Sono l’ultimo baluardo di un mercato delle locazioni impazzito. Gli accordi territoriali per i contratti di locazione abitativi a canone concordato, sottoscritti originariamente tre anni fa dalle associazioni degli inquilini e quelle dei proprietari immobiliari, sono stati migliorati con diverse integrazioni che, di fatto, dal prossimo 1° novembre renderanno ancora più agevoli i rapporti tra le parti.
Ieri mattina — giovedì 15 ottobre — le novità sono state presentate in Provincia dalle sigle firmatarie (Assocasa, Federcasa Confsal, Sicet, Sunia, Uniat per gli inquilini; Asppi, Confabitare, Confappi, Confedilizia e Uppi per i proprietari), che all’unisono — intervenendo sul dibattito caldo di questi giorni — considerano fondamentale “valorizzare e rimettere sul mercato le migliaia di alloggi sfitti, prima di pensare a costruire nuove case”.
A emergere è prima di tutto un dato: a Modena i canoni concordati hanno superato il 64% del totale, con un balzo dell’8 per cento rispetto al periodo precedente (quando la percentuale era del 56,5%). Un traguardo che consegna alla città della Ghirlandina un primato non solo a livello emiliano-romagnolo (a Bologna i contratti concordati sono fermi al 29,7%), ma nazionale. Parlando di cifre, i canoni medi degli affitti in provincia sono di 849 euro al mese per i contratti liberi contro i 559 euro dei concordati, pari a 290 euro di risparmio al mese, che in un anno sono ben 3mila euro.
Tra le novità, sottoscritte lo scorso 7 ottobre e operative dal prossimo novembre, ci sarà l’introduzione dei nuovi contratti tipo per locazione ad uso abitativo 3+2, transitori e per studenti universitari. Rimangono invariati, invece, i canoni, che verranno ridiscussi nel 2027.
“Gli accordi — spiegano le associazioni — non si limitano a fissare un tetto economico, ma valorizzano la qualità edilizia, la sostenibilità energetica, l’abbattimento delle barriere architettoniche, offrendo tutele concrete e modelli contrattuali aggiornati a entrambe le parti in causa”.
Presenti alla conferenza stampa Eugenia Cella (Sicet); Cosimo Gallo (Uniat); Rajen Amari (Sunia); Rosario Maragò (Federcasa Confsal); Massimiliano Uccelli (Assocasa); Francesco Lamandini (Asspi); Raffaele Vosino (Confappi); Maria Femminella (Confabitare); Francesco Bruini (Confedilizia-Ape); Lorenzo Cottignoli (Uppi). Con loro la vicesindaca e assessora alle Politiche abitative, Francesca Maletti, che ha ricordato il ruolo e i percorsi proposti da Agenzia Casa.
“La responsabilità delle associazioni, sia quelle degli inquilini che dei proprietari, non è soltanto di contenere i prezzi delle locazioni, ma di garantire che ogni passaggio di questa filiera sia contraddistinto da regole chiare e condivise. Il quadro generale è preoccupante, tante famiglie, anche con due redditi, stanno scivolando nella fascia più povera e va rimesso mano ad un vero Piano casa a livello nazionale “, sottolinea Cella.
“Il valore di questa intesa territoriale deriva anche dal grande lavoro fatto con le istituzioni – aggiunge Vosino -. Siamo partiti da dati e criticità del mercato e siamo riusciti ad aggiornare gli accordi in essere. In particolare abbiamo introdotto dei criteri sull’abbattimento delle barriere architettoniche e il risparmio energetico. Il prossimo obiettivo che ci poniamo è che i due terzi degli immobili diventino a contratto concordato nei prossimi anni”.
“In una fase in cui il costo dell’abitare pesa sempre di più sui bilanci delle famiglie, il canone concordato rappresenta una risposta concreta che dobbiamo continuare a rafforzare – sostiene Maragò -. L’esperienza di Modena dimostra che è possibile coniugare la sostenibilità dei canoni per gli inquilini con le necessarie garanzie per i proprietari”.
“Le integrazioni negli accordi territoriali sono un passaggio importante – afferma la vicesindaca Maletti – in quanto si definisce meglio la contrattualistica tra privato e inquilini, con un’attenzione particolare alle persone più fragili. A questo si affianca l’azione di Agenzia Casa che, ricordo, permette ai proprietari di case vuote l’affidamento al Comune, che ne diventa di fatto affittuario e può concederla ad una famiglia a canone calmierato”.
Il sondaggio
A fotografare l’emergenza abitativa, in primis nel mercato degli affitti, è stato questa settimana un sondaggio firmato Udicon Emilia-Romagna, che ha diffuso i risultati di una rilevazione online effettuata nell’ultimo mese anche su Modena.
Dall’indagine emerge “un dato allarmante” sull’accessibilità economica: per oltre sette modenesi su dieci (il 71,8%), i prezzi medi richiesti negli annunci immobiliari sono giudicati “totalmente fuori mercato e sproporzionati” rispetto alle reali disponibilità e alle offerte. Una percezione che trova immediato riscontro nella realtà dei bilanci familiari. Per la stragrande maggioranza del campione (l’80%) l’affitto mensile varia tra i 400 e gli 800 euro (spese condominiali escluse). Per più di otto intervistati su dieci (l’82%), la spesa incide per oltre un terzo sul reddito mensile netto, e per quasi un modenese su cinque (il 19,2%) supera addirittura la soglia critica della metà delle entrate mensili familiari.
E ancora: negli ultimi due anni quasi un modenese su cinque (il 17,9%) è già stato costretto a cambiare casa a causa di un affitto diventato “insostenibile”. Il dato “più preoccupante” riguarda però la stabilità emotiva ed economica delle famiglie: oltre un modenese su due (il 53,8%) dice di vivere nel terrore di dover abbandonare la propria abitazione a breve, definendo le proprie spese correnti al limite. Per cercare di risparmiare, un terzo degli intervistati ha già dovuto trasferirsi fuori città o sta cercando esclusivamente in provincia. Un ulteriore 27% ci ha pensato seriamente, ma è frenato dai costi del trasporto che annullerebbero il risparmio sull’affitto.
A peggiorare il quadro sono i filtri d’ingresso e le garanzie aggiuntive imposte da proprietari e agenzie. Per ben sette intervistati su dieci (il 70,5%), la paura della morosità spinge il mercato a effettuare selezioni d’accesso insostenibili (come la richiesta di multipli contratti a tempo indeterminato) o a dirottare gli immobili verso i circuiti turistici, riducendo drasticamente lo stock di case disponibili per le famiglie, emerge dall’indagine Udicon.
Il sondaggio Udicon chiedeva anche un giudizio sulle politiche pubbliche. E il giudizio che emerge è severo: nessuno degli intervistati, infatti, ritiene sufficiente l’attuale azione di sostegno di Regione e Comune per chi è in difficoltà con il canone. Al contrario, la netta maggioranza dei cittadini (il 57,7%) bolla gli interventi pubblici come “del tutto inadeguati”, invocando la necessità di fare molto di più con contributi diretti e interventi d’emergenza concreti.
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