#Finsubito news dalla rete – calcolo e quanto arriva in busta


La tredicesima netta 2026 di un dipendente privato vale quasi sempre il 69,9% della tredicesima lorda: su 2.000 euro lordi arrivano in busta circa 1.398 euro. Non è un’approssimazione ma una regola fissa per tutti i redditi fino a circa 33.400 euro di RAL (su 13 mensilità), perché sulla mensilità aggiuntiva si tolgono il 9,19% di contributi INPS e l’IRPEF al 23% calcolata sugli scaglioni mensili, senza detrazioni. Sopra quella soglia la percentuale scende: 68,4% a 40.000 euro, 66,9% a 50.000. Qui sotto trovi il calcolo della tredicesima netta passo per passo e i casi che cambiano il conto: part-time, assunti in corso d’anno, dimissioni, malattia, maternità e pensionati.

Se cerchi le date di pagamento e la tabella generale per RAL da 20.000 a 50.000 euro, le trovi nella guida Tredicesima 2026: quando arriva e come si calcola. Per capire come tredicesima, conguaglio e cuneo fiscale si intrecciano nel cedolino di fine anno, leggi invece perché la busta paga di dicembre 2026 è diversa.

Sommario

Quanto arriva netta la tredicesima 2026: la regola del 69,9%

La tredicesima netta è il 69,9% di quella lorda per chiunque abbia una RAL fino a 33.400 euro circa. Il motivo è semplice: la tredicesima viene tassata come se fosse un mese a sé, con gli scaglioni IRPEF annui divisi per dodici. Il primo scaglione mensile arriva a 2.333,33 euro di imponibile (28.000 diviso 12), e finché la tredicesima resta sotto questa cifra l’aliquota è sempre il 23%.

Il conto è quindi identico per un commesso e per un impiegato di concetto: lordo × (1 − 0,0919) × (1 − 0,23) = lordo × 0,699. È una delle poche formule della busta paga che si possono fare a mente, e funziona meglio di qualunque calcolatore online che chieda dati inutili.

RAL (13 mensilità) Tredicesima lorda Contributi 9,19% IRPEF Netto % netta
15.000 € 1.154 € 106 € 241 € 807 € 69,9%
20.000 € 1.538 € 141 € 321 € 1.076 € 69,9%
25.000 € 1.923 € 177 € 402 € 1.345 € 69,9%
30.000 € 2.308 € 212 € 482 € 1.614 € 69,9%
33.400 € (soglia) 2.569 € 236 € 537 € 1.796 € 69,9%
40.000 € 3.077 € 283 € 689 € 2.105 € 68,4%
50.000 € 3.846 € 353 € 919 € 2.573 € 66,9%
60.000 € 4.615 € 424 € 1.152 € 3.039 € 65,8%

Simulazione su dipendente privato con 13 mensilità, contributi 9,19%, aliquote IRPEF 2026 (23%, 33%, 43%) applicate sugli scaglioni mensili, senza addizionali. Per i redditi più alti non è considerato l’1% aggiuntivo di contributi oltre la prima fascia pensionabile.

Perché sopra 33.400 euro la percentuale scende

Quando la tredicesima imponibile supera 2.333,33 euro, la parte eccedente paga il 33%, l’aliquota del secondo scaglione ridotta dal 35% con la Legge di Bilancio 2026. Oltre 4.166,67 euro di imponibile (una RAL intorno ai 59.600 euro) scatta il 43%. Per questo a 60.000 euro di RAL resta in tasca solo il 65,8% della tredicesima.

Dipendenti pubblici: la regola diventa del 70,2%

Per i dipendenti pubblici pagati da NoiPA la trattenuta previdenziale a carico del lavoratore è più bassa, intorno all’8,80%. Il moltiplicatore sale quindi a 0,702: con una RAL di 30.000 euro la tredicesima netta di un dipendente statale è di circa 1.621 euro, sette euro in più di un collega del privato con lo stesso lordo.

Come si calcola la tredicesima netta in 4 passaggi

Il calcolo della tredicesima netta richiede quattro dati: retribuzione mensile, mesi lavorati, contributi e IRPEF. Tutti si leggono sulla busta paga di novembre. La tredicesima è un po’ come un ospite che arriva a dicembre vestito a festa: porta lo stesso lordo di uno stipendio, ma lascia sulla soglia le detrazioni da lavoro dipendente, già distribuite sulle dodici mensilità ordinarie.

Passaggio 1: la retribuzione mensile utile

Si parte dalla retribuzione lorda mensile fissa: paga base, contingenza, EDR, superminimo, scatti di anzianità. Restano fuori straordinari, rimborsi spese e premi occasionali. Chi conosce solo la RAL la divide per 13, oppure per 14 se il contratto prevede la quattordicesima, come il CCNL Commercio o quello del Turismo.

Passaggio 2: i ratei maturati

La tredicesima matura in dodicesimi: un rateo per ogni mese lavorato nell’anno solare. Nella gran parte dei contratti collettivi conta come mese intero ogni frazione di almeno 15 giorni. Chi è stato assunto il 20 marzo, per esempio, non matura il rateo di marzo (12 giorni) e parte da aprile: 9 ratei.

Passaggio 3: i contributi INPS

Sul lordo si toglie la quota di contributi a carico del lavoratore: 9,19% nel privato, circa 8,80% nel pubblico. Chi supera la prima fascia di retribuzione pensionabile (oltre 55.000 euro annui circa) paga un ulteriore 1% sulla parte eccedente.

Passaggio 4: l’IRPEF sugli scaglioni mensili

Sull’imponibile si applica l’IRPEF con gli scaglioni divisi per dodici: 23% fino a 2.333,33 euro, 33% fino a 4.166,67 euro, 43% oltre. Niente detrazioni e niente addizionali regionali e comunali, che vengono trattenute in rate da gennaio a novembre.

Esempio: 1.800 € lordi al mese, assunto il 20 marzo 2026
Ratei maturati (aprile-dicembre) 9
Tredicesima lorda (1.800 × 9 / 12) 1.350,00 €
Contributi INPS 9,19% − 124,07 €
Imponibile IRPEF 1.225,94 €
IRPEF al 23% − 281,97 €
Tredicesima netta 943,97 €

Con lo stesso stipendio, la tredicesima netta cresce di circa 105 euro per ogni mese lavorato: 315 euro con 3 ratei, 629 euro con 6, 1.154 euro con 11 e 1.259 euro con l’anno intero. Verba volant, scripta manent (le parole volano, gli scritti restano): le stime servono a orientarsi, ma a fare fede è il cedolino di dicembre, l’unico documento su cui si può contestare un errore.

Part-time, dimissioni, malattia e maternità: i casi che cambiano il netto

Part-time

Nel part-time la tredicesima è proporzionale all’orario, e grazie alla regola del 69,9% anche il netto scende in proporzione esatta. Per un orario pieno da 2.000 euro lordi:

Orario Tredicesima lorda Tredicesima netta
Tempo pieno (100%) 2.000 € 1.398 €
Part-time 75% 1.500 € 1.049 €
Part-time 60% 1.200 € 839 €
Part-time 50% 1.000 € 699 €

Chi è passato da tempo pieno a part-time durante l’anno matura ratei di importo diverso: quelli dei mesi a tempo pieno valgono di più. Per i redditi fino a 20.000 euro va considerata anche la somma esente del taglio del cuneo fiscale, calcolata sul reddito annuo: a seconda del software paghe può comparire già a dicembre o solo nel conguaglio.

Dimissioni, licenziamento o contratto a termine

Chi lascia il lavoro prima di dicembre non perde la tredicesima: i ratei maturati vengono pagati nell’ultima busta paga. Un dipendente da 2.200 euro lordi con ultimo giorno il 15 novembre matura 11 ratei, cioè 2.016,67 euro lordi e circa 1.410 euro netti. Se poi trova un nuovo impiego, riceverà dal secondo datore solo i ratei dei mesi successivi. Due tredicesime parziali tassate separatamente possono generare un piccolo debito d’imposta da sistemare con il 730 dell’anno dopo.

Malattia, infortunio e cassa integrazione

Durante la malattia la tredicesima continua a maturare entro il periodo di comporto previsto dal contratto. L’indennità INPS è calcolata su una retribuzione che comprende già una quota delle mensilità aggiuntive, e il datore di lavoro integra la differenza secondo il CCNL. Regola simile per l’infortunio, con INAIL al posto dell’INPS. Con la cassa integrazione, invece, i ratei maturano solo in proporzione alle ore effettivamente lavorate: chi è rimasto a zero ore per più mesi trova una tredicesima più leggera.

Maternità e congedo parentale

Il congedo di maternità obbligatorio (i cinque mesi previsti dalla legge) fa maturare la tredicesima come se si lavorasse. Anche qui l’indennità all’80% pagata dall’INPS tiene già conto di una parte dei ratei, quindi a dicembre il datore versa la quota residua: è il motivo per cui molte neomamme vedono una tredicesima più bassa del previsto, pur senza aver perso nulla. Il congedo parentale facoltativo invece non fa maturare ratei, salvo condizioni migliori del contratto collettivo.

Tredicesima netta dei pensionati: perché è più bassa della rata

Ai pensionati la tredicesima arriva con la rata di martedì 1° dicembre 2026 ed è più bassa del rateo mensile netto, anche se il lordo è identico. Sulla pensione non ci sono contributi da pagare, ma l’INPS tassa la tredicesima senza riconoscere le detrazioni per redditi da pensione, già spalmate sulle dodici rate ordinarie.

Pensione lorda mensile Rata netta ordinaria (stima) Tredicesima netta (stima) Differenza
1.300 € 1.119 € 1.001 € − 118 €
1.500 € 1.259 € 1.155 € − 104 €
2.000 € 1.609 € 1.540 € − 69 €
2.500 € 1.955 € 1.675 € − 280 €

Stime su pensione percepita per tutto l’anno, IRPEF 2026 e detrazioni per pensionati, senza addizionali e altri redditi. Sopra i 2.150 euro lordi circa la tredicesima entra nello scaglione al 33% e la differenza torna a crescere.

Chi ha una pensione complessiva sotto la no tax area (circa 8.500 euro l’anno) riceve una tredicesima uguale alla rata. I pensionati con pensione fino al trattamento minimo (7.954,05 euro annui nel 2026) e redditi bassi ricevono inoltre d’ufficio l’importo aggiuntivo di 154,94 euro, esentasse. Per stimare l’importo dell’assegno ordinario resta utile la guida al calcolo della pensione 2026.

Detassazione e bonus Natale: cosa c’è (e cosa no) a dicembre 2026

A dicembre 2026 la tredicesima si tassa con il regime ordinario: nessuna flat tax e nessuna aliquota agevolata. Il bonus Natale da 100 euro, pagato nel 2024 ai dipendenti con coniuge e figli a carico e redditi fino a 28.000 euro, non è stato rinnovato. L’ipotesi di una tassazione ridotta della tredicesima è rimandata al dibattito sulla Legge di Bilancio 2027, che riguarderebbe comunque le mensilità dell’anno prossimo.

L’unica eccezione riguarda gli aumenti da rinnovo contrattuale nel privato, tassati al 5% per chi nel 2025 aveva redditi da lavoro fino a 33.000 euro: la quota di tredicesima legata all’aumento segue la stessa regola, con un risparmio di pochi euro.

Le scadenze di dicembre che si mangiano la tredicesima

Prima di spenderla conviene guardare il calendario. Il 30 novembre scade il secondo acconto IRPEF di novembre per autonomi e chi ha redditi non tassati alla fonte. Il 16 dicembre tocca al saldo IMU 2026 sulle seconde case. Quello che avanza non deve dormire sul conto corrente: i migliori conti deposito di novembre-dicembre 2026 offrono ancora rendimenti interessanti sui vincoli brevi. I criteri con cui li classifichiamo sono spiegati nel libro Il Metodo Biagetti per Conti Deposito.

Domande frequenti sulla tredicesima netta

Come calcolo la tredicesima netta dalla mia busta paga?

Moltiplica la retribuzione lorda mensile per i mesi lavorati, dividi per 12 e poi per 0,699. Il coefficiente vale per i dipendenti privati con RAL fino a 33.400 euro circa. Sopra quella soglia il netto scende verso il 68-66%.

Quanto è la tredicesima netta con 1.500 euro al mese di stipendio?

Con 1.500 euro netti al mese la tredicesima netta è di circa 1.180 euro. Quello stipendio corrisponde a una RAL intorno ai 22.000 euro, cioè 1.692 euro lordi di tredicesima. Se il datore ha già riconosciuto il cuneo fiscale, la cifra può variare di poco.

Perché la tredicesima netta è più bassa dello stipendio di novembre?

Perché sulla tredicesima non si applicano le detrazioni da lavoro dipendente. Il lordo è lo stesso, ma l’IRPEF pesa di più: le detrazioni sono già state distribuite sulle dodici mensilità ordinarie.

Sulla tredicesima si pagano le addizionali regionali e comunali?

No, sulla tredicesima di dicembre non si trattengono addizionali. Le addizionali dell’anno vengono calcolate con il conguaglio e prelevate a rate da gennaio a novembre dell’anno successivo.

Se mi dimetto a ottobre perdo la tredicesima?

No, ricevi i ratei maturati nell’ultima busta paga. Con dimissioni a fine ottobre ti spettano 10/12 della tredicesima, pagati insieme al TFR e alle ferie non godute.

In maternità obbligatoria matura la tredicesima?

Sì, il congedo di maternità obbligatorio fa maturare la tredicesima per intero. Una parte è già compresa nell’indennità INPS all’80%, quindi a dicembre il datore paga solo la quota residua. Il congedo parentale facoltativo invece non fa maturare ratei.

Le cifre di questo articolo sono simulazioni basate sulle aliquote IRPEF 2026 e su ipotesi standard (13 mensilità, nessuna addizionale, nessun altro reddito). Il netto reale dipende dal CCNL, dal comune e dalla regione di residenza, dai carichi familiari e dalle scelte del software paghe. Per il proprio caso fa fede il cedolino; per dubbi è utile rivolgersi all’ufficio del personale, a un consulente del lavoro o a un CAF. Le regole ufficiali sono consultabili sui siti di INPS e Agenzia delle Entrate.




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