Scoperta nello Spazio la prima “luna” fuori dal Sistema solare



Nel sistema stellare CD-35 2722, a essere presenti non sono i soliti tre attori: stella, pianeta e luna, ma una catena di oggetti davvero particolari. Le osservazioni condotte con il Very Large Telescope (VLT) dell’Osservatorio Europeo Australe (ESO), in Cile, hanno infatti rivelato tracce di un corpo celeste simile a una luna che, a differenza di qualsiasi satellite naturale conosciuto, non orbita attorno ad un pianeta, orbita invece attorno ad una nana bruna, la quale a sua volta gira intorno alla stella che dà il nome al sistema.

Se confermato, si tratterebbe della prima “luna” mai individuata al di fuori del nostro Sistema solare. Ci furono altre eso-lune” osservate nel passato (attorno a Kepler-1625b I e a Kepler-1708b I), ma ulteriori esami ne esclusero l’esistenza.

Una gerarchia cosmica fuori dagli schemi

Per capire perché questa scoperta, pubblicata sulla rivista Nature, stia creando così tanto dibattito, occorre partire dai protagonisti del sistema. Il più grande e massiccio è la stella CD-35 2722, che possiede circa la metà della massa del Sole. Le orbita attorno una nana bruna: un tipo di oggetto che gli astronomi definiscono spesso una “stella mancata”, perché è troppo massiccio per essere considerato un pianeta, ma non abbastanza per innescare al suo interno le reazioni di fusione nucleare dell’idrogeno che alimentano le vere stelle.

Le nane brune, infatti, riescono a fondere solo il deuterio, una forma pesante di idrogeno, cosa che le rende oggetti intermedi, sospesi in una zona grigia della classificazione astronomica. Ed è proprio attorno a questa nana bruna — che secondo le stime ha una massa di circa 30-37 volte quella di Giove — che orbita il nuovo oggetto scoperto dal team, con una massa stimata vicina a quella di Giove stesso (secondo alcune fonti, intorno al 90% della massa del gigante gassoso del nostro sistema).

La testimonianza di chi l’ha scoperto

A guidare lo studio è stato Kevin Hoy, dottorando dell’ESO in Cile e affiliato anche all’Universidad Diego Portales e al Millennium Nucleus of Young Exoplanets and their Moons (YEMS). Hoy ha descritto il sistema analizzato per mesi come “super strano” rispetto a tutto ciò che conosciamo nel nostro angolo di galassia. «Questo sistema è piuttosto difficile da definire usando termini basati sul Sistema Solare come “pianeta” e “luna”», ha spiegato lo scienziato, sottolineando come il nuovo oggetto (ribattezzato “esosatellite”) sia abbastanza massiccio da poter essere considerato un pianeta a tutti gli effetti, pur non orbitando direttamente attorno a una stella, bensì attorno a un corpo che a sua volta orbita una stella.

Alice Zurlo, direttrice dello YEMS e co-autrice dello studio, ha aggiunto che nel nostro Sistema solare la distinzione tra pianeti e Sole è netta e con essa anche la definizione di “luna”. Nel sistema CD-35 2722, invece, i confini tra stella, pianeta e satellite sfumano al punto da rendere l’intera classificazione più complessa.

Una caccia che dura da anni

La ricerca di satelliti naturali attorno a pianeti esterni al Sistema solare non è una novità, ma finora nessuna scoperta era stata confermata con certezza. Nonostante i quasi 6.000 esopianeti individuati fino ad oggi, i candidati esolune restano pochissimi.

Per individuare l’oggetto di CD-35 2722, il team di Hoy e Zurlo ha invece utilizzato lo strumento CRIRES+ montato sul VLT, applicando il cosiddetto metodo della velocità radiale: la stessa tecnica che, negli anni Novanta, permise di scoprire il primo esopianeta attorno a una stella simile al Sole.

In pratica, gli scienziati misurano minuscole oscillazioni nel moto di un corpo celeste (in questo caso la nana bruna) causate dall’attrazione gravitazionale di un oggetto più piccolo che le orbita attorno. Sono proprio queste oscillazioni, secondo il team, a fornire “una forte prova” dell’esistenza dell’esosatellite.

Il dibattito sui nomi (e il precedente di Plutone)

La scoperta ha riacceso un tema caro agli astronomi: quello della classificazione. Come ricordano diversi osservatori internazionali, non è la prima volta che la scienza si trova a dover rivedere le proprie etichette di fronte a un oggetto che non rientra negli schemi: è successo con Plutone, declassato da pianeta a “pianeta nano” nel 2006 senza che l’oggetto in sé cambiasse minimamente natura — a cambiare fu solo la definizione umana che gli si applicava.

Lo stesso destino potrebbe attendere la “luna” di CD-35 2722, o forse porterà semplicemente a coniare, come propone il team di Hoy, una categoria del tutto nuova.

Cosa aspettarsi ora

Il prossimo passo arriverà con l’Extremely Large Telescope (ELT), il nuovo strumento dell’ESO attualmente in costruzione in Cile, che grazie al suo specchio di 39 metri di diametro permetterà di individuare esolune anche molto più piccole di quella appena scoperta. Come conclude Zurlo, «per quanto esotico possa sembrare, questo sistema è davvero unico e rappresenta una svolta: la prima plausibile rilevazione di un esosatellite».




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