Prima di ripartire da Ankara, al termine del summit Nato, Emmanuel Macron ha lasciato pochi ma significativi indizi su cosa potrà accadere il 13 luglio, a Parigi, alla cena della Coalizione dei Volenterosi. Questa volta il presidente francese vuole che dalla riunione allargata, fissata simbolicamente la sera prima della festa nazionale francese – la sua ultima all’Eliseo – esca un progetto preciso. «Saranno svelate nuove iniziative sulla difesa» per l’Ucraina e per l’Europa, si è limitato a dire Macron in Turchia.
L’intervista
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La Stampa è in grado di anticipare di cosa si tratta. Perché a Parigi, in un vertice ristretto che anticiperà l’incontro dei Volenterosi, a cui parteciperà il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani, verrà annunciata la nascita della “Anti-Ballistic Missile Coalition”, una coalizione per la difesa aerea che integrerà le capacità industriali e militari dei Paesi europei con quelle di Kiev, del Regno Unito e della Norvegia. Un’alleanza che si fonda sul riconoscimento della vulnerabilità dell’Europa tutta, e non solo dell’Ucraina, esposta alle minacce del Cremlino, e sulla convinzione di dover muoversi autonomamente dagli Stati Uniti, senza spezzare il legame transatlantico. Secondo i leader è arrivato il momento di accelerare su un’iniziativa del genere, dalla portata storica. E va fatto ora, che sul tema c’è una convergenza favorevole con Donald Trump, prima che il presidente americano possa cambiare nuovamente idea. Il G7 di Evian e il vertice Nato di Ankara hanno indubbiamente segnato una ritrovata intesa con gli Stati Uniti in difesa di Kiev. Trump, un uomo d’affari che ragiona in termini di convenienza e di opportunità, ha capito che la Russia è in difficoltà, che gli ucraini hanno avuto e hanno ancora la forza, non solo di difendersi, ma di aggredire i nemici in casa. E così si è convinto ad aiutare Volodymyr Zelensky, nella speranza di piegare le ultime resistenze di Vladimir Putin a sedersi seriamente al tavolo dei negoziati.
Gli alleati hanno avuto chiara la svolta di Washington osservando il cambio di atteggiamento del segretario di Stato americano Marco Rubio, certamente molto meno imprevedibile di Trump. Durante il confronto con i ministri degli Esteri del G7 in Francia, Rubio ha avuto un acceso scambio con l’Alta rappresentante dell’Ue per gli Affari esteri Kaja Kallas che lo incalzava sulla necessità di irrobustire il sostegno all’Ucraina e sui pochi risultati ottenuti dalla mediazione Usa, troppo morbida con Putin, secondo la politica estone: «Fatevelo da voi il negoziato, se siete capaci», ha sbottato, in risposta, Rubio. Lo stesso poi, che secondo fonti diplomatiche incrociate, è apparso molto più conciliante durante l’incontro a margine del summit Nato con i ministri degli Esteri di Germania, Francia, Regno Unito, Italia, Polonia, il cosiddetto formato E5, per l’occasione esteso anche a Ue e Turchia.
Questo succedeva poche ore prima che Trump annunciasse la volontà di concedere all’Ucraina la licenza per costruire i missili intercettori Patriot, tra i più avanzati ed efficienti al mondo, vitali per difendersi dai sempre più intensi attacchi balistici di Mosca. È l’atteso via libera che attendevano Zelensky e gli alleati europei. La Coalizione per la difesa dai missili balistici, che sarà formalizzata con una dichiarazione congiunta finale, per spiegarne il senso e gli intenti, di fatto realizza il piano di costruire un pilastro europeo della difesa da affiancare alla Nato, alla luce del sempre più probabile disimpegno degli Stati Uniti in Europa. Un formato a cui l’Italia aderisce, anche attraverso la condivisione dei Samp-T, sofisticato sistema di difesa aerea e antimissile prodotta in partnership con la Francia. Ue e Ucraina una al fianco dell’altra: un ulteriore segnale in questo senso sarà la presenza dei militari di Kiev alla parata francese del 14 luglio.
il retroscena
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Giorgia Meloni non sarà al vertice di Parigi, perché, come annunciato un po’ ruvidamente ad Ankara, questa volta vuole concentrarsi su problemi più domestici, magari vigilare che tutto fili liscio con l’arrivo della legge elettorale in Aula. Al suo posto ci sarà Tajani, presente sia alla cena dei Volenterosi, sia, prima, al vertice più ristretto dei capi di Stato e di governo. Due sere fa il vicepremier ha anticipato il concetto strategico alla base della nuova Coalizione contro i missili balistici durante una riunione dei ministri degli Esteri del Partito popolare europeo, ospitata dal capo della Farnesina al circolo Tiro al Volo.
Al gruppo si è unita per la prima volta Anita Orbán, vicepremier e ministro degli Esteri dell’Ungheria. Una presenza significativa, perché, al di là dell’omonimia con l’ex premier autocrate Viktor Orbán, anticipa l’ormai certo ingresso nel Ppe di Tisza, il partito del primo ministro Péter Magyar. Non c’è dubbio che l’Ue si consideri più forte rispetto a Putin ora che le sue scelte non vengono messe in discussione da un Paese membro, come avveniva quando il leader di Budapest era schierato apertamente con il Cremlino. Il Ppe, secondo Tajani, deve guidare questa strategia di maggiore pressione militare sulla Russia, fiaccata dai blitz ucraini sulle raffinerie, e costretta a razionare il greggio (per esempio in Crimea) vista la drastica riduzione della capacità produttiva. Bisogna approfittare della debolezza di Putin, e «la famiglia politica più forte d’Europa – ha sostenuto nella serata di venerdì il vicepremier – deve essere la prima a far sentire la voce dell’Unione» a sostegno dell’Ucraina.
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Ilario Lombardo
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