C’è chi custodisce la cultura e chi, oltre a questo, riesce a renderla materia viva, facendola dialogare con il territorio, creando connessioni, occasioni di incontro e nuove possibilità di scoperta. È questo il ruolo che emerge dalla nostra ultima intervista al vulcanico direttore del MUSA – Museo Tuscolano Scuderie Aldobrandini di Frascati-  Alfredo Moraci, impegnato in prima linea non solo nel rilancio del prestigioso spazio museale che quest’anno ha celebrato i 25 anni dell’opera di ristrutturazione firmata dall’architetto Massimiliano Fuksas, ma anche nella promozione e nella valorizzazione del patrimonio culturale del nostro prezioso territorio.

A circa un anno dall’avvio del biglietto integrato, abbiamo infatti incontrato il direttore e con lui abbiamo voluto stilare un primo bilancio di questa iniziativa che prevede la possibilità per i visitatori di acquistare un biglietto unico a prezzo ridotto per l’ingresso al Parco Archeologico Culturale di Tuscolo, al Museo Tuscolano Scuderie Aldobrandini di Frascati, al Museo del Vino e a Villa Mondragone. Un’iniziativa interessante, nata per valorizzare e promuovere l’importante patrimonio culturale, storico e archeologico del territorio tuscolano capace di mettere in relazione natura, luoghi della cultura, produzione vitivinicola e mobilità sostenibile.

 

Direttore, a circa un anno dalla nascita del biglietto integrato, quale è il bilancio possiamo fare?

Il bilancio è sicuramente positivo. Il biglietto integrato nasce da una proposta sviluppata con l’obiettivo di superare progressivamente una visione limitata ai singoli luoghi della cultura e cominciare invece a ragionare in termini di territorio. Con 10 euro e una validità di un anno è possibile visitare il Museo Tuscolano – Scuderie Aldobrandini, il Parco culturale e archeologico di Tuscolo, Villa Mondragone e il Museo del Vino di Monte Porzio Catone. Uno degli aspetti più significativi dell’iniziativa è proprio la capacità di mettere in rete realtà appartenenti a soggetti differenti: i Comuni di Frascati e Monte Porzio Catone, la Comunità Montana dei Castelli Romani e Monti Prenestini e l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata. Per il nostro territorio si tratta di un’esperienza particolarmente interessante, perché per la prima volta si è costruito uno strumento condiviso capace di presentare al visitatore luoghi diversi come parti di un unico patrimonio culturale territoriale. Il risultato più importante, quindi, non è soltanto il numero dei biglietti venduti, ma l’aver avviato concretamente una collaborazione tra istituzioni diverse intorno a un obiettivo comune: la valorizzazione culturale e turistica del territorio.

 

Qual è stato l’effetto concreto sui luoghi coinvolti?

Il Museo Tuscolano – Scuderie Aldobrandini è stato il luogo che ha venduto il maggior numero di biglietti integrati e ha svolto quindi una significativa funzione trainante. Questo dato è particolarmente interessante perché uno degli obiettivi era proprio quello di utilizzare i luoghi maggiormente frequentati come punto di partenza per favorire la conoscenza degli altri siti. La validità annuale del biglietto rappresenta, da questo punto di vista, un elemento fondamentale. Il visitatore non è costretto a concentrare tutto in una sola giornata, ma può tornare sul territorio più volte nell’arco dell’anno. Chi visita le Scuderie Aldobrandini può quindi essere stimolato a tornare per conoscere Tuscolo, Villa Mondragone o il Museo del Vino e viceversa. È questo effetto di ritorno sul territorio uno dei risultati che considero più interessanti: il biglietto non è semplicemente uno strumento di accesso a quattro luoghi, ma diventa un incentivo a tornare nei Castelli Romani e ad approfondirne progressivamente la conoscenza.

Il progetto ha poi cercato di creare un collegamento anche con la produzione vitivinicola, fattore distintivo del nostro territorio. Come nasce questa seconda fase?

È stato un passaggio quasi naturale. Se vogliamo ragionare realmente in termini territoriali, dobbiamo mettere in relazione il patrimonio storico e culturale con uno degli elementi che maggiormente caratterizzano l’identità di queste colline: la produzione vitivinicola. Grazie anche al coinvolgimento dell’azienda Merumalia e al rapporto con il mondo della produzione del Frascati DOC e DOCG, abbiamo sviluppato una mappa che mette in relazione i luoghi compresi nel biglietto integrato con le cantine del territorio di Frascati e Monte Porzio Catone. Per ciascuna cantina, attraverso una specifica legenda, vengono fornite numerose informazioni: le caratteristiche della produzione, la presenza di servizi di ristorazione, l’eventuale disponibilità di strutture ricettive all’interno dell’azienda, l’accessibilità e altre indicazioni utili. Sono inoltre riportati indirizzi, numeri telefonici, e-mail e contatti, permettendo al visitatore di conoscere le diverse realtà e di organizzare direttamente la propria esperienza. Si tratta quindi di informazioni specificamente dedicate alle cantine, affiancate ai luoghi del biglietto integrato con l’obiettivo di offrire una lettura più ampia del territorio. L’idea è semplice: chi arriva per visitare un museo o un sito archeologico può essere stimolato a conoscere una cantina e, allo stesso modo, chi viene nei Castelli Romani per il vino può essere invitato a scoprire Tuscolo, le Scuderie Aldobrandini, Villa Mondragone e il Museo del Vino.

Perché ritiene così importante questo rapporto tra patrimonio culturale e produzione vitivinicola?

Perché abbiamo uno storytelling territoriale straordinario, che affonda le proprie radici nella storia millenaria di queste colline. La produzione vitivinicola del territorio tuscolano ha origini antichissime ed è strettamente legata alla storia di Roma. Il vino prodotto su queste colline raggiungeva Roma già nell’antichità e rappresenta quindi un elemento che attraversa secoli di storia del nostro territorio. Archeologia, paesaggio e vino non sono realtà separate: fanno parte della stessa storia.

Abbiamo siti archeologici, musei, ville storiche, paesaggio, tradizioni e produzioni vitivinicole di eccellenza concentrati in un territorio estremamente vicino a Roma. Tutti questi elementi possono concorrere allo sviluppo di un modello di turismo lento, culturale ed esperienziale, nel quale il visitatore non arriva semplicemente per vedere un monumento e poi riparte, ma trascorre del tempo sul territorio, ne conosce le diverse identità e trova anche una ragione per ritornare. La cultura può generare interesse verso le cantine e le altre eccellenze locali e, allo stesso tempo, il vino e l’enogastronomia possono avvicinare nuovi pubblici ai nostri luoghi della cultura. È una relazione che può produrre benefici per tutto il territorio.

Dopo questa prima esperienza, ci sono aspetti sui quali sarebbe interessante lavorare ulteriormente?

Credo che uno degli aspetti che in prospettiva potrebbe essere ulteriormente approfondito sia quello della mobilità e dei collegamenti tra i diversi luoghi. Nelle prime iniziative legate al biglietto integrato abbiamo sperimentato anche un servizio di navetta in alcune giornate dedicate. È stata un’esperienza interessante, perché ha permesso di comprendere concretamente le potenzialità di un collegamento tra realtà che, pur essendo geograficamente vicine, non sono sempre facilmente raggiungibili senza un mezzo proprio. Il biglietto, la rete istituzionale e la mappa delle cantine rappresentano già strumenti importanti. In prospettiva, sarebbe interessante valutare anche forme di mobilità capaci di rendere ancora più semplice la fruizione di questa rete. Naturalmente si tratta di un tema che richiede valutazioni, programmazione e condivisione tra i diversi soggetti coinvolti, ma credo possa rappresentare un interessante ambito di sviluppo del progetto.

Come potrebbe funzionare, idealmente, questo tipo di collegamento?

Una delle ipotesi che potrebbe essere interessante approfondire è quella di un servizio di collegamento nei fine settimana, capace di mettere in relazione i principali luoghi della cultura ed, eventualmente, integrarsi progressivamente con il sistema delle cantine. Il punto di forza di Frascati è anche la sua vicinanza con Roma e la possibilità di raggiungere il centro della città in treno. Si potrebbe quindi immaginare, in prospettiva, un visitatore che parte da Roma, arriva a Frascati in treno e trova la possibilità di proseguire la propria esperienza sul territorio attraverso un sistema di collegamenti: visitare le Scuderie Aldobrandini, raggiungere Tuscolo, Villa Mondragone o il Museo del Vino e magari associare alla giornata anche la visita a una cantina.

Si potrebbero inoltre studiare formule a rotazione, coinvolgendo progressivamente le diverse aziende vitivinicole e costruendo itinerari capaci di mettere insieme cultura, archeologia, paesaggio, vino ed enogastronomia. È una prospettiva che naturalmente necessita di essere studiata sotto il profilo organizzativo ed economico, ma credo che possa essere interessante valutarne le potenzialità.

 

Un progetto di questo tipo avrebbe anche una valenza in termini di sostenibilità e sicurezza?

Certamente. La mobilità è un elemento centrale quando si parla di turismo contemporaneo. Un sistema di collegamento collettivo permetterebbe innanzitutto di rendere il territorio maggiormente accessibile anche a chi arriva senza automobile. Avrebbe inoltre un valore in termini di mobilità sostenibile, contribuendo a ridurre gli spostamenti individuali. C’è poi il tema della sicurezza. Se vogliamo promuovere il turismo del vino e le degustazioni nelle nostre cantine, offrire alternative all’utilizzo dell’automobile rappresenterebbe certamente un valore aggiunto. Sono tutti elementi che possono concorrere alla costruzione di un modello turistico moderno, sostenibile e attento alla qualità dell’esperienza del visitatore.

Potrebbe essere anche un modo per recuperare la tradizionale “gita fuori porta” ai Castelli Romani?

Credo che sia uno degli aspetti più affascinanti di questa prospettiva. Per generazioni Frascati e i Castelli Romani hanno rappresentato per Roma il territorio della gita fuori porta, del paesaggio, del vino e della convivialità. È un’immagine profondamente radicata nella storia e nell’identità di questi luoghi. Oggi abbiamo la possibilità di reinterpretare quella tradizione in chiave contemporanea, aggiungendo a ciò che storicamente caratterizzava la gita ai Castelli un’offerta culturale molto più strutturata: archeologia, musei, ville storiche, paesaggio, cantine e produzioni di eccellenza. Sul nostro territorio abbiamo inoltre aziende vitivinicole che rappresentano eccellenze riconosciute anche a livello nazionale e internazionale, realtà che talvolta non sono conosciute pienamente neppure dagli stessi residenti. Mettere in relazione queste aziende con i luoghi della cultura significa quindi lavorare sia sul turismo proveniente da Roma e dall’estero, sia sulla conoscenza e sulla consapevolezza che la stessa comunità locale ha del proprio patrimonio.

Dunque il biglietto integrato può essere considerato un punto di partenza più che un punto di arrivo?

Sì, ed è forse questa la considerazione più importante. Il biglietto integrato ha dimostrato che fare rete tra soggetti e territori differenti è possibile e che il pubblico risponde positivamente quando gli viene proposta una visione più ampia e unitaria del patrimonio. Il primo passo è stato mettere insieme quattro importanti luoghi della cultura. Successivamente abbiamo iniziato a costruire un rapporto più diretto con il patrimonio vitivinicolo attraverso la mappa delle cantine. Ora possiamo ragionare sulle possibili evoluzioni future. Come tecnico credo che una delle prospettive da approfondire possa essere proprio quella della mobilità integrata, insieme a una sempre maggiore connessione tra patrimonio culturale, paesaggio, produzione vitivinicola ed enogastronomia.

Naturalmente è un percorso che richiede valutazioni e condivisione tra tutti i soggetti interessati, ma potrebbe rappresentare un ulteriore passo nella costruzione di un’offerta culturale e turistica realmente territoriale. Abbiamo un patrimonio straordinario, eccellenze produttive di grande qualità e un bacino turistico come quello di Roma a pochi chilometri. Il lavoro svolto fino a oggi ha creato una base importante. La prospettiva per il futuro può essere quella di rafforzare progressivamente questa rete e rendere sempre più semplice per il visitatore scoprire e vivere il territorio dei Castelli Romani nella sua interezza.




#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 Claudia Proietti

Source link

Di