CALZÀ (CONSIGLIO PAT/PD) * DOLOMITI ENERGIA, “PRIMA DELLA QUOTAZIONE IN BORSA SERVE UNA SCELTA PUBBLICA SULL’ACQUA” – Agenzia giornalistica Opinione. Notizie da Italia


22.23 – lunedì 1 giugno 2026

Gentile direttore,

le invio questa mia riflessione, pubblicata oggi sul giornale l’Adige.

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Dolomiti Energia, prima della Borsa serve una scelta pubblica sull’acqua

La quotazione in Borsa di Dolomiti Energia non può essere trattata come una normale operazione finanziaria, posto che la parte decisiva del valore di Dolomiti Energia è intrecciato alla produzione idroelettrica. Esso non nasce da un bene qualsiasi: nasce dall’acqua pubblica, dai bacini montani, dal demanio idrico provinciale, da concessioni che sono governate dalla Provincia autonoma di Trento nell’interesse generale.

La PAT è il soggetto pubblico chiamato a regolarne l’uso, a valutare le concessioni, a tutelare i bacini idrografici, a garantire l’equilibrio tra produzione energetica, uso civile, agricoltura, ambiente, paesaggio e sicurezza dei territori. In sintesi a garantire che l’acqua ed i suoi utilizzi e prodotti resti un bene pubblico, risorsa strategica, un patrimonio ecosistemico e intergenerazionale. Un bene, che per l’uso idroelettrico si colloca però entro la scadenza delle concessioni idroelettriche fissata nel 2029. Entro tale termine, serve affrontare almeno tre passaggi politici.

1. Il quadro delle concessioni idroelettriche. Le grandi derivazioni sono il cuore della produzione idroelettrica trentina e, proprio perché le concessioni riguardano l’acqua pubblica e i beni demaniali, esse non possono essere considerate come un patrimonio societario acquisito una volta per tutte. La loro scadenza e riassegnazione impongono una valutazione pubblica trasparente: quali interessi generali devono essere garantiti? Quali obblighi ambientali devono essere rafforzati? Quali ritorni devono essere assicurati ai territori? Quale equilibrio va costruito tra energia, ambiente e comunità locali?

Procedere verso la Borsa prima di avere piena chiarezza su questo quadro significa portare sul mercato un valore che dipende anche da decisioni pubbliche ancora aperte. È questo il punto politico più delicato: non si può far valutare dal mercato un valore che incorpora aspettative fondate su concessioni pubbliche senza prima stabilire quali condizioni, limiti e finalità pubbliche debbano accompagnare quelle stesse concessioni. E non ultimo con quale modalità si intende gestire la loro assegnazione.

2. La pianificazione dell’acqua. Il Trentino dispone già di strumenti fondamentali: il PGUAP, che per la nostra autonomia assume valore di piano di bacino ma risulta oggi in parte datato; il bilancio idrico provinciale, aggiornato nel 2024; il Piano di tutela delle acque 2022-2027; e il Piano di gestione delle acque del Distretto Alpi Orientali, già orientato al ciclo 2027-2033. Ma questi strumenti non possono restare cornici tecniche separate bensì diventare la base politica della decisione e aprirsi a una ricognizione pubblica delle istanze dei territori.

Per questo, prima di impostare le concessioni vanno aggiornati gli strumenti di pianificazione a partire dal Piano Generale di utilizzo delle Acque Pubbliche, che deve affiancarsi anche ad una ricognizione di richieste e proposte di riqualificazione e conservazione naturalistica oltre che di valorizzazione compatibile provenienti dall’intero sistema provinciale dei Comuni, BIM, Comunità di valle e soggetti locali, anche recuperando il lavoro dei Piani di Gestione delle Reti Riserve o Parchi Fluviali che hanno rappresentato il cuore della riforma delle legge L.P. 11/2007.

Il cambiamento climatico ci obbliga inoltre a rivedere il modo in cui valutiamo l’acqua. Le portate non sono più una variabile scontata. Gli usi concorrenti aumentano: acqua potabile, agricoltura, produzione energetica, turismo, innevamento, tutela degli ecosistemi, deflusso ecologico, sicurezza idrogeologica. In questo contesto, ogni scelta sul futuro societario deve essere preceduta da una valutazione pubblica aggiornata della risorsa idrica.

La PAT deve chiedersi se gli strumenti oggi disponibili siano sufficienti a misurare non solo quanta acqua può essere utilizzata, ma anche quale valore ambientale viene sottratto, trasformato o compromesso quando l’acqua viene derivata, incanalata, trattenuta, regolata. Il valore dell’acqua non è solo il valore dell’energia prodotta. È anche il valore dei fiumi vivi, dei bacini in equilibrio, degli habitat, della qualità paesaggistica, della biodiversità e della sicurezza dei territori.

3. La restituzione ai territori. Il sistema dei BIM, dei canoni e dei sovracanoni riconosce già un principio fondamentale: le comunità montane e i comuni devono partecipare alla ricchezza generata dall’idroelettrico. Ma oggi questo principio va aggiornato. Non basta più ragionare solo in termini di entrate economiche. Serve una nuova stagione di compensazioni ecosistemiche.

I Comuni e i territori che hanno sopportato per decenni gli impatti delle opere idroelettriche devono poter contare su investimenti stabili per la gestione dei sedimenti, il deflusso ecologico, la riqualificazione fluviale, la manutenzione dei bacini, il recupero ambientale, la tutela della biodiversità acquatica, il miglioramento del deflusso ecologico, la sicurezza idraulica e l’adattamento climatico. Una parte del valore generato dall’idroelettrico dovrebbe tornare ai territori non solo come trasferimento finanziario, ma come cura concreta dei luoghi da cui quel valore nasce.

La scadenza delle grandi concessioni non deve diventare l’alibi per correre verso una sola soluzione. Deve essere, al contrario, l’occasione per ridisegnare una politica pubblica dell’acqua e dell’energia, capace di tenere insieme autonomia, comunità locali, ambiente e futuro.

Serve capire quali concessioni, quali obblighi, quali strumenti di pianificazione, quali compensazioni e quale ruolo pubblico intendiamo garantire. Perché se Dolomiti energia è importante, per il Trentino l’acqua lo è di più.

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Michela Calzà

Consigliera Provinciale e Regionale

Gruppo del Partito Democratico del  Trentino


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