#Finsubito news dalla rete – La madre di Rossella, suicida a 12 anni: «Bisogna fermare gli algoritmi che non hanno pietà neppure dei ragazzini»


Sarà il suo, di Irene Roggero, uno degli interventi più attesi all’incontro pubblico “(In)Dipendenza social e minori” che si tiene oggi,  venerdì 16 ottobre, alle 18, nell’Aula Magna di Astiss.
Il convegno è promosso dall’Associazione di volontariato “Genitorinsieme”, con il patrocinio dell’Asl AT, per sensibilizzare cittadini, famiglie, educatori e istituzioni sui rischi delle dipendenze legate ai social network. Il tema dell’educare, accompagnare e proteggere i ragazzi nel mondo digitale sarà affrontato da cinque specialisti e con la testimonianza di Irene. Il primo relatore sarà l’avvocato Stefano Commodo dello studio legale che sostiene la class action del Moige.
A seguire gli specialisti dell’Asl di Asti: la psicologa e psicoterapeuta Gabriella Scaduto; Mara Barcella, direttore Psichiatria; Maurizio Mellana, direttore Psicologia Clinica e Comunità e Davide Traetta, direttore Neuropsichiatria Infantile.
L’ultimo intervento sarà quello di Irene Roggero.
Modera il giornalista Massimiliano Peggio.

L’intervista

Irene Roggero non può consentire che le logiche di mercato che guidano i colossi social mondiali possano attaccare senza scrupolo le fragilità di altri ragazzini così come accaduto a sua figlia, Rossella, che si è tolta la vita a soli 12 anni nel febbraio del 2024, nella sua camera. Le successive analisi sui dispositivi elettronici a disposizione di Rossella hanno escluso che l’avesse fatto perché istigata da una regia occulta o per partecipare ad una challenge mortale ma i social hanno avuto una parte importante nella sua decisione. Lo spiega direttamente la madre.
Irene, che ruolo hanno avuto i principali social frequentati dagli adolescenti nella scelta estrema di sua figlia?
E’ una questione di algoritmi. In un momento di vulnerabilità di Rossella, in quel passaggio delicato che va dall’infanzia all’adolescenza, ha evidentemente avuto dei pensieri molto oscuri. E’ bastata qualche ricerca, forse anche solo una, di argomenti che riguardavano il suicidio e l’algoritmo, come fa con tutti noi che navighiamo sui social, ha cominciato a proporle continuamente contenuti che riguardavano questo tema. Senza tenere conto in alcun modo della sua giovane età e delle conseguenze che un bombardamento di questo genere può avere su una personalità ancora acerba e indifesa.
Una rete di contenuti che l’ha intrappolata, dunque?
Sì, soprattutto perché un contenuto così drammatico come il suicidio, abbiamo scoperto dopo, viene presentato in modo quasi romantico, annacquato nei suoi connotati negativi e irreversibili. Non viene nascosto, è vero, ma sugli animi più sensibili, come quello di Rossella, atterra senza incutere alcun timore né paura, anzi attraendo a sé.
Rossella aveva una famiglia molto accogliente, attenta, propositiva, che la seguiva in tutte le sue attività, sensibile alle sue esigenze, ai suoi interessi. E, come poche altre, avevate imposto delle regole ferree sul tempo da dedicare ai social, con introduzione di meccanismi di fruizione a tempo.
Vero, eppure non è bastato. Lei aveva il permesso di navigare solo 2 ore al giorno. Qualche volta ci accorgevamo dal report settimanale che sforava perché aveva capito come forzare i blocchi, ma parliamo di qualche mezz’ora, a volte un’ora in più. Non è mai stata una ragazzina schiava del cellulare. Ma se anche in quelle sole due ore un adolescente si nutre di contenuti dei quali diventa dipendente e che incidono sulle sue vulnerabilità più profonde, allora non c’è parental control che tenga.
Non vi siete mai accorti in casa di questi suoi stati d’animo rivolti al suicidio?
Rossella ha nascosto bene questa parte oscura di sé in famiglia. Era una ragazza solare, allegra, sensibile, adorava i suoi gatti, amava leggere, studiava, faceva sport. Ed è stata così fino all’ultimo giorno. Vorrei sottolineare che dal primo contatto con contenuti che trattavano il suicidio al suo gesto, sono passati appena sei mesi, quindi un lasso di tempo molto corto anche per mostrare cambiamenti radicali nei comportamenti.
Eppure c’è stato un segno che vi ha fatto preoccupare.
Ci era stata riferita dalla madre di una sua amica la confidenza che Rossella aveva fatto alla ragazzina circa il suo desiderio di togliersi la vita. Una segnalazione vaga nel tempo e nei contenuti che non riuscivamo a sovrapporre alla “nostra” Rossella, allegra e solare come sempre. Nonostante la nostra incredulità abbiamo immediatamente preso appuntamento con una psicologa per una serie di sedute ravvicinate. Fino a quando la dottoressa stessa ci ha detto che secondo lei quel pericolo era inesistente.
Come aveva preso Rossella queste sedute dalla psicologa?
Molto bene, le piaceva parlare con la dottoressa e a casa siamo riuscite pure a scherzarci su perché una sera mi ha detto di stare tranquilli tutti. “Non ho intenzione di suicidiarmi” mi disse e quell’errore ci fece scoppiare a ridere stemperando tutto nell’ironia ed autoironia che era una cifra specifica e meravigliosa del suo carattere.
Lei, con il Moige (Movimento Italiano Genitori) ha intentato una class action contro Meta e Tik Tok per imporre regole più stringenti sull’accesso ai social da parte dei minori. Causa incardinata davanti al tribunale di Milano che vedrà la discussione a fine novembre. Cosa chiedete?
Innanzitutto una reale verifica dell’età degli utenti, con presentazione di documenti di identità e riconoscimenti facciali, ad esempio, in modo da avere un primo sbarramento di accesso. Fra le altre cose che abbiamo proposto, attraverso l’assistenza legale dello Studio Ambrosio & Commodo di Torino, la più importante è la modifica degli algoritmi per impedire la riproposizione continua e massiccia degli stessi contenuti. Magari Rossella, quando si è interessata al tema del suicidio stava solo attraversando una crisi passeggera e momentanea, ma l’algoritmo l’ha incatenata a questo stato d’animo.
Che consiglio si sente di dare ad altri genitori?
Anche se il caso di mia figlia dimostra che, nonostante un controllo mirato sull’attività social dei ragazzini non sempre si riescono ad intercettare le maglie della rete in cui restano impigliati, comunque vale la pena fare sempre molta attenzione alle loro fruizioni social. E poi, una volta scoperta l’eventuale fragilità, consiglio di aprirsi e condividere questo stato con tutto il mondo che circonda il figlio minore.
Abbiamo imparato a nostre spese che spesso altri sono a conoscenza di situazioni e pensieri bui che vengono invece nascosti dai ragazzi alla loro famiglia.




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