Quello abitativo non è un problema che ha investito soltanto le grandi città europee. Anche a Palermo l’emergenza è pronta ad esplodere e gli indizi ci sono tutti. L’inflazione, l’avanzata dei nuovi poveri e le politiche governative sul recupero degli immobili occupati abusivamente stanno creando in Sicilia, e soprattutto nel capoluogo, un esercito di invisibili. Si nasconde la polvere sotto il tappeto, ma prima o poi questa bomba esploderà tra le mani di qualcuno.
Tra il diritto alla casa e quello alla legalità
«Il nemico non è il povero che occupa per necessità, ma l’illegalità diffusa. È vero che ci sono delle politiche nazionali che stanno creando una difficoltà maggiore. Ma su tutto ciò pesa anche l’impegno dell’amministrazione comunale – precisa a MeridioNews Emiliano Abramo, della Comunità di Sant’Egidio -. La verità è che ci muoviamo tra un diritto riconosciuto e un altro non riconosciuto». Da un lato, c’è il bisogno di applicare la legge nazionale per restituire i beni immobiliari ai legittimi proprietari, ma dall’altro c’è il diritto alla casa, riconosciuto dalla Costituzione.
«Palermo, come tutta la Sicilia, soffre la mancanza di alloggi popolari – chiarisce ancora Abramo -. E di fronte al crescente numero di siciliani che hanno bisogno e diritto a una casa popolare, non c’è un adeguata attenzione. Parliamo delle nuove povertà: il mondo degli anziani, dei single con figli e degli stranieri. L’equilibrio tra questi due diritti deve essere rimodulato, per trovare una giusta misura».
Gli appartamenti sfitti e l’ipotesi del patrimonio da recuperare
Ma è un altro il dato su cui Abramo si concentra. Quello degli 88mila appartamenti sfitti a Catania, che sulla scorta di altre esperienze – come quella di Messina – potrebbe essere riprodotta in altre città siciliane. «C’è un patrimonio da dover recuperare da parte della Regione e dalle amministrazioni comunali. Potrebbero acquistare questi immobili a prezzi calmierati per poterli riassegnare. Levando così anche spazio alla mafia o alla delinquenza che, in questo modo, ha gestito delle porzioni di città». In realtà, si potrebbe anche intervenire modificando la normativa sulla tassazione delle seconde case che aumenta quando sono affittate e si azzera quando sono sfitte. Il contrario avrebbe più senso nell’incentivare l’affitto delle abitazioni.
«Separare le famiglie è una pratica illegale e disumana»
Un’altra pratica sotto accusa messa in atto dall’amministrazione comunale per sgomberare le case è la separazione delle famiglie. In questa logica, viene proposto al padre di andare in dormitorio e alla madre con i figli in casa famiglia. «È una pratica illegale e disumana. Esiste una sacralità della famiglia che non è soltanto quella riconosciuta dalla chiesa, ma anche dalla legge – ricorda Abramo -. Trovo che sia preoccupante il fatto che le amministrazioni non siano più in grado di proteggere anche questo bisogno primario». Proprio così, però, si sta creando una nuova emergenza abitativa, stavolta sommersa e difficilmente rintracciabile.
Il rischio di una nuova emergenza abitativa sommersa
«Queste persone purtroppo vanno a finire nel dimenticatoio. E non è un caso che un sinonimo per indicare i senzatetto sia invisibili – sottolinea amaramente il responsabile della Comunità di Sant’Egidio -. C’è la voglia di far risucchiare queste persone in una non-città. Perché è lì che la società vuole spingere coloro che non riescono a godere dei diritti costituzionali. Tutto ciò è umanamente inaccettabile e creerà un’emergenza che si presterà a essere usata spesso da una determinata narrazione politica. In questo modo, stiamo lanciando il messaggio che in inverno siamo disposti a vedere morire per strada qualche storia di queste respinte dall’attuale condizione di abitazione che vivono. Sappiamo già come andrà a finire questa storia, ma la politica non può coincidere con l’indifferenza, perché dovrebbe avere attenzione. Il mio non vuole essere un giudizio, ma un appello alla politica e alle coscienze della società civile».
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