cifre, quelle che servirebbero per giudicare l’operazione fino in fondo, mancano del tutto. Quanti veicoli usciranno ogni anno dal nuovo edificio, quando partirà la produzione, dove nasceranno le batterie… Toyota non lo ha detto e i numeri circolati in questi giorni non hanno avuto alcuna conferma dall’azienda.

Un mercato di casa che fatica

Le parole di Salinas sul mercato interno fanno intuire perché il progetto guardi soprattutto oltre confine. Le immatricolazioni del 2026 in Argentina, ha ammesso, sono rimaste sotto le attese, frenate dal costo del credito; e per i veicoli elettrificati c’è un ostacolo in più, una rete di ricarica che il Paese deve ancora costruire.

Sul RIGI, infine, il manager ha dato un giudizio inatteso per chi ne è appena entrato a far parte: lo considera una misura temporanea, buona per dare prevedibilità mentre l’economia si stabilizza, con l’auspicio che un giorno condizioni simili valgano per tutti, regimi speciali a parte.


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