PAVIA. Robert Francis Prevost in ginocchio davanti al “dottore della grazia”. I bambini in cura per il cancro, la spiritualità agostiniana qui che del vescovo di Ippona sono conservate le spoglie, il dialogo per la pace. Leone XIV, primo figlio spirituale di Sant’Agostino eletto al Soglio petrino, visita Pavia con un approccio pastorale nato da due esperienze decisive: i vent’anni di missione nel contesto amazzonico e andino del Perù e la guida dell’ordine agostiniano come priore generale. La tappa a Pavia arriva a due mesi da un’altra sosta “agostiniana” di Leone XIV: quella ad Annaba, l’antica Ippona, che aveva aperto il suo viaggio in Africa partendo dall’Algeria e dalla terra del dottore della Chiesa, osserva Avvenire. Il pellegrinaggio del Papa nei luoghi di Agostino lo porta adesso in Lombardia. La visita inizierà nel Centro nazionale di adroterapia oncologica. L’eredità del santo, i giovani, la pace, il sostegno al mondo della ricerca e della sofferenza saranno sono i pilastri del blitz papale a Pavia e Sant’Angelo Lodigiano. L’ultima visita papale risale a Benedetto XVI.
Programma della visita
L’arrivo del Pontefice è previsto alle ore 14.45 presso il Campo di Rugby CUS del Cravino. Da qui il Pontefice si recherà al Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica (CNAO) per una visita privata. Alle ore 15.30 raggiungerà la Basilica di San Pietro in Ciel d’Oro, dove alle ore 16.15 presiederà una Celebrazione della Parola e venererà le Reliquie di Sant’Agostino. Alle 17 Leone XIV saluterà i fedeli raccolti nel piazzale della Basilica e si trasferirà in papamobile verso Piazza Duomo, percorrendo via Griziotti, viale Matteotti, piazza Petrarca, via XX Settembre e via Bossolaro. Sul sagrato della Cattedrale riceverà l’omaggio della comunità sudamericana e dei bambini e ragazzi dei Grest della Diocesi. Successivamente entrerà in Duomo per un momento di adorazione del Santissimo Sacramento e per una sosta di preghiera davanti all’altare di San Siro, primo vescovo e patrono della diocesi e della città. Alle ore 17.30 in Piazza Vittoria avrà luogo l’incontro con la cittadinanza, momento centrale della visita pastorale a Pavia. Al termine Leone XIV lascerà Piazza Vittoria per raggiungere il Campo di Rugby CUS del Cravino.
Stile agostiniano
“Rispetto a Francesco, Leone XIV appare meno incline ai gesti simbolici di forte impatto mediatico e più orientato a un lavoro pastorale discreto – nota padre Giulio Albanese-. Non cerca la rottura spettacolare, ma una riforma graduale, costruita attraverso relazioni, ascolto e continuità. In continuità con il pontificato precedente, Leone XIV considera la misericordia un criterio centrale per interpretare il Vangelo. Tuttavia, la declina in chiave agostiniana”. Quindi, aggiunge padre Albanese, “la misericordia non è semplice indulgenza generica. È la risposta di Dio all’inquietudine dell’uomo. Ogni norma morale, in questa prospettiva, esiste per accompagnare la persona nel suo cammino, non per condannarla previamente. È un principio capace di parlare anche a chi non crede: l’etica non come codice punitivo, ma come strumento per costruire relazioni più giuste”.
Questioni irrisolte
Prosegue padre Albanese: “Il pontificato di Leone legge i segni dei tempi e porta con sé anche tensioni e questioni irrisolte. E cioè le sfide della missione durante il suo episcopato in un contesto, quello peruviano, segnato da grandi contraddizioni; i rapporti complessi con la curia romana, la consapevolezza che governare la Chiesa significa abitare una tensione, non eliminarla. Il cuore inquieto, dunque, non è soltanto una formula spirituale. È anche un peso personale e istituzionale che Prevost sembra portare con sé”. Perciò Prevost propone una fede che cerca invece di possedere, che ascolta invece di sentenziare, che si adatta ai contesti invece di imporsi. È un cristianesimo meno difensivo e più disposto a lasciarsi interrogare dal mondo. Non rinuncia alla propria identità, ma riconosce che l’identità stessa è un cammino, non un fortino. Per credenti e non credenti, questo metodo offre un terreno possibile di incontro: l’inquietudine è uno spazio comune dove tutti cercano, ma nessuno ha la pretesa di aver già trovato tutto”.
Il senso della visita
Spiega padre Giulio Albanese, missionario comboniano, consigliere della Segreteria di Stato vaticana e responsabile della Cooperazione al Vicariato di Roma: “Il metodo di Leone XIV non è un sistema dottrinale chiuso, ma uno stile pastorale radicato nella spiritualità agostiniana. Uno stile che, pur ponendosi in continuità con il pontificato di Francesco, se ne distingue per tono, sensibilità e modo di esercitare il governo della Chiesa”. Nel centro di eccellenza medica di Pavia il Papa abbraccia coloro che affrontano delicati percorsi terapeutici sia il personale sanitario che si spende nella cura. Poi si raccoglierà in preghiera all’Arca di Agostino, con le reliquie del santo, nella Basilica di San Pietro in Ciel d’Oro. In programma anche un incontro con la comunità latinoamericana. Evidenzia padre Albanese: “Al centro della visione di Leone XIV si trova il concetto di cuore inquieto, tratto dalle Confessioni di Sant’Agostino. Prevost ha più volte richiamato questa inquietudine come il movimento interiore che conduce Agostino all’incontro personale con Cristo. Il Dio cercato lontano da sé viene riconosciuto, alla fine, come il Dio che abita nell’interiorità dell’uomo”.
Ricerca continua
“Questa inquietudine non va intesa come ansia o instabilità, ma come tensione generativa -puntualizza padre Albanese-. Il credente non possiede certezze blindate: vive piuttosto una ricerca continua. In questa prospettiva, il dubbio non è il nemico della fede, ma uno dei suoi motori ma anche una delle sue sfide. Anche per chi non crede, questo approccio apre uno spazio di dialogo. L’incertezza non viene respinta come una minaccia, ma riconosciuta come un terreno comune un terreno su cui incontrarsi e confrontarsi”. A Pavia il Papa si immerge proprio in quella spiritualità agostiniana valorizza l’introspezione e il dialogo interiore. “Prevost traduce questa impostazione in un metodo pastorale fondato sull’ascolto – precisa il consigliere della Segreteria di Stato-. Prima di offrire risposte teologiche, egli parte dall’esperienza concreta delle persone: le loro fatiche, i dubbi, le ferite, le speranze. Per i credenti, questo significa sentirsi accolti senza un giudizio preventivo. Per i non credenti, significa incontrare una Chiesa che non predica dall’alto, ma si siede accanto”.
Lezione missionaria
Analizza padre Albanese: “A differenza di molti predecessori formati soprattutto negli ambienti romani, Prevost ha trascorso decenni nelle parrocchie peruviane, a contatto con comunità indigene, povertà, migrazione e precarietà quotidiana. La sua teologia nasce dal basso. È meno interessata alle formulazioni astratte e più attenta a come la fede si vive dentro le condizioni reali dell’esistenza”. Come priore generale degli Agostiniani, Prevost ha guidato un ordine presente in oltre cinquanta Paesi. “Anche la sua formazione accademica mostra questa attenzione al governo condiviso – sottolinea padre Albanese-. La sua tesi dottorale fu dedicata al ruolo del priore locale e ai modelli di governo partecipativo. Questo stile sembra riflettersi anche nel suo pontificato: ascoltare le Chiese locali prima di decidere da Roma, valorizzare la sinodalità, ridurre il peso del centralismo curiale”. Nato a Chicago, formato in Perù e vissuto a Roma, Prevost incarna una Chiesa che supera l’asse esclusivamente europeo senza diventare semplicemente nordamericana. “La sua biografia esprime un cattolicesimo meticcio, capace di attraversare culture diverse – avverte padre Albanese-. Non si tratta di esportare un modello unico, ma di lasciarsi trasformare dai contesti in cui il Vangelo viene annunciato e vissuto”.
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dal nostro inviato Giacomo Galeazzi
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