La spondiloartrosi può dare diritto all’invalidità civile, ma non esiste una percentuale fissa legata alla sola diagnosi. L’INPS valuta soprattutto quanto la patologia limita i movimenti, la capacità lavorativa e le normali attività quotidiane.
Nel 2026 è quindi fondamentale documentare non soltanto la spondiloartrosi, ma anche rigidità, radicolopatie, deficit neurologici e limitazioni funzionali.
Che cos’è la spondiloartrosi e quando può incidere sull’invalidità civile
La spondiloartrosi è una patologia degenerativa che interessa le vertebre e le strutture della colonna.
Con il tempo possono comparire alterazioni dei dischi, delle articolazioni vertebrali e delle strutture circostanti.
La patologia può interessare soprattutto il tratto cervicale oppure quello lombare.
In alcuni casi provoca soltanto dolore occasionale.
In altri casi può causare rigidità importante, riduzione dei movimenti e dolore persistente.
Possono comparire anche formicolii, perdita di forza, dolore irradiato agli arti e interessamento delle radici nervose.
È proprio questa differenza a essere decisiva per l’invalidità civile.
Una radiografia che indica “spondiloartrosi” non comporta automaticamente una determinata percentuale.
La valutazione medico-legale guarda soprattutto alle conseguenze funzionali della patologia.
Le linee guida INPS prevedono infatti percentuali differenti in base alla limitazione del rachide e alla presenza di interessamento radicolare.
Come funziona la valutazione della spondiloartrosi per invalidità civile
Quando una persona presenta domanda di invalidità, la diagnosi rappresenta soltanto il punto di partenza.
La Commissione deve valutare quanto quella condizione riduca concretamente la capacità della persona.
Immaginiamo due persone con la stessa diagnosi di spondiloartrosi lombare.
La prima avverte dolore dopo molte ore in piedi, ma conduce una vita sostanzialmente autonoma.
La seconda non riesce a piegarsi, cammina con difficoltà e presenta una radicolopatia documentata.
La diagnosi può essere simile.
L’impatto funzionale, invece, è molto diverso.
Per questo, quando si parla di Spondiloartrosi e invalidità civile: punteggio e domanda nel 2026, bisogna evitare di cercare un numero valido per tutti.
La valutazione deve tenere conto anche delle altre patologie presenti.
Artrosi alle ginocchia, ernie discali, stenosi vertebrale, neuropatie e altre condizioni possono incidere sul giudizio complessivo.
Le percentuali delle diverse patologie non vengono però semplicemente sommate.
La valutazione complessiva segue criteri medico-legali specifici.
Spondiloartrosi Lombare: quando spetta l’invalidità
La spondiloartrosi lombare interessa la parte inferiore della colonna vertebrale.
È una delle forme più frequenti.
Il problema può manifestarsi con dolore lombare cronico, rigidità e difficoltà nei movimenti.
Nei casi più importanti possono essere coinvolte anche le radici nervose.
Il dolore può quindi irradiarsi verso glutei e gambe.
Possono comparire formicolii, debolezza oppure difficoltà nella deambulazione.
Quali percentuali possono essere considerate?
Le linee guida INPS per l’apparato locomotore indicano alcuni riferimenti utili.
Per il rachide lombare sono previste, tra le altre, queste fasce:
| Condizione funzionale del rachide lombare | Percentuale indicativa |
|---|---|
| Limitazione di circa 2/3 dei movimenti | 11%-20% |
| Anchilosi o artrodesi lombare | 15%-25% |
| Anchilosi o artrodesi con interessamento radicolare accertato | 26%-35% |
| Anchilosi dell’intero rachide | 70% |
Questi valori non significano che una semplice diagnosi di spondiloartrosi lombare valga automaticamente dal 20% al 35%.
Le percentuali riguardano condizioni funzionali precise descritte dalle linee guida medico-legali INPS.
Una spondiloartrosi lieve, visibile soltanto agli esami radiologici, potrebbe quindi avere un impatto limitato.
La situazione cambia se esistono rigidità grave o deficit neurologici documentati.
È importante anche dimostrare le conseguenze nella vita quotidiana.
Per esempio, può essere significativo documentare la difficoltà a rimanere in piedi per molto tempo.
Lo stesso vale per chi non riesce a sollevare pesi o svolgere determinati lavori.
Un muratore e un lavoratore d’ufficio possono avere la stessa patologia.
L’impatto della malattia sulla loro capacità lavorativa può però essere molto diverso.
Spondiloartrosi Cervicale: i punteggi INPS
La spondiloartrosi cervicale interessa la parte superiore della colonna.
Può provocare cervicalgia, rigidità e difficoltà nei movimenti del collo.
In alcuni casi il dolore può irradiarsi verso spalle, braccia e mani.
Possono inoltre comparire formicolii oppure perdita di forza.
Le linee guida INPS distinguono diverse condizioni funzionali del rachide cervicale.
| Condizione del rachide cervicale | Percentuale indicativa |
|---|---|
| Limitazione di circa 2/3 dei movimenti | 11%-20% |
| Anchilosi o artrodesi cervicale | 21%-30% |
| Anchilosi o artrodesi con interessamento radicolare documentato | 31%-40% |
| Rigidità completa del capo in flessione o iperestensione | 41%-50% |
Anche qui bisogna usare i numeri correttamente.
Non esiste una regola secondo cui “spondiloartrosi cervicale = 30%”.
Conta la condizione funzionale effettivamente riscontrata.
Una risonanza magnetica può mostrare importanti alterazioni strutturali.
Ma la Commissione deve verificare quanto quelle alterazioni incidano realmente sulla persona.
Un elemento molto importante è l’eventuale interessamento radicolare documentato.
Una semplice dichiarazione di dolore al braccio potrebbe non essere sufficiente.
Può essere utile disporre di esami neurologici, elettromiografia e valutazioni specialistiche, quando clinicamente indicate.
Diritti, obblighi e aspetti giuridici rilevanti
La percentuale riconosciuta dall’INPS può produrre conseguenze molto diverse.
Non tutte le percentuali danno diritto a una prestazione economica.
Per esempio, l’assegno mensile di assistenza richiede una riduzione della capacità lavorativa compresa tra 74% e 99%.
Devono inoltre essere presenti gli altri requisiti previsti dalla legge.
Nel 2026 l’INPS indica per questa prestazione un limite reddituale personale di 5.852,21 euro.
L’invalidità civile totale, invece, corrisponde al 100%.
In presenza degli altri requisiti può dare accesso alla pensione di inabilità.
Per il 2026 l’importo base indicato dall’INPS è di 340,71 euro mensili per tredici mensilità.
Questo significa che una spondiloartrosi isolata difficilmente deve essere analizzata soltanto chiedendo: “Quanto vale?”.
La domanda più utile è diversa.
Qual è il quadro patologico complessivo della persona?
Una persona potrebbe avere spondiloartrosi cervicale e lombare insieme.
Potrebbe inoltre soffrire di gonartrosi, cardiopatia, diabete o patologie neurologiche.
La Commissione deve valutare il quadro complessivo secondo i criteri medico-legali applicabili.
La domanda di invalidità civile nel 2026
Il 2026 è anche un anno particolare per la procedura.
La riforma della disabilità prevista dal decreto legislativo 62/2024 è ancora in fase sperimentale in numerose province.
Nelle province coinvolte, il nuovo certificato medico introduttivo può rappresentare direttamente l’avvio del procedimento.
La sperimentazione prosegue fino al 31 dicembre 2026. Dal 2027 il nuovo sistema è destinato a estendersi a tutto il territorio nazionale.
Nei territori non ancora coinvolti continuano invece ad applicarsi le modalità precedenti.
Per questo nel 2026 la procedura concreta può dipendere anche dalla provincia di residenza.
Errori comuni e come evitarli
Il primo errore consiste nel presentare soltanto una radiografia.
Un referto che riporta “spondiloartrosi diffusa” documenta la diagnosi.
Non dimostra necessariamente una grave limitazione funzionale.
La documentazione dovrebbe descrivere anche ciò che la persona non riesce più a fare.
Il secondo errore è concentrarsi esclusivamente sul dolore.
Il dolore è importante, ma la Commissione deve poter valutare conseguenze concrete.
È utile documentare rigidità, deficit di forza e limitazioni del movimento.
Lo stesso vale per eventuali radicolopatie o deficit neurologici.
Il terzo errore consiste nel cercare online una percentuale fissa.
Le tabelle prevedono intervalli legati a precise condizioni funzionali.
Una diagnosi generica non corrisponde automaticamente a uno di questi valori.
Un altro errore frequente è dimenticare le altre patologie.
Se una persona soffre anche di gonartrosi grave, quelle condizioni devono essere documentate.
La Commissione deve conoscere l’intero quadro sanitario.
Infine, bisogna distinguere tra aggravamento e ricorso.
Sono due strumenti diversi.
Se le condizioni sono peggiorate dopo un precedente verbale, può essere valutata una domanda di aggravamento.
Se invece si ritiene sbagliata la valutazione contenuta nel verbale appena ricevuto, può essere necessario valutare il ricorso.
Cosa fare in concreto in questa situazione
Se soffri di spondiloartrosi e vuoi chiedere l’invalidità civile, conviene procedere con ordine.
Prima di tutto raccogli la documentazione specialistica recente.
Possono essere utili, in base alla situazione clinica:
- visite ortopediche;
- visite fisiatriche;
- valutazioni neurologiche;
- radiografie;
- risonanze magnetiche;
- TAC;
- elettromiografie;
- documentazione relativa alle terapie eseguite.
Non serve fare esami inutili.
Serve invece documentare bene le condizioni realmente presenti.
Il certificato medico introduttivo deve riportare correttamente le patologie.
Anche la documentazione presentata alla valutazione dovrebbe essere ordinata e aggiornata.
Un certificato specialistico può essere particolarmente utile quando descrive il deficit funzionale.
Per esempio:
“Limitazione marcata della rotazione cervicale.”
Oppure:
“Lombalgia cronica con radicolopatia e riduzione significativa della capacità di deambulazione.”
Indicazioni di questo tipo descrivono molto più della semplice parola “artrosi”.
Quando arriva il verbale, controlla la percentuale riconosciuta.
Verifica anche quali patologie sono state effettivamente considerate.
Se alcune condizioni sembrano ignorate, il verbale merita un approfondimento.
Mini-storia o esempio pratico
Immaginiamo il caso di Francesco.
Ha 58 anni e ha lavorato per più di trent’anni come magazziniere.
Da anni soffre di spondiloartrosi cervicale e lombare.
La risonanza mostra diverse alterazioni degenerative.
Francesco presenta la domanda pensando che gli esami siano sufficienti.
Riceve una percentuale molto inferiore alle sue aspettative.
Quando controlla la documentazione, però, emerge un problema.
I referti descrivono perfettamente le vertebre.
Descrivono molto meno Francesco.
Non emerge chiaramente che non riesce più a sollevare carichi pesanti.
Non viene documentata bene la limitazione dei movimenti cervicali.
La radicolopatia al braccio è citata, ma senza una valutazione neurologica recente.
Francesco aggiorna quindi la propria documentazione.
La situazione sanitaria, nel frattempo, è anche peggiorata.
A quel punto viene valutata la strada più corretta tra aggravamento e contestazione del precedente accertamento.
La lezione è semplice.
Un esame diagnostico fotografa la colonna. Una buona documentazione medico-legale deve fotografare anche le sue conseguenze sulla persona.
Non serve necessariamente un avvocato per presentare una prima domanda di invalidità civile.
L’assistenza legale diventa invece importante quando il verbale appare sottostimato.
Pensiamo a una persona con forti limitazioni cervicali e lombari.
Gli specialisti descrivono deficit importanti.
L’INPS riconosce però una percentuale che non sembra coerente con il quadro documentato.
In questo caso bisogna capire se esistono i presupposti per contestare l’accertamento.
Il ricorso sanitario per l’invalidità civile passa attraverso l’Accertamento Tecnico Preventivo obbligatorio, previsto dall’articolo 445-bis del codice di procedura civile.
Il ricorso deve essere proposto entro sei mesi dalla notifica del verbale.
Superato quel termine, non è più possibile contestare quel provvedimento con la stessa procedura.
Può restare possibile presentare una nuova domanda, se ne ricorrono i presupposti.
Diverso è il caso dell’aggravamento.
Se le condizioni sanitarie sono peggiorate dopo il precedente riconoscimento, è possibile presentare una domanda specifica.
L’INPS conferma che le domande di aggravamento rappresentano un’eccezione rispetto al limite sulle nuove domande durante determinati procedimenti.
Per questo non bisogna scegliere automaticamente tra ricorso e aggravamento.
La strategia dipende dalle date, dal verbale e dall’evoluzione clinica.
FAQ sulla spondiloartrosi e invalidità civile
1. Quanti punti di invalidità dà la spondiloartrosi?
Non esiste una percentuale unica. Conta soprattutto la limitazione funzionale del rachide e l’eventuale interessamento neurologico.
2. Quanto vale la spondiloartrosi cervicale per l’INPS?
Le linee guida indicano valori da 11%-20% per importanti limitazioni dei movimenti. Condizioni più severe possono raggiungere percentuali superiori.
3. Quanto vale la spondiloartrosi lombare?
Per una limitazione di circa due terzi dei movimenti del rachide lombare, le linee guida indicano 11%-20%. Situazioni più severe hanno valori maggiori.
4. Con spondiloartrosi posso arrivare al 74% di invalidità?
5. Se l’INPS mi riconosce una percentuale troppo bassa posso fare ricorso?
Sì, quando esistono i presupposti. Per contestare il requisito sanitario il termine è normalmente di sei mesi dalla notifica del verbale.
Conclusione
La Spondiloartrosi e invalidità civile: punteggio e domanda nel 2026 non possono essere affrontate cercando soltanto una percentuale online.
La diagnosi è importante, ma da sola non basta.
L’INPS deve valutare soprattutto le limitazioni concrete del rachide e l’intero quadro sanitario della persona.
Per la spondiloartrosi cervicale e lombare esistono riferimenti medico-legali utili.
Le percentuali cambiano però in base alla gravità e alle conseguenze funzionali.
Se hai ricevuto una percentuale che ritieni troppo bassa, è importante controllare subito il verbale.
Bisogna inoltre distinguere tra un possibile ricorso e una nuova domanda di aggravamento.
Lo Studio Laudando & Partners può analizzare il verbale INPS e la documentazione sanitaria disponibile.
Lo Studio può inoltre verificare quale strada sia più adatta alla situazione concreta.
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Avv. Antonio Laudando
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