Borsa Italiana, le azioni di Inwit e …




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Inwit in rialzo del 3,3% nell’ultima seduta della settimana. Il titolo sta cercando di reagire dopo il forte ribasso causato dalla disdetta dei Master Service Agreement (MSA) da parte di Fastweb e TIM di fine marzo. Oltre l’80% dei ricavi del gruppo arriva dai due MSA,

Inwit ha chiesto di sospendere la disdetta di Fastweb: secondo le ultime indiscrezioni di stampa il giudice in prima udienza avrebbe chiesto alle parti di fornire ulteriore documentazione dando a Inwit il termine del 1° giugno e a Fastweb quello del 22 giugno.

Lo scorso mese il gruppo ha presentato la prima trimestrale del 2026 che ha evidenziato ricavi a 264,1 milioni di euro, in lieve flessione del -0,8% rispetto allo stesso periodo 2025 (euro 266,2 milioni).

L’EBITDA si è attestato a 239,5 milioni di euro, con un margine sui ricavi pari al 90,7% e in diminuzione di un punto percentuale rispetto al primo trimestre 2025, mentre l’utile netto è risultato pari a 81,0 milioni di euro, -11,1% rispetto allo stesso periodo 2025. I risultati sono stati in linea con la guidance 2026.

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Inwit, quadro grafico ancora complicato

Graficamente lo scenario resta complicato, con i prezzi che hanno provato ad allontanarsi una prima volta dai minimi di marzo in area 6,00, risalendo fin sopra 7,60 per poi flettere nuovamente. Il superamento di quota 7,00 rappresenterebbe un primo segnale di risveglio interessante, che potrebbe preludere ad un nuovo ritorno sulla resistenza a 7,60 euro ed alla successiva copertura dell’ampio gap down lasciato aperto a marzo a quota 8,00.

Oltre quest’ultimo riferimento anche lo scenario di medio lungo periodo migliorerebbe sensibilmente. Sul fronte dei supporti invece attenzione nel breve a quello a 6,40 euro la cui violazione anticiperebbe il ritorno in area 6,00. Più in basso la corsa rischierebbe di estendersi in direzione di 5,20 euro.

Equita promuove Mediobanca a Buy: il mercato torna a scommettere sul risiko bancario

Nuovo segnale positivo per Mediobanca, che beneficia indirettamente della crescente fiducia degli analisti sul dossier Monte dei Paschi di Siena. Dopo avere alzato la raccomandazione su BMPS a Buy con un nuovo target price di 11,8 euro, Equita Sim ha deciso di estendere l’approccio più costruttivo anche a Mediobanca, promuovendo il titolo da Hold a Buy e portando il prezzo obiettivo a 28,9 euro per azione.

La revisione non nasce tanto da un cambiamento nelle prospettive operative di Mediobanca quanto dalla necessità di allineare la valutazione al concambio implicito dell’operazione di fusione, pari a 2,45 azioni MPS per ogni azione Mediobanca, utilizzando il nuovo target price assegnato all’istituto senese.

La mossa conferma come il mercato continui a guardare alle banche italiane non soltanto attraverso la lente dei risultati operativi, ma anche attraverso quella del consolidamento. Negli ultimi mesi il settore bancario è stato infatti al centro di una delle fasi più intense di riassetto degli ultimi anni.

Le operazioni che coinvolgono UniCredit, Banco BPM, Monte dei Paschi e Mediobanca hanno progressivamente trasformato il risiko bancario da semplice ipotesi di mercato a fattore concreto di valutazione.

In questo contesto, il valore di Mediobanca viene sempre più letto anche alla luce delle potenziali sinergie e delle opportunità che potrebbero emergere dall’evoluzione dell’operazione con MPS.

La revisione di Equita rappresenta inoltre un ulteriore segnale di fiducia verso l’intero comparto bancario italiano, che continua a beneficiare di margini d’interesse ancora elevati, livelli di capitale solidi e utili che, nonostante le attese di un progressivo calo dei tassi, restano su livelli storicamente molto interessanti. Il messaggio degli analisti è chiaro: il valore potenziale dell’operazione supera quello che il mercato sta ancora incorporando nei prezzi attuali.

Per gli investitori, quindi, Mediobanca continua a rappresentare non solo una banca con fondamentali solidi e una forte presenza nel wealth management e nell’investment banking, ma anche uno dei principali snodi strategici della partita del consolidamento finanziario italiano.

Mediobanca, il mercato suggerisce che la partita non è chiusa

Dal punto di vista tecnico, il grafico di Mediobanca suggerisce che il mercato non considera affatto chiusa la partita.

Il titolo ha recentemente raggiunto e leggermente superato i massimi dell’ultimo anno in area 22,34 euro, livello che rappresenta una resistenza storica molto importante. La successiva presa di beneficio delle ultime sedute appare per ora fisiologica e non ha compromesso il quadro rialzista di fondo.

La cosa interessante è che il ribasso dai massimi è stato finora contenuto e accompagnato da volumi relativamente modesti, segnale che al momento sembra più una fase di consolidamento che l’inizio di una vera inversione.

Se i prezzi riuscissero a riportarsi sopra 22,20-22,30 euro, si entrerebbe in una zona inesplorata dal punto di vista grafico. In quel caso diventerebbe possibile una prosecuzione verso 23,50-24 euro in prima battuta e successivamente verso 25 euro, livello che il mercato potrebbe iniziare a considerare plausibile qualora il risiko bancario continuasse ad accelerare. Il target di Equita a 28,90 euro appare invece difficilmente giustificabile soltanto dai fondamentali attuali di Mediobanca.

Quel valore incorpora infatti una forte componente legata all’ipotesi di integrazione con MPS e alle sinergie potenziali dell’operazione. Mediobanca può davvero arrivare a 28,90 euro? Sì, ma probabilmente non per motivi puramente tecnici.

Per arrivare in quell’area servirebbe che il mercato iniziasse a prezzare concretamente: il completamento dell’operazione con MPS, le sinergie industriali e finanziarie, la creazione di un nuovo polo bancario nazionale, il mantenimento di elevati livelli di redditività nel settore bancario. In altre parole, 28,90 euro è soprattutto un target “event driven”, legato al successo dell’operazione straordinaria più che all’andamento autonomo del business di Mediobanca.

Ci sarà davvero l’integrazione con MPS? Questa è la vera domanda. Oggi la probabilità è certamente più alta rispetto a qualche mese fa. L’upgrade di Equita su BMPS e successivamente su Mediobanca dimostra che alcuni analisti stanno attribuendo una crescente credibilità al progetto.

Ci sono infatti diversi elementi favorevoli: MPS dispone di capitale abbondante, il Governo ha favorito il consolidamento del settore, il mercato continua a premiare le operazioni di aggregazione, le sinergie potenziali sarebbero rilevanti. Tuttavia restano ancora diversi ostacoli. Mediobanca non è una banca commerciale tradizionale.

Gran parte del suo valore deriva da attività ad alto margine come wealth management, investment banking e partecipazioni strategiche. Convincere tutti gli azionisti che una fusione con MPS crei effettivamente valore non è scontato.

Per questo motivo oggi il mercato sembra attribuire una probabilità significativa all’operazione, ma non ancora una certezza. Se dovessimpo leggere il grafico senza conoscere la vicenda MPS, diremmo che Mediobanca si trova in una classica fase di consolidamento sotto una resistenza di lungo periodo.

Se invece aggiungiamo la variabile del risiko bancario, allora il comportamento dei prezzi assume un significato diverso: il mercato sembra voler mantenere una posizione d’attesa vicino ai massimi in attesa di capire se il progetto MPS-Mediobanca diventerà realmente operativo.

Finché i prezzi resteranno sopra 20,50-21 euro, la struttura rialzista rimarrà intatta. Sopra 22,20 euro si aprirebbero spazi per una nuova accelerazione. Solo una discesa sotto 20 euro inizierebbe a indebolire sensibilmente lo scenario costruttivo.

In sintesi, il grafico non esclude affatto livelli superiori al target di Equita nel medio periodo, ma per arrivarci servirà probabilmente una conferma concreta dell’operazione con MPS più che una semplice prosecuzione del trend tecnico.


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