#Finsubito news dalla rete – Savona cerca la città del futuro. Intanto decine di case popolari sono vuote perché non a norma – UOMINI LIBERI


In quattro anni la Giunta Russo ha puntato su grandi progetti, riqualificazioni, piazze, piste ciclabili e sulla candidatura a Capitale italiana della Cultura. Ma mentre si disegnava la Savona del futuro, un problema molto più concreto restava sul tavolo: recuperare gli alloggi pubblici vuoti. Un esempio emblematico: nel palazzo comunale di via Pietro Giuria, su 29 appartamenti ERP ben 15 risultano sfitti.

Caseggiato in via Untoria

In questi quattro anni a Savona non sono mancati gli annunci.

Abbiamo sentito parlare della città che cambia, della rigenerazione urbana, delle nuove piazze, delle piste ciclabili, delle grandi trasformazioni urbanistiche, dei progetti finanziati dal PNRR e naturalmente della candidatura di Savona a Capitale italiana della Cultura 2027.

Una candidatura che arrivò tra le dieci finaliste ma non vinse. Il Comune l’aveva presentata come uno dei grandi strumenti per ridisegnare il futuro della città, inserendola in una prospettiva che comprendeva 80 milioni di euro di investimenti pubblici, 46 milioni dei quali legati al PNRR, e oltre 10 mila metri quadrati di spazi da rigenerare.

Una grande visione.

Ma accanto alla Savona delle “nuove rotte” ce n’è un’altra, assai meno spettacolare e probabilmente molto più urgente.

È la Savona di chi una casa non riesce a trovarla.

Ed è anche la Savona delle case pubbliche che esistono ma rimangono vuote.

Le case ci sono. Ma non sempre si riesce ad abitarle

Il problema non nasce oggi e non riguarda esclusivamente il Comune.

Nell’aprile scorso il SUNIA, dopo un incontro con il sindaco Marco Russo e l’assessore al Welfare Riccardo Viaggi, aveva denunciato l’esistenza a Savona di decine di appartamenti di edilizia popolare che non potevano essere assegnati per la mancanza delle risorse necessarie a metterli a norma.

Allargando lo sguardo alla provincia, il quadro descritto dal sindacato diventava ancora più pesante: secondo il segretario provinciale SUNIA Silvio Aschero, gli alloggi gestiti da ARTE e non assegnati sarebbero stati quasi mille. Non tutti immediatamente recuperabili, naturalmente: alcuni necessitano di interventi molto importanti. Ma, secondo il sindacato, una parte potrebbe tornare disponibile attraverso opere di manutenzione.

È il paradosso dell’emergenza abitativa: famiglie che aspettano una casa e case pubbliche che aspettano i lavori.

Attribuire tutto questo alla sola amministrazione Russo sarebbe scorretto. Il patrimonio ERP coinvolge competenze e responsabilità differenti: Comune, ARTE e Regione.

Ma proprio qui comincia la questione politica.

Perché amministrare significa anche stabilire delle priorità.

Via Giuria: 29 appartamenti, 15 sono vuoti

In un. fabbricato di via Pietro Giuria, ci sono complessivamente 29 alloggi ERP.

L’edificio è di edilizia residenziale pubblica ed è di proprietà del Comune di Savona, mentre ARTE Savona ne è l’ente gestore.

Allo stato attuale dei 29 alloggi 15 sono gli appartamenti sfitti e 14 quelli locati.

Significa che in un edificio destinato proprio all’edilizia residenziale pubblica il 51,7% degli appartamenti risulta sfitto.

Più della metà.

Mentre si parla di emergenza abitativa.

Mentre ci sono famiglie che faticano a sostenere un affitto sul mercato privato.

Mentre il Comune interviene, giustamente, con contributi pubblici per sostenere chi non ce la fa.

Ma chi deve fare i lavori?

ARTE, in base alla convenzione con il Comune, deve effettuare gli interventi manutentivi ordinari e quelli urgenti e indifferibili. Per gli interventi di manutenzione straordinaria, invece, i lavori devono essere programmati e progettati di concerto con il Comune secondo gli indirizzi dell’ente proprietario.

E l’ente proprietario è appunto il Comune di Savona.

Questo non significa che si possano attribuire automaticamente al sindaco Russo o alla sua Giunta le ragioni per cui ciascuno dei 15 appartamenti è vuoto.

Significa però che l’amministrazione comunale non può essere considerata un semplice spettatore della vicenda.

Ed ecco allora le domande alle quali sarebbe interessante ottenere una risposta.

Da quanto tempo sono vuoti quei 15 appartamenti?

Perché sono sfitti?

Quanti necessitano di semplici interventi manutentivi e quanti invece di una ristrutturazione importante?

Quanto costerebbe complessivamente recuperarli?

Esiste già un programma?

Sono stati richiesti finanziamenti?

E soprattutto: quando potranno essere assegnati nuovamente?

Un palazzo ristrutturato quarant’anni fa

L’edificio di via Giuria fu oggetto di un intervento di ristrutturazione da parte del Comune negli anni Ottanta, attraverso un finanziamento pubblico

Il 28 febbraio 2026, nell’edificio è divampato un incendio nel vano scala comune al primo piano. I Vigili del Fuoco hanno disposto alcuni interventi di messa in sicurezza, subito eseguiti da ARTE.

L’incendio ha provocato danni alle murature del vano scala, alle vetrate, all’impianto elettrico condominiale e all’impianto citofonico.

Insomma, non stiamo parlando di un patrimonio che non richiede investimenti.

Proprio per questo sorprende che il problema del recupero dell’edilizia pubblica non abbia assunto, almeno nella percezione pubblica, la stessa centralità politica riservata ad altri progetti assai più visibili.

Il sociale delle parole e quello dei mattoni

La Giunta Russo ha sempre attribuito molta importanza al sociale.

E sarebbe ingiusto sostenere che in materia abitativa non abbia fatto nulla.

Il Comune ha stanziato risorse per il sostegno agli affitti, contro gli sfratti per morosità incolpevole e per favorire il ricorso al canone concordato.

Nel 2025 sono state inoltre presentate 170 domande per il contributo affitto, delle quali 153 ammesse.

C’è poi il progetto PNRR di housing temporaneo di via Mistrangelo, finanziato con 710 mila euro, rivolto alle persone senza dimora e in grave disagio abitativo.

Tutto giusto.

Ma proprio perché l’amministrazione rivendica una forte attenzione al sociale, la vicenda degli appartamenti pubblici inutilizzati diventa ancora più significativa.

Perché il sociale non è soltanto assistenza.

È anche patrimonio pubblico recuperato e rimesso a disposizione di chi ne ha bisogno.

Capitale della Cultura: grandi ambizioni e grandi progetti

Poi c’è l’altra Savona.

Quella dei grandi progetti.

La candidatura a Capitale italiana della Cultura coinvolse migliaia di persone, decine di Comuni e centinaia di proposte. Savona arrivò tra le dieci città finaliste.

Non fu dunque un’avventura improvvisata.

Ma ebbe naturalmente dei costi.

Negli atti comunali risultano incarichi per la preparazione del dossier, attività di coordinamento, marketing e comunicazione e per la produzione di materiale promozionale.

E il progetto non si fermò neppure dopo la mancata assegnazione del titolo.

Nel novembre 2025 il Comune affidò ulteriori prestazioni professionali per proseguire il percorso di “Savona 2027 – Nuove rotte per la Cultura”, impegnando 30 mila euro oltre IVA, dei quali 15 mila destinati all’incarico affidato a Paolo Verri.

Si può ritenere che questi soldi siano stati ben spesi.

Si può pensare che investire sulla cultura sia indispensabile per il futuro della città.

Ma è altrettanto legittimo fare un’altra domanda: quanto sarebbe costato recuperare uno, due, cinque o dieci degli appartamenti pubblici oggi vuoti?

Non lo sappiamo.

Ed è proprio questo uno dei dati che sarebbe interessante conoscere.

Le priorità di una città

Non contestiamo il diritto di un’amministrazione di ridisegnare una piazza, realizzare una pista ciclabile, investire sulla cultura o immaginare grandi trasformazioni urbane.

È il suo compito.

Ma governare significa anche decidere che cosa viene prima.

E dopo quasi cinque anni di amministrazione Russo il caso di via Giuria offre un’immagine difficile da ignorare: 29 appartamenti popolari di proprietà comunale.

14 occupati. 15 sfitti.

Non sappiamo quanti dei 15 possano essere recuperati rapidamente e quanti richiedano interventi importanti. Proprio per questo sarebbe opportuno che il Comune rendesse pubblica la situazione dettagliata.

E non soltanto quella di via Giuria.

Quanti sono complessivamente gli appartamenti ERP di proprietà del Comune di Savona?

Quanti sono occupati?

Quanti sono sfitti?

Da quanto tempo?

Quanti sono immediatamente assegnabili?

Quanti necessitano di manutenzione ordinaria?

Quanti richiedono lavori straordinari?

E soprattutto: quanto denaro sarebbe necessario per rimetterli tutti a disposizione?

Sono numeri forse meno affascinanti di un rendering.

Ma raccontano molto meglio le priorità di un’amministrazione.

Prima delle “nuove rotte” c’è una porta da riaprire

Savona ha cercato nuove rotte per la cultura.

Ha progettato piazze, ciclovie, trasformazioni urbanistiche e una nuova immagine della città.

Tutto può avere una propria ragione.

Ma forse esiste una “grande opera” molto meno spettacolare che avrebbe meritato almeno la stessa attenzione: recuperare le case pubbliche vuote.

Perché una famiglia che aspetta un alloggio difficilmente sarà consolata dal sapere che la città ha un nuovo progetto urbanistico se, magari a poche centinaia di metri, esiste un appartamento pubblico inutilizzato perché servono lavori.

Via Giuria ci consegna un numero che vale più di tanti slogan:

15 appartamenti vuoti su 29.

Più della metà del palazzo.

E allora la domanda alla Giunta Russo non deve essere ideologica e neppure propagandistica.

Deve essere molto più semplice:  in una città che considera il sociale una propria priorità, perché quelle quindici porte sono ancora chiuse?

Perché prima della Savona del futuro c’è la Savona di oggi.

E prima dei grandi progetti ci sono bisogni molto più elementari.

Uno di questi si chiama casa.


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