Roma – Ue, Corte dei conti europea: c’è ancora da lavorare sul prossimo bilancio a lungo termine dell’Unione
Si stima che il 3,8 % del bilancio dell’UE sia stato speso in modo irregolare nell’esercizio 2025. Il meccanismo di ripresa dalla COVID è inficiato da pagamenti irregolari e debolezze. I prestiti assunti dall’UE potrebbero raggiungere i 1 000 miliardi di euro entro il 2027
Nella relazione annuale pubblicata oggi, la Corte dei conti europea segnala che il livello di errore stimato nella spesa dell’UE rimane troppo alto. Ciò ha importanza per i cittadini, perché la debolezza dei controlli sulla spesa compromette la fiducia che i fondi vadano a progetti ammissibili e che ottengano i risultati voluti. Ha importanza anche per i decisori politici, poiché i negoziati sul prossimo bilancio a lungo termine (2028-2034) dell’UE sono tuttora in corso. La Corte esorta i decisori politici a far sì che il nuovo modello di bilancio attualmente dibattuto, che sarebbe molto simile a quello del dispositivo per la ripresa e la resilienza (RRF), non presenti gli stessi punti deboli individuati nell’RRF, il principale pilastro del pacchetto dell’UE per la ripresa dalla pandemia. La Corte avverte inoltre che il crescente indebitamento dell’UE potrebbe esercitare pressioni sempre maggiori sui futuri bilanci e sulle scelte d’intervento.
La Corte conclude che i conti dell’UE per il 2025 forniscono un’immagine fedele e veritiera della situazione finanziaria e che le operazioni su cui sono basate le entrate sono prive di errori. Tuttavia, il livello di errore stimato nella spesa dell’UE è passato dal 3,6 % del 2024 al 3,8 %. Gli auditor della Corte hanno rilevato irregolarità anche nei 45,4 miliardi di euro spesi a titolo dell’RRF.
“Bilanci ambiziosi richiedono misure di salvaguardia ugualmente ambiziose”, ha commentato il Presidente della Corte Tony Murphy. “Se l’UE passa a un nuovo modello di bilancio nel quale il finanziamento non è più collegato ai costi, dobbiamo imparare dall’esperienza e ovviare a ciò che in passato non ha funzionato, in modo che i fondi dell’UE conseguano gli effetti voluti per i cittadini”.
Nell’ambito dell’RRF, di cui il 2025 era il penultimo anno di attuazione, i paesi dell’UE ricevono i fondi a fronte del conseguimento di traguardi e obiettivi predefiniti. A fine 2025, erano stati erogati 237,5 miliardi di euro dei 359,9 miliardi di euro impegnati in questo contesto; un terzo dei fondi disponibili per le sovvenzioni, ossia più di 122 miliardi di euro, dovrà pertanto essere pagato nell’ultimo anno dell’RRF. Tuttavia, vi sono notevoli differenze tra gli Stati membri nella percentuale degli importi assegnati per le sovvenzioni RRF che è stata utilizzata: solo tre Stati su 27 avevano utilizzato almeno l’80 % dei fondi.
Le norme e le condizioni stabilite non sono state rispettate per nove dei 37 pagamenti per sovvenzioni effettuati in favore degli Stati membri nel 2025. Ad esempio, gli auditor della Corte hanno rilevato il non soddisfacente conseguimento di traguardi e obiettivi, violazioni delle norme in materia di appalti pubblici e irregolarità concernenti gli aiuti di Stato. Hanno altresì individuato punti deboli nella definizione dei traguardi e degli obiettivi, lacune nel monitoraggio effettuato dalla Commissione e problemi persistenti circa l’affidabilità dei sistemi di controllo degli Stati membri. La Corte ha quindi formulato un giudizio con rilievi sulla spesa a titolo dell’RRF. Per di più, ai paesi dell’UE è stato a volte consentito di semplificare i rispettivi impegni in materia di piani di ripresa o di renderli meno estesi, senza che detti paesi fornissero motivi ed elementi probatori convincenti. In alcuni casi, le modifiche sono state apportate solo dopo che il paese in questione aveva chiesto il pagamento alla Commissione. Ciò genera il rischio che gli Stati possano ricevere fondi UE per ottenere meno di quanto originariamente promesso.
Per la spesa di bilancio tradizionale dell’UE, la Corte ha constatato che gli errori erano sia significativi che diffusi. Ha pertanto formulato, per il settimo anno di seguito, un giudizio negativo sulla spesa dell’UE. I tassi di errore più alti erano nei finanziamenti per la coesione, che sostengono l’occupazione, la crescita e lo sviluppo regionale, nonché nella spesa per agricoltura e ambiente. Il tasso di errore nei fondi per la coesione è passato dal 5,7 % del 2024 al 6,6 % nel 2025, mentre quello per agricoltura e ambiente è aumentato dal 2,6 % al 3,9 %. I problemi più comunemente rilevati sono stati il finanziamento di progetti o costi non ammissibili ed il mancato rispetto della normativa in materia di appalti pubblici.
La Corte avverte inoltre che il crescente onere del debito dell’UE potrebbe pesare molto sui bilanci futuri. I prestiti assunti dall’UE potrebbero raggiungere i 1 000 miliardi di euro entro il 2027, per lo più a causa dell’NGEU, mentre le sole spese per interessi per il sostegno a fondo perduto dell’NGEU nel corso del periodo 2028-2034 potrebbero giungere a 93 miliardi di euro. Le proposte presentate dalla Commissione per il prossimo bilancio consentirebbero inoltre un ingente ulteriore indebitamento per sostenere l’Ucraina, i piani nazionali degli Stati membri e l’eventuale ricorso al meccanismo per le crisi gravi. Le somme in questione potrebbero essere considerevoli. Ad esempio, i prestiti a favore dell’Ucraina approvati o concordati a partire dal 2014, compreso il prestito di 90 miliardi di euro in aiuto dell’Ucraina deciso all’inizio del 2026, sono ammontati in totale a 170,1 miliardi di euro, di cui alla fine del 2025 erano già stati erogati 70,3 miliardi di euro.
La Corte invita quindi alla cautela per quanto riguarda i bilanci futuri: senza un accordo su nuove fonti di entrate, il bilancio dell’UE potrebbe far fronte ad una significativa carenza di fondi, che imporrebbe scelte difficili, quali contributi nazionali più alti e ambizioni minori.
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