Dal bilancio post-2027 alla possibile adesione dell’Ucraina, passando per la promozione dei prodotti europei: l’Unione prova a conciliare sicurezza alimentare, competitività e nuove priorità geopolitiche. Intanto, gli Stati membri chiedono maggiore flessibilità e la Commissione difende le risorse proposte.
La partita sulla futura Politica agricola comune entra in una fase decisiva, mentre sul tavolo europeo si intrecciano questioni che vanno ben oltre la distribuzione degli aiuti: la tenuta del bilancio comunitario, la competitività delle imprese, la sicurezza degli approvvigionamenti e le conseguenze di un possibile allargamento dell’Unione. Il messaggio che arriva da Bruxelles è duplice: l’agricoltura viene riconosciuta come una leva strategica per l’autonomia europea, ma restano da definire le condizioni finanziarie e normative necessarie a tradurre questa ambizione in certezze per le aziende.
Le prossime settimane saranno determinanti. Gli Stati membri continuano a lavorare sul regolamento della Pac post-2027, mentre la Commissione difende la propria proposta di bilancio e prepara il confronto politico sull’allargamento. Tre dossier distinti, ma accomunati da una questione fondamentale: quale spazio intende riservare l’Europa alla propria capacità produttiva agricola nel nuovo equilibrio delle priorità comunitarie?
Gli Stati membri chiedono più flessibilità
Il negoziato sulla futura Pac procede con l’obiettivo di raggiungere un accordo parziale in occasione del Consiglio Agrifish del 26 e 27 ottobre, in Lussemburgo. Nella riunione del Comitato speciale Agricoltura del 5 ottobre, le delegazioni nazionali hanno riconosciuto i progressi compiuti sul testo, ma hanno indicato la necessità di ulteriori aggiustamenti.
Al centro del confronto figurano la flessibilità del sistema di attuazione, le disposizioni relative alla gestione sostenibile delle aziende agricole, il sostegno accoppiato al reddito e i tassi di controllo. La richiesta è di adattare meglio gli strumenti alle diverse realtà produttive, senza compromettere il carattere comune della politica agricola.
La presidenza irlandese è ora chiamata a rivedere il testo alla luce delle osservazioni ministeriali e tecniche. Il Comitato speciale Agricoltura tornerà sul dossier il 12 e il 19 ottobre, prima del passaggio politico previsto a fine mese.
Il confronto regolamentare, tuttavia, non può essere separato da quello finanziario. È il prossimo Quadro finanziario pluriennale a determinare le risorse effettivamente disponibili per l’agricoltura dopo il 2027. E proprio su questo terreno si misurerà la credibilità delle garanzie offerte al settore.
Von der Leyen difende il bilancio, ma restano i nodi aperti

Nel suo intervento al Parlamento europeo del 6 ottobre, in vista del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha ribadito che la proposta di bilancio mantiene l’attuale livello di sostegno finanziario all’agricoltura e alla coesione.
La presidente ha inoltre annunciato un rafforzamento delle risorse destinate alle crisi, richiamando in particolare la necessità di ricostituire la riserva agricola, ormai esaurita, e di assicurare strumenti adeguati per affrontare le calamità naturali.
Il richiamo arriva in un contesto segnato dall’aumento dei costi energetici e dalla pressione sulle imprese. Nel suo discorso, von der Leyen ha riferito che, dalla fine di febbraio, i prezzi del gas sono cresciuti del 140% e quelli del diesel sono raddoppiati. Non ha tuttavia illustrato misure specifiche per l’agricoltura e l’industria alimentare rispetto a questa emergenza.
La difesa del livello complessivo di sostegno rappresenta un elemento importante del confronto, ma non esaurisce le questioni sollevate dalla filiera. Restano da chiarire l’architettura della futura Pac, le modalità di finanziamento e le condizioni che permetteranno alle aziende di programmare gli investimenti. La tenuta delle risorse dovrà quindi accompagnarsi a strumenti accessibili, prevedibili e adeguati alle esigenze produttive.
Ucraina, l’allargamento passa anche dall’agricoltura
Un altro passaggio rilevante riguarda la revisione delle politiche europee in vista dei futuri allargamenti. Nel documento presentato il 6 ottobre, la Commissione europea individua nell’agricoltura ucraina un settore che richiederà misure specifiche, alla luce delle dimensioni, della struttura e dell’elevata produttività del comparto.
Per un’eventuale adesione dell’Ucraina, Bruxelles prospetta disposizioni mirate che limitino in modo significativo il sostegno finanziario e l’accesso al mercato per alcuni prodotti agricoli sensibili. L’obiettivo dichiarato è evitare effetti negativi sugli agricoltori europei, favorendo al tempo stesso il recupero dell’accesso ucraino ai tradizionali mercati di esportazione nei Paesi terzi.
Le misure transitorie potrebbero essere previste anche in altri futuri trattati di adesione, qualora necessario. Il tema entrerà nel confronto tra gli Stati membri e nelle successive fasi dei negoziati.
La posizione dell’industria agricola ucraina evidenzia, tuttavia, un altro aspetto della questione. L’Ukrainian Agribusiness Club mette in guardia dal rischio di un approccio eccessivamente protezionistico: alle imprese ucraine non si può chiedere di sostenere gli ingenti costi dell’adeguamento agli standard europei senza una prospettiva credibile di accesso al mercato unico.
L’associazione propone una transizione graduale, fino a dieci anni dopo l’adesione, per allineare progressivamente requisiti normativi, accesso al mercato e sostegni agricoli. Una posizione che richiama la necessità di conciliare la tutela dei produttori europei con la sostenibilità economica del percorso di integrazione ucraino.
La sfida per Bruxelles sarà individuare un equilibrio tra apertura e salvaguardie, evitando che l’allargamento alimenti squilibri competitivi o produca incertezze per le imprese chiamate ad adeguarsi alle regole comunitarie.
Promozione, il Parlamento chiede risorse adeguate
Sul fronte dei mercati, la Commissione Agricoltura del Parlamento europeo ha approvato il 5 ottobre, con 37 voti favorevoli, sette contrari e un’astensione, una relazione che punta a rendere più flessibile ed efficace la politica europea di promozione dei prodotti agroalimentari.
Gli eurodeputati chiedono procedure più semplici, maggiore capacità di adattare le campagne ai cambiamenti geopolitici e commerciali e più opportunità per piccole e medie imprese, aziende agricole e organizzazioni delle aree rurali. Tra le proposte figura anche la possibilità di affiancare il marchio europeo «Enjoy, it’s from Europe» alle indicazioni sull’origine nazionale dei prodotti destinati ai mercati esteri.
La relazione attribuisce particolare importanza alla qualità, alla tracciabilità, alle indicazioni geografiche e alla sostenibilità, chiedendo inoltre un trattamento equo per tutti i settori ammissibili, compresi carne e vino.
Il relatore Salvatore De Meo ha sottolineato la necessità di una politica più orientata al mercato e adeguatamente finanziata. Farm Europe ed Eat Europe hanno accolto positivamente il voto, chiedendo che il bilancio della promozione sia mantenuto almeno al livello del 2026, dopo le preoccupazioni per una possibile riduzione di quasi il 50% delle risorse nel 2027.
Il messaggio politico è quello di rafforzare la presenza internazionale dell’agroalimentare europeo richiede strumenti capaci di valorizzarne la qualità e la diversità, ma anche finanziamenti coerenti con gli obiettivi dichiarati.
Biologico, la transizione ha bisogno di continuità
La stessa esigenza di stabilità emerge dal dibattito sul biologico. Intervenendo al Congresso europeo del biologico di Cork, la presidente von der Leyen ha indicato il settore come una componente importante della resilienza agricola europea, richiamandone il contributo alla protezione dei suoli, alla riduzione della dipendenza dagli input esterni e al rafforzamento delle economie rurali.
La Commissione prevede di rivedere il Piano d’azione per il biologico nel 2027, con l’obiettivo di favorire lo sviluppo del settore e l’apertura di nuovi mercati. Intanto, gli operatori chiedono garanzie specifiche nella futura Pac e nel prossimo bilancio pluriennale, per sostenere sia le aziende in conversione sia quelle che hanno già adottato il metodo biologico.
Il dossier normativo procede parallelamente: il trilogo politico sulla revisione del regolamento europeo è previsto per il 20 ottobre. L’obiettivo è raggiungere rapidamente un accordo, così da consentire l’adozione delle nuove disposizioni entro la fine del 2026 ed evitare la scadenza degli accordi di equivalenza relativi alle importazioni biologiche dai Paesi terzi.
La sovranità alimentare si misura nelle scelte di bilancio

A rafforzare il richiamo alla centralità dell’agricoltura è stato anche il commissario europeo all’Agricoltura e all’Alimentazione, Christophe Hansen, intervenuto il 7 ottobre davanti ai parlamentari francesi. Il commissario ha difeso la necessità di una Pac forte e di un sostegno garantito al reddito agricolo, indicando i 300 miliardi di euro previsti dalla proposta della Commissione per il sostegno al reddito come una soglia minima, non un tetto massimo. Gli Stati membri, ha ricordato, potrebbero integrare queste risorse attraverso altri fondi europei.
Hansen ha inoltre richiamato il peso economico del sistema agroalimentare dell’Ue, le difficoltà legate ai costi di fertilizzanti ed energia e la necessità di rafforzare la gestione dei rischi. In questo quadro si inserisce la proposta di raddoppiare, nel prossimo quadro finanziario, la dotazione annua del fondo europeo per le crisi agricole, portandola da 450 a 900 milioni di euro.
Il punto politico che emerge da Bruxelles è dunque sempre più netto: la sicurezza alimentare, la competitività e la resilienza non possono essere trattate come obiettivi separati dalla politica agricola. Ma riconoscere il valore strategico del settore non basta.
La vera prova per l’Europa sarà trasformare il riconoscimento del valore strategico dell’agricoltura in garanzie finanziarie, regole prevedibili e strumenti adeguati alle esigenze delle imprese. È in questa prospettiva che si inserisce anche il dibattito sul fondo unico per il prossimo bilancio europeo: una maggiore flessibilità nell’impiego delle risorse può favorire il coordinamento delle politiche, ma come evitare che finisca per rendere meno riconoscibile e tutelata la specificità dell’agricoltura?
Il rischio, è che le nuove priorità europee – dalla difesa alla competitività, dall’energia alla tecnologia – finiscano per trovare copertura anche a scapito dell’agricoltura e della coesione, utilizzate come una sorta di «bancomat». Da qui la richiesta di garanzie concrete sulle risorse e la disponibilità del Parlamento europeo a respingere il nuovo quadro finanziario qualora queste non si traducano in impegni credibili.
Resta allora una questione di fondo: un bilancio più flessibile può davvero rafforzare l’azione dell’Unione senza indebolire le politiche che ne hanno accompagnato la costruzione? La Pac è una delle espressioni più concrete dell’integrazione europea, perché traduce obiettivi comuni in strumenti a sostegno di un settore essenziale per tutti gli Stati membri. Come ha ricordato recentemente Paolo De Castro in un suo intervento, «una politica comune non significa una politica centralizzata»: gli obiettivi devono essere condivisi a livello europeo, lasciando ai territori la possibilità di individuare le soluzioni più efficaci in funzione delle proprie caratteristiche produttive.
La questione, dunque, non è soltanto come distribuire le risorse, ma quale equilibrio l’Europa intenda preservare tra nuove priorità e politiche comuni.
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