Lo strappo tra il sindaco Bandecchi e i quattro dissidenti si consuma poco prima dell’ora dell’aperitivo, con la rapidità e la ruvidezza di un clic. E apre la crisi dei numeri a Palazzo Spada.
Ma la notizia è deflagrata con l’invio alla mailing list dei giornalisti da parte dei consiglieri di un comunicato di fuoco. Si tratta della risposta alla mossa del primo cittadino che aveva dichiarato fuori dalla maggioranza Severoni, Sterlini, Colasanti e Mengaroni ai quali aveva chiesto di cambiare il nome del gruppo “Con Bandecchi per Terni”.
La rottura è ormai definitiva ed è stata sancita dagli stessi quattro. A sottoscrivere il documento d’addio c’è, dunque, anche Federica Mengaroni, che è pure consigliere provinciale, data fino all’ultimo in bilico per il mantenimento dell’appoggio al primo cittadino.
Il risultato politico è un terremoto, che però Bandecchi aveva calcolato. Il sindaco si ritrova con i numeri ridotti all’osso: dovrà ora governare con l’anatra zoppa, potendo contare solamente su 15 voti su un totale di 32 consiglieri.
Terni, la crisi della maggioranza Bandecchi: i quattro dicono addio
Il comunicato fa seguito a una serie di scontri andati in scena tra giovedì e venerdì. I quattro consiglieri dissidenti del neonato gruppo “Con Bandecchi per Terni” erano stati cancellati dalla chat WhatsApp della maggioranza. Un gesto digitale che aveva anticipato le scomuniche ufficiali, continuate puntuali nella giornata di venerdì dopo il comunicato che ha dato il via alle danze.
Una serie di rappresaglie contro l’atteggiamento critico assunto dai quattro consiglieri che aveva contemplato anche la minaccia di sfiducia per le presidenze della prima e della seconda commissione, guidate rispettivamente dalla capogruppo Marina Severoni e dal vice Andrea Sterlini.
L’uscita di scena dei quattro, invece, non ammette repliche o mediazioni dell’ultim’ora. “Revochiamo formalmente e definitivamente la fiducia a Sindaco e Giunta”, scrivono in un lungo comunicato congiunto diffuso in queste ore. Si tratta di un posizionamento netto, un passaggio tra i banchi dell’opposizione che i consiglieri rivendicano come una decisione ponderata e non emotiva.
“La nostra è una scelta politica”, sottolineano più volte. Tanto che il documento chiarisce con forza la presa di distanza dal governo cittadino.
“Nessuno può decidere al posto dei consiglieri comunali se e come esercitare il proprio mandato. Il Sindaco non ha il potere di ‘cacciare’ i consiglieri dalla maggioranza”. La distanza ormai è incolmabile e si fonda su quello che i dissidenti definiscono il mancato rispetto di una parte sostanziale del patto elettorale stipulato con i cittadini.
Su lavori pubblici e sicurezza l’accusa di promesse tradite
Le accuse mosse all’esecutivo tracciano un bilancio severo di questi mesi di amministrazione. Sul tavolo ci sono dossier pesanti rimasti, a detta del gruppo nato nell’agosto scorso, completamente lettera morta. Si va dalla contrarietà alle privatizzazioni alle scelte sull’idroelettrico e sulla Ztl.
I consiglieri ricordano in particolar modo i progetti che fino a otto mesi fa sembravano pronti al decollo e che invece si sono arenati: “l’appalto per la pubblica illuminazione, il fallimento sui fondi del PNRR per l’ascensore di Cesi e la mancata apertura degli asili a settembre, senza dimenticare l’albergo diffuso nei borghi o la struttura all’ex Viscosa”.
Spazio ampio anche alla gestione della sicurezza urbana. Nonostante le rassicurazioni e l’assunzione di quaranta vigili urbani, un numero – che sostengono – comunque inferiore ai sessanta annunciati dal sindaco, il documento denuncia un peggioramento reale della situazione.
“Il progetto ‘vigile di quartiere’ o quello dei ‘droni’ che fine hanno fatto?”, si chiedono i quattro. Tra i nervi scoperti c’è anche il progetto “Cantiere Comune” per l’asfaltatura delle strade in house.
Un piano in cui il gruppo aveva creduto ma che, denunciano i fuoriusciti, “è stato svuotato senza una motivazione e i macchinari sono, allo stato, inutilizzati se non per quanto attiene la Tappa Buchi”.
Trasparenza negata e la rottura con la Giunta
Quello posto dal comunicato dei quattro è – sottolineano “un tema di metodo, oltre che di merito” alla base della scissione politica.
Al momento della costituzione del gruppo consiliare, Severoni, Sterlini, Colasanti e Mengaroni ricordano di aver avanzato richieste precise al sindaco, formalizzate anche in una lettera alla Giunta.
L’obiettivo dichiarato era garantire maggiore condivisione sulle scelte amministrative. “Avevamo chiesto di poter conoscere e approfondire preventivamente le delibere”, spiegano i quattro, lamentando la totale mancanza di aggiornamenti sui grandi cantieri finanziati dal PNRR. Il riferimento è a partite nevralgiche come i 20 milioni di euro per il borgo di Cesi o il cantiere del Teatro Verdi.
Opere fondamentali sulle quali, si legge nel testo, “i cittadini hanno il diritto di conoscere tempi, costi, criticità e prospettive concrete. Stessa nebbia – sostengono i dissidenti – sulle risorse derivanti dai canoni idrici e sugli interventi di manutenzione del verde affidati al Global Service”.
Il clima di tensione si era già acuito lo scorso febbraio, in occasione del rimpasto dell’esecutivo. Una manovra non condivisa dai consiglieri, in cui lo stesso Bandecchi aveva ammesso l’inadeguatezza di alcuni nuovi assessori.
Le recenti polemiche sulle Partecipate hanno rappresentato l’atto finale della scissione.
Orsini: “Nessuna pregiudiziale, ma resto autonomo”
In questo scenario di estrema fragilità numerica per l’amministrazione, i voti delle opposizioni e dei battitori liberi possono diventare l’ago della bilancia. Pur senza ingressi organici in maggioranza, i voti sui singoli provvedimenti qualificanti per l’azione amministrativa darebbero comunque al primo cittadino quei numeri necessari ad arrivare a fine mandato.
Proprio in quest’ottica si inserisce la tempestiva presa di posizione di Valdimiro Orsini. Il consigliere comunale, a ridosso del terremoto politico nel gruppo misto, ha voluto sgombrare il campo dalle recenti indiscrezioni di stampa su un suo possibile ingresso nell’esecutivo per puntellare la traballante maggioranza.
“Dichiaro con assoluta fermezza di non essere interessato a nessun rimpasto di giunta che preveda un mio coinvolgimento”, ha messo a verbale Orsini in una nota. Ribadendo come la sua presenza in Consiglio risponda unicamente a un inderogabile dovere istituzionale nei confronti degli elettori.
La linea dettata dal consigliere si profila come un’autonomia rigorosa, lontana da logiche di fazione ma altrettanto distante da eventuali sconti precostituiti. Orsini ha infatti garantito che non manterrà alcuna “posizione pregiudiziale” verso i provvedimenti della giunta, scegliendo di valutare ogni singolo atto nell’esclusivo interesse della città.
La rotta amministrativa è tracciata: semaforo verde per le delibere considerate utili alla cittadinanza, voto contrario e respingimento per le proposte non condivise nei contenuti o nel metodo. Un avvertimento che si estende anche all’infiammato clima politico che si respira in queste ore a Palazzo Spada.
Una implicita conferma da parte di uno dei consiglieri più esperti e navigati di come, d’ora in avanti, l’amministrazione Bandecchi – se i numeri e il clima resteranno quelli di stasera – dovrà misurarsi con il confronto dialettico in aula, dovendo conquistare ogni singolo provvedimento voto per voto.
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