#Finsubito news dalla rete – Investimenti, come mettere in equilibrio borse e bond in un portafoglio bilanciato tra azioni volatili e ricche cedole


I fondi bilanciati non sono stati certo, almeno negli ultimi mesi, i protagonisti della raccolta di risparmio gestito. I dati Assogestioni aggiornati ad agosto mostrano per questa categoria di comparti afflussi da inizio anno pari a 1,6 miliardi di euro: più che positiva, ma la più bassa tra tutti i sottogruppi dei fondi aperti censiti dall’associazione. Eppure questi prodotti che si pongono a metà del guado tra azionari e obbligazionari, prevedendo simultaneamente quote di equity e reddito fisso, potrebbero tornare ben presto a far parlare di sé. Con la volatilità delle borse in aumento e il rialzo dei rendimenti obbligazionari infatti molti investitori possono essere tentati di provare ad abbassare le oscillazioni dell’azionario con un po’ di generoso reddito fisso.

I bilanciati moderati: il portafoglio 60/40 e non solo

Tre le diverse categorie di fondi bilanciati (o diversificati) una menzione speciale la meritano i moderati. Comparti pensati per investitori con profili di rischio intermedi in cui la quota di azioni e bond è tendenzialmente equilibrata al 50%, anche se possono esserci delle variazioni. Si identifica come diversificato moderato, ad esempio, anche il celebre portafoglio composto al 60% azioni e al 40% da bond. Come muoversi oggi tra queste strategie? In un contesto in cui il rialzo dei tassi di interesse potrebbe mettere in difficoltà soprattutto le azioni, per il chief multi-asset investment strategist di Gam, Julian Howard, questo potrebbe essere il momento ideale per alcune prese di beneficio. «Magari da settori dell’equity globale che potrebbero avere maggiori difficoltà a reggere bene in caso di ribasso del mercato», spiega il money manager. Oppure con una «modesta riduzione dell’esposizione al credito di qualità inferiore» e una «lieve riduzione della duration dei titoli di Stato contro il rischio di un ulteriore balzo dei rendimenti dei bond sovrani».

Una parte di asset class alternative

Al contempo, i portafogli diversificati moderati non sono più soltanto definiti da una componente azionaria e una obbligazionaria. C’è chi ad esempio, anche per investitori individuali, prevede una parte di asset class alternative. «Per un investitore con un profilo di rischio intermedio partirei oggi da un portafoglio composto indicativamente per il 50% da azioni, per il 30% da obbligazioni e per il 20% da investimenti alternativi, considerando la liquidità, intorno al 3%, all’interno della componente obbligazionaria», spiega Roger Rüegg, head of multi-asset di Zkb (Swisscanto Am). Sull’azionario il money manager privilegia «Stati Uniti e mercati emergenti: negli Usa continuiamo a vedere una crescita degli utili più robusta, sostenuta anche dal settore tecnologico e dall’intelligenza artificiale, mentre siamo più prudenti su Europa e Giappone».

Nella parte obbligazionaria il focus è invece «sui titoli governativi, soprattutto per il loro ruolo di diversificazione nel caso di un rallentamento dell’economia: ai rendimenti attuali il mercato dei governativi globali è diventato più interessante». Infine, il 20% dedicato agli alternativi può comprendere, a seconda di obiettivi e profili di rischio degli investitori, «oro, materie prime, real estate, ma anche bond catstrofali e, in misura più contenuta, strategie alternative» come il private equity.

Cavalcare il rally emergente

La tabella Fida in basso raccoglie i primi dieci fondi diversificati moderati per rendimento nel 2026. La loro performance media è del 15,6%, che passa al 21% su un orizzonte annui e al 45% su una prospettiva triennale. Il tutto con costi medi annui dell’1,25%. Molti dei comparti in portafoglio sono focalizzati sui mercati emergenti e, anche nell’ambito di una strategia multi-asset, sono stato in grado di beneficiare dell’importante rally dei Paesi quasi-sviluppati, trainato dalla corsa dei chip.

Proprio Franklin Templeton guida la graduatoria Fida con i comparti Em. Mkts Dynamic Income (+22,6% da gennaio, costi dell’1,3%) e Global Value and Income (+18,3% con commissioni dello 0,8%). Nelle strategie multi-asset bilanciate il portfolio manager Pierluigi Ansuinelli alloca «il 55% nei mercati azionari globali, il 35% in quelli obbligazionari e il restante 10% in strategie liquide alternative con il dichiarato obiettivo di ridurre il rischio del portafoglio». Negli emergenti, prima scelta del money manager insieme a Usa e Giappone, Ansuinelli trova attraenti «i fondamentali aziendali alla luce sia dei vantaggi indotti dagli investimenti legati al tema AI e sia della rapida crescita degli utili e valutazioni ancora ragionevoli».

Invece nel reddito fisso la scelta ricade su «obbligazioni governative non Usa, in particolare quelle di emittenti europei poiché riteniamo eccessive le aspettative del mercato in merito a future rialzi tassi da parte della Bce».

I bond preferiti in Europa

Fineco Asset Management (Fam) si approccia all’asset class con il comparto CoRe Series CoRe Champions Emerg. Mkts: anch’esso focalizzato sugli emergenti, da gennaio è in positivo del 13,7%, con commissioni annue dell’1,6%). Il chief investment officer della società, Owen Dwyer, nell’ambito delle strategie bilanciate moderate (non solo emergenti), destina oggi «circa il 50% del portafoglio all’azionario globale, suddividendolo equamente tra titoli value, income e growth». Considerati «gli elevati livelli di concentrazione presenti attualmente, puntiamo su strategie attive o indici equiponderati», aggiunge.

Oltre a un 5-10% «destinato all’oro e asset come le infrastrutture, che possono offrire protezione in un contesto in cui i governi privilegiano la spesa rispetto alla disciplina fiscale», il restante 40-45% «è dedicato al reddito fisso, attraverso un mix di titoli di Stato e credito investment grade». Trai i bond sovrani europei Dwyer privilegia Italia e Germania, «dove i parametri fiscali risultano relativamente migliori rispetto a quelli di altre grandi economie». Nel credito, la preferenza va invece «verso gli emittenti finanziari di elevata qualità, caratterizzati da bilanci solidi e da spread che offrono ancora una remunerazione ragionevole».

Verso l’equilibrio perfetto (con un po’ di cash)

Dal canto suo Fideuram Asset Management (Ireland), società del gruppo Intesa Sanpaolo, realizza con il fondo Fonditalia Global una performance del 12%, con commissioni dell’1,25%. Il comparto in questione ha un profilo più simile a quello di un fondo bilanciato aggressivo (visto che la parte equity arriva attualmente al 70%). Tuttavia, in merito a strategie multi-asset prettamente bilanciate, il chief investment officer della società di gestione, Giordano Beani, privilegia oggi «un sovrappeso azionario al 55%, un peso dell’obbligazionario attorno al 40% e liquidità intorno al 5%. Questo perché riteniamo che il forte ciclo degli utili societari sia ancora in grado di sostenere le valutazioni, mentre i tassi non sembrano ancor aver trovato un livello di equilibrio».

Nella parte obbligazionaria «dati i livelli di rendimento raggiunti in area euro sulle obbligazioni governative opteremmo per un portafoglio più orientato su questa componente, con un bilanciamento tra componente core, quindi Germania e satellite, cioè l’Italia, per migliorare il rendimento complessivo del portafoglio senza avere rischio di cambio, che già abbiamo sulla componente azionaria Usa». Invece nell’azionario Beani punta a incrementare, in ottica di diversificazione, «l’esposizione sui mercati europei, che hanno una componente ciclica che ha sofferto negli ultimi mesi, e la presenza su alcuni mercati emergenti meno dipendenti dal ciclo tecnologico».

La forza delle cedole

Con il comparto Balanced Income and Growth Pimco realizza nel 2026 un rendimento dell’11,8%, con costi dell’1,6%. «I portafogli bilanciati sono tornati», segnala Lotfi Karoui, multi-asset credit strategist. E questo perché «i rendimenti obbligazionari più elevati stanno restituendo al reddito fisso il suo ruolo sia di fonte di reddito sia di potente elemento di diversificazione». In particolare, sottolinea il money manager, «i rendimenti delle obbligazioni sono in generale in linea con gli earnings yield (rendimenti da utili, ndr) azionari, offrendo reddito interessante, rinnovata diversificazione e maggiore visibilità sul potenziale di rendimento futuro». (riproduzione riservata)


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