Interoperabilità e digitalizzazione: superare i confini invisibili
ERTMS come chiave tecnologica
Oltre all’espansione fisica delle infrastrutture, la standardizzazione tecnologica rappresenta la seconda grande sfida del progetto TEN-T. Il Sistema Europeo di Gestione del Traffico Ferroviario (ERTMS) è concepito per sostituire gli attuali 20-30 diversi sistemi di segnalamento nazionali con un sistema unificato di controllo dei treni, consentendo così una reale interoperabilità transfrontaliera sulle ferrovie. Un treno che viaggia da Amburgo a Budapest oggi deve cambiare locomotiva più volte, a seconda del percorso, perché i sistemi nazionali non sono compatibili: un’assurdità nel XXI secolo che causa costi e perdite di tempo considerevoli.
Il regolamento del 2024 impone l’utilizzo del sistema ERTMS sull’intera rete TEN-T. La rete centrale dovrà essere completamente dotata di ERTMS entro il 2030, e l’intera rete entro il 2050. Il solo programma CEF ha stanziato circa 7 miliardi di euro per l’ERTMS e la mobilità intelligente al fine di implementare tale sistema. I vantaggi economici sono considerevoli: i sistemi di segnalamento interoperabili riducono i tempi di attesa alle frontiere, aumentano la capacità della rete e diminuiscono i costi operativi per le compagnie ferroviarie che operano a livello transfrontaliero.
La multimodalità come principio strategico
L’attuale architettura TEN-T adotta un approccio multimodale alla mobilità. Non si tratta di contrapporre ferrovia, strada o vie navigabili, ma di impiegare ciascuna modalità di trasporto laddove risulta più efficiente: i porti marittimi come porte d’accesso per il commercio intercontinentale, le vie navigabili interne per il trasporto di merci pesanti su lunghe distanze, la ferrovia per merci e passeggeri su medie e lunghe distanze e la strada per l’ultimo miglio. Gli hub – porti, aeroporti, scali di smistamento e terminal intermodali – sono i punti di interscambio cruciali in questo processo.
Questo paradigma multimodale contribuisce anche al raggiungimento degli obiettivi climatici. Il regolamento TEN-T del 2024 obbliga l’UE a ridurre del 90% le emissioni di gas serra nel settore dei trasporti entro il 2050. L’espansione dell’infrastruttura ferroviaria lungo i corridoi TEN crea le condizioni per spostare la ripartizione modale a favore di modalità di trasporto a basse emissioni. Gli studi dimostrano che il passaggio ai treni notturni rispetto all’aereo consente un risparmio di circa 375 grammi di CO2 equivalente per passeggero-chilometro: un potenziale significativo di protezione del clima che può essere realizzato solo attraverso l’espansione dei collegamenti ferroviari.
TEN-T e la dimensione geopolitica: l’apertura verso est come progetto strategico
Ucraina, Moldavia e il nuovo fianco orientale
L’estensione della rete TEN-T con quattro corridoi in Ucraina e Moldavia non è semplicemente un progetto infrastrutturale, ma un atto geopolitico di importanza strategica. L’integrazione dei porti ucraini di Mariupol e Odessa nella rete di trasporto europea traccia un percorso che determinerà il futuro della connettività economica dell’Ucraina con l’Europa. I quattro corridoi estesi in Ucraina e Moldavia, tra cui il Corridoio Baltico-Mar Nero-Mar Egeo (BBA), creano le basi fisiche per una più stretta integrazione economica di questi paesi nel mercato unico dell’UE, ancor prima del conseguimento dell’adesione formale all’Unione.
Il corridoio Balcani occidentali-Mediterraneo orientale svolge una funzione analoga per gli stati balcanici: collega gradualmente Serbia, Macedonia del Nord, Albania e gli altri stati dei Balcani occidentali all’infrastruttura di trasporto europea, creando così fattori economici che affiancano e accelerano il processo di allargamento dell’UE.
Il grande confronto: mercato unico dell’UE contro mercato unico degli Stati Uniti
Dove l’Europa è strutturalmente indietro
La questione se l’Europa possa raggiungere o addirittura superare il mercato interno statunitense attraverso il completamento delle infrastrutture è economicamente complessa. I semplici confronti non bastano. La forza del mercato interno americano non si basa unicamente sulle infrastrutture fisiche, ma su una combinazione di fattori: una lingua comune, un sistema giuridico ampiamente uniforme (diritto comune con sovrapposizione federale), un mercato dei capitali integrato, un’elevata mobilità del lavoro e, soprattutto, una moneta comune che minimizza i costi di transazione.
Secondo le stime del FMI, il PIL degli Stati Uniti avrebbe dovuto raggiungere i 30.340 miliardi di dollari nel 2025, mentre quello dell’UE era previsto a 20.290 miliardi di dollari. Il PIL pro capite nell’UE, misurato a parità di potere d’acquisto, è pari solo al 72% circa di quello statunitense, come rilevato dal FMI in uno studio del 2024. Secondo il FMI, la ragione risiede meno nelle carenze infrastrutturali e più nella minore produttività dell’economia europea, sebbene anche quest’ultima sia strettamente legata al problema della frammentazione.
La relazione Draghi del settembre 2024, redatta su invito della Presidente della Commissione von der Leyen, offre una diagnosi precisa: sebbene l’UE possieda la struttura di base di uno spazio economico competitivo, con circa 440 milioni di consumatori e 23 milioni di imprese, la mancanza di integrazione del mercato unico, la frammentazione normativa e un ritardo nell’innovazione ne ostacolano gravemente il potenziale. La relazione raccomanda la piena attuazione del mercato unico come prerequisito essenziale per qualsiasi strategia di competitività.
Enrico Letta, nella sua relazione presentata nell’aprile 2024, ha auspicato un approfondimento del mercato unico da 27 a 1, ovvero un’integrazione coerente che si applichi anche ai servizi, ai capitali e ai beni digitali. Ha individuato finanza, energia, comunicazioni e trasporti come i quattro settori chiave. In questa analisi, una rete TEN-T coerente rappresenta uno dei quattro elementi costitutivi essenziali: necessari, ma non sufficienti.
Dove l’Europa è strutturalmente più forte
Un’analisi più approfondita, tuttavia, rivela un sorprendente punto di forza del mercato unico europeo: in alcuni settori, è più profondamente integrato rispetto alla sua controparte americana. Un’analisi della Fondazione Friedrich Naumann, basata sulla ricerca di Matthijs e Parsons, conclude che il mercato unico europeo è più efficace di quello americano nell’applicazione delle barriere commerciali non tariffarie. L’Europa, inoltre, ottiene risultati migliori degli Stati Uniti in materia di politica della concorrenza.
Questa valutazione è supportata dal dato che, secondo la Banca Centrale Europea, dal 1993 il mercato unico ha contribuito per circa l’8,5% al PIL dell’UE e tra il 12 e il 22% al PIL pro capite. Il completamento della rete TEN-T potenzierebbe ulteriormente questo effetto, riducendo i costi della catena di approvvigionamento, stimolando gli scambi commerciali e sbloccando i benefici dell’agglomerazione.
La vera sfida: non solo le infrastrutture
Un confronto diretto con il mercato interno statunitense dimostra che le infrastrutture da sole non sono garanzia di superiorità economica. Gli Stati Uniti beneficiano enormemente delle economie di scala nel loro mercato integrato, come dimostra un’analisi di Xpert.Digital: la spesa dei consumatori traina l’economia con una quota record del 68,8% del PIL, rispetto al solo 49,9% della Germania. Una rete di trasporti integrata e ad alte prestazioni è una condizione necessaria, ma non sufficiente, per questo tipo di forza del mercato interno.
Le vere risorse che l’Europa deve mobilitare risiedono nel completamento del mercato unico digitale, nell’integrazione dei mercati dei capitali e nell’armonizzazione dei mercati dei servizi. Solo nel commercio di merci, l’UE perde circa 228 miliardi di euro all’anno a causa delle barriere non tariffarie; nel settore dei servizi, la cifra è ancora più elevata, pari a circa 279 miliardi di euro. Nei mercati dei capitali si perdono circa 150 miliardi di euro all’anno a causa della divergenza tra le normative nazionali e i sistemi fiscali. Questi dati chiariscono che la rete TEN-T non è il tassello mancante, bensì una delle almeno quattro componenti cruciali, e il suo completamento avrebbe un effetto moltiplicatore sugli altri sforzi di integrazione.
La frammentazione delle infrastrutture non essenziali: ciò che TEN-T non risolve
Permangono barriere digitali e normative
Anche una rete TEN-T completamente sviluppata non risolverebbe del tutto il problema fondamentale della frammentazione del mercato unico europeo. Nonostante tutti i progressi, il mercato unico digitale rimane fortemente frammentato a causa di normative nazionali più stringenti. Le aziende che desiderano offrire servizi digitali in tutta Europa devono soddisfare requisiti specifici in ogni Stato membro non appena entrano in gioco dati personali. Questa frammentazione normativa è strutturalmente più difficile da superare rispetto alle lacune infrastrutturali fisiche, perché non esiste un’unica soluzione tecnica.
Secondo la Commissione europea, il mercato dei servizi rimane meno integrato rispetto a quello dei beni e molte delle barriere che ostacolano gli scambi transfrontalieri di servizi sono rimaste invariate per oltre 20 anni. La strategia dell’UE per il mercato unico 2025, che opera all’insegna del motto “Un’Europa, un mercato”, mira a un mercato unico pienamente integrato entro la fine del 2027: un obiettivo ambizioso che richiede convergenza normativa oltre che infrastrutturale.
Il Consiglio tedesco degli esperti economici (CETO) diagnostica carenze simili nella sua relazione annuale 2025/26: le barriere commerciali non tariffarie agiscono come dazi convenzionali, frenando la crescita del PIL e la produttività e impedendo alle imprese di beneficiare a sufficienza delle economie di scala nella produzione. Un accordo TEN-T completo elimina un’importante categoria di queste barriere, ovvero i costi di trasporto fisico e le perdite di tempo, ma lascia in essere le barriere normative, digitali e legate ai mercati dei capitali.
Sei corridoi attraverso la Germania: la loro importanza per l’economia europea
La Germania come perno
Nessun Paese della rete TEN-T è importante quanto la Germania. Sei dei nove corridoi di trasporto europei attraversano il territorio tedesco, a testimonianza della posizione geografica centrale e dell’importanza economica del Paese. La Germania è il più grande mercato merci dell’UE, il corridoio di transito più importante per gli scambi tra Est e Ovest e, tramite Rotterdam e Amburgo, è direttamente collegata alla rotta merci più trafficata d’Europa attraverso il Corridoio Reno-Alpi.
Le strozzature nella sezione tedesca della rete TEN-T sono particolarmente evidenti. La Camera di Commercio e Industria di Norimberga e quella di Stoccarda hanno ripetutamente richiamato l’attenzione sui gravi colli di bottiglia nel corridoio Reno-Danubio tra Strasburgo, Stoccarda, Monaco e Wels/Linz, e hanno chiesto l’urgente eliminazione di tali colli di bottiglia con finanziamenti europei. Per l’industria tedesca orientata all’esportazione, i collegamenti di trasporto con i mercati sovraregionali e internazionali non sono solo importanti, ma essenziali. Il traffico merci in Germania sta crescendo più rapidamente del prodotto interno lordo, il che aumenta ulteriormente la pressione sulle infrastrutture esistenti.
Pressione politica per la riforma: il CEF 2028-2034 e la nuova logica di finanziamento
Il salto quantico della prossima generazione
Il Forum economico comune (CEF) proposto per il periodo 2028-2034 segna una svolta fondamentale nel finanziamento delle infrastrutture europee. Con un bilancio complessivo di 81,4 miliardi di euro – 29,9 miliardi per l’energia, 17,6 miliardi per la mobilità militare e un bilancio per i trasporti notevolmente rafforzato – il nuovo programma è più del doppio del precedente. L’inclusione della mobilità militare come categoria di finanziamento esplicita riflette il mutato contesto geopolitico: la rete TEN-T è concepita per consentire la rapida circolazione non solo di merci e turisti, ma anche, se necessario, di equipaggiamenti militari pesanti in tutta Europa.
Il fatto che il 60% dei fondi del CEF sia destinato agli obiettivi climatici collega in modo permanente il finanziamento delle infrastrutture al Green Deal europeo. Gli investimenti in infrastrutture ferroviarie, vie navigabili interne e terminal intermodali sono quindi al contempo misure di protezione del clima: una duplice funzione strategica che rafforza la giustificazione politica del programma.
Un elemento costitutivo indispensabile ma incompleto
Cosa può e cosa non può fare il TEN-T
Da un punto di vista analitico, la rete TEN-T è uno dei progetti infrastrutturali più ambiziosi della storia umana. Nove corridoi, tre fasi di espansione entro il 2050, investimenti necessari per diverse centinaia di miliardi di euro e una visione che consentirà all’Europa di crescere insieme, sia fisicamente che economicamente: si tratta di un progetto di proporzioni storiche.
È il tassello mancante per la realizzazione del mercato unico europeo e per il salto di qualità attraverso gli Stati Uniti? La risposta onesta è: è un tassello essenziale, ma non sufficiente. Una rete TEN-T pienamente sviluppata stimolerebbe significativamente gli scambi commerciali, ridurrebbe i costi logistici, sbloccherebbe economie di scala e rafforzerebbe la coesione economica del continente: si tratta di vantaggi concreti e significativi. Gli effetti sulla crescita nelle regioni dell’Europa orientale dimostrano già quanto possano essere trasformativi i corridoi di collegamento.
Ma il divario con il mercato unico statunitense ha radici strutturali più profonde: mercati dei capitali frammentati, un mercato dei servizi diviso, un mercato unico digitale incompleto, sistemi giuridici divergenti e una mancanza di flessibilità nel mercato del lavoro. Il Rapporto Letta, il Rapporto Draghi e la Strategia per il mercato unico dell’UE 2025 dimostrano che la leadership politica europea comprende questi legami: la vera questione è se la volontà politica di attuarli sia sufficientemente forte da superare la resistenza strutturale degli Stati membri.
La rete TEN-T non è il tassello mancante che completerà il mercato unico dell’UE dall’oggi al domani. È piuttosto l’infrastruttura fisica senza la quale tutte le altre misure di integrazione perderebbero di efficacia. Un mercato unico in cui leggi, capitali e dati circolano liberamente, ma merci e persone sono ostacolate da colli di bottiglia infrastrutturali, incompatibilità tecniche e mancanza di connessioni, rimane comunque limitato nella sua efficacia. In questo senso, la rete TEN-T è una conditio sine qua non: un prerequisito indispensabile, ma non l’unica soluzione.
La vera provocazione risiede altrove: l’Europa ha gli strumenti. Ha i fondi, seppur con lacune significative. Ha l’architettura giuridica e la visione politica. Ciò che deve ancora dimostrare è la capacità di implementarli rapidamente e in modo coordinato, a fronte di decenni di sforamenti di budget, aumenti di costi e fallimenti nella pianificazione. Se la galleria di base del Brennero, originariamente prevista per il completamento nel 2016, non sarà ultimata prima del 2032, e se Rail Baltica finirà per costare il 291% in più del previsto, allora non si tratta solo di un problema di finanziamento, ma di un problema di governance. E questo è un problema che nessun programma del CEF, nessuna normativa e nessun coordinatore di corridoio possono risolvere da soli.
L’Europa deve accelerare. Non solo sulle nuove linee ferroviarie.
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Konrad Wolfenstein
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