#Finsubito news dalla rete – San Francisco, la scuola italiana da 50 mila dollari l’anno: la corsa al bond da 34 milioni (con ordini 5 volte superiori)


di
Fabio Savelli

A Mission, quartiere latino di San Francisco, La Scuola International unisce pedagogia italiana e vocazione globale. La direttrice Valentina Imbeni racconta un modello non profit sostenuto da rette, donazioni e obbligazioni

Il primo equivoco fu anche la migliore delle premesse. Valentina Imbeni cercava altri italiani con cui condividere la lingua e la nostalgia di casa. Aveva avuto il primo figlio, viveva in California e aveva saputo di un gruppo di genitori che organizzava incontri per insegnare l’italiano ai bambini. Quando finalmente trovò quella casa, la donna che le aprì si voltò verso gli altri e annunciò l’arrivo dell’italiana. «Mi rendo conto di essere l’unica italiana nella stanza», ricorda. C’erano americani appassionati della nostra lingua, un olandese, un norvegese. Da quella comunità sarebbe nata una scuola capace di trasformare una tradizione educativa italiana in un progetto internazionale.

La scuola internazionale

Oggi Imbeni dirige La Scuola International School. La incontriamo a Mission, il quartiere di San Francisco che l’istituto ha scelto per radicarsi nella città. Gli studenti sono circa 460, secondo i numeri che riferisce nel colloquio, dalla scuola dell’infanzia alle medie. Ma la misura più significativa del successo, per lei, è un’altra: «Il 70% delle nostre famiglie non ha niente a che fare con l’Italia». L’attrazione supera le origini e il passaporto. Le famiglie cercano il multilinguismo, una comunità internazionale e, soprattutto, un modo di imparare che mette al centro le domande dei bambini.




















































L’approccio Reggio Emilia

«Noi siamo nati come scuola ispirata all’approccio di Reggio Emilia», spiega Imbeni. Il riferimento è alla pedagogia sviluppata nel dopoguerra e legata a Loris Malaguzzi: l’ascolto, la ricerca, la fiducia nelle capacità del bambino e nei suoi molteplici modi di esprimersi. «Ognuno si esprime in modo diverso e apprende in modo diverso». Disegno, parole, musica, materiali e relazioni diventano strumenti per conoscere. Il compito degli insegnanti è accompagnare questa esplorazione, aiutando gli studenti a costruire collegamenti e a interrogare ciò che vedono.

La comunità

Nel racconto della direttrice, questa impostazione conserva anche un’ambizione civile: educare persone capaci di pensare autonomamente e di riconoscere le ingiustizie. Portarla fino alla scuola media è uno dei tratti distintivi dell’istituto, che affianca all’ispirazione reggiana i programmi dell’International Baccalaureate. Italiano, inglese e spagnolo entrano nel percorso con pesi diversi secondo l’età. La comunità parla, nelle proprie case, 34 lingue: un dato che rende concreta la dimensione internazionale dichiarata dalla scuola.

I programmi IB

«Noi siamo una scuola internazionale che promuove la lingua italiana e la cultura italiana», precisa Imbeni. È una distinzione decisiva anche per chi arriva dall’Italia: conservare le proprie radici deve accompagnarsi alla possibilità di vivere e studiare in inglese, incontrare altre culture, spostarsi ancora. I programmi IB offrono alle famiglie un riferimento educativo condiviso con scuole di altri Paesi.

La scuola è no profit

Per sostenere questa proposta, però, servono risorse consistenti. La Scuola è privata e non profit. Secondo Imbeni, circa il 75% dei costi riguarda il personale, da remunerare in una città dove vivere è particolarmente caro. Le rette pubblicate per il 2026-27 sono di 48.850 dollari alle elementari e 50.550 alle medie; per l’infanzia vanno da 37.815 a 47.300 dollari, secondo l’orario. Cifre che rendono centrale la domanda sull’accessibilità. «Più o meno il 30% delle nostre famiglie riceve un aiuto da noi in proporzione diretta a quella che è la loro possibilità economica», risponde la direttrice. Gli interventi, spiega, possono andare da una riduzione del 10% alla copertura integrale della retta. È il tentativo di allargare l’accesso a un’offerta costosa attraverso la redistribuzione delle risorse raccolte dalla comunità. La sua riuscita dipende quindi anche dalla continuità del sostegno economico.

Le attività dei bambini

La scelta di Mission nasce dalla stessa intenzione. «Vogliamo una scuola che rappresenti il mondo reale», dice Imbeni. Il trasferimento non convinse tutti: alcune famiglie le chiesero perché andare proprio in un quartiere con tanti problemi. Per la direttrice, quella vicinanza era invece una ragione per esserci. Gli studenti partecipano ad attività di volontariato, aiutano nella distribuzione dei pasti e collaborano con le iniziative alimentari della comunità. L’obiettivo è far entrare la responsabilità verso gli altri nell’esperienza scolastica.

La raccolta fondi

L’espansione ha richiesto anche di costruire un modello finanziario. Imbeni indica in circa 32 milioni di dollari l’investimento per la nuova sede e racconta che metà dei fondi per l’edificio è stata raccolta tra la comunità scolastica e gli amici dell’istituto. «Abbiamo una comunità veramente generosa». Tra i sostenitori ci sono anche italoamericani che non hanno mai avuto figli iscritti, ma vogliono mantenere viva un’istituzione legata alla cultura italiana. Perfino il forno per la pizza, racconta, è arrivato grazie a uno di questi donatori.

Il collocamento del bond

A questa mobilitazione filantropica si affianca il ricorso al mercato obbligazionario. Secondo HJ Sims, che ha seguito l’operazione, nel 2024 La Scuola ha collocato circa 34,85 milioni di dollari di obbligazioni fiscalmente agevolate negli Stati Uniti. Il finanziamento riguarda un insieme di interventi: il nuovo edificio a Mission e lavori nei campus di Dogpatch e della Silicon Valley. È dunque un perimetro più ampio della singola sede descritta nell’intervista. L’operazione ha raccolto ordini per circa 192 milioni, oltre cinque volte l’offerta.

La spinta delle donazioni

Donazioni e obbligazioni svolgono funzioni diverse: le prime apportano risorse senza obbligo di rimborso; le seconde consentono di finanziare oggi gli investimenti impegnando entrate future. La crescita della scuola poggia su entrambe, oltre che sulle rette. La raccolta fondi continua poi ogni anno: Imbeni parla di circa 800 mila dollari, che contribuiscono al sostegno economico degli studenti. Il sito precisa che l’Annual Fund finanzia anche programmi didattici, atelier e formazione del personale: la filantropia è una componente prevista nel bilancio ordinario.

Le sue origini

Per Imbeni, arrivata in California per fare ricerca sui materiali a Berkeley, la svolta verso l’educazione è maturata con la maternità e con una nuova consapevolezza di ciò che l’Italia le aveva dato. Nel suo racconto c’è la gratitudine per la scuola pubblica che l’aveva preparata ad affrontare il mondo. Ora dirige un’istituzione che cerca di trasmettere una parte di quel patrimonio con strumenti americani: rette, filantropia, mercato dei capitali. Il risultato si misura anche nelle famiglie di tante provenienze che scelgono, a San Francisco, una scuola dove imparare comincia da un’idea nata a Reggio Emilia.

18 ottobre 2026 ( modifica il 18 ottobre 2026 | 14:44)


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