Ne abbiamo parlato con la professoressa Rita Barone, ordinaria di Neuropsichiatria infantile all’Università di Catania e dirigente medico presso il Policlinico San Marco di Catania
All’indomani del 10 ottobre, Giornata mondiale della salute mentale, i dati relativi alle problematiche a essa correlate non sono certo rassicuranti.
Secondo i dati riportati dall’ANSA, in Italia sono circa 8 milioni le persone che soffrono di problemi di salute mentale, che possono manifestarsi sotto forma di ansia e depressione, fino ad arrivare a disturbi psichiatrici più gravi.
Secondo il rapporto sulla salute mentale in Sicilia, negli ultimi cinque anni si è registrata una rapida crescita del disagio psicologico tra adolescenti e giovani di età compresa tra i 15 e i 29 anni.
Per rispondere a questo scenario, è stato varato il nuovo Pansm 2025-2030, il Piano d’azione nazionale per la salute mentale, che prevede risorse mirate per rafforzare la psichiatria di comunità e promuovere la prevenzione direttamente nelle scuole.
Abbiamo incontrato la professoressa Rita Barone, ordinaria di Neuropsichiatria infantile presso l’Università degli Studi di Catania e dirigente medico dell’Unità operativa di Neuropsichiatria infantile dell’Azienda ospedaliero-universitaria Policlinico di Catania, presso il presidio «Gaspare Rodolico». Con lei abbiamo cercato di fare il punto sulla situazione, concentrandoci soprattutto sulle esigenze dei pazienti e delle famiglie che affrontano le problematiche legate alla salute mentale.
D: Che cosa significa soffrire di disturbi della salute mentale? È possibile formulare una diagnosi precoce?
R: «Le patologie psichiatriche in età evolutiva e adolescenziale possono manifestarsi attraverso comportamenti autolesivi, ideazione suicidaria, tentativi di suicidio, violenza fisica e psicologica nei confronti degli altri, bullismo e dipendenza da alcol e sostanze. Si tratta di un bisogno emergente, che richiede interventi di diagnosi precoce e di presa in carico tempestiva, al fine di prevenire l’insorgenza di patologie psichiatriche e situazioni di disagio sociale in età adulta.
Oggi la Neuropsichiatria infantile si trova ad affrontare due grandi emergenze: i disturbi del neurosviluppo e le malattie genetiche, che da anni hanno un impatto considerevole sullo sviluppo neurologico. Basti pensare che, secondo i dati della Società italiana di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza (Sinpia), negli Stati Uniti un bambino su 36 è affetto da autismo, mentre in Italia il rapporto è di uno su 77».
D: Quali sono le finalità dell’attività della Neuropsichiatria infantile presso il presidio «Gaspare Rodolico» di Catania? Qual è l’impatto di questi disturbi sulla popolazione giovanile?
R: «Il reparto di Neuropsichiatria infantile del presidio “Gaspare Rodolico” di Catania si occupa della diagnosi e della cura delle patologie neurologiche e psichiatriche nei bambini e negli adolescenti.
Secondo le Linee di indirizzo del Ministero della Salute del 2019, i disturbi neuropsichici dell’età evolutiva interessano il 20% dei giovani tra 0 e 17 anni. Si tratta di condizioni che richiedono importanti interventi di prevenzione e cura, anche in considerazione del loro elevato costo economico e sociale».
La professoressa Barone sottolinea inoltre il ruolo fondamentale della struttura nel trattamento delle patologie neuropsichiatriche dell’infanzia e dell’adolescenza.
«La Neuropsichiatria infantile dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Catania rappresenta l’unica realtà aziendale in cui è possibile effettuare la diagnosi e avviare la presa in carico terapeutica delle patologie neuropsichiatriche del bambino e dell’adolescente.
Accanto alle emergenze psichiatriche, affrontiamo patologie croniche caratterizzate da un’elevata complessità assistenziale e da una particolare rilevanza sociale, come il disturbo dello spettro autistico e le paralisi cerebrali infantili».
D: Come si svolge la presa in carico dei pazienti?
R: «L’attività assistenziale della nostra struttura si articola in diverse modalità.
L’attività ambulatoriale si svolge dal lunedì al venerdì, dalle 8 alle 14. Le prime visite vengono programmate tramite il Centro unico di prenotazione (Cup) e hanno lo scopo di effettuare una valutazione preliminare dei bambini con possibili disturbi del neurosviluppo. Gli ambulatori garantiscono inoltre il follow-up neuropsichiatrico dei pazienti già diagnosticati.
Sono previsti anche percorsi di Day Hospital e Day Service terapeutici, dal lunedì al venerdì, dalle 8 alle 17.30, per avviare e monitorare i trattamenti farmacologici e svolgere cicli di psicoterapia.
Queste attività comprendono anche l’iter diagnostico, che prevede valutazioni mediche, esami psicodiagnostici e indagini di laboratorio e strumentali».
D: Quante famiglie e quanti pazienti si rivolgono alla vostra struttura? Arrivano anche da fuori Sicilia?
R: «Negli ultimi anni abbiamo assistito a un progressivo aumento dei volumi assistenziali e delle richieste di consulenza provenienti dai pronto soccorso del Policlinico e dell’ospedale San Marco, dalla Clinica pediatrica del Policlinico e dall’Unità operativa complessa di Pediatria dell’ospedale San Marco.
È cresciuta costantemente anche la richiesta di assistenza per le emergenze e le urgenze psichiatriche in adolescenza.
Per dare un’idea dei volumi di attività, registriamo circa 3.000 prestazioni ambulatoriali e di Day Service, 1.400 accessi di pazienti in Day Hospital e 900 prestazioni relative a ricoveri e attività ambulatoriali di elettroencefalografia (EEG).
I pazienti arrivano da tutta Italia. La mobilità sanitaria in ingresso, sia da altre province siciliane sia da altre regioni, rappresenta circa il 50% dei ricoveri complessivi della nostra Unità operativa e contribuisce significativamente a contrastare la mobilità passiva extraregionale, cioè il trasferimento dei pazienti siciliani verso strutture sanitarie di altre regioni».
D: Quale ruolo svolge la ricerca scientifica all’interno della vostra struttura?
R: «L’attività assistenziale è integrata dalla ricerca scientifica, con l’obiettivo di garantire ai pazienti l’accesso alle metodiche diagnostiche e ai trattamenti più innovativi.
Negli anni, la ricerca clinica è stata sostenuta da progetti competitivi finanziati nell’ambito del settore Salute della Comunità europea, dal Ministero della Salute e dal Ministero dell’Università e della Ricerca (Mur). I trial clinici e le pubblicazioni scientifiche testimoniano il raggiungimento di obiettivi di qualità e favoriscono il trasferimento dei modelli innovativi nella pratica clinica.
La struttura è inoltre sede della Scuola di specializzazione in Neuropsichiatria infantile dell’Università di Catania e contribuisce alla formazione specialistica in questo ambito in Sicilia.
Accoglie anche studenti universitari dei corsi di laurea in Medicina e Chirurgia, Logopedia, Ortottica, Tecniche della riabilitazione psichiatrica e Terapia occupazionale.
La nostra Neuropsichiatria infantile opera in stretta connessione con le neuroscienze e sviluppa collaborazioni continuative con la comunità scientifica internazionale, in particolare negli Stati Uniti e in Europa».
D: A gennaio, a Catania, si è parlato di malattie rare in occasione di un convegno, un tema ripreso anche durante la Giornata mondiale dedicata a queste patologie. Di che cosa si è trattato?
R: «Il 16 e 17 gennaio, il Dipartimento di Medicina clinica e sperimentale dell’Università di Catania ha promosso il convegno dedicato ai risultati del progetto PRIN 2022 – NGLYNEU, da me organizzato e coordinato, dal titolo “The Impact of N-Glycosylation in Neurodevelopmental Disorders (NDDs): From Diagnosis to Target Therapies”, ovvero “L’impatto della N-glicosilazione nei disturbi del neurosviluppo: dalla diagnosi alle terapie mirate”.
Il progetto ha messo in rete ricercatori italiani e internazionali con un obiettivo preciso: migliorare la diagnosi e le prospettive terapeutiche per i pazienti affetti da malattie rare del sistema nervoso centrale, con particolare attenzione ai CDG, i difetti congeniti della glicosilazione. Si tratta di patologie legate ad alterazioni di un processo biologico attraverso il quale gli zuccheri vengono legati alle proteine o ai lipidi all’interno delle cellule.
Dalla scoperta di nuovi biomarcatori molecolari allo studio degli organoidi cerebrali e all’impiego delle tecniche multiomiche, che permettono di analizzare contemporaneamente diversi aspetti dei sistemi biologici, fino allo sviluppo di terapie nutrizionali innovative, il progetto NGLYNEU rappresenta un esempio concreto di come la ricerca possa trasformarsi in una speranza per i pazienti.
È stata fondamentale anche la partecipazione delle famiglie e dell’associazione CDG-Italia, che, attraverso le loro testimonianze, hanno ricordato quanto sia indispensabile il dialogo tra scienza e comunità per costruire percorsi di cura più efficaci e umani.
Le malattie rare sono spesso invisibili agli occhi del mondo, ma non a chi dedica ogni giorno competenze, studio e passione alla ricerca di diagnosi e terapie.
In occasione della Giornata mondiale delle malattie rare, celebrata l’8 febbraio, abbiamo voluto ribadire l’importanza della ricerca traslazionale, che mette in relazione il laboratorio, la clinica e la vita quotidiana dei pazienti.
Le malattie sono rare, ma le persone che se ne prendono cura non lo sono. La ricerca è la strada. Sempre».
A testimonianza dell’impegno della struttura nella ricerca e nella formazione, la professoressa Barone ci segnala anche un importante riconoscimento ottenuto da due specializzande, la dottoressa Viviana Marzà e la dottoressa Federica Fiore, al V Convegno nazionale degli specializzandi in Neuropsichiatria infantile, svoltosi dal 10 al 12 settembre 2026 presso l’Aula Grecale del Centro Congressi dei Magazzini del Cotone, al Porto Antico.
D: Restando nell’ambito delle malattie rare, dopo l’incontro di gennaio è stato organizzato un altro evento?
R: «Sì. Il 20 e 21 marzo 2026, presso l’Aula Magna della Torre Biologica dell’Università di Catania, si è svolto il convegno internazionale “Movement Dysfunction and Neurodevelopmental Disorders: A Translational Research”, dedicato alle disfunzioni del movimento e ai disturbi del neurosviluppo nell’ambito della ricerca traslazionale”, nell’ambito del progetto PNRR-MR1-2022-12376284. L’iniziativa ha presentato la struttura, gli obiettivi e i primi risultati di un importante progetto di ricerca dedicato allo studio delle sinaptopatie (un gruppo di malattie del cervello e del sistema nervoso causate dal malfunzionamento delle sinapsi, ovvero i “punti di contatto” in cui i neuroni comunicano tra loro, ndr) ad esordio pediatrico, dei disturbi del movimento e dei disturbi del neurosviluppo, attraverso un approccio traslazionale integrato che combina fenotipizzazione (processo scientifico utilizzato per rilevare, misurare e descrivere tutte le caratteristiche fisiche e visibili di un organismo, cioè guardare com’è fatta una persona e come si comporta nella realtà, ndr) clinica avanzata, analisi genetiche e modelli sperimentali. Il progetto coinvolge quattro centri di eccellenza nazionali – Azienda Ospedaliero-Universitaria Policlinico Umberto I di Roma, Istituto Superiore di Sanità, IRCCS Santa Lucia e Azienda Ospedaliero-Universitaria Policlinico di Catania – e si inserisce nelle attività del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) per le malattie rare.
D: Qual è la dotazione organica della vostra neuropsichiatria infantile?
R: “Attualmente siamo una Unità operativa semplice dipartimentale.
Il personale strutturato è così composto: prof.ssa Renata Rizzo (direttore), prof.ssa Rita Barone e dott.ssa Maria Donatella Cocuzza. In totale abbiamo: N.4 Dirigenti Medici NPI (n.2 Professori Universitari, n.2 Medici Ospedalieri), N.1 Psicologo (borsista), N.4 Infermieri professionali (n.1 caposala e n.3 infermieri professionali), N.1 Tecnico di Neurofisiopatologia e N.1 operatore sanitario”. Nonostante le esigue risorse umane, nel biennio 2022-2024 sono stati finanziati progetti prodotti dalla Npi-Aoup-CT e in particolare:
– Ministero della Salute (PNRR-MR1-2022-12376284) euro 400.122,69
– MUR (PRIN 2022.00062284) euro 120.384”.
D: Alla luce di tutto quanto abbiamo detto, si denota una struttura d’eccellenza con tante professionalità al servizio degli utenti che non sono soltanto isolani. C’è qualcosa che manca o che si deve migliorare?
R: “Lo scorso anno abbiamo inviato alla Regione Siciliana una richiesta ufficiale di integrazione d’organico. In atto il personale ridotto e la mancanza di posti letto di degenza rendono estremamente problematica la gestione delle emergenze-urgenze di pazienti in età evolutiva e in adolescenza. I tempi di attesa dei pazienti e delle loro famiglie si allungano eccessivamente per le difficoltà di reperire un posto letto in altri presidi ospedalieri in provincia di Catania e in regione Sicilia, peraltro dotati di un numero limitato di posti letto di degenza di Neuropsichiatria Infantile rispetto alle esigenze di assistenza di un numero di pazienti in continuo aumento. Si ritiene pertanto necessaria ed indispensabile l’istituzione di una Unità Operativa Complessa di Neuropsichiatria Infantile presso l’Aou Policlinico G. Rodolico-San Marco”.
Tra una domanda e un’altra, la professoressa ci racconta alcuni momenti della sua delicata professione. Oggi è libera dal servizio. Il reparto di Neuropsichiatria infantile di Catania, rimane un importantissimo punto di riferimento non solo per la professionalità dei medici ma anche, come testimoniano moltissimi genitori seguiti, per l’empatia che si crea e che si riceve da tutto il personale. Riportiamo, a tale proposito, la testimonianza di due mamme.
A: “Mia figlia è stata presa in cura dall’equipe della professoressa Barone all’età di 2 anni. Furono loro i primi a parlarmi di spettro autistico dicendomi, in particolare, anche che mia figlia non aveva nessun ritardo cognitivo. Mia figlia è stata valutata sotto ogni singolo aspetto ed è sottoposta a controlli cadenziali periodici. Il personale è sempre molto attento nella valutazione. Il prossimo mese percorriamo la strada per la terapia farmacologica per il trattamento dell’ADHD sotto la loro guida”.
B: “Mio figlio è stato preso in carico dall’equipe della professoressa Barone questa estate. Aveva molta difficoltà a dormire la notte. La crescita e la sua condizione di forte disabilità, non ci aiutavano come genitori a capire cosa stesse accadendo. Passavamo le notti in bianco. Abbiamo iniziato una nuova terapia farmacologica e ad oggi, è un bambino molto più sereno che riesce a riposare bene la notte. Abbiamo riacquistato la serenità il nostro equilibrio. Quando veniamo in reparto troviamo sempre un sorriso e tanta umanità”.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link








