Mentre in Italia si discute del ritorno al nucleare, i mini reattori modulari sono già una realtà in varie parti del mondo. Cosa sono e perché fanno discutere
Da quando la Camera dei deputati ha approvato la legge delega sulla possibile ripresa di produzione di energia da fonte nucleare su suolo italiano, dando vita a un provvedimento che ora passerà al Senato, si fa un gran parlare di piccoli reattori modulari (Smr). Secondo l’opposizione non esisterebbero, non sarebbero disponibili sul mercato commerciale e non risolverebbero il problema.
Cerchiamo di fare chiarezza: si chiamano «piccoli» perché per dimensioni ed energia prodotta costituiscono una frazione di ciò che intendiamo per centrale nucleare, anche se sono a tutti gli effetti delle mini-centrali. Sono stati inventati nel settore militare più di sessant’anni fa, per fornire energia a portaerei e sommergibili, si sono evoluti e oggi vengono installati in moduli prefabbricati – da qui modulari, più elementi corrispondono a più energia fornita – dopo essere stati trasportati direttamente sul posto riducendo molto i tempi, la complessità e i costi di costruzione. Occupano quindi meno spazio rispetto alle centrali nucleari tradizionali e vengono installati in dimensioni tali da soddisfare la domanda di energia, potendo anche essere ingranditi quando serve.
La storia dei piccoli reattori modulari
Dunque, sebbene gli Smr siano spesso presentati come una novità, la loro storia comincia agli albori dell’era atomica. Già negli anni Cinquanta, l’esercito statunitense gestiva otto piccoli reattori per alimentare basi remote in Antartide e Groenlandia; più tardi furono collaudati mini-reattori anche in ambiti civili nel Regno Unito (impianti Magnox). Tuttavia, ci si accorse che la domanda cresceva troppo rapidamente e che i piccoli impianti si dimostravano antieconomici rispetto alle grandi centrali elettriche. E, nel 1977, l’esercito Usa pose fine al programma, dismettendo i reattori esistenti.
Da allora la tecnologia però si è evoluta: molti progetti Smr hanno oggi sistemi di sicurezza passivi che utilizzano la fisica e la gravità anziché pompe meccaniche, per prevenire le fusioni del nocciolo. Ciò contribuisce a renderli più sicuri, ma non mancano gli scettici che sostengono che le ridotte dimensioni annullino ancora i vantaggi economici, e che l’evoluzione degli impianti per le fonti rinnovabili sia, o divenga presto, competitiva. Ma un fatto è certo: le rinnovabili non sono costanti: sole, vento e maree non sono sempre disponibili. Su quanto gli Smr siano sicuri, le loro procedure di funzionamento rispettano standard di sicurezza simili a quelli applicati nelle centrali nucleari di terza generazione.
Il funzionamento dei piccoli reattori modulari
Come quelli tradizionali, hanno un «nocciolo» che contiene combustibile nucleare (di norma uranio), che mediante fissione nucleare rilascia grandi quantità di calore. Questo scalda dell’acqua trasformandola in vapore, e quest’ultimo muove una o più turbine collegate ai generatori, che a loro volta producono elettricità. Sulle navi militari, ovviamente, mettono in rotazione le eliche per la propulsione, creano il vapore per le catapulte per il decollo dei velivoli oppure, sui sommergibili, alimentano i sistemi di lancio siluri.
Le installazioni civili sono ovviamente differenti da quelle militari (l’acqua del mare è un refrigerante gratuito e sempre disponibile), così le dimensioni dei terreni necessarie per ospitarle sono più estese, tipicamente poco inferiori a quelle di un paio di campi da calcio, comunque cento volte meno di una centrale nucleare tradizionale. Le dimensioni ridotte significano anche meno energia prodotta, normalmente tra 100 e 500 megawatt, ben lontane dai gigawatt prodotti da una moderna centrale convenzionale, ma anche meno scorie da smaltire. Lo svantaggio: il costo per kilowatt è ovviamente maggiore, ma rimane costante nel lungo periodo, come la produzione.

Dove sono sparsi nel mondo
Un’altra falsa notizia riguarda il fatto che non esistano impianti civili funzionanti, poiché ce ne sono di già attivi in Cina, Uzbekistan e Russia, mentre si ha notizia di un esemplare in fase di costruzione anche in Argentina. Sul sito web dedicato della Siemens Energia, si legge che esiste anche un’alleanza industriale europea per gli Smr, che ha lo scopo di accelerare lo sviluppo di questi sistemi entro un decennio. Viene dichiarato che all’inizio del 2026, Rolls-Royce Smr ha ricevuto un ordine da Great British Energy – Nuclear per la costruzione di tre impianti da installare a Wylfa, in Galles; e che nell’aprile 2026 è stato firmato un contratto con il Gruppo Čez per la progettazione di uno Smr presso la centrale nucleare di Temelín, in Repubblica Ceca.
I piccoli reattori nucleari negli Usa
Negli Usa è in corso di attuazione l’ordine esecutivo «14299» del presidente Donald Trump. Si tratta dell’implementazione di tecnologie avanzate per reattori nucleari per la sicurezza nazionale, con il quale è stato incaricato il Dipartimento della Guerra di avviare l’esercizio di un reattore nucleare regolamentato dall’Esercito presso un’installazione militare nazionale, entro il 30 settembre 2028. Recentemente, la base spaziale di Buckley (Colorado) e la base aerea di Malmstrom (Montana) sono state selezionate dal Dipartimento dell’Aeronautica Militare degli Stati Uniti come potenziali sedi per l’installazione di microreattori, nell’ambito del programma Advanced Nuclear Power for Installations (Anpi), nato nel 2024 con lo scopo di installare microreattori nucleari avanzati presso le installazioni del Dipartimento dell’Aeronautica Militare, in collaborazione con aziende private del settore.
Si prevede che queste aziende si occuperanno della localizzazione, dell’ottenimento delle licenze, della costruzione, della gestione e dello smantellamento degli impianti a fine vita. Tra le aziende selezionate dal Dipartimento della Difesa per questo programma compaiono colossi come Antares Nuclear, General Atomics ES, Westinghouse Government Services e X-Energy. Tutte potranno richiedere finanziamenti nell’ambito di un programma per la fornitura di micro reattori fissi in loco presso installazioni militari.
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Sergio Barlocchetti
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