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La nuova flessibilità fiscale europea per la sicurezza energetica può aprire uno spazio rilevante anche per l’edilizia: la Commissione include espressamente riqualificazioni energetiche medie e profonde, pompe di calore, solare, accumuli e infrastrutture di ricarica tra le misure potenzialmente ammissibili. Non nasce un nuovo Superbonus e l’Ecobonus al 65% per il 2027 resta, al momento, un’ipotesi. Ma cambia la prospettiva: l’edificio può diventare parte attiva del sistema energetico, riducendo la domanda, producendo e accumulando energia e modulando i carichi. INGENIO analizza conseguenze tecniche, fiscali e progettuali dello scenario.
Ecobonus, pompe di calore, accumuli, colonnine e riqualificazione profonda: cosa apre davvero la nuova flessibilità UE
L’edilizia italiana si avvicina a un passaggio delicato. La spinta del Superbonus si è esaurita e il PNRR entra nella sua fase conclusiva. Proprio mentre il settore deve trovare nuovi motori di investimento, Bruxelles apre però un nuovo spazio fiscale dedicato alla sicurezza energetica. E, dentro quel perimetro, gli edifici occupano una posizione tutt’altro che marginale: riqualificazione energetica, pompe di calore, fotovoltaico, accumuli, infrastrutture di ricarica e interventi sul patrimonio pubblico sono espressamente indicati tra le misure potenzialmente finanziabili. Non è un nuovo Superbonus e il possibile Ecobonus al 65% non è ancora legge. Ma per progettisti, imprese e produttori sta prendendo forma uno scenario che merita di essere osservato con attenzione.
Sicurezza energetica UE: perché gli edifici entrano nella nuova politica degli investimenti
Il 2027 potrebbe rappresentare un punto di discontinuità per il settore italiano delle costruzioni.
Negli ultimi anni due grandi motori hanno sostenuto il mercato: prima gli incentivi straordinari alla riqualificazione degli edifici, con il Superbonus, poi la grande accelerazione delle opere pubbliche determinata dal PNRR.
Entrambi stanno cambiando natura.
ISTAT, nelle previsioni pubblicate a giugno 2026, stima una crescita degli investimenti fissi lordi del 2,2% nel 2026, ancora sostenuta dagli interventi connessi al PNRR, ma soltanto dello 0,5% nel 2027, anche per effetto del ridimensionamento degli stimoli pubblici.
È dentro questo scenario che assume particolare importanza una decisione europea apparentemente molto lontana dai cantieri: l’ampliamento della flessibilità delle regole di bilancio alle spese per la sicurezza energetica.
Perché, leggendo attentamente il documento della Commissione europea del 18 agosto 2026 – Orientamenti per gli Stati membri sull’ampliamento della clausola di salvaguardia nazionale per la sicurezza energetica (C/2026/4514) – emerge un fatto importante: una parte consistente delle misure considerate potenzialmente ammissibili riguarda direttamente gli edifici.
Non è un fondo europeo: è maggiore spazio fiscale per gli Stati
Il primo punto da chiarire è essenziale.
Bruxelles non ha istituito un nuovo fondo europeo per l’edilizia e non sta distribuendo risorse equivalenti a quelle del PNRR.
La Commissione consente agli Stati membri, a determinate condizioni, di utilizzare una maggiore flessibilità di bilancio per interventi capaci di rafforzare strutturalmente la sicurezza energetica europea e ridurre la dipendenza dai combustibili fossili.
La flessibilità dedicata all’energia è limitata allo 0,3% del PIL ogni anno e allo 0,6% cumulato nel periodo 2026-2028.
Non si tratta quindi di denaro europeo aggiuntivo, ma della possibilità per gli Stati di sostenere determinate spese nazionali con un trattamento specifico nell’ambito delle regole fiscali europee.
Il Governo italiano ha indicato per il 2027 e il 2028 l’intenzione di utilizzare uno spazio pari allo 0,3% del PIL annuo per l’energia, oltre allo spazio destinato a sicurezza e difesa.
La quota effettivamente destinata alle singole politiche energetiche dovrà però essere definita con la Legge di Bilancio e con i successivi provvedimenti.
Esiste uno spazio fiscale europeo utilizzabile per politiche energetiche nazionali, ma non esiste ancora una distribuzione definitiva delle risorse tra edifici, reti, industria, accumuli, mobilità elettrica e altre misure.
La sorpresa del documento UE: gli edifici diventano infrastruttura energetica
La parte più interessante degli orientamenti europei è una tabella che elenca, in modo esemplificativo e non esaustivo, gli interventi che potrebbero contribuire alla riduzione della dipendenza dai combustibili fossili.
Per le famiglie
- energia solare e geotermica;
- sistemi residenziali di accumulo;
- sostituzione delle caldaie a combustibili fossili con tecnologie pulite, come le pompe di calore;
- infrastrutture domestiche di ricarica dei veicoli elettrici;
- sovvenzioni o prestiti agevolati per ristrutturazioni energetiche medie o profonde degli edifici.
Per il settore pubblico
- produzione e accumulo di energia rinnovabile in sito;
- ristrutturazioni energetiche medie o profonde degli edifici.
Per le imprese
- infrastrutture di ricarica elettrica;
- riqualificazione energetica degli immobili;
- tecnologie per la decarbonizzazione industriale.
A queste categorie si aggiungono reti elettriche, batterie, produzione rinnovabile, infrastrutture ferroviarie, idrogeno, combustibili rinnovabili, sicurezza fisica e informatica delle reti e investimenti nel nucleare.
Il messaggio che emerge è significativo.
L’edificio non viene più considerato soltanto come un consumatore al quale ridurre la bolletta. Diventa una componente del sistema energetico.
Può ridurre il fabbisogno, produrre energia, accumularla, utilizzare elettricità per climatizzazione e mobilità e, attraverso sistemi di controllo evoluti, modulare la domanda.
La nuova parola chiave europea è “riqualificazione”, non “bonus”
C’è un altro elemento del documento UE che merita particolare attenzione.
Bruxelles non parla genericamente di lavori edilizi. Parla di medium renovation e deep renovation.
La Commissione richiama il quadro europeo sulla prestazione energetica degli edifici e collega la riqualificazione profonda a interventi capaci di portare il patrimonio verso prestazioni energetiche molto elevate.
Per gli interventi di media intensità viene inoltre utilizzato, negli orientamenti, il riferimento a una riduzione del consumo di energia primaria di almeno il 30%.
La logica europea tende a spostarsi dall’incentivo alla singola tecnologia verso la prestazione energetica ottenuta attraverso l’intervento. Involucro, impianti, fonti rinnovabili, sistemi di controllo e accumulo diventano quindi parti di un unico progetto energetico.
Ecobonus al 65%: cosa sappiamo davvero
Dentro questo quadro si colloca l’ipotesi che ha maggiormente attirato l’attenzione negli ultimi giorni: il possibile ritorno dell’Ecobonus al 65%.
Il Governo sta valutando un rafforzamento degli incentivi per l’efficientamento energetico degli edifici, anche sfruttando la maggiore flessibilità europea.
Ma occorre distinguere nettamente ciò che è vigente da ciò che è ancora allo studio.
La situazione prevista oggi per il 2027
A normativa vigente, per le spese sostenute nel 2027 l’Ecobonus è previsto:
- al 36% per l’abitazione principale, nei casi previsti dalla normativa;
- al 30% negli altri casi.
Il quadro ufficiale può essere consultato sul sito dell’Agenzia delle Entrate:
Agenzia delle Entrate – Riqualificazione energetica degli edifici
Cosa potrebbe cambiare
Il Governo sta valutando una maggiore incentivazione degli interventi di efficientamento energetico, potenzialmente fino al 65%.
Al momento, però, non esiste ancora una norma che stabilisca il nuovo 65%, né sono definitivamente definiti:
- gli immobili interessati;
- la platea dei beneficiari;
- le tecnologie ammesse;
- i massimali;
- le condizioni energetiche;
- l’eventuale differenziazione tra abitazione principale e altri immobili;
- la durata della nuova agevolazione.
Per progettisti e committenti, quindi, il 65% deve essere considerato uno scenario di lavoro, non un diritto acquisito.
Su INGENIO ne abbiamo parlato:
Ecobonus, ipotesi ritorno al 65%: dentro cappotti termici, condizionatori e infissi delle prime case
Bonus Ristrutturazioni, Ecobonus e Sismabonus nel nuovo TUIR: regole e scadenze
Pompe di calore: perché sono al centro della nuova politica energetica
Tra le tecnologie citate direttamente dalla Commissione europea ci sono le pompe di calore.
La loro centralità deriva dal fatto che consentono di trasferire una quota crescente della domanda energetica dell’edificio dai combustibili fossili all’elettricità.
Se il sistema elettrico viene progressivamente alimentato con fonti a basse emissioni, elettrificazione degli edifici e decarbonizzazione del sistema energetico possono procedere insieme.
Ma per un tecnico la questione è più complessa della semplice sostituzione della caldaia.
L’efficienza reale di una pompa di calore dipende da:
- temperatura di mandata richiesta dall’impianto;
- condizioni climatiche;
- caratteristiche dell’involucro;
- dimensionamento della macchina;
- terminali di emissione;
- produzione di acqua calda sanitaria;
- regolazione;
- profilo dei consumi;
- eventuale integrazione con impianti fotovoltaici.
Una politica efficace dovrebbe quindi premiare non soltanto la presenza della pompa di calore, ma la qualità della configurazione energetica nella quale viene inserita.
Fotovoltaico e accumuli: non più componenti accessori
Anche gli accumuli residenziali vengono indicati direttamente dalla Commissione europea tra le possibili misure incentivabili.
Il tema è importante perché modifica progressivamente il ruolo del fotovoltaico.
Un impianto fotovoltaico produce energia. Un sistema formato da fotovoltaico, accumulo, pompa di calore e controllo dei carichi può invece diventare un piccolo sistema energetico dell’edificio.
L’accumulo permette di spostare temporalmente una parte dell’energia prodotta, aumentare l’autoconsumo e ridurre i picchi di prelievo.
Con l’evoluzione delle reti e delle tariffe, questa capacità di flessibilità potrebbe assumere un valore crescente.
Il Conto Termico 3.0 anticipa già una parte di questa logica
Il nuovo scenario non parte da zero.
Il Conto Termico 3.0, disciplinato dal DM 7 agosto 2025, contiene già alcuni elementi coerenti con questa impostazione integrata della politica energetica.
Tra gli interventi incentivati rientrano le pompe di calore e altri sistemi per la produzione termica da fonti rinnovabili.
Per alcune categorie di edifici e beneficiari, fotovoltaico, accumulo e infrastrutture di ricarica possono inoltre rientrare all’interno di configurazioni collegate alla sostituzione dell’impianto termico.
La direzione è quindi quella dell’integrazione tra produzione, climatizzazione, accumulo e mobilità elettrica.
Il Conto Termico ha inoltre una caratteristica profondamente diversa dall’Ecobonus: è un incentivo gestito dal GSE e non una detrazione fiscale recuperata negli anni.
Questo elemento può risultare particolarmente importante nei casi nei quali la capienza fiscale del beneficiario riduce l’efficacia di una detrazione IRPEF.
Colonnine elettriche: l’autorimessa entra nel progetto energetico
La Commissione europea include anche le infrastrutture per la ricarica dei veicoli elettrici.
Per il settore edilizio non è un dettaglio.
La progressiva elettrificazione della mobilità modifica la progettazione di:
- condomini;
- autorimesse;
- parcheggi aziendali;
- edifici commerciali;
- ospedali;
- strutture ricettive;
- edifici pubblici.
Il problema non è semplicemente installare una colonnina.
Occorre valutare la potenza disponibile, il contemporaneo utilizzo dei punti di ricarica, la gestione dinamica dei carichi, l’eventuale produzione fotovoltaica e i sistemi di accumulo.
Un parcheggio condominiale con venti auto elettriche non può essere progettato come venti prese indipendenti.
La questione diventa immediatamente di potenza disponibile, contemporaneità dei carichi, capacità della connessione elettrica e gestione intelligente dell’energia. Se tutte le vetture richiedessero ricarica nello stesso intervallo temporale, il fabbisogno di potenza potrebbe risultare incompatibile con la fornitura esistente dell’edificio o rendere necessario un costoso potenziamento della connessione.
Per questo diventano centrali i sistemi di load management, capaci di modulare dinamicamente la potenza assegnata ai singoli punti di ricarica in funzione dei carichi condominiali, delle priorità degli utenti, della produzione fotovoltaica disponibile e dell’eventuale presenza di sistemi di accumulo.
La progettazione deve quindi considerare insieme impianto elettrico, infrastruttura di ricarica, sistemi di controllo, protezioni, misura dei consumi e strategie di gestione della potenza. In prospettiva, con la diffusione di soluzioni Vehicle-to-Home e Vehicle-to-Grid, anche le batterie delle automobili potranno diventare parte attiva del sistema energetico dell’edificio.
Edifici pubblici: una possibile seconda stagione della riqualificazione
Il patrimonio pubblico è indicato esplicitamente tra i destinatari delle misure europee. Per scuole, ospedali, uffici pubblici e immobili degli enti locali vengono considerate ammissibili ristrutturazioni energetiche medie o profonde, produzione rinnovabile in sito e sistemi di accumulo.
Per l’Italia potrebbe essere un passaggio particolarmente importante, soprattutto per il patrimonio scolastico.
Per decenni la progettazione energetica delle scuole italiane è stata concentrata quasi esclusivamente sul problema del riscaldamento invernale. Una parte rilevante degli edifici scolastici esistenti non dispone infatti di sistemi evoluti di climatizzazione e ventilazione automatizzata; la stessa ENEA, nei propri materiali dedicati al comfort scolastico, richiama esplicitamente il problema degli edifici privi di impianti di climatizzazione e aerazione automatizzati e sottolinea l’importanza di controllare temperatura, umidità e ricambio dell’aria nelle aule.
Con l’aumento della frequenza e dell’intensità delle ondate di calore, questa impostazione diventa però sempre meno sufficiente.
Il problema non è soltanto energetico. È anche didattico, sanitario e gestionale.
Quando le temperature interne delle aule diventano troppo elevate, mantenere per molte ore studenti e insegnanti all’interno degli edifici può diventare difficile. Comfort termoigrometrico, qualità dell’aria, capacità di concentrazione e condizioni di utilizzo degli spazi diventano quindi parti dello stesso problema progettuale.
La questione è particolarmente delicata nei mesi di maggio, giugno e settembre, quando molte scuole sono pienamente operative ma possono già verificarsi condizioni di caldo intenso.
Questo significa che la riqualificazione degli edifici scolastici non può più essere letta soltanto come sostituzione della caldaia o isolamento dell’involucro.
Occorre ragionare su una vera strategia climatica dell’edificio, nella quale possano entrare:
- protezione solare delle superfici trasparenti;
- controllo degli apporti solari;
- isolamento e inerzia termica dell’involucro;
- ventilazione naturale e meccanica;
- qualità dell’aria interna;
- sistemi efficienti di raffrescamento;
- pompe di calore reversibili;
- fotovoltaico e accumulo;
- sistemi di monitoraggio e regolazione;
- sistemazione degli spazi esterni e mitigazione delle isole di calore.
Anche ENEA sta sviluppando strumenti specifici per la conoscenza e la gestione del patrimonio scolastico: la piattaforma PELL Scuole raccoglie dati strutturali, energetici e funzionali con l’obiettivo di supportare interventi di riqualificazione, manutenzione e gestione integrata degli edifici.
La questione dell’adattamento climatico sta inoltre assumendo una dimensione urbana. Nel 2026 ENEA ha avviato attività sui cosiddetti “rifugi climatici”, evidenziando come la progettazione degli spazi esterni possa contribuire a ridurre significativamente la temperatura percepita durante le ondate di calore.
Per una scuola questo significa poter ragionare non soltanto sull’aula, ma sull’intero microclima del complesso: cortili, alberature, superfici pavimentate, ombreggiamento, ventilazione degli spazi aperti e relazione tra interno ed esterno.
È qui che la nuova politica energetica potrebbe assumere un significato più ampio.
La fase finale del PNRR lascia infatti aperto un problema evidente: come mantenere un volume sufficiente di investimenti pubblici dopo il 2026 e, soprattutto, come orientarlo verso le esigenze che stanno emergendo.
Un programma pluriennale di riqualificazione energetica del patrimonio pubblico potrebbe diventare non soltanto uno strumento di riduzione dei consumi, ma una politica di adattamento climatico degli edifici pubblici.
Per le scuole, in particolare, la questione potrebbe essere posta in termini molto concreti: non solo consumare meno in inverno, ma garantire che gli edifici restino effettivamente utilizzabili e confortevoli anche durante periodi sempre più frequenti di caldo intenso.
Ed è forse questo uno dei cambiamenti più importanti che il settore dovrà affrontare: passare dalla riqualificazione energetica intesa come riduzione dei consumi alla riqualificazione climatica, capace di tenere insieme energia, comfort, salute e continuità d’uso degli edifici pubblici.
Per le imprese non c’è solo l’edificio: c’è la decarbonizzazione industriale
Il documento europeo apre anche un secondo fronte direttamente collegato al settore delle costruzioni.
Tra gli interventi potenzialmente finanziabili vengono indicate diverse tecnologie industriali di decarbonizzazione, tra cui:
- pompe di calore industriali;
- geotermia;
- idrogeno;
- batterie e accumulo;
- cattura e stoccaggio della CO2;
- tecnologie solari;
- tecnologie per reti elettriche;
- combustibili rinnovabili di origine non biologica.
Per la filiera delle costruzioni il tema riguarda direttamente industrie energivore come cemento, laterizi, ceramica, vetro, metalli e alcuni segmenti della chimica.
La stessa politica energetica potrebbe quindi intervenire contemporaneamente su due livelli:
ridurre il consumo operativo degli edifici e decarbonizzare la produzione dei materiali con cui gli edifici vengono costruiti.
È un collegamento che potrebbe avere conseguenze importanti anche sulla valutazione del carbonio incorporato negli edifici e sul futuro sviluppo degli strumenti LCA.
Guida alla lettura di questo articolo
Quattro verifiche che il professionista dovrebbe fare prima di parlare di incentivo
1. Distinguere norme vigenti e misure annunciate
L’Ecobonus al 65% è ancora un’ipotesi.
Un progetto economico redatto oggi non dovrebbe assumerlo come dato acquisito.
2. Ragionare sulla prestazione complessiva
La direzione europea privilegia interventi che riducono strutturalmente il fabbisogno energetico.
Isolare, cambiare generatore o installare un impianto non dovrebbe essere considerato un obiettivo autonomo.
La domanda corretta è: quanto si riduce realmente il fabbisogno dell’edificio?
3. Confrontare gli strumenti
Ecobonus e Conto Termico non sono la stessa cosa.
Cambiano beneficiari, procedure, tempi di recupero dell’incentivo, requisiti e modalità di calcolo.
Il professionista dovrebbe costruire scenari economici alternativi prima di indicare al committente quale strumento utilizzare.
4. Non progettare l’incentivo: progettare l’edificio
È forse la lezione più importante lasciata dalla stagione del Superbonus.
Quando l’incentivo diventa l’obiettivo principale del progetto, il rischio è che le scelte tecniche vengano subordinate alle regole fiscali.
La nuova stagione dovrebbe partire dalla direzione opposta:
prima definire la prestazione e la strategia energetica dell’edificio, poi individuare l’incentivo coerente con quella strategia.
Non un nuovo Superbonus, ma forse una nuova politica per gli edifici
Il confronto con il Superbonus è inevitabile, ma probabilmente fuorviante.
La Commissione europea non propone una nuova agevolazione edilizia generalizzata.
La logica è diversa.
L’obiettivo è utilizzare risorse pubbliche per aumentare la resilienza energetica europea, ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e accelerare gli investimenti in elettrificazione, efficienza, produzione energetica e accumulo.
Gli edifici entrano in questa strategia perché rappresentano una parte significativa della domanda energetica e perché possiedono un potenziale rilevante di trasformazione.
Questo potrebbe essere il vero cambio di paradigma.
Per molti anni abbiamo considerato l’efficienza energetica prevalentemente come una caratteristica dell’edificio.
La nuova politica europea tende invece a considerare l’edificio come parte dell’infrastruttura energetica del Paese.
Un edificio efficiente riduce la domanda.
Un edificio elettrificato riduce l’utilizzo diretto di combustibili fossili.
Un edificio dotato di fotovoltaico produce energia.
Un edificio dotato di accumulo può spostarla nel tempo.
Un edificio con sistemi di controllo può modulare i propri consumi.
Un edificio con infrastrutture di ricarica collega energia e mobilità.
È questa integrazione, molto più della percentuale nominale del prossimo Ecobonus, che potrebbe definire la nuova stagione della riqualificazione energetica italiana.
Infine: cosa dovremo controllare nella Legge di Bilancio 2027
Per capire se questo scenario diventerà realmente operativo occorrerà verificare almeno sei elementi:
- se verrà effettivamente introdotta un’aliquota Ecobonus maggiorata;
- quali immobili e beneficiari saranno interessati;
- quali tecnologie saranno ammesse;
- se verranno introdotte soglie minime di miglioramento energetico;
- come verranno coordinati Ecobonus, Conto Termico 3.0 e altri strumenti;
- quanta parte dello spazio fiscale richiesto per l’energia verrà effettivamente destinata agli edifici.
Fino a quel momento è opportuno evitare due errori opposti.
Il primo è annunciare prematuramente il ritorno del 65%.
Il secondo è sottovalutare ciò che sta accadendo.
Perché dietro una discussione apparentemente fiscale si intravede una questione molto più ampia:
quale sarà il prossimo motore della riqualificazione del patrimonio edilizio italiano dopo Superbonus e PNRR?
La politica energetica potrebbe essere una delle risposte.
FAQ
L’Ecobonus al 65% è già approvato per il 2027?
No. Al 4 ottobre 2026 si tratta di un’ipotesi allo studio del Governo. A normativa vigente, nel 2027 l’Ecobonus è previsto al 36% per l’abitazione principale nei casi ammessi e al 30% negli altri casi.
L’Unione europea finanzierà direttamente il nuovo Ecobonus?
No. La Commissione europea ha definito una maggiore flessibilità delle regole fiscali per le misure nazionali di sicurezza energetica. Saranno gli Stati a finanziare le misure.
Quali interventi sugli edifici indica espressamente Bruxelles?
Tra gli esempi figurano riqualificazioni energetiche medie e profonde, pompe di calore, energia solare e geotermica, sistemi residenziali di accumulo e infrastrutture di ricarica dei veicoli elettrici.
Cosa significa ristrutturazione energetica “media”?
Negli orientamenti europei viene richiamato come riferimento un miglioramento significativo della prestazione energetica, associato anche a una riduzione del consumo di energia primaria pari ad almeno il 30%.
Che differenza c’è tra Ecobonus e Conto Termico?
L’Ecobonus è una detrazione fiscale. Il Conto Termico è un incentivo gestito dal GSE. Cambiano modalità di accesso, beneficiari, requisiti, calcolo e tempi di erogazione.
Perché questa politica è importante per progettisti e imprese?
Perché potrebbe spostare il mercato della riqualificazione dalla logica del singolo intervento incentivato verso una progettazione integrata basata sulla prestazione energetica complessiva dell’edificio.
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