IL PROGRESSO PARTE DALLA RADICE, NON DALLA SUA NEGAZIONE


Dall’alba dei tempi, da quando l’uomo ne ha memoria e scrittura, si é andati sollevando le prime questioni sociali ed economiche e dai massimi confronti e dissenzi si delinearono le principali correnti filosofiche e movimenti di pensiero politico.
Nella sua propedeuticitá antropologica e sociologica, dove l’essere umano necessita dell’inevitabile auto-determinazione e identificazione a ruoli e gruppi d’appartenenza, é naturalmente riscontrabile come ogni posizione ideologica individuale si inserisca nei massimi sistemi, per affermarsi.
Scomodando Pirandello, ció che appare essenziale da quando qualcuno si fermó e chiamò tutto questo “Storia”, é la coesistenza e contemporaneamente il contrasto tra il “Cosí é (se vi pare)’’ e cosa la morale o la legge riconosce come giusto o sbagliato.
Da questa doverosa premessa, possiamo concederci la visione completa di come la Storia si scriva e periodicamente si ripeta, attraverso una spirale che si nutre partendo dalla sua fine per ritornare all’inizio, attraverso lotte sociali che prendevano e prendono tutt’ora differenti vesti ideologicopolitiche in nome dei propri diritti e riconoscimenti, cuore pulsante dei movimenti popolari.
Tuttavia se ci risvegliassimo oggi, aprendo gli occhi ci ritroveremmo pervasi da una strana
incredulità, ció che di questi tempi chiameremmo lotte sociali come il capitalismo, il femminismo, l’antirazzismo, l’ecologismo e la difesa dei diritti civili come l’lgbtq con una concentrata dose di mistificazioni e saccenze ideologiche, mascherate da libertà d’espressione e rispetto dei diritti, rischia di trovare prolungamento nel fanatismo, diventando certezza abusante e non per ultimo violenta imposizione, in nome del “politicamente corretto’’.

Non é poi cosí difficile da individuare e collocare come questa necessitá di rivalutazione valoriale e sociale, nasca dalle prime lotte marxiste che miravano a smantellare le differenze tra classi sociali, sabotando il capitalismo, arrivando oggi a una pseudo-rivisitazione del concetto ribattezzandolo “marxismo culturale”, un percorso storico e filosofico complesso nato nel ‘900 da uomini d’intelletto come Antonio Gramsci, il quale credeva che la vera rivoluzione proletaria non potesse passare solo dall’insurrezione sociale indsutriale, ma dovesse inevitabilmente manifestarsi all’interno delle Istituzioni culturali, educative e valoriali, dove secondo loro la stessa borghesia deteneva il potere, cosí gli anni ‘30 videro la nascita della Teoria Critica della Scuola di Francoforte.

Il punto di conversione ideologica e, passatemi il termine, di contraddizione tra l’era culturalmarxista ed oggi si insinua tra le lotte all’auto-determinazione di cui abbiamo parlato iin precedenza, così da sottolineare azioni rivoluzionarie volte a combattere l’autoritarismo, attraverso l’autoritarismo.
Potrebbe qualcuno negare che la Teoria della Critica non stia ancora oggi combattendo – questa volta però dall’altro lato della sponda – attraverso una propria posizione ‘capitalista’ del ‘politicamente corretto’ o ancor peggio totalitarista valoriale, concettuale e ideologica per affermare le proprie convinzioni e identità?

Volendo sradicare, ancor prima dei costrutti occidentali che hanno dato forma e radici alla nostra Storia, la configurazione famigliare nei suoi termini più costituenti come il ruolo di una madre e un padre, come poter surclassare la scienza ridefinendo i generi, come combattere la personalitá culturale imponendo culture, come combattere il potere dei mass media ritrovandosi oggi un determinismo politico direttamente all’interno delle Istituzioni e dei Poteri Esecutivi.
Vedere così nella famiglia tradizionale, nei valori culturali, religiosi e nella stessa strutture
linguistiche una mancata inclusione e comparazione dei diritti e riconoscimenti.

Un richiamo all’uguaglianza che si auto-impone e all’occorrenza combatte con la stessa violenza della quale prende ideologicamente le distanze.
In nome di questa stessa democrazia e libertà progressiste che oggi – così come allora venivano portate avanti e discusse nei salotti aristocratici da élite intellettuali e ambienti alto-borghesi dei “benpensanti’’ – una certa fetta politica ha tutta l’intenzione di strumentalizzare, veicolare e detenere come potere consensuale all’auto-determinazione e ancor più intenzionale, all’ottenimento del consenso politico.
Voler etichettare la lotta al costrutto dei valori conservatori, come evoluzione identitaria e sociale e come vera ri-definizione di libertá e uguaglianza, nasconde un’imposizione molto sottile di questi andamenti progressisti-estremisti che possono essere raccontati anche oltre Oceano.

In Italia tutto questo sta sollevando polemiche, disagi sociali e soprattutto sta invitando alla
responsabilitá le stesse Istituzioni che dovrebbero per loro costituzione essere super partes.
Un’importante iniziativa che ha voluto richiamare – a tal proposito – l’attenzione delle Istituzioni, si è tenuta il 28 Maggio nella prestigiosa Sala della Regina, alla Camera dei Deputati a Palazzo Montecitorio, organizzata dall’Associazione ‘Pro Vita & Famiglia’.

L’evento ‘Il Grande Bavaglio’ che nasce dalla Campagna Nazionale ‘E io Parlo!’ per la libertá
d’espressione, alla presenza del suo Presidente Antonio Bandi e del Direttore Generale Jacopo Coghe, ha voluto portare il grande tema del ‘politicamente corretto’ e di come questo, in nome di una pseudo-libertá di uguaglianza e inclusione, stia di fatto sopprimendo la libertá di espressione comune, erodendo spazi di libertá con cittadini emarginati, opinione penalizzate, messaggi censurati, veritá di fatto negate ed evidenze nascoste; in nome dunque dell’ugualianza é tollerabile il GRANDE BAVAGLIO che ci vuole tutti obbedienti e omologati.

Il Convegno che ha avuto un enorme successo, ha portato i saluti istituzionali del Presidente della Camera dei Deputati, Lorenzo Fontana e ha visto l’apertura dei lavori con i saluti e le premesse di alcuni autorevoli come Francesco Borgonovo – Vice Direttore del Quotidiano ‘La Veritá’, il quale non é mancato nel richiamare alla responsabilitá civica del cittadino come soggetto attivo della societá e di come la ‘libertá’ per rivendicarla, bisogna praticarla, a dispetto di un auto-totalitarismo ideologico che oggi si impone, come sosteneva il leader europeista Václav Havel.
La Simona Baldassarre – Assessore alla Famiglia della Regione Lazio (Lega) ricorda come il
politicamente corretto nacque negli Stati Uniti d’America per parlare delle minoranze e che poi si é sovvertito, rendendolo oggi emergenza per la democrazia comune.
E ancora Maria Chiara Iannarelli – Consigliere della Regione Lazio (FdI) e in quanto Vice
Presidente della Commissione Scuola ha sottolineato come oggi la libertá di espressione negli Istituti educativi é sotto un attacco storico senza precedenti che vede la scuola come unica e indiscutibile detentrice della pedagogia di Stato, escludendo la responsabilitá educativa della famiglia; si contano episodi negli Stati Uniti, Gran Bretagna e anche da noi non mancano segnalazioni di programmi educativi che impongono ideologie gender, sensibilizzazioni su transizioni di genere in fasce evolutive troppo precoci con addirittuta allontanamenti di insegnanti ed educatori, se provano a predere le distanze da certi temi. La Iannarelli richiama alla responsabilitá delle Istituzioni, in discussione c’é una proposta di legge sul ‘consenso informato preventivo’ dell’educazione sessuale nelle scuole, riabilitando al genitore l’unica podestá decisionale sui temi sensibili.

Paolo Inselvini, Eurodeputato di FdI richiama all’importanza del parlare anche quando questo é scomodo e va contro i propri specifici interessi, cosí come é importante farlo nelle Istituzioni anche se é contro corrente dire la veritá e affermare le piú semplici basi di realtá come i dati di natura, sorvolando sull’aspetto della religione o politica, quanto proprio recuperare il significato delle parole; anche il Santo Padre si é espresso a tal proposito, affermando che il ‘soddisfare i propri piaceri personali porta al cortocircuito dei diritti umani.’

Soddisfacendo l’aspettativa, il tutto si é svolto alla presenza di molti partecipanti provenienti da tutta Italia – alla presenza altresí del dr. Benito Corradini, Presidente dell’Accademia Internazionale ‘La Sponda’ e due dei ‘Tre Amici al Bar’ dr. Raffaele Cavaliere, Psicologo e Psicoterapeuta e il Cav.
Diego Corrao – e Relatori da tutto il mondo con l’intervento di giornalisti, analisti politici, avvocati, attivisti dei diritti umani e ancor piú cruciale la presenza di testimoni diretti delle persecuzioni del ‘politicamente corretto’.
Un evento che é stato un atto sovversivo nell’aver dato voce a chi quella voce se l’é vista togliere, come Livia Tossici Bolt – ricercatrice e attivista pro vita per 40 Days For Life – arrestata, processata e condannata per aver sostato in silenzio con il cartello “Qui per parlare. Se vuoi.’’ nei pressi di una clinica abortiva; il silenzio dunque come reato d’intenzione.
O come Adina Portaru – Senior Counsel di Alliance for Defending Freedom International, una rete mondiale di giuristi e legali in difesa di cittadini trascinati in Tribunale a causa dei loro convincimenti morali o religiosi; la questione ha richiesto la chiamata in causa del DSA (Digital Services Act), Regolamento dell’Unione Europea che impone alle piattaforme digitali di censurare contenuti “non conformi” al Diritto dell’UE o al diritto di un qualsiasi Stato dell’UE in base alle leggi attuali o future. Le implicazioni di queste pretese di posizione sono devastanti, i contenuti social di Pro Vita & Famiglia potrebbero essere rimossi da Facebook o da X in base a una legge francese o spagnola. L’avvocato Portaru ha dimostrato, dati alla mano, che la maggior parte delle censure disposte in base al DSA riguardano opinioni del tutto legittime.
L’Unione Europea, incalza, si sta inesorabilmente trasformando in un regime totalitario.
E ancora, Eva Vlaardingerbroek – attivista conservatrice olandese, influencer da milioni di follower sui social, un giorno si é vista revocare il visto dal Governo inglese, bannandola dal Regno Unito per le sue idee conservatrici e per la sua partecipazione prossima alla Manifestazione per la Vita del 13 Giugno a Roma, dove porterá la sua storia.
In ultimo, ma non per importanza, Lorenzo Montanari – Vice Presidente degli Affari Internazionali dell’Americans for Tax Reform direttamente dagli Stati Uniti, ha spiegato come libertà economica e libertà di espressione ed educazione siano strettamente connesse e in questo l’Istituto si adopera per contrastare le indebite espansioni di potere dei governi limitando le libertá dei cittadini, a dimostrazione del fatto che anche gli Stati Uniti stanno vivendo un periodo storico non di minor conto.
Infatti come giá menzionato, questi episodi sono numerosi anche oltre Oceano, negli Stati Uniti tra l’ondata Woke e Gender, si é toccati uno dei momenti umani più bassi, gravi e pericolosi con l’avvento dell’uccisione di Charlie Kirk nel 2025 – amministratore delegato dell’Organizzazione conservatrice Turning Point USA, attivista e opinionista statunitense che promuoveva la diffusione di idee politiche conservatrici, nazionaliste e cristiane nei campus universitari e in generale in tutti quei luoghi dove c’erano giovani, organizzando eventi e dibattiti portando con se uno slogan:“Dimostrami che ho torto.’’; tuttavia il potere della democrazia, quello vero, quello del confronto non é amato da chi, in nome delle personali libertá, si sente in diritto di offendere, ostacolare e se serve, chiudere definitivamente la bocca all’altro.
Charlie Kirk venne deriso, umiliato, offeso e di fronte alla sua capacitá di voler tirare fuori dialogi e confronti, si ritrovava letteralmente fanatici con colorite vesti che minimizzavano e decostituivano i piú basilari costrutti scientifici e identificativi dell’essere umano, quali il genere e l’esistenza di un individuo nel grembo materno, piú che di un grumo di cellule.
C. Kirk non andava parlando ai comizi repubblicani, preferiva confrontarsi con chi la pensava diversamente da lui e insieme rapportarsi a qualcosa e tutto questo, l’ha pagato con la vita durante un evento della sua Organizzazione alla Utah Valley University nello Utah con un colpo di arma da fuoco.
Riprendendo il filo conduttore del Convegno, di grande rilievo é stato l’intervento del Direttore Generale, Jacopo Coghe mostrando il Rapporto sulle 12 censure politiche subite negli ultimi 8 anni, alle Campagne di Sensibilizzazione sociale promosse dall’Associazione per l’affissione di manifesti che dopo essere stati regolarmente avviati, venivano tacciati di essere portatori di messaggi ‘lesivi dei diritti civili’ o ‘contenenti stereotipi’; un vero e proprio attacco frontale da parte dell’amministrazione di Roma Capitale prevalentemente di centro-sinistra che, come disse Pro Vita: ‘‘secondo richiami legislativi si rifaceva all’art. 12 come grimaldello per oscurare intenti che nulla avevano con la violazione della legge, ma solo l’urtata sensibilitá della Giunta di turno.

Un’operazione sistemica di pulizia del pensiero che ha trasformato le strade italiane in un terreno di interdizione politica sottomesso al puro arbitrio dei sindaci e alle paradossali interpretazioni estensive della Magistratura.’’
L’Associazione Pro Vita é tutt’ora a processo di fronte alla Corte Europea con il Comune di Roma, in nome dell’art. 23 comma 4bis del Codice della Strada, che vede la norma nata ufficialmente per la sicurezza e il decoro, inasprirsi nel 2021 con l’aggiunta del comma 4bis con un conferimento di potere di sindacato etico senza precedenti, a Ufficiali Amministrativi e Comandi di Polizia Locale.
Cosí ognuno di quei manifesti che richiamavano l’attenzione al rispetto della vita, al riconoscimento valoriale della donna in quanto tale, alla considerazione dell’etá evolutiva di un minore senza voler strumentalizzare e imporre ideologie gender, vennero ritenuti oggetto accusatorio verso la sensibilitá delle persone direttamente coinvolte, alludendo a ‘forme aggressive o violente’ di espressione che hanno reso a sua volta necessario il ricorso al TAR da parte dell’Associazione, la quale si é vista rigettare l’istanza.

E’ proprio il caso di dire che dal punto nevralgico e indiscutibile della Scienza, stiamo approdando nell’isola delle accezioni soggettive, ugualmente riconosciute come ‘sono ció che mi sento, a dispetto di ció che sono.’
A fronte del presente dossier e includendo ogni considerazione su ulteriori episodi che stanno caratterizzando oggi la nostra societá con evidenti andamenti d’interesse ideologico di parte, si rende necessaria una risposta politica e giuridica importante; questi non sono considerabili incidenti burocratici, ma veri e propri intenti strategici sistemici per espellere il pensiero pro vita dal dibattito pubblico.
Dunque mai come oggi si ha necessitá di risposte e interventi mirati, atti alla salvaguardia di una libertá comune, senza reali barriere per nessuno e senza che – in nome del ‘politicamente corretto’ – si attuino mandati anche amministrativi, volti a limitare alcune categorie, a favore di a tre, in nome di pseudo-libertá.
Scomodando il Codice Penale, ció che non viene applicato come potere legislativo da parte del Pubblico Ufficiale (art. 357), viene riconosciuto come ‘reato omissivo improprio’ (art. 40), secondo cui il non impedire un evento che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo.
Pertanto oggi ci si appella a un intervento istituzionale giuridico e politico senza precedenti che non omette e non si volta dall’altra parte.

Per concludere, resta doveroso specificare e quasi urlare a squarcia gola come fosse un canto liberatorio che nel meraviglioso mondo delle diversitá etniche, culturali e religiose, ció che chiede civile convivenza non deve richiedere imposizione, ció che rappresenta la Storia di un Paese, le sue radici e la sua religione non sono opinabili e ancora, mettere su un tavolo di trattative le definizioni di natura e delle basi di realtá non solo non é antropologicamente discutibile ma neanche ritrattabile.

Valentina Lisio


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