Dicono che sia un romanzo dell’orrore, ma la verità è che sembra piuttosto un saggio sociologico o una inchiesta giornalistica riuscita particolarmente bene. Dell’horror, Spazio negativo, appena pubblicato da Nero edizioni, ha, se vogliamo, i toni allucinanti, certe inquietanti suggestioni che fanno pensare al miglior Clive Barker. Ma dentro questo magma corale concepito da B.R. Yaeger non c’è nulla di inventato, nulla di “fantastico”, niente che non attenga alla quotidianità occidentale. Purtroppo.
«Voglio scrivere narrativa che funga da documento per quel periodo storico», ha detto questo autore nato nel Massachusetts e piuttosto misterioso (poche interviste, poca pubblicità, tanta attenzione per i videogame, i giochi di carte e le sottoculture del Web). «La narrativa può essere una testimonianza di com’erano le cose in una certa epoca tanto quanto la saggistica o i saggi». E in effetti Spazio negativo e il precedente romanzo Amygdalatropolis (sempre tradotto da Nero), Yaeger ha perfettamente sbucciato il cuore nero di questa epoca. Anzi, a dirla tutta è stato preveggente. Questi due libri ormai risalgono a qualche anno fa e, se per i primi anni Venti del Duemila, erano estremi, oggi sembrano quasi fotografici.
Come in ogni horror, ci sono i mostri. Solo che quei mostri sono gli adolescenti. Un elemento, questo, che è stato colto con una certa ironia anche da una serie tv come quella su Mercoledì Addams, che con un tocco leggero fa emergere la mostruosità nascosta in questo nostro tempo. Yaeger, ovviamente, usa toni diversi. In Amygdalatropolis tratta di una sorta di Incel, un ragazzo che vive isolato dal mondo e dai genitori, chiuso nella propria camera dove passa il tempo a navigare in forum online in cui l’odio per il genere umano, e per le donne in particolare, è l’elemento meno turpe. Niente che la cronaca non ci abbia mostrato di recente, a dirla tutta. Il profilo è esattamente quello dei minorenni che accoltellano gli insegnanti dopo essersi avvelenati con la violenza digitale. Quei ragazzini frequentano forum online in cui si parla di brutalità estrema, si raccontano, progettano e mostrano stupri e abusi di vario genere, e lo si fa a cuor leggero, perché in fondo la mostruosità lascia indifferenti. Il Male regna, ma non provoca scossoni, è semplicemente onnipervasivo, invade gli schermi e non si può fermare.
«Ho sentito che valeva la pena documentarlo», ha detto Yaeger parlando di quel libro. «Ora che quei siti vengono chiusi, mi imbatto occasionalmente in discussioni su 4chan in cui la gente parla di Amygdalatropolis e dice cose tipo: “Questo tizio non sa di cosa sta parlando. Non si può nemmeno scrivere una cosa del genere sul forum”. E io penso: “Questo perché frequentavo forum molto diversi dai tuoi”. Io lo vedo come una documentazione completa. Cerco di catturare la sensazione di certi eventi, alcuni dei quali molto personali, e cerco di lasciarmi guidare dall’intuizione».
Forum, chat e oscurità sono presenti anche in Spazio negativo. Il romanzo è esso stesso una sorta di enorme forum, un insieme di voci di personaggi che raccontano l’esistenza di una piccola città americana in cui esplode una epidemia di suicidi di giovani. Le morti vengono annunciate e commentate online. Chi non si toglie la vita si droga e si trascina oppresso da un male che ha la forma della società stessa.
Dice Lu, uno dei personaggi: «Da che ho memoria, ho sempre sentito il ronzio basso del suicidio che mi risuonava nel corpo. Chiudevo gli occhi e vedevo lampi di strani macchinari industriali che mi praticavano fori nella pelle. La mia sagoma che s’infrangeva sulle rocce ai piedi di una scogliera frastagliata. Mille lame che mi facevano a brandelli. Riassemblando il mio corpo in modi non accessibili mentre ero in vita. Spingendomi oltre la soglia per poter rinascere in qualcosa di nuovo. Era uno dei motivi per cui seguivo il forum, per vedere tutti gli esempi di quegli individui coraggiosi che alteravano in maniera radicale il loro stato vitale. Consapevoli che non c’era alcuna possibilità di tornare indietro».
Ancora una volta: vi suona davvero così strano? Non è forse questo orrore a sgusciare quotidianamente nelle strade, negli appartamenti, nelle scuole? Non è questo buco nero quello da cui scaturiscono le varie e temibili forme di violenza, soprattutto adolescenziale, contemporanea?
«È difficile da definire con precisione. Non sono del tutto convinto che la cultura online tiri fuori il peggio dell’umanità: si limita a renderlo visibile e permette la formazione di comunità, a volte attorno a comportamenti virulenti», dice Yaeger. «Credo che sia proprio questo l’aspetto che mi ha affascinato di più mentre scrivevo Amygdalatropolis: non tanto il comportamento antisociale in sé, quanto l’esistenza di comunità incentrate su tale comportamento. Anche quando le persone desideravano solo distruggere gli altri, persisteva questo bisogno di connessione, di approvazione da parte di un altro essere umano. Credo che questa sia una tensione affascinante, e per molti versi tragica. C’è quindi l’orrore superficiale della violenza descritta (o in alcuni casi effettivamente commessa) da queste persone, ma l’orrore più profondo si consuma a livello personale e interiore».
Comunità online in cui i mostri si riuniscono o ragazzi normali si scoprono mostri. «Pensando in termini di mostri e trasformazione, come avviene questa trasformazione? Molte delle persone che frequentano questi ambienti raccontano di aver subito abusi, e questa è la loro spiegazione per un comportamento mostruoso. Altre sono lì semplicemente perché lo trovano divertente: hanno un desiderio attivo di diventare mostruose, di distruggere in sé la capacità di empatizzare con gli altri. Non ho una vera risposta al perché accada, ma ho pensato che valesse la pena documentarlo».
E a ben vedere si tratta di un documento eccezionale, molto più chiaro ed efficace di mille studi. Sì, certo, leggiamo i saggi di Paolo Crepet sugli adolescenti, e li troviamo per certi versi persino condivisibili. Abbiamo letto anche quelli del grande esperto Gustavo Pietropolli Charmet, come Adolescenti intelligenti, in cui si cerca di offrire una visione ottimistica della gioventù odierna. Il dramma, però, è che al nocciolo duro della questione arriva soltanto Yaeger. Non è moralista, non giudica e non si sbilancia. Ma offre un quadro disperante. Anche se cerca comunque di cogliere una traccia di umanità nel buio.
In Spazio negativo, dice, «volevo rappresentare una comunità online non incentrata sulla malizia, bensì sull’elaborazione di una tragedia in corso. È una forma di adattamento. Può sembrare strano, visto che si tratta di un forum in cui le persone cercano di prevedere chi sarà il prossimo a suicidarsi, dove vengono pubblicate foto di cadaveri, ma in definitiva credo sia un modo per cercare di dare un senso a questo schema di violenza nebulosa, che nessuno comprende. È umorismo nero. Vedo spesso questo umorismo nero sui social media, e il Covid non ha fatto altro che accelerarlo (…). È cinico, ma non è crudele o insensibile, anzi, credo sia vero il contrario. Il presente e il futuro sembrano un incubo, sotto molti aspetti, che sfugge al nostro controllo a livello individuale, e le persone stanno semplicemente cercando di capire come affrontarlo. È una forma di solidarietà, e credo che in fin dei conti sia positiva. Anche quando la nave sta affondando, è bello avere qualcuno al proprio fianco».
Il punto, però, è che la nave affonda. Yaeger non fa diagnosi. Si limita a descrivere un malessere esistenziale che non trova pace.
Qualcosa di simile era riuscito a farlo Gus Van Sant con Elephant, film brutale sugli school shooters. Sono passati molti anni, e il quadro complessivo non è migliorato. Anche Larry Clark in un film disturbante come Ken Park aveva colto i sintomi di un’alienazione occidentale che partiva dagli adulti per trasferirsi ai ragazzi. Pure in quel caso, il tempo ha solo confermato le intuizioni.
Più recente (2023) è La sala professori di Ilker Çatak, tedesco di origini turche. Merita di essere visto su Raiplay perché descrive perfettamente lo sfacelo di una scuola in cui l’autorità è semplicemente evaporata e in cui gli adulti non riescono in alcun modo a controllare gli studenti. Non li capiscono, non li educano, ne sono addirittura vittime. Si guarda il film e si pensa che questo è il prodotto di decenni di correttezza politica, la fase terminale di una società buonista accartocciata su sé stessa. Ma poi si legge Yaeger e si capisce che forse il peggio deve ancora venire.
Magari, viene da dire, l’orrore vero e più pervasivo che emerge da tutte queste opere e che nessun analista coglie davvero è uno soltanto: la mancanza di senso. In un mondo in cui autorità, verità e scopo non esistono, tutto diventa non tanto lecito, quanto inutile e distruttibile. La violenza inflitta a sé stessi, o agli altri, è automatica e inevitabile, il torpore e l’abisso sono fuori dalla porta.
Ecco il punto, ecco la domanda che spaventa di più: chi può ridare, oggi, un senso all’esistenza? E come?
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Francesco Borgonovo
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