L’euro digitale si avvicina alla fase decisiva, ma per le banche la strada verso il nuovo strumento di pagamento è ancora piena di interrogativi. Dalle applicazioni da mettere a disposizione dei clienti ai costi da sostenere, passando per le regole sui pagamenti offline e la protezione dalle frodi, sono diversi i punti su cui gli istituti attendono indicazioni più chiare dall’Europa. La sfida è trasformare il progetto in un’opportunità per l’innovazione dei pagamenti senza compromettere la sostenibilità economica dei servizi.
Le banche italiane sono in prima linea nello sviluppo dell’euro digitale, destinato ad affiancare il contante e i tradizionali strumenti di pagamento elettronico. Delle 36 banche che parteciperanno al progetto pilota previsto nel 2027, otto sono italiane: il gruppo nazionale più numeroso. Ora l’attenzione è rivolta al trilogo europeo, dove Parlamento, Consiglio e Commissione Ue stanno discutendo il regolamento. L’obiettivo è raggiungere un accordo entro la fine del 2026, in vista di un possibile lancio nel 2029, auspicato dalla presidente della Bce Christine Lagarde.
Euro digitale, il nodo dei costi per le banche
Uno dei principali interrogativi riguarda la sostenibilità economica del progetto. L’euro digitale dovrà essere gratuito per i cittadini, mentre le banche temono di dover sostenere una parte significativa dei costi legati alla distribuzione e alla gestione dei servizi. Uno studio dell’Abi di un paio d’anni fa stimava in 880 milioni di euro l’investimento iniziale necessario per gli istituti italiani, una cifra che non comprendeva alcune voci destinate a incidere sulla spesa complessiva, come la gestione dei pagamenti offline, la possibile sostituzione degli Atm e l’adeguamento dei Pos degli esercenti.
A differenza dei circuiti tradizionali, come Visa e Mastercard, l’infrastruttura dell’euro digitale sarà sviluppata dall’Eurosistema, che sosterrà oltre un miliardo di euro di investimenti per realizzarla. Questo non significa, tuttavia, che per le banche non ci saranno oneri operativi. Gli istituti dovranno integrare il nuovo strumento nei propri sistemi, gestire i rapporti con i clienti e garantire i servizi previsti dalla normativa.
Il modello di sostenibilità dipenderà anche dalle commissioni applicate agli esercenti per accettare i pagamenti in euro digitali. Su questo fronte, le associazioni italiane Confcommercio, Confesercenti, Fipe e Netcomm hanno chiesto un sistema basato su criteri trasparenti e un benchmark unico per le commissioni, ipotizzando anche l’azzeramento dei costi per le transazioni inferiori a 20 euro. L’obiettivo è trovare un equilibrio tra la sostenibilità del servizio per gli operatori e la convenienza per le attività commerciali.
App e servizi gratuiti, le richieste degli istituti
Un altro punto aperto riguarda le applicazioni attraverso cui i cittadini potranno utilizzare l’euro digitale. La Bce punta a un’app europea comune, pensata per favorire l’accessibilità e rendere il nuovo strumento utilizzabile da un’ampia platea di persone. Le banche, tuttavia, chiedono maggiore libertà nella scelta delle soluzioni tecnologiche, per evitare di dover integrare obbligatoriamente un’applicazione aggiuntiva nei propri sistemi.
L’alternativa è consentire a ciascun istituto di decidere se inserire il wallet per l’euro digitale nella propria app bancaria oppure utilizzare quella messa a disposizione dall’Eurosistema. La questione riguarda sia il contenimento dei costi sia l’esperienza degli utenti, che continueranno comunque a interagire con una banca commerciale per aprire il conto e accedere ai servizi.
Il regolamento europeo dovrà inoltre stabilire quali prestazioni rientreranno tra i servizi di base gratuiti. Gli istituti vorrebbero circoscrivere questo perimetro alle funzionalità essenziali, lasciando fuori alcune operazioni più articolate, come i pagamenti ricorrenti per abbonamenti e bollette. Un altro aspetto da chiarire riguarda la conversione tra euro digitale e contante: garantire a tutti la possibilità di effettuare queste operazioni gratuitamente presso qualsiasi banca potrebbe generare ulteriori costi operativi per gli intermediari.
Pagamenti offline, tra privacy e rischio di perdere il denaro
Tra le caratteristiche più innovative dell’euro digitale figura la possibilità di effettuare pagamenti offline, anche senza una connessione a Internet. Una funzionalità che potrebbe rendere lo strumento simile al contante per alcune modalità di utilizzo, ma che presenta anche aspetti delicati da comunicare ai consumatori.
Nella modalità offline, gli euro digitali saranno conservati in una componente dedicata del dispositivo, separata dal wallet online. I trasferimenti tra dispositivi potranno avvenire senza che la singola transazione venga registrata dalle banche, offrendo un livello di riservatezza simile a quello del contante fisico.
Questa caratteristica comporta però un rischio specifico: se lo smartphone viene smarrito, rubato o danneggiato, le somme conservate nella componente offline potrebbero andare perdute, senza la possibilità di recuperarle attraverso un conto online o un sistema di ripristino. Per questo sarà importante spiegare con chiarezza ai cittadini le differenze tra le due modalità e le relative implicazioni.
Le banche ritengono fondamentale che anche le autorità europee contribuiscano a questa attività di informazione ed educazione finanziaria. La scelta tra conservare il denaro nel wallet online o nella componente offline dovrà infatti essere consapevole, soprattutto per gli utenti abituati a utilizzare esclusivamente strumenti di pagamento connessi.
Pignoramenti e frodi, le questioni ancora aperte
L’euro digitale pone anche interrogativi sul piano giuridico. A differenza dei depositi tradizionali, le somme in euro digitali rappresenteranno moneta di banca centrale e non entreranno nel bilancio degli istituti commerciali che distribuiranno il servizio. Questa caratteristica richiede di chiarire come applicare le norme nazionali in materia di pignoramenti, sequestri e recupero forzoso delle somme.
Il problema è particolarmente complesso nel caso dei pagamenti offline, perché il denaro potrebbe essere conservato direttamente sul dispositivo del debitore, senza essere detenuto dalla banca commerciale. Sarà quindi necessario definire procedure e responsabilità che consentano di conciliare le caratteristiche tecniche del nuovo strumento con le disposizioni giuridiche dei singoli Stati membri.
Un’ultima area di attenzione riguarda la sicurezza informatica e la prevenzione delle truffe. L’introduzione di uno strumento ancora poco conosciuto potrebbe essere sfruttata dai criminali per realizzare campagne di phishing o frodi basate sull’identità di falsi operatori bancari. Per questo, nel confronto europeo si discute anche di possibili ulteriori protezioni per i wallet, con l’obiettivo di tutelare gli utenti e rafforzare la fiducia nel nuovo sistema.
Il confronto tra istituzioni europee e settore bancario prosegue dunque su più fronti. Per gli istituti italiani, l’euro digitale rappresenta una possibile evoluzione dei servizi di pagamento, ma il suo successo dipenderà anche dalla capacità di definire regole chiare, contenere i costi e garantire ai cittadini un’esperienza semplice e sicura.
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