Le Commissioni Bilancio di Camera e Senato svolgono le seguenti audizioni presso la Sala del Mappamondo della Camera per l’attività conoscitiva preliminare all’esame del Documento programmatico di finanza pubblica 2026, ai sensi dell’articolo 118-bis, comma 3, del Regolamento della Camera e dell’articolo 125-bis, comma 3, del Regolamento del Senato:
Giorgetti: ‘La manovra sarà definita dopo la chiusura della procedura Ue sulla Nec. Fiduciosi nell’interpretazione delle regole per una nuova flessibilità’
“La procedura europea di approvazione della richiesta di attivazione della clausola di salvaguardia nazionale, come delineata dal regolamento sul braccio preventivo della nuova governance, non è ancora conclusa, dovendosi attendere la formale approvazione del Consiglio: è in questo contesto e all’interno di tale procedura che deve essere letto il contenuto programmatico del Dpfp”. Lo ha detto il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti in audizione sul Dpfp.
“La composizione della manovra sarà quindi definita alla luce del completamento della procedura europea – ha aggiunto – ed elementi saranno forniti nel Documento programmatico di bilancio (Dpb) che, a breve, il governo trasmetterà al Parlamento e alle Autorità europee”.
“E’ importante sottolineare che, al netto degli effetti derivanti dall’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale, l’indebitamento netto si manterrebbe stabilmente al di sotto del 3% del Pil lungo l’intero orizzonte di previsione: se confermata nell’aggiornamento delle previsioni del prossimo aprile, tale circostanza consentirebbe – insieme alla notifica di un deficit inferiore al 3 per cento nel 2026 – la chiusura della procedura per deficit eccessivo”, ha chiarito, precisando che al momento della predisposizione del Dpfp, “il confronto con la Commissione europea non aveva ancora consentito di definire in via conclusiva il perimetro degli interventi riconducibili, in particolare, alla clausola per la sicurezza energetica”.
“Siamo fiduciosi che, attraverso gli opportuni approfondimenti tecnici, sia possibile individuare, sempre nell’ambito della clausola nazionale di salvaguardia, un’interpretazione delle regole che tenga adeguatamente conto di questi elementi, fermo il rispetto della sostenibilità della finanza pubblica”, ha commentato parlando dei “nodi irrisolti della nuova governance” con un sentiero di evoluzione della spesa fissato in termini nominali e la deviazione determinata dall’inflazione “piuttosto intensa”.
“Abbiamo scelto di essere attori del dibattito che ha visto diversi Stati membri uniti nel chiedere il riconoscimento di una flessibilità coerente con il contesto che stiamo vivendo, da utilizzare in modo selettivo e responsabile”, ha aggiunto spiegando che “le maggiori risorse per la difesa e la sicurezza energetica saranno destinate, in misura significativa, alla spesa in conto capitale, sostenendo gli investimenti e l’occupazione e, di conseguenza, il reddito disponibile reale e i consumi delle famiglie”.
“Vorremmo che ci sia la possibilità di utilizzare la Nec anche per andare incontro alle esigenze delle famiglie che hanno avuto questo tipo di shock. Se in Europa dicono no, non c’è problema, le famiglie sopportino, ecco secondo me è una scelta sbagliata”. “Ambiremmo – ma non perché lo vuole il governo, ma perché me lo chiedete tutti voi, che nei confronti delle famiglie si possa fare qualcosa. Non so l’esito, è in corso una trattativa con gli uffici della commissione Ue”.
“Come mi sono impegnato a promuovere l’attivazione della Nec, mi sono impegnato anche per dare una interpretazione ragionevole esattamente a quella Nec, perché io vivo in mezzo alla gente normale e cerco di portare nelle sedi internazionali i ragionamenti che arrivano dall’esperienza concreta. Non so se ce la faremo, ma questo è il motivo per cui oggi vi dico può darsi che tra due settimane avrà una conformazione o un’altra”, ha rimarcato.
L’iperammmortamento sarà “sicuramente non solo prorogato ma ulteriormente rafforzato. Crediamo che, dopo che l’Europa ci ha fatto archiviare l’esperienza di Transizione 4.0- 5.0, sia il più potente strumento per promuovere gli investimenti”.
L’economia italiana ha dimostrato una “significativa capacità di tenuta”, in uno “scenario contraddistinto da elevata incertezza”, ha spiegato Giorgetti. “La credibilità finanziaria del paese, ancora più in fasi come questa, è una risorsa che va preservata. L’Italia ha dimostrato di saper rispettare gli impegni assunti e mantenere un percorso di finanza pubblica sostenibile”, ha aggiunto.
“Noi non siamo più nell’età dell’oro in cui gli scostamenti si potevano fare tranquillamente perché non esistevano regole. Non facciamo paragoni con un’epoca in cui l’impatto di stabilità non esisteva”, ha avvertito. “Il nuovo patto di stabilità che è stato sottoscritto deve essere confrontato col patto di stabilità che esisteva prima dell’età dell’oro. Che talvolta non è oro, ma diciamo ottone”, ha aggiunto spiegando che c’è un vantaggio nel nuovo fatto di stabilità ed è che fa riferimento a un concetto di spesa al netto degli interessi sul debito.
“Il quadro che emerge dal Dpfp è quello di un Paese che, pur trovandosi ad affrontare un contesto internazionale complesso e condizioni finanziarie meno favorevoli, ha continuato a crescere, sostenuto dalla domanda interna e dalla solidità del mercato del lavoro, e può contare su un percorso di finanza pubblica prudente e credibile”, ha rimarcato il ministro.
“I dati contenuti nel Documento confermano la prosecuzione del percorso di consolidamento dei conti pubblici, pur in presenza di un quadro macroeconomico ancora esposto ai rilevanti rischi che ho richiamato”, ha ribadito. “Per quanto riguarda le previsioni di finanza pubblica, il quadro tiene conto del protrarsi delle tensioni geopolitiche, dei loro effetti inflattivi e della persistente incertezza che ha spinto verso l’alto i rendimenti sovrani. Gli effetti più rilevanti si concentrano sulla spesa per interessi, mentre le altre componenti della spesa registrano variazioni più contenute. Tali dati – ha aggiunto – sono tuttavia compensati dal buon andamento delle entrate, sostenuto dalla resilienza dell’attività economica e dal rafforzamento dell’adempimento spontaneo dei contribuenti”.
“Il quadro finanziario internazionale, diventato meno favorevole, si riflette anche e soprattutto nell’evoluzione della spesa per interessi, che è prevista in graduale aumento nel periodo di previsione: dal 4,2 per cento del PIL nel 2026 al 4,6 per cento nel 2029. È un andamento che rende ancora più importante mantenere la credibilità del percorso di finanza pubblica e proseguire nel rafforzamento dell’avanzo primario”, ha detto ancora Giorgetti.
“Dal lato della spesa, assume particolare rilievo il profilo degli investimenti pubblici, che nel 2026 sono previsti al 4 per cento del PIL, per raggiungere il 3,9 per cento nel 2027 e poi mantenersi su livelli elevati anche in epoca post Pnrr, al 3,6 per cento nel 2028 e al 3,5 per cento nel 2029. Si tratta di livelli significativi, che riflettono anche la continuità degli impegni assunti nell’ambito del Pnrr – ha aggiunto – e confermano la scelta di preservare la componente della spesa pubblica maggiormente orientata alla crescita e alla modernizzazione del Paese”.
“La sfida rimane quella di contemperare due esigenze imprescindibili: da un lato, la prosecuzione del percorso di consolidamento dei conti al fine di preservare la fiducia dei mercati; dall’altro, l’utilizzo degli spazi disponibili per sostenere, con interventi selettivi, gli investimenti, la competitività e le esigenze concrete di famiglie, lavoratori e imprese”. “È un equilibrio – ha aggiunto – che richiede sì prudenza, ma soprattutto capacità di individuare con chiarezza le priorità”.
Gli interventi che ho sentito da parte dei parlamentari “non tengono in dovuta considerazione le difficoltà, e lo dico con onestà, di fare programmazione in uno scenario che continua a mutare e purtroppo muta in peggio. In questo scenario forse si trascura quanto in questi 4 anni il governo ha fatto di credibilità, che ci permette di affrontare la tempesta su basi più solide”, ha quindi commentato rispondendo alle domande dei parlamentari in audizione.
“Non ho mai detto che questo governo ha fatto miracoli. Ho detto che ha tenuto la barca in galleggiamento e lo ribadisco e continuiamo esattamente in questa direzione. E facciamo il passo lungo come la gamba, lo facciamo quando cerchiamo di rispettare gli impegni che ci siamo presi, quando chiediamo lo scostamento, certo ma con consapevolezza”, ha evidenziato quindi.
“Una cosa potete contestare al governo, soprattutto l’opposizione, ma non che gonfiamo in numeri. Non sono mai venuto qua a raccontarvi Pil o numeri di fantasia, al contrario sempre abbiamo dovuto adeguare al rialzo le previsioni del governo. Anche questa volta in un anno preelettorale il comportamento del governo è stato questo. Dopodiché io dovrei essere rimproverato dalla maggioranza e giustamente mi daranno del fesso, ma questo profilo di serietà che abbiamo maturato sui mercati e nelle sedi internazionali io continuo a difenderlo perché davanti alla tempesta va difeso”.
Upb: ‘Rischi al rialzo sulla traiettoria del debito. Margine ridotto per l’uscita dalla procedura d’infrazione’
L’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) ha validato le previsioni macroeconomiche programmatiche del Documento programmatico di finanza pubblica 2026. L’esito positivo è stato comunicato dalla presidente Lilia Cavallari in audizione sul Dpfp davanti alle Commissioni Bilancio congiunte di Senato e Camera dei Deputati. L’esercizio di validazione è stato svolto dall’Upb sulla base delle sue previsioni insieme a quelle appositamente realizzate per l’Ufficio da quattro istituti indipendenti. Lo scenario programmatico è stato validato in quanto le principali variabili macroeconomiche risultano generalmente ricomprese in un intervallo accettabile rispetto alle attese del panel Upb, soprattutto nel 2026-27, mentre vi sono marginali sforamenti del limite superiore nel biennio 2028-29, quando sarebbero lievemente ottimistiche.
“Il rapporto tra debito pubblico e Pil, secondo le simulazioni dell’Upb, inizierebbe a ridursi soltanto nel 2029, un anno più tardi rispetto al quadro delineato dal Dpfp”. Lo ha detto Cavallari spiegando che “un ulteriore elemento di rischio è rappresentato dal peggioramento delle condizioni di finanziamento. Sulla base delle aspettative di mercato aggiornate alla media dei dieci giorni precedenti il 2 ottobre, l’Upb stima una maggiore spesa per interessi rispetto al Dpfp, con un incremento di circa 4,5 miliardi nel 2029”.
“Con le medesime ipotesi, il rapporto debito/Pil si attesterebbe al 138,4 per cento nel 2029, circa 1,8 punti percentuali sopra la previsione del quadro programmatico. Le simulazioni probabilistiche confermano la presenza di rischi al rialzo sulla traiettoria ufficiale del debito”.
“I rischi al rialzo del disavanzo per l’anno in corso appaiono relativamente contenuti. Tuttavia, dato il margine ridotto, anche scostamenti di entità limitata nella parte finale dell’anno potrebbero compromettere l’uscita dalla procedura” d’infrazione”, ha affermato Cavallari.
“Dalle informazioni disponibili in ReGiS al 5 ottobre scorso risultano impegnate somme per 193 miliardi e spesi 133,4 miliardi. Dei 59,6 miliardi ancora da spendere, 20 riguardano strumenti finanziari, i cui effetti si manifesteranno in parte oltre il 2026, e 39,6 altri interventi, alcuni destinati a concludersi dopo la scadenza del Piano”, ha aggiunto.
“Le economie a oggi accertate ammontano a 3,29 miliardi; ne consegue che le risorse effettivamente impiegate per la realizzazione dei milestone e target (M&T) si riducono a circa 191,1 miliardi e potrebbero diminuire ulteriormente qualora emergessero economie generate dai singoli progetti di cui non è possibile, allo stato attuale, fornire una quantificazione puntuale”.
“L’Upb, sulla base di risultanze preliminari, ha evidenziato che gli stanziamenti assegnati alle misure hanno permesso di finanziare un numero maggiore di interventi rispetto a quelli necessari per il conseguimento dei M&T. Permangono profili di incertezza – ha detto – circa le modalità di reimpiego delle risorse Pnrr riguardanti i progetti che non concorrono al raggiungimento dei M&T. Questi aspetti sono stati chiariti prendendo due casi a titolo di esempio: i Piani urbani integrati (Pui) – progetti generali; il Piano asili nido e scuole dell’infanzia e il Piano di messa in sicurezza dell’edilizia scolastica che devono essere analizzati in modo integrato”.
“Le previsioni macroeconomiche dell’Upb aggiornate per l’esercizio di validazione indicano una crescita del Pil dell’1,1 per cento nel 2026, che poi si riduce gradualmente, allo 0,8 per cento nel 2027, 0,7 nel 2028 e 0,6 nel 2029”, ha quindi sottolineato Cavallari. “Confrontando tali proiezioni con quelle del Mef, le attese dell’Upb risultano appena più elevate nel 2026, coincidenti sul 2027 e più prudenti per 0,2 punti percentuali di Pil nel 2028 e nel 2029.
“Secondo l’Upb – ha detto – l’impulso espansivo della manovra deriverebbe principalmente dagli investimenti, la cui crescita fletterebbe tuttavia dall’1,4 per cento nel 2027 a zero nel 2028, per poi diventare negativa (-0,6%) nel 2029”.
“L’impatto espansivo della manovra stimato nel Dpfp è coerente con le valutazioni dell’Upb, con minime differenze nella distribuzione temporale degli effetti. L’incremento del Pil attribuibile alla manovra è pari a 0,3 punti percentuali, sia nello scenario del Mef sia in quello dell’Upb, considerando l’intero orizzonte temporale del Dpfp; riguardo all’impatto nei singoli anni, per l’Upb e tutti gli altri componenti del panel nel 2029 sarebbe lievemente restrittivo, mentre per il Mef è neutrale”. Lo ha detto la presidente dell’Upb Lilia Cavallari in audizione sul Dpfp.
Per la prossima legge di bilancio “il grosso è rappresentato dall’utilizzo delle clausola di salvaguardia nazionale, quindi dell’incremento delle spese per la difesa e per l’energia. Margini ulteriori non ci sono perché la spesa netta che è l’indicatore che si usa tendenziale è uguale alla spesa programmatica, quindi margine ulteriori al di là della clausola di salvaguardia non ci sono”, ha concluso Cavallari.
Bankitalia: ‘Tenuta dell’economia superiore alle attese, rischi dalle crisi ai mercati’
“In un contesto internazionale segnato da grande instabilità, l’economia italiana, come quella europea, ha mostrato una tenuta superiore alle attese. Il Pil è aumentato nella prima parte del 2026 e dovrebbe continuare a espandersi nella seconda parte dell’anno e nei prossimi anni, sebbene a ritmi contenuti dagli effetti del rincaro dell’energia e dall’aumento dei costi di finanziamento”. Lo ha detto il capo dipartimento economia e statistica della Banca d’Italia Andrea Brandolini in audizione sul Dpfp.
“L’evoluzione della crisi in Medio Oriente, le estese tensioni geopolitiche e l’andamento dei mercati finanziari, anche in relazione agli sviluppi connessi con l’intelligenza artificiale, rappresentano rilevanti fonti di rischio per l’economia mondiale e, di riflesso, per quella italiana”, ha detto.
“L’incertezza rimane molto elevata. Il quadro previsivo per l’economia mondiale è fortemente dipendente dall’evoluzione del conflitto in Medio Oriente e dalle sue ripercussioni sulle catene globali di produzione e sui prezzi delle materie prime. Ulteriori rischi derivano dalla possibilità di un peggioramento delle condizioni finanziarie a seguito di nuovi aumenti dei rendimenti a lungo termine a livello globale o di eventuali correzioni dei mercati azionari concentrate nel comparto tecnologico”, ha proseguito Brandolini.
“In Italia, l’attività economica ha continuato a espandersi nella prima metà dell’anno: il Pil è aumentato dello 0,9% rispetto allo stesso periodo del 2025. La crescita è stata sostenuta dalla domanda interna e in particolare dai consumi delle famiglie, favoriti anche dal buon andamento dell’occupazione e del reddito disponibile. L’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) ha continuato ad alimentare la spesa in opere pubbliche e nelle costruzioni non residenziali. Sotto la spinta della transizione digitale, è proseguita l’accumulazione di beni immateriali. Le informazioni disponibili indicano che la crescita sarebbe proseguita anche nel terzo trimestre”, ha aggiunto.
“L’inflazione è aumentata nei mesi più recenti, principalmente per effetto dei rincari dell’energia. L’inflazione di fondo è sostanzialmente stabile. Rispetto alla crisi energetica del 2021-22, il rincaro dei prodotti energetici è finora assai più contenuto e non emergono segnali di una significativa trasmissione alle altre componenti dei prezzi”, ha spiegato ancora Brandolini.
“Nel complesso il quadro congiunturale appare più favorevole di quanto atteso a giugno. Le prospettive di medio termine risentono del rialzo dell’inflazione e delle condizioni finanziarie più restrittive, che verosimilmente determineranno un temporaneo rallentamento della domanda interna”, ha sottolineato aggiungendo che “l’attività economica dovrebbe tuttavia tornare a rafforzarsi dalla seconda metà del 2027, man mano che si attenueranno le pressioni inflazionistiche. Gli sviluppi prefigurati nel Dpfp sono coerenti con questo quadro sia nelle proiezioni tendenziali, che collocano la crescita all’1% quest’anno, allo 0,6 nel prossimo e allo 0,8 nel 2028, sia nei programmi, in cui la crescita sarebbe più elevata di 0,3 punti percentuali nel biennio 2027-28 grazie alle maggiori spese in difesa e sicurezza energetica”.
“È soprattutto fondamentale consolidare la capacità di crescita del Paese, rafforzando i segnali positivi riscontrati negli ultimi anni e che sono alla base dell’andamento superiore alle attese nel 2026”, ha evidenziato ancora Brandolini. “Sotto questo profilo, è importante mantenere l’attenzione alla composizione della spesa pubblica. Sia le nuove spese per la difesa e l’energia sia le risorse destinate tradizionalmente al sostegno dell’economia – ha aggiunto – potranno favorire maggiormente la dinamica della produttività quanto più si privilegerà la componente di investimento rispetto a quella di natura corrente e si selezioneranno progetti con rendimenti alti ma che, per i loro costi o per il profilo di rischio, non si prestano a essere intrapresi da soggetti privati”.
Istat: ‘Con la risalita dell’inflazione attenzione alle retribuzioni, il recupero si è fermato’
“Come descritto nel Dpfp, il quadro di finanza pubblica resta esposto a rischi orientati al ribasso, dovuti principalmente all’incertezza sull’evoluzione del contesto economico internazionale, nonostante negli ultimi anni l’economia italiana si sia mostrata resiliente anche grazie agli investimenti del Pnrr; sul fronte della crescita sarà necessario monitorare la trasmissione del rincaro delle risorse energetiche all’economia e i potenziali effetti negativi su famiglie e imprese, nonché – come più volte ricordato – la capacità di preservare livelli di investimento adeguati a cogliere le opportunità offerte dalle nuove tecnologie, aumentare la produttività, ma anche valorizzare competenze e capitale umano e sostenere i redditi”. Lo ha detto il presidente dell’Istat Francesco Maria Chelli in audizione alle commissioni riunite Bilancio di Camera e Senato sul Dpfp.
Una più lenta discesa delle quotazioni delle principali materie prime energetiche nel biennio 2027-2028 potrebbe portare a una minore crescita di 0,2 punti percentuali nel 2027 rispetto allo scenario base, secondo una simulazione dell’Istat illustrata in audizione. “L’effetto risulterebbe più ampio nel 2028, quando la minore crescita raggiungerebbe 0,4 punti percentuali per via della propagazione degli effetti di trasmissione degli shock all’economia. Nel 2029, pur in assenza di un ulteriore rafforzamento degli shock ipotizzati, l’impatto sul Pil rimarrebbe negativo e pari a 0,2 punti percentuali”.
Sarebbe questo il combinato disposto delle tensioni dei prezzi da cui “conseguirebbe un maggiore e più prolungato impatto sull’inflazione e una più decisa risposta di politica monetaria”. “Come conseguenza del perdurare delle tensioni – e delle preoccupazioni circa l’aumento dei rendimenti dei titoli pubblici – si ipotizza anche il mantenimento di elevati livelli di incertezza degli operatori nel biennio 2027-2028”, spiega il presidente Francesco Maria Chelli.
“L’attuale fase di risalita dell’inflazione richiede particolare attenzione sul fronte delle dinamiche retributive”, evidenzia Chelli spiegando che “nel secondo trimestre dell’anno la fase di recupero delle retribuzioni nominali rispetto alla crescita dei prezzi – ininterrotta dal quarto trimestre 2023 al primo 2026 – si è arrestata”.
“Sulla base dei rinnovi siglati fino alla fine di agosto e nell’ipotesi che non vi siano ulteriori rinnovi tra settembre e dicembre – aggiunge -, nella media del 2026 la crescita delle retribuzioni contrattuali per il totale dell’economia sarebbe pari al 2,5%. Sulla base dei dati provvisori relativi al mese di settembre l’inflazione acquisita (Ipca) per il 2026 risulterebbe pari al 3,0%”.
“Tra il primo trimestre del 2021 e il secondo del 2026, le retribuzioni di fatto e quelle contrattuali hanno perso in termini di potere d’acquisto un valore molto simile, il 9,4% per le retribuzioni di fatto e il 9,3% per le retribuzioni contrattuali”, affermano i rappresentanti dell’Istat.
“Per le retribuzioni contrattuali, a livello disaggregato, si osserva una perdita di potere d’acquisto leggermente minore nell’industria 6,8%, più marcata nei servizi privati 11,2% e nella Pa -10,1%. “Nel secondo semestre del 2026 – continua l’Istat – la fase di recupero del valore nominale delle retribuzioni contrattuali, che si era mantenuta interrotta per due anni si è interrotta, quindi andrà attentamente valutato perché nell’ultimo trimestre è evidente un sensibile peggioramento da questo punto di vista”.
“Rispetto al 2025 l’indebitamento netto nel 2026 è previsto ridursi di circa due decimi di punto (dal 3,1% del Pil al 2,9%), riflettendo il forte miglioramento del saldo primario (circa mezzo punto percentuale di Pil) che più che compensa l’aumento della spesa per interessi, in crescita dell’11% (4,2% del Pil)”, ha sottolineato Chelli.
“Il miglioramento del saldo primario sarebbe dovuto alla riduzione del peso sul Pil delle spese diverse dagli interessi passivi (dal 47,3 al 47,2%), in special modo i contributi in conto capitale per il venir meno degli oneri connessi al Superbonus, e a un aumento del peso delle entrate (dal 48 al 48,5%). Quest’ultimo è il risultato di una riduzione delle imposte dirette (da poco meno del 15,3 a poco più del 15,2% del Pil) e di aumenti delle imposte indirette (dal 14 al 14,1%) e dei contributi sociali (dal 13,5 al 13,6%).
Corte conti: ‘Sullo scenario rischi significativi, l’economia può rallentare. In forte crescita la spesa per interessi, al 4,6% del Pil nel 28-29’
“La spesa per interessi passivi è prevista in forte crescita, per un totale di oltre 20 miliardi nel triennio 2027-2029, a causa dell’aumento dello stock di debito e della relativa onerosità”. Lo afferma il presidente di sezione della Corte dei Conti Vincenzo Palomba, in un’audizione sul Dpfp davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato. “Tale crescita presenta, peraltro, un profilo molto più accentuato rispetto alle stime di aprile, le quali vengono riviste al rialzo nel Dpfp per complessivi 14,7 miliardi, a riflesso del progressivo deterioramento delle condizioni di mercato. L’incidenza degli oneri per interessi sul Pil dovrebbe raggiungere il 4,6 per cento nel 2028-2029, un valore più alto di 0,2 punti percentuali rispetto alle stime di aprile”, aggiunge.
“Lo scenario macroeconomico resta esposto a rischi significativi, prevalentemente orientati al ribasso; la ripresa dell’inflazione e il rialzo dei tassi d’interesse, unito al venir meno della spinta straordinaria del Pnrr, rischia di rallentare l’economia italiana e frenare la competitività delle imprese”, ha sottolineato Palomba aggiungendo che “per quel che concerne le prospettive del debito pubblico il Dpfp presenta un quadro che nel confronto con il Psb appare fin qui sostanzialmente allineato se si fa riferimento al livello del rapporto debito/Pil, ma in significativo affanno se si guarda alla dinamica dell’indicatore”.
“In tali contesti appare vieppiù evidente quanto sia delicata la posizione dei paesi altamente indebitati che devono sottostare alla pressione dei mercati finanziari”, si osserva sottolineando che “rimane urgente per la politica di bilancio del nostro Paese fare il possibile per irrobustire l’avanzo primario ora previsto per il 2029 al 2,4 per cento, anche evitando in presenza di shock come quello energetico, ‘compensazioni’ non mirate, a largo raggio”.
Il Dpef, ha aggiunto, “delinea una cornice di bilancio prudente e attenta ai vincoli europei per la manovra e il triennio successivo riflettendo innanzitutto il quadro macroeconomico globale, attuale e prospettico, ad alta turbolenza, che si ripercuote sulle finanze pubbliche in termini sia di richieste di sostegno ai redditi delle famiglie e ai bilanci delle imprese di fronte all’inflazione, sia di tensioni sui rendimenti dei titoli pubblici”.
“A oltre sei mesi dallo scoppio della guerra in Iran, il contesto internazionale continua a caratterizzarsi per un’elevata volatilità, che ha contribuito ad accentuare le tensioni energetiche oltre le attese formulate nei mesi precedenti. Gli effetti macroeconomici delle tensioni energetiche dipendono non soltanto dall’entità dei rincari, ma anche dalla loro persistenza e dalla capacità di adattamento dei sistemi economici. Ne deriva una significativa incertezza – evidenzia la Corte – circa gli effetti sulla crescita, sull’inflazione e sull’orientamento delle politiche economiche”.
“Una analisi, più profonda, del quadro sconta tuttavia, anche quest’anno, la carente definizione dello sviluppo programmatico del documento, in particolare a livello delle politiche di settore, e la mancata quantificazione dell’effetto finanziario delle misure che si intendono adottare nell’ambito della manovra di finanza pubblica in approvazione, come peraltro richiesto dalla stessa risoluzione parlamentare”, aggiunge la Corte dei Conti in audizione.
“Mancano inoltre indicazioni più dettagliate sulle scelte che si propone di assumere sul fronte della spesa per il settore energetico e della difesa da indirizzare prevalentemente alla spesa in conto capitale. Elementi che – secondo la Corte dei Conti – rendono difficile valutare la tenuta del quadro complessivo e la sua coerenza con quelle che sono le priorità dell’azione di governo. Le informazioni in merito ai fattori sottostanti le previsioni programmatiche di finanza pubblica anche quest’anno non risultano complete con l’effetto di conferire al documento un carattere interlocutorio di mero aggiornamento delle previsioni di finanza pubbliche piuttosto che di vera e propria programmazione, utile ad impostare e presentare al Parlamento il contenuto della imminente manovra di bilancio”.
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