Secondo quanto emerge dai dati di un’analisi interna firmata Muffin, tra gennaio 2025 e aprile 2026 un bando su cinque (il 20%) è stato dedicato a progetti ecologici e ambientali. E questo interesse per la transizione ecologica trova conferma anche nell’attività delle imprese: a oggi, infatti, i progetti legati al settore green rappresentano ben il 40% di tutte le pratiche gestite sulla piattaforma di finanza agevolata.
Nonostante il forte aumento dei finanziamenti pubblici per gli investimenti ecologici e la crescente domanda da parte delle imprese molte di queste opportunità rischiano di andare perdute.
Perché la transizione energetica è diventata una priorità per le PMI
Secondo le rilevazioni dell’Osservatorio Energy & Strategy del Politecnico di Milano, negli ultimi anni l’energia è diventata una delle principali voci di attenzione per le imprese, passando da strumento tattico a componente stabile delle strategie di crescita, soprattutto dopo la forte volatilità dei prezzi registrata dal 2022 in poi. Il -5% di gas registrato il 15 giugno dopo l’annuncio dell’accordo USA-Iran (ancora provvisorio e contestato da Israele) dimostra infatti quanto i prezzi energetici restino esposti a oscillazioni nel breve termine.
Per molte PMI l’obiettivo diventa allora – oltre che ridurre la bolletta – aumentare la prevedibilità dei costi operativi e ridurre l’esposizione a tali instabilità. L’autoproduzione da fonti rinnovabili viene dunque sempre più considerata un investimento strategico e non esclusivamente ambientale.
A spingere in questa direzione contribuiscono anche gli obiettivi fissati dall’Unione Europea sul fronte della decarbonizzazione e dell’efficienza energetica, che stanno progressivamente orientando le politiche industriali e i programmi di sostegno destinati alle imprese.
Come cambiano gli investimenti nelle imprese
Gli incentivi più recenti tendono a premiare interventi in grado di generare un miglioramento complessivo delle performance energetiche aziendali, generando benefici economici e operativi nel lungo periodo.
Il piano Transizione 5.0, ad esempio, ha mobilitato investimenti per circa 9,6 miliardi di euro e raccolto oltre 18 mila domande, con una forte presenza del settore manifatturiero. Stesso riscontro positivo ha registrato il programma Parco Agrisolare, che ha finanziato oltre 23 mila progetti, contribuendo alla diffusione degli impianti fotovoltaici nelle aziende agricole italiane.
Transizione ecologica e imprese: i numeri della crescita
I dati raccontano bene come la transizione ecologica sia diventata una leva competitiva per gli investimenti delle imprese, soprattutto quando si parla di fotovoltaico, efficienza energetica e soluzioni integrate tra produzione, accumulo e gestione dell’energia.
L’analisi di Muffin inquadra anche la dimensione industriale di questo mercato: nel 2025 la piattaforma ha seguito 437 aziende, ha raggiunto 6,5 milioni di euro di fatturato e coordina una rete di oltre 300 consulenti certificati. Oggi conta 65 collaboratori e punta a salire a 100 nel 2026, segno di una crescita che va oltre i numeri e conferma il consolidamento di un modello operativo sempre più strutturato nel settore degli incentivi.
Anche a livello regionale, la transizione ecologica si consolida come driver centrale della finanza agevolata. In Piemonte sono attivi strumenti per efficientamento e rinnovabili con dotazioni superiori ai 50 milioni di euro; in Emilia-Romagna, il Fondo Energia ha già sostenuto oltre 470 operazioni per più di 72 milioni; in Lombardia, la Linea Impresa Efficiente mette a disposizione oltre 28 milioni; in Veneto ci sono 31 milioni per energia e idrogeno; in Sicilia il programma Sicilia Efficiente vale 89 milioni per ridurre i consumi energetici delle imprese.
Dentro questo scenario, Muffin osserva anche un cambio di qualità nella domanda: le imprese non cercano più solo il singolo incentivo o il singolo impianto ma progetti più completi, costruiti su più livelli. Il fotovoltaico resta determinante per gli investimenti, ma cresce la richiesta di interventi capaci di combinare tecnologia, autonomia energetica e leva finanziaria.
Michele Bonelli: “Le imprese migliori partono dall’investimento, non dall’incentivo”
Nonostante la crescente disponibilità di incentivi, molte PMI continuano a non sfruttare appieno le opportunità offerte dalla finanza agevolata. Lo afferma Michele Bonelli, CEO e co-founder di Muffin, intervistato da Partitaiva.it.
“Le PMI stanno lasciando soldi sul tavolo e la quantità è significativa. Il problema principale non è la mancanza di risorse. Dai nostri dati emerge che vengono pubblicati circa 2.900 bandi ogni anno. Il problema è strutturale: spesso le imprese arrivano in ritardo rispetto alle tempistiche delle agevolazioni oppure hanno difficoltà a rispettare i requisiti tecnici previsti. Di fatto è l’approccio sbagliato”.

Per Bonelli, “Chi ottiene i risultati migliori parte dall’investimento, non dall’incentivo. Struttura prima il progetto di investimento -macchinario, impianto fotovoltaico, piano di efficientamento- e solo dopo verifica quali leve finanziarie attivare in parallelo: agevolazioni, crediti d’imposta, Nuova Sabatini, finanziamento agevolato. Oltre all’agevolazione poi costruisce un ecosistema nel quale consulenti, fornitori e imprese dialogano tra loro in un ecosistema unico. Chi fa questo lavoro integrato riesce ad ottimizzare il contributo”.
Un approccio che, secondo il CEO di Muffin, permette di trasformare la finanza agevolata in uno strumento strategico di sviluppo. “Il vero errore infatti non è non conoscere i bandi: è non avere una governance del processo di investimento. Quando manca questa, l’agevolazione diventa una rincorsa, non una leva”.
Perché le PMI continuano a perdere opportunità
Guardando ai prossimi dodici mesi, Bonelli individua un’evoluzione sia sul fronte degli investimenti sia su quello della pianificazione finanziaria delle imprese. “La prima tendenza che abbiamo identificato è che la domanda si sta spostando dal singolo impianto fotovoltaico al progetto integrato. I bandi più rilevanti non finanziano più investimenti isolati, ma percorsi completi di transizione: produzione di energia, accumulo, gestione intelligente dei consumi”.
“La seconda è che la finanza agevolata diventerà parte integrante della pianificazione finanziaria ordinaria delle PMI più evolute. Non più una leva eccezionale attivata su singola opportunità, ma una componente stabile del piano di investimento annuale. Questo richiede un interlocutore che integri agevolazioni, crediti d’imposta e finanza tradizionale in un’unica visione. Non un consulente bando per bando”.
Secondo il Ceo, “Il dato che ci ha sorpresi di più è la proporzione tra domanda di mercato e struttura dell’offerta disponibile. Ci aspettavamo che la complessità dei bandi green fosse il principale freno per le PMI. Invece, dalla nostra operatività, emerge che le risorse ci sono: il sistema multilivello tra misure nazionali e regionali è capillare, ma le imprese non riescono a intercettarle perché manca un processo strutturato di gestione del progetto”.
“In altre parole – conclude Bonelli – non è un problema di incentivi insufficienti, è un problema di infrastruttura. Il 40% delle pratiche che gestiamo riguarda già progetti green, e questa quota è cresciuta. Significa che la domanda delle imprese verso la transizione ecologica è reale e accelera da sola, ma una parte consistente di questa domanda si disperde nel mercato, finendo per produrre pratiche incomplete, ritardi nelle erogazioni o accessi mancati”.
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Natalia Piemontese
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