Il Cipess ha dato il proprio parere favorevole allo schema di decreto interministeriale Mit (Ministero Infrastrutture Trasporti) – Mef (Ministero Economia Finanza) che riprogramma le risorse ancora disponibili del Fondo per le infrastrutture portuali. Sul piatto ci sono 357,6 milioni di euro, spalmati sulle annualità dal 2025 al 2035. La delibera, la n. 28/2026 adottata nella seduta del 4 agosto, è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 248 del 24 ottobre, dopo la registrazione alla Corte dei conti avvenuta il 13 ottobre.
Il provvedimento chiude una vicenda aperta da tempo: restituisce ai porti gran parte dei fondi persi per il mancato rispetto delle scadenze e aggiunge tre interventi considerati strategici dal ministero. Le risorse sono appostate sul capitolo 7258 del bilancio Mit: 4,5 milioni in conto residui 2025, 7,5 milioni sull’esercizio 2026 e circa 345,6 milioni sugli anni successivi. La Conferenza Stato-Regioni aveva già sancito l’intesa il 23 luglio.
All’origine c’è il decreto Mims-Mef n. 52 del 10 marzo 2022, che aveva approvato un programma di opere portuali da 400 milioni di euro. L’articolo 5 prevedeva la revoca dei fondi se entro diciotto mesi non fosse stata assunta un’obbligazione giuridicamente vincolante per l’affidamento dei lavori.
Cinque Autorità di sistema portuale non sono riuscite a rispettare il termine: Adriatico settentrionale, Tirreno settentrionale, Tirreno meridionale e Ionio, Tirreno centrale e Adriatico centrale. Secondo la relazione istruttoria hanno pesato la complessità delle procedure di gara e gli effetti della pandemia. Le richieste di proroga non hanno ottenuto il concerto del Mef, preoccupato dagli effetti sulla finanza pubblica dello spostamento della spesa su annualità diverse.
Con una nota del 22 settembre 2025 il Mit ha quindi respinto le istanze e revocato finanziamenti per 300 milioni. Lo stesso Mef aveva però aperto alla possibilità di riassegnare le risorse a partire dal 2025. Il ministero ha così chiesto agli enti di confermare l’interesse: tutte le Autorità coinvolte lo hanno fatto, impegnandosi a coprire con fondi propri eventuali maggiori costi.
La quota più consistente, 275,8 milioni, rifinanzia nove interventi già previsti dal decreto n. 52/2022. Riguardano i porti di Piombino, Gioia Tauro, Napoli, Ortona, Pesaro, Venezia e Ancona, quest’ultima con tre opere. Il Cipess richiama il perdurante interesse pubblico, l’avanzato stato procedurale dei progetti e le legittime aspettative dei territori.
Per tre interventi la dotazione cresce complessivamente di 15 milioni. Su richiesta dell’Autorità di sistema portuale del mare Adriatico centrale, con nota del 27 marzo 2026, salgono di 2 milioni gli interventi nel porto di Ortona e di 8 milioni la nuova banchina crociere sul fronte esterno del Molo Clementino ad Ancona. Restano invece fuori la vasca di colmata per i sedimenti di San Benedetto del Tronto e la deviazione del porto canale di Pescara: secondo l’ente la progettazione può proseguire con le risorse già impegnate.
Altri 34 milioni tornano a Ortona per due opere ammesse con il decreto Mit-Mef n. 425 del 30 dicembre 2022: la ristrutturazione del Molo Martello (4 milioni) e il primo stralcio di riqualificazione e potenziamento della banchina di riva (30 milioni). In questo caso il ministero non aveva potuto assumere gli impegni contabili per i tagli alla spesa disposti nell’agosto 2023, dopo l’emergenza alluvionale in Emilia-Romagna.
Il decreto destina 47,8 milioni di euro a tre interventi nuovi, ai quali il Mit riconosce valenza strategica.
A Trieste vanno 12.349.721 euro per il banchinamento parziale del terminal Ro-Ro Noghere, fase I secondo il Piano regolatore portuale 2016. L’opera comprende il dragaggio del canale di servizio e il collegamento alla viabilità, e fa parte di un progetto più ampio già finanziato dal Piano nazionale complementare e in corso di esecuzione.
A Messina arrivano 7 milioni per riavviare i lavori della piattaforma logistica intermodale di Tremestieri, con annesso scalo portuale. Si tratta del completamento di un intervento già affidato, che quindi non richiede una nuova gara.
La voce più pesante è per Venezia: 28,5 milioni per due accosti destinati a navi fino a 340 metri e per un terminal passeggeri sul Canale Nord di Porto Marghera. L’opera rientra tra quelle commissariate per la salvaguardia della laguna e nel nuovo modello di accessibilità crocieristica, basato sul canale Malamocco-Marghera e su un modello homeport. Il finanziamento copre il costo aggiuntivo emerso con l’aggiornamento del progetto, legato a fondazioni più complesse per le caratteristiche geotecniche dell’area e alla presenza di sedimenti contaminati. Il primo stralcio è in corso, mentre per il secondo l’obbligazione vincolante è attesa entro il 30 giugno 2027.
Nella delibera il Comitato sottolinea anche i benefici ambientali: a Venezia l’allontanamento delle grandi navi dal centro storico e dalle acque lagunari più delicate, a Trieste e Tremestieri lo spostamento di merci dalla strada al mare e la riduzione delle emissioni.
Il ruolo di soggetto attuatore spetta alle Autorità di sistema portuale competenti per territorio. Per Marghera lo assume il presidente dell’Autorità del mare Adriatico settentrionale, in qualità di commissario straordinario per gli approdi temporanei e gli interventi complementari per Venezia. Tempi, obblighi ed erogazione del contributo saranno fissati in accordi procedimentali con la Direzione generale per i porti, la logistica e l’intermodalità del Mit.
Lo schema di decreto ripropone la revoca delle risorse in assenza di obbligazioni giuridicamente vincolanti. Il Cipess accompagna il parere con alcune prescrizioni. Entro luglio di ogni anno il Mit dovrà inviare al Comitato una relazione sullo stato di attuazione degli interventi del Fondo, con le eventuali criticità e un quadro dei finanziamenti assegnati, revocati e ancora disponibili.
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