#Finsubito news dalla rete – Ricerca, ora si cresce. La ministra Bernini: più fondi per università e posti letto per gli studenti


Il muro tra Università, enti di ricerca e imprese è caduto. Con il Pnrr «abbiamo finanziato cinque centri d’eccellenza che mettono insieme ricerca pubblica e sistema produttivo, condividendo competenze, laboratori e investimenti. È così che una cura può arrivare al letto di un paziente o una tecnologia trasformarsi in innovazione per un’impresa». Questa l’opinione, condivisa con Milano Finanza, della ministra dell’università e della ricerca, Anna Maria Bernini. E «non ci fermiamo qui: con la prima edizione dei Synergy Grant abbiamo appena assegnato 50 milioni di euro per rafforzare la collaborazione tra Università e imprese e portare la ricerca dai laboratori alle applicazioni concrete».

Domanda. Ministra, in un tempo in cui l’innovazione tecnologica, soprattutto l’intelligenza artificiale, sta cambiando così rapidamente il nostro modo di vivere e di lavorare, quale ruolo deve avere la ricerca?

Risposta. Il compito della ricerca, in tutti i campi, non è limitarsi a seguire il cambiamento, ma anticiparlo e contribuire a orientarlo. Non credo sia utile tentare di frenare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, ma nemmeno ignorarne i rischi. La sfida è conoscerla, comprenderne le potenzialità e governarne gli effetti, perché l’innovazione sia davvero al servizio delle persone e migliori la loro vita. Il futuro non lo decide la tecnologia da sola: lo decidiamo noi, attraverso la ricerca, le scelte che facciamo e il modo in cui scegliamo di usare l’innovazione.

D. E come avete agito per questo obiettivo negli ultimi anni?

R. Gli ultimi dati Istat ci dicono che in Italia aumentano gli investimenti in ricerca e sviluppo e che le università sono il motore di questa crescita. Non è casuale: è il risultato di una programmazione più chiara e degli ingenti investimenti che abbiamo messo in campo in questi anni, 11 miliardi solo grazie al Pnrr. Il piano triennale della ricerca da 1,2 miliardi, con un fondo unico, un calendario dei bandi definito in anticipo e risorse certe, ha cambiato il modo di sostenere la ricerca in Italia. Per la prima volta diamo alla ricerca una programmazione che non segue il cambiamento, ma lo anticipa.

D. Siamo in pieno cantiere manovra, quale sarà la richiesta del Mur per la prossima legge di bilancio?

R. Il nostro cantiere è già aperto. E ha prodotto risultati. Abbiamo rifinanziato il fondo per le borse di studio con 288 milioni, portando il totale a quasi 850 milioni. Quando siamo arrivati erano 307. Questi numeri fanno la differenza per quasi 330mila studenti: coltivare il proprio talento o lasciare che siano le condizioni economiche a decidere per loro.

D. Il Mur è riuscito a creare oltre 63.200 nuovi posti letto per studenti, superando il target del Pnrr. Una risposta alla domanda di alloggi, ma anche un nuovo modello di collaborazione tra pubblico e privato. Che cosa cambia per gli studenti e per il mercato degli studentati?

R. Quando mi sono insediata al Mur ho trovato le tende delle proteste per la mancanza di alloggi. Comprensibile, alla luce dei 40mila posti letto realizzati in 25 anni. La nostra risposta è stata attivarne, in quattro anni, 63.200. Oltre 18mila saranno gratuiti per gli studenti capaci e meritevoli privi di mezzi, gli altri a tariffe calmierate. Un’operazione sociale senza precedenti, ma anche un investimento di 1,2 miliardi sui territori: immobili recuperati, nuovi servizi e città più attrattive. La nostra idea è semplice: non decidere al posto di un ragazzo dove deve studiare, ma metterlo nelle condizioni di scegliere.

D. Nei giorni scorsi avete lanciato il sito housinguniversitario.mur.gov.it che raccoglie l’offerta di studentanti in Italia. Perché avete sentito l’esigenza di questo nuovo strumento?

R. Se aumentano gli studentati, deve essere più semplice anche trovarli. Grazie alla collaborazione del Politecnico di Torino abbiamo creato una piattaforma che riunisce l’offerta di housing universitario e permette a studenti e famiglie di individuare le residenze, conoscere i servizi e orientarsi tra le opportunità disponibili. Uno strumento concreto per trasformare la nuova offerta di alloggi in una reale possibilità di scelta.

D. Capitolo risorse agli atenei. Il Fondo di Finanziamento Ordinario è salito a 9,4 miliardi. Quale modello di finanziamento serve agli atenei, anche in vista della fine delle risorse del Pnrr?

R. Partiamo da due dati di realtà. Il primo: nel 2022 il Fondo ammontava a circa 8,5 miliardi. Oggi è salito a quasi 9,5, un miliardo in più. Secondo: nessun ateneo riceverà un euro di meno rispetto allo scorso anno. Elementi di verità che smentiscono la polemica delle opposizioni su surreali tagli. Il governo ha messo la formazione tra le proprie priorità aumentando le risorse e chiedendo allo stesso tempo agli atenei di usarle con responsabilità, nel pieno rispetto della loro autonomia.

D. Resta, invece, ancora un punto ancora dolente la fuga dei cervelli che, stando a una ricerca del Teha Group, costa fino a 11,4 miliardi di euro l’anno?

R. Durante il mio mandato ho avuto il piacere di visitare il deserto di Atacama, in Cile, dove un consorzio europeo sta costruendo il più grande telescopio al mondo per studiare gli esopianeti e le prime galassie dell’universo. La cupola è realizzata dalla friulana Cimolai, le lenti saranno fornite dalla veneta Dal Ben e il programme manager è il napoletano Roberto Tamai. Sono storie che sfuggono alle statistiche e che non raccontano «cervelli in fuga», ma talenti italiani ai vertici della ricerca internazionale, capaci di portare nel mondo competenze, made in Italy e generare ritorno economico.

D. Negli ultimi anni l’Alta formazione artistica, musicale e coreutica ha avuto una trasformazione profonda. Qual è il valore di questo percorso e quale ruolo avrà nel futuro della formazione italiana?

R. L’Afam è stato considerato per anni un settore marginale. Un paradosso: l’Italia che insegna al mondo arte, musica, danza e restauro riteneva di serie B chi sceglieva questo percorso. Abbiamo invertito la rotta, mettendo conservatori, accademie e istituti di design al centro delle nostre scelte. Investimenti nell’edilizia e nel diritto allo studio, introduzione dei dottorati di ricerca finanziati con oltre 100 milioni di euro, rafforzamento di organici e personale docente. E c’era un altro paradosso: in un settore dove gli studenti internazionali superano il 17%, si rilasciavano diplomi. Oggi sono diventate lauree. Non è un cambio di nome, ma il riconoscimento del valore di questi percorsi e una maggiore chiarezza dei titoli, anche all’estero. (riproduzione riservata)


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