Il Consiglio regionale del Veneto ha approvato, il 2 settembre 2026, una legge di iniziativa popolare, promossa dall’Associazione Luca Coscioni, che disciplina le procedure e i tempi del suicidio medicalmente assistito all’interno del sistema sanitario regionale.
Sono quindi quattro le Regioni italiane che, secondo questo quadro, hanno adottato provvedimenti per regolamentare le procedure e gli aspetti organizzativi del suicidio medicalmente assistito: Toscana, Sardegna, Emilia-Romagna e Veneto.
Non sono mancati gli interventi del Governo, che ha contestato alcuni di questi provvedimenti, in particolare per questioni legate alle competenze dello Stato e delle Regioni. È il caso, ad esempio, della Toscana.
Il dibattito giuridico e politico resta aperto, ma è importante comprendere di cosa stiamo parlando.
Qual è la differenza tra eutanasia e suicidio medicalmente assistito?
La distinzione fondamentale riguarda chi compie l’atto finale che provoca la morte.
Eutanasia: è il medico, o un’altra persona, a somministrare direttamente il farmaco che provoca la morte del paziente, ad esempio attraverso un’iniezione endovenosa, su richiesta esplicita dell’interessato.
Suicidio medicalmente assistito: è invece il paziente stesso ad autosomministrarsi il farmaco, che viene prescritto, preparato o fornito con l’assistenza del personale sanitario.
Entrambe le pratiche pongono al centro il tema della volontà libera e consapevole della persona, della sua capacità di autodeterminarsi e della presenza di sofferenze considerate intollerabili.
La situazione in Italia
L’eutanasia attiva è attualmente illegale in Italia e può configurare il reato di omicidio del consenziente, previsto dall’articolo 579 del Codice penale.
Il suicidio medicalmente assistito, invece, non è punibile in presenza di determinate condizioni.
Con la sentenza n. 242 del 2019, relativa al caso Cappato-Antoniani, la Corte costituzionale ha stabilito che l’aiuto al suicidio non è punibile quando la persona è affetta da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che ritiene intollerabili, è pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli ed è tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale. Le condizioni e le modalità devono essere verificate da una struttura pubblica del Servizio sanitario nazionale, previo parere del comitato etico territorialmente competente.
Ho voluto fare questa premessa per introdurre una vicenda che mi ha particolarmente colpito: quella di Arnaud Denis.
Non so quanti lettori e quante lettrici abbiano seguito la sua storia. Diversi giornali ne hanno parlato a lungo, probabilmente anche perché la giovane età dell’uomo ha suscitato interrogativi e riflessioni.
La sua decisione è stata commentata, talvolta anche con giudizi negativi. Ma quanti hanno davvero cercato di comprenderne le motivazioni?
Arnaud Denis era un noto attore, regista teatrale e commediografo francese, morto in Belgio il 22 settembre 2026, all’età di 43 anni. Nel corso della sua carriera aveva ottenuto importanti riconoscimenti, tra cui il prestigioso Premio Molière per il miglior spettacolo in un teatro privato.
Perché un uomo ancora giovane, con una carriera affermata, ricco di talento e di iniziativa, arriva a scegliere l’eutanasia?
La sua vicenda umana e giudiziaria ha sollevato un grande dibattito in Francia.
Ma prima di giudicare la sua scelta, bisognerebbe conoscere ciò che lui stesso ha raccontato degli ultimi tre anni della propria vita.
Denis ha descritto un percorso segnato dalla sofferenza, da gravi problemi di salute e da un rapporto sempre più difficile con il sistema sanitario.
Ha raccontato le decisioni dei medici, le cure che riteneva inadeguate, la mancanza di assistenza e di sostegno da parte di strutture e professionisti ai quali si era rivolto.
Ha parlato di anni di dolore, di invalidità e di una qualità della vita progressivamente compromessa.
Nel suo racconto emergono anche accuse molto pesanti nei confronti di alcuni medici, ai quali attribuiva comportamenti che considerava vere e proprie forme di violenza e maltrattamento.
In una lunga lettera scritta prima della morte, avrebbe affermato:
«Ho chiuso con i maltrattamenti medici».
Parole che esprimono tutta la disperazione di una persona che dichiarava di non riuscire più a sopportare la propria condizione.
Secondo quanto da lui raccontato, tutto sarebbe cominciato dopo un intervento chirurgico per un’ernia inguinale, al quale sarebbero seguite numerose e gravi complicazioni.
Tra le patologie e le conseguenze che aveva denunciato figuravano:
- Sindrome ASIA condizione medica caratterizzata da una risposta autoimmune o infiammatoria innescata dal contatto dell’organismo con sostanze estranee con funzione adiuvante (come silicone, filler, protesi, alcuni metalli o componenti vaccinali), una condizione infiammatoria e autoimmune associata, secondo alcune ipotesi mediche, all’esposizione a sostanze adiuvanti;
- dolori cronici e invalidanti;
- gastroparesi;
- gravi danni alla sfera sessuale, da lui descritti come una mutilazione;
- danni vascolari, anch’essi definiti da Denis come una mutilazione.
Una condizione che, nel suo racconto, aveva trasformato radicalmente la sua esistenza.
Non intendo entrare nel merito della sua decisione, né sostenere che tutti debbano condividerla. Credo però che sia necessario interrogarsi sul diritto di una persona a essere ascoltata, soprattutto quando racconta una sofferenza così profonda.
Troppo spesso si commentano e si giudicano le scelte degli altri senza conoscere davvero ciò che hanno vissuto. Si esprimono opinioni, si formulano condanne morali, si parla di una persona senza aver prima provato ad ascoltarla.
Per questo invito a leggere la storia di Arnaud Denis, così come lui stesso ha voluto renderla pubblica.
Non per trovare necessariamente una risposta definitiva a una questione complessa come quella dell’eutanasia, ma per comprendere che dietro ogni scelta ci sono una persona, una storia, un percorso di sofferenza e motivazioni che meritano almeno di essere conosciute.
Prima di parlare al posto di qualcuno, prima di giudicarne le decisioni, proviamo almeno ad ascoltare ciò che quella persona ha da dire.
Ti è piaciuto questo articolo? Offrici un caffè con Ko-Fi

Segui il moscone su Telegram per ricevere una notifica ogni volta che viene pubblicato un nuovo articolo https://t.me/ilmoscone
Visited 11 times, 11 visit(s) today
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link








