Ostia-Tor Bella Monaca, la DDA scopre un asse tra le piazze di spaccio: 5 misure cautelari


Un sequestro di persona legato a un debito di appena 1.500 euro per alcune dosi di crack avrebbe fatto emergere un collegamento criminale tra due delle più note aree di spaccio della Capitale: piazza Gasparri a Ostia e Tor Bella Monaca. Dalle prime ore di oggi, 7 settembre, i Carabinieri della Compagnia di Roma-Ostia, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Roma, stanno eseguendo un’ordinanza cautelare nei confronti di cinque persone: per tre è stata disposta la custodia in carcere, mentre per altre due il divieto di dimora. Gli indagati sono gravemente indiziati, a vario titolo, di sequestro di persona a scopo di estorsione, lesioni aggravate e violenza privata.

L’indagine assume particolare rilievo perché, secondo il quadro ricostruito dagli investigatori, non riguarderebbe soltanto un episodio isolato di violenza, ma avrebbe consentito di documentare rapporti, cointeressi e connessioni fra soggetti ritenuti inseriti nelle piazze di spaccio di Ostia e Tor Bella Monaca, due territori da anni al centro dell’attenzione delle forze dell’ordine per il traffico e la vendita al dettaglio di stupefacenti.

Il sequestro del 29 luglio in piazza Gasparri

L’inchiesta dei Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Ostia è partita da quanto accaduto il 29 luglio scorso in piazza Lorenzo Gasparri, area del litorale romano storicamente collegata, secondo le ricostruzioni investigative e giudiziarie degli anni passati, anche agli interessi illeciti del clan Spada.

La vittima è un trentenne che gli investigatori ritengono vicino a un gruppo criminale dedito allo spaccio di stupefacenti a Tor Bella Monaca. L’uomo avrebbe contratto insieme ad altri un debito di circa 1.500 euro, nato dall’ammanco di alcune dosi di crack.

Nel tentativo di sottrarsi alle conseguenze di quel debito, avrebbe cercato riparo a Ostia. Una scelta che, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, non gli avrebbe però garantito alcuna protezione.

In piazza Gasparri il trentenne sarebbe stato riconosciuto da alcuni soggetti ritenuti avere un ruolo direttivo nella locale piazza di spaccio. A quel punto sarebbe stato fermato, immobilizzato e picchiato, per essere poi rinchiuso all’interno di un locale al piano terra, sorvegliato da una persona incaricata di impedirgli di allontanarsi.

La chiamata agli uomini di Tor Bella Monaca

È in questa fase che l’indagine avrebbe fatto emergere il collegamento più significativo. I soggetti di Ostia, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbero infatti contattato gli appartenenti al gruppo criminale operante a Tor Bella Monaca per informarli della presenza dell’uomo.

Alcuni componenti del gruppo della periferia est di Roma sarebbero quindi arrivati fino al Lido con l’obiettivo di prelevare il trentenne e riportarlo con loro.

Il piano non sarebbe stato portato a termine grazie all’intervento immediato di una pattuglia dei Carabinieri, che avrebbe impedito il trasferimento della vittima.

La vicenda, nella ricostruzione della DDA e dei militari dell’Arma, mostra quindi una capacità di comunicazione e di collaborazione fra soggetti attivi in due aree geograficamente distanti della Capitale, accomunate però dagli interessi legati alla vendita di droga.

Le minacce per impedire alla vittima di parlare

Il tentativo di controllo sulla vittima non si sarebbe concluso con l’intervento dei Carabinieri.

Nei giorni successivi il trentenne sarebbe stato nuovamente avvicinato da uno dei soggetti coinvolti nell’aggressione e minacciato affinché non raccontasse alle forze dell’ordine quanto accaduto.

Un ulteriore episodio che gli investigatori ritengono coerente con un sistema fondato non soltanto sulla gestione dello spaccio, ma anche sull’uso della violenza e dell’intimidazione come strumento per imporre regole interne, riscuotere debiti e scoraggiare eventuali denunce.

Le attività investigative condotte immediatamente dopo il sequestro hanno consentito ai Carabinieri di identificare cinque giovani, quattro di origine nordafricana e uno albanese, tutti ventenni, ritenuti dagli inquirenti appartenenti agli organici delle piazze di spaccio di Ostia e Tor Bella Monaca.

A loro carico sarebbero stati raccolti gravi elementi indiziari relativi al sequestro di persona e agli altri reati contestati.

DDA: collegamenti tra Ostia e Tor Bella Monaca

Uno degli aspetti centrali dell’indagine riguarda proprio i rapporti tra le due aree.

Gli approfondimenti investigativi avrebbero consentito di ricondurre l’aggressione al più ampio contesto degli interessi criminali connessi allo spaccio di sostanze stupefacenti e alla gestione delle piazze attraverso metodi violenti e intimidatori.

Gli investigatori ritengono inoltre di aver documentato l’esistenza di cointeressi e connessioni criminali fra piazza Gasparri e Tor Bella Monaca.

Non significa necessariamente l’esistenza di una struttura unica o di un’organizzazione sovraordinata alle due zone, ma emerge l’ipotesi di rapporti operativi capaci di superare i confini territoriali quando entrano in gioco debiti, forniture di droga, uomini da rintracciare o interessi comuni.

È proprio questo elemento a rendere l’operazione particolarmente significativa sotto il profilo investigativo.

Sequestrato il locale utilizzato per tenere prigioniero il trentenne

Contestualmente all’esecuzione delle misure cautelari, i Carabinieri di Ostia stanno procedendo anche al sequestro preventivo dell’immobile nel quale sarebbe stata tenuta segregata la vittima.

Il provvedimento è stato disposto dal Gip del Tribunale di Roma su richiesta della DDA.

Si tratta di un locale con destinazione commerciale, occupato abusivamente e utilizzato come abitazione, ma considerato dagli investigatori anche un punto di appoggio a disposizione del gruppo operante nella zona.

La storia dell’immobile offre un ulteriore elemento sulla difficoltà di sottrarre stabilmente alcuni spazi al controllo della criminalità.

Il locale era infatti già stato sequestrato dai Carabinieri nel corso di precedenti operazioni antidroga, perché ritenuto utilizzato come base dai pusher. Per impedirne l’accesso era stata realizzata anche una muratura di chiusura. Successivamente, però, una parte del muro sarebbe stata abbattuta e l’immobile nuovamente occupato.

La fase delle indagini e la presunzione di innocenza

L’operazione coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia è ancora inserita nella fase delle indagini preliminari.

La ricostruzione dei fatti resta quindi provvisoria e fondata su un quadro indiziario che dovrà essere verificato nelle successive fasi del procedimento.

Le persone destinatarie delle misure devono essere considerate innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link

Source link

🚀 #Finsubito | Gruppo Retefin

Affianchiamo imprese e professionisti in tutta Italia nell’accesso alle migliori opportunità di Finanza d’Impresa, Finanza Agevolata, Sostenibilità e Compliance. 🇮🇹

💼 Operiamo esclusivamente attraverso mediatori e operatori autorizzati, offrendo un servizio professionale, trasparente e orientato alle reali esigenze della tua impresa.

Consulenza gratuita e zero costi di istruttoria: analizziamo la situazione della tua azienda, individuiamo le opportunità più adatte e ti supportiamo nella valorizzazione del tuo profilo finanziario e aziendale nei confronti di banche e partner.

📈 Dalla diagnosi iniziale alla strategia finanziaria, siamo al tuo fianco per trasformare le esigenze della tua impresa in concrete opportunità di crescita, investimento e sviluppo.

🔎 Scopri come possiamo supportare la tua impresa. 👉 Contattaci per una prima valutazione.