Vent’anni di occupazione, poi l’inserimento nel Pinqua (Programma Innovativo Nazionale per la Qualità dell’Abitare) sul finire dell’amministrazione Raggi e per iniziativa specifica dell’allora assessora Luca Montuori, di seguito l’inizio del cantiere nel 2024, finanziato con un ammontare complessivo di 16 milioni di euro tra Pnrr e risorse comunali. Adesso la consegna delle chiavi di 48 dei 54 alloggi creati: arriva a un punto di svolta storico la storia di Porto Fluviale Rec House, progetto di edilizia residenziale pubblica ma anche di rigenerazione di un bene pubblico all’interno di un pezzo di città consolidata.
Consegnati gli alloggi di Porto Fluviale
La mattina del 7 settembre c’era mezza giunta capitolina a Porto Fluviale: il sindaco Roberto Gualtieri, gli assessori Tobia Zevi (Patrimonio e Casa), Pino Battaglia (Pnrr e Periferie), Valeria Baglio (Pari Opportunità e Commercio), Maurizio Veloccia (Urbanistica) e Ornella Segnalini (Lavori Pubblici), oltre al minisindaco di Garbatella Amedeo Ciaccheri. Il primo cittadino ha consegnato 48 chiavi su 54 ad altrettanti nuclei di assegnatari. Tutte famiglie che a fine 2024 hanno preso parte al bando speciale per l’assegnazione degli alloggi popolari, già presenti nell’immobile in qualità di occupanti senza titolo. Un’occupazione storica, iniziata nel 2003 in quello che un tempo era un enorme magazzino dell’Aeronautica Militare, che ha dato un tetto sulla testa a 56 nuclei di 13 nazionalità diverse. Adesso, con circa 16 milioni di euro tra Pnrr e fondi comunali, di cui circa 12 per i lavori, il palazzone tra via del Porto Fluviale e via delle Conce, a Ostiense, è diventato un gioiello di inclusione, residenzialità e rigenerazione urbana. Quella vera, che non prevede aumenti mostruosi di cubatura, apertura di alberghi di lusso o la nascita di palazzoni di vetro e ferro a 6mila euro al metro quadro.
Ecco cosa diventa l’ex magazzino occupato
I lavori, dicevamo, sono durati due anni. Il 22 aprile 2024 le ultime famiglie occupanti avevano lasciato l’immobile, trasferite come le altre in alloggi del Comune o della Regione (Ater) in maniera temporanea, e non senza criticità. Nel frattempo il cantiere è stato luogo di visita e caso studio anche per ospiti internazionali. Il progetto di Paolo Desideri e dello studio Abdr Architetti Associati ha visto la visita della sindaca di Parigi Anne Hidalgo, del sindaco di Chicago Brandon Johnson, del commissario europeo per l’Energia e l’edilizia abitativa Dan Jørgensen, di Céline Gauer, direttrice generale e responsabile della task force per la ripresa e la resilienza della Commissione europea, oltre che del ministro per il Pnrr Tommaso Foti. Lo scorso 28 agosto, con il cantiere concluso, Roma Capitale ha pubblicato un avviso per individuare enti del Terzo Settore che partecipino alla co-progettazione dei servizi da aprire al piano terra dell’edificio. Sono previsti uno spazio polivalente, uno sportello antiviolenza, un caffè letterario con sala lettura e coworking, una ludoteca, un mobility center con ciclofficina e laboratori artigianali e artistici, tra cui l’oreficeria. È prevista anche la possibilità di un mercato settimanale a chilometro zero. La convenzione avrà una durata di sei anni, eventualmente rinnovabile, e le proposte potranno essere presentate entro le ore 12:30 del 28 settembre 2026.
Oltre il 50% degli alloggi è destinato a un massimo di due persone
Andando nel dettaglio degli alloggi, come detto, al momento ne sono stati consegnati 48 su 54 realizzati. Prima dell’abbinamento con gli appartamenti, sono stati svolti colloqui individuali per rilevare la composizione familiare, le fragilità ed esigenze specifiche, comprese la necessità di accesso agli ascensori, la disponibilità di spazi più ampi e la collocazione ai piani terra. In totale l’edificio prevede 4.775 mq di abitazioni, 933,42 mq di servizi e 324,23 mq di superfici commerciali. Dei 54 alloggi totali, 33 sono destinati a una o due persone, sette a tre persone, 11 a quattro persone, due a cinque persone e uno a sei persone, con superfici da oltre 30 a più di 96 metri quadrati. Il complesso è interamente elettrico: l’uso del gas è stato eliminato e riscaldamento e raffrescamento sono garantiti da pompe di calore. Pur nel rispetto dei vincoli storico-architettonici, l’edificio passa dalla classe energetica G alla B e le singole unità raggiungono classi comprese tra C e A2. Inoltre, sono state conservate le grandi finestre originarie, elemento caratteristico dell’ex magazzino militare e parte del bene tutelato.
Gualtieri: “A noi piace la diversità sociale, non i ghetti”
“Abbiamo puntato molto fin dall’inizio qui. Oggi è il primo punto di arrivo, poi a fine mese scadrà il bando per la gestione del piano terra con le attività sociali, culturali e commerciali – ha commentato Gualtieri -. Questo è un modello virtuoso, non solo perché realizza una dimensione di comunità dentro un quadro di trasparenza e legalità, ma anche perché ha tenuto unito un nucleo che ha costruito nel tempo un rapporto positivo col territorio: è un valore aggiunto”. Di fronte alla complessità della realtà di Roma “non possiamo limitarci, come fa la destra, a dire ‘È brutto, è illegale, non ci deve essere’, ma bisogna capire come si superano queste situazioni. A noi piace la diversità sociale, non i ghetti. Questo è un ‘caso’ che ha grandi potenzialità, perché realizza 54 alloggi pubblici, belli, accoglienti, moderni, sostenibili, dentro vincoli stringenti di archeologia industriale”.
L’assessora Zevi: “Giornata di festa”
Per Tobia Zevi, assessore al Patrimonio e alla Casa, “oggi è una mattinata di festa perché vengono consegnate alle famiglie le nuove case in cui vivranno nei prossimi anni, con la possibilità di costruirsi una vita migliore al centro di Roma. Questo sarà uno spazio aperto, dopo che a lungo è stato invece chiuso: sarà una piazza pubblica dove c’è chi abita e chi frequenta quotidianamente. Credo ci siano tre chiavi di questo successo da tenere a mente: il patrimonio pubblico è una risorsa preziosa, spesso ritenuta una zavorra, che va trasformata in una leva di inclusione e cambiamento virtuoso della città; la rigenerazione, una parola che può risultare simpatica o meno a seconda di come la si declina, ma la vita delle persone cambia, le esigenze cambiano e, visto che questo succede, anche gli immobili possono cambiare funzione e oggi sappiamo che bisogna andare verso il residenziale; la partecipazione, che è fondamentale: non saremmo arrivati qui senza l’intuizione di chi ha pensato di trasformare questo magazzino in case, senza il confronto tra le istituzioni e la virtuosa accettazione e comprensione di un municipio pressato da tante situazioni, ma generoso e capace di accogliere”.
L’assessore Battaglia: “Comunità coinvolta, non allontanata”
Infine Pino Battaglia, che è entrato in giunta a giugno 2024, poco dopo l’inizio del cantiere, con le deleghe al Pnrr e alle Periferie: “Con la consegna degli appartamenti di Porto Fluviale RecHouse abbiamo restituito alla città un edificio storico a lungo degradato, trasformandolo in case, servizi e spazi pubblici. È un intervento importante anche perché ha riportato l’edilizia residenziale pubblica nel cuore di Roma, in una fase in cui il centro rischia di perdere abitanti e relazioni. La forza del progetto è stata quella di tenere insieme il recupero dell’immobile, il diritto all’abitare e la comunità che qui ha costruito negli anni esperienze e attività sociali. Quella comunità non è stata allontanata, ma coinvolta nella trasformazione e nella gestione degli spazi comuni. Porto Fluviale dimostra che, anche davanti alle situazioni più complesse, le istituzioni possono trovare soluzioni senza cancellare ciò che le persone hanno costruito”.
Le dichiarazioni di Amedeo Ciaccheri
Porto Fluviale, consegnate le chiavi di 54 alloggi popolari: “Un modello di rigenerazione urbana 100% pubblica”
Amedeo Ciaccheri, presidente del VIII municipio sottolinea come l’operazione sia “il frutto di un’alleanza inedita: tra i movimenti che dal basso hanno portato avanti un’istanza di difesa del patrimonio pubblico, la volontà politica dell’amministrazione di Roma Capitale e del Municipio, e le competenze dell’università, che insieme hanno reso possibile questo risultato. Dopo tanti anni di dibattito, abbiamo immaginato che si potesse davvero realizzare un’esperienza innovativa sull’abitare nella nostra città, e oggi consegnare queste chiavi ci permette di dire che è possibile fare esperimenti di rigenerazione urbana cento per cento pubblici, anche in una città piena di difficoltà, limiti burocratici, vincoli di bilancio e ostacoli”.
Ciaccheri poi sottolinea che “guardando a quello che sta accadendo in questi mesi in città, che va ringraziata la comunità di Porto Fluviale: senza la sua iniziativa dal basso, probabilmente anche questo bene sarebbe stato a rischio di cartolarizzazione. Continua il lavoro per la parte sociale e culturale, che darà una piazza e servizi culturali, sociali ed educativi a questo quartiere, in un quadrante assolutamente centrale per la vita della città.”
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