A oltre otto mesi dal Ciclone Harry, i balneari siciliani denunciano ritardi, nuovi adempimenti e il mancato accesso ai contributi destinati alla ricostruzione. L’Associazione Turistica Balneare Siciliana chiede alla Regione di sbloccare immediatamente le somme e di superare le condizioni ritenute incompatibili con la finalità emergenziale degli interventi.
È una nuova richiesta di intervento urgente quella che l’Associazione Turistica Balneare Siciliana (ATBS), attraverso il presidente Antonio Firullo, ha rivolto agli assessori regionali all’Economia, Alessandro Dagnino, e alle Attività produttive, Edmondo Tamajo, con una nota datata 30 settembre 2026. La comunicazione è stata trasmessa per conoscenza anche alla presidente del Consiglio dei ministri Giorgia Meloni e al presidente della Regione Siciliana Renato Schifani.
Al centro della contestazione ci sono i contributi IRFIS destinati ai concessionari balneari colpiti dal Ciclone Harry, per i quali l’ATBS denuncia una situazione ormai definita «drammatica». Secondo l’associazione, nonostante le rassicurazioni e gli annunci arrivati immediatamente dopo l’evento calamitoso, alla data del 30 settembre gli operatori non sarebbero ancora stati messi nelle condizioni di percepire le somme loro riconosciute. L’associazione segnala inoltre che, nel corso dei mesi, sarebbero stati introdotti ulteriori vincoli e richieste documentali, ritenuti incompatibili con l’obiettivo di garantire un sostegno rapido alle imprese danneggiate.
Il nodo delle competenze: Economia e Attività produttive a confronto
Una delle questioni sollevate dall’ATBS riguarda innanzitutto l’individuazione dell’assessorato competente. Nella nota viene riferito che l’Assessorato regionale all’Economia avrebbe ribadito che la competenza per l’erogazione dei bandi gestiti dall’IRFIS spetta all’Assessorato alle Attività produttive, mentre dalla corrispondenza intercorsa con quest’ultimo emergerebbe una diversa interpretazione, secondo cui la competenza sarebbe invece esclusivamente dell’Assessorato all’Economia.
Per l’associazione, questa sovrapposizione interpretativa rischia di tradursi in ulteriori ritardi proprio mentre gli operatori attendono risorse necessarie per completare gli interventi sulle strutture danneggiate.
«Dal mese di maggio riceviamo quotidianamente da IRFIS nuovi vincoli, richieste di integrazione documentale, chiarimenti e ulteriori restrizioni», sostiene l’ATBS, sottolineando che la documentazione richiesta sarebbe diventata progressivamente più ampia e articolata. Nel comunicato l’associazione afferma che tali restrizioni avrebbero finito per aggravare ulteriormente la situazione degli operatori colpiti dall’evento calamitoso.
DURC, cartelle e nuova perizia: le condizioni contestate
Particolarmente delicato è il tema della regolarità contributiva. L’ATBS sostiene che, nonostante le dichiarazioni sulla semplificazione delle procedure e sull’esenzione dal DURC, per accedere ai contributi sarebbe attualmente richiesta la regolarità del documento unico di regolarità contributiva.
L’associazione richiama, a questo proposito, un parere dell’Avvocatura dello Stato che, «per quanto a nostra conoscenza», avrebbe evidenziato come l’esenzione prevista dalla disciplina emergenziale non dovrebbe essere limitata alle sole somme erogate dalla Protezione civile, anche considerando che lo stato di emergenza risulta dichiarato fino al 31 dicembre 2026. Si tratta, precisa la stessa ATBS, di una interpretazione giuridica sulla quale l’associazione afferma di avere acquisito un parere legale.
Tra gli ulteriori ostacoli denunciati figurano poi la verifica e il pagamento delle cartelle superiori a 5.000 euro, l’accertamento della regolarità dei pagamenti relativi alle concessioni demaniali marittime e una nuova perizia asseverata da parte di un tecnico abilitato, che l’associazione indica come un adempimento aggiunto successivamente rispetto alla documentazione originariamente prevista.
Il caso dei 19.200 euro
Un altro punto particolarmente contestato riguarda i 19.200 euro erogati dalla Protezione civile regionale nell’immediatezza del ciclone. Secondo l’ATBS, la somma, inizialmente destinata a rappresentare un primo aiuto per fronteggiare l’emergenza, verrebbe ora considerata ai fini della detrazione dal contributo IRFIS e ne sarebbe richiesta la restituzione, in quanto riferita alla copertura delle perdite di beni deperibili.
L’associazione contesta questa impostazione e chiede espressamente che non venga richiesto il recupero dei 19.200 euro già erogati.
La nota richiama inoltre un provvedimento del 22 settembre 2026, prot. n. 36080, che, secondo quanto riferito dall’ATBS, sarebbe stato emanato dall’Assessorato alle Attività produttive e confermerebbe la detrazione della somma ricevuta dalla Protezione civile. È proprio questo elemento che, nella ricostruzione dell’associazione, renderebbe ancora più evidente la necessità di chiarire definitivamente le competenze tra gli assessorati coinvolti.
«Gli operatori hanno già speso o perso la stagione»
L’ATBS descrive quindi le conseguenze concrete dei ritardi. Alcuni operatori, si legge nella nota, avrebbero già sostenuto le spese per il ripristino delle strutture utilizzando risorse proprie oppure ricorrendo al credito bancario; altri, per mancanza di liquidità, non avrebbero potuto avviare i lavori, perdendo così l’intera stagione balneare. Vi sarebbero inoltre imprese che hanno iniziato gli interventi ma che, non avendoli ancora completati, operano con strutture incomplete.
Ancora più pesante, secondo il racconto dell’associazione, la situazione di alcuni concessionari che, dopo aver dichiarato l’avvio dei lavori sulla base del modello C1 e confidando nell’arrivo dei ristori, avrebbero ricevuto avvisi di messa in mora e intimazioni di pagamento, mentre in alcuni casi sarebbero stati effettuati anche pignoramenti da parte dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione in relazione alla decadenza dalla «rottamazione-quater».
Le conseguenze, sostiene l’ATBS, non riguarderebbero soltanto la stagione balneare, ma anche la possibilità di completare il ripristino delle strutture e di garantire la piena operatività delle attività commerciali collegate, come bar e ristorazione, con possibili ripercussioni anche sui livelli occupazionali.
La «beffa» della rottamazione-quater
Nella parte finale della nota l’associazione pone anche un ulteriore problema, legato agli elenchi dei concessionari danneggiati.
Secondo quanto denunciato dall’ATBS, tutti i Comuni interessati dal Ciclone Harry, ad eccezione di Scicli, non avrebbero trasmesso alla Regione gli elenchi dei nominativi dei concessionari danneggiati. L’associazione sostiene che questa omissione abbia impedito a diversi operatori di essere inseriti tra i beneficiari delle misure previste per la sospensione dei termini relativi agli adempimenti e ai versamenti tributari e contributivi nel periodo gennaio-aprile 2026.
Da qui, sempre secondo la ricostruzione dell’associazione, sarebbero derivati ulteriori effetti economici negativi, fino alla decadenza dalla rottamazione-quater, con la perdita dei benefici collegati ai pagamenti già effettuati.
Le richieste alla Regione
Le richieste formulate dall’ATBS sono precise: erogazione immediata dei contributi della misura 2 «Ciclone Harry/Frana di Niscemi», senza ulteriori condizioni e con applicazione del regime derogatorio previsto fino al 31 dicembre 2026 anche alle somme stanziate attraverso IRFIS; revoca dell’obbligo di versamento derivante dalla notifica di cartelle di pagamento; e nessuna restituzione dei 19.200 euro già erogati dalla Protezione civile regionale.
L’associazione ribadisce infine di avere fatto affidamento sulle dichiarazioni rese dal presidente Schifani subito dopo il ciclone, secondo cui le procedure sarebbero state semplificate e le somme erogate prima dell’avvio della stagione estiva. A oltre otto mesi dall’annuncio, denuncia invece che i contributi non sarebbero ancora stati erogati, lasciando numerose imprese in una condizione di forte difficoltà.
La conclusione della nota è quindi un appello diretto alla Regione: prendere atto dell’urgenza e procedere rapidamente all’erogazione delle somme riconosciute, evitando ulteriori adempimenti burocratici ritenuti non coerenti con la finalità emergenziale degli interventi.
Nel documento viene infine allegato anche uno stralcio del parere legale acquisito dall’associazione, nel quale si sostiene che il contributo IRFIS sarebbe, nella sostanza, riconducibile all’«indennizzo di cui all’articolo 1», poiché derivante dalla stessa emergenza, destinato alle medesime attività produttive e finanziato nell’ambito del medesimo quadro emergenziale.
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