“La riduzione dei prelievi nell’area dei due laghi è già iniziata. Già il gestore ha fatto interventi di efficientamento rispetto alla rete idrica che aveva trovato all’arrivo, altrimenti il lago Albano di Castel Gandolfo oggi sarebbe a un livello assai più basso. L’obiettivo nel giro dei prossimi tre anni è di arrivare alla riduzione delle captazioni e alla chiusura di pozzi da noi individuati per riportare i laghi a uno stato di equilibrio”. Parole importanti pronunciate dall’ingegner Marco Casini, Segretario generale dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino centrale AUBAC nel corso del convegno ‘I laghi di Castel Gandolfo e Nemi: il punto della situazione. Conoscenza, tutela e governance della risorsa idrica nei Castelli Romani’, organizzato proprio dall’Aubac, che si è svolto ieri, 23 giugno, a Palazzo Chigi ad Ariccia, alla presenza del padrone di casa, il sindaco Gianluca Staccoli e del sindaco di Lanuvio, il deputato Andrea Volpi. Dalla riduzione dei prelievi alla chiusura dei pozzi più impattanti, passando per nuove fonti di approvvigionamento idrico con monitoraggio e finanziamenti senza precedenti stanziati dalla Regione: questo il quadro emerso dai lavori.
“Un evento per fotografare lo stato delle cose e l’impegno nello stanziare ingenti somme per sostenere questa causa. Non siamo di fronte all’ennesima conferenza estemporanea in cui si parla di un problema, ma per portare avanti delle misure che diano una soluzione”, ha detto Volpi in apertura di convegno.
A moderare gli interventi – che hanno fatto seguito alla firma del protocollo “natura che cura”, la giornalista Chiara Rai, presidente dell’associazione ‘Lago di Castel Gandolfo’. Tra i presenti, Arianna Saroli del Saroli Club di Castel Gandolfo.
Assessore regionale Rinaldi: ‘Questione laghi, priorità assoluta’
Ad aprire i lavori è stata l’assessore regionale ai Lavori Pubblici della Regione Lazio, Manuela Rinaldi, che ha definito la questione dei laghi dei Castelli Romani una priorità assoluta. “Questo è un tema molto importante perché parliamo di territori che dobbiamo preservare perché rischiano di morire per mancanza o carenza di acqua. Ci deve essere massima attenzione anche da parte della Regione per preservarli”, ha affermato, ricordando l’impegno della Regione Lazio nel finanziamento delle opere necessarie al riequilibrio del sistema idrico, e annunciando ulteriori stanziamenti per completare gli interventi già programmati. Ha portato poi il suo saluto Stefano Armati, presidente del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Velletri, in rappresentanza dei liberi professionisti che hanno a cuore la bellezza del proprio territorio.
Casini: tre anni per salvare i laghi
Il cuore del convegno è stato costituito dall’intervento dell’ingegner Marco Casini, che ha ricostruito il percorso avviato negli ultimi anni per affrontare scientificamente la crisi dei due laghi vulcanici. “L’acqua è una sola ma i soggetti che si occupano dell’acqua sono molti”, ha spiegato Casini, sottolineando l’importanza dell’aver avviato un tavolo tecnico che riunisce Regione, Acea, Città Metropolitana, Comuni, Parco e altri enti. Un passaggio fondamentale è stato l’installazione, nel settembre 2023, di un teleidrometro sul lago Albano, strumento che ha consentito di raccogliere dati oggettivi e superare letture esclusivamente emotive del fenomeno. Dai monitoraggi è emerso un quadro chiaro: i due laghi, alimentati esclusivamente dalle precipitazioni, risentono sempre più degli effetti combinati dei cambiamenti climatici, dell’evaporazione e dei crescenti prelievi idrici. Per riportare il sistema in equilibrio sarà necessario recuperare circa 8 milioni di metri cubi d’acqua all’anno attraverso una graduale riduzione delle captazioni, dei prelievi leciti e illeciti, e la ricerca di fonti alternative di approvvigionamento. Casini ha illustrato il piano che prevede l’intervento su sei pozzi nell’area del lago Albano e tre nell’area di Nemi. Una chiusura immediata non sarebbe possibile senza lasciare senz’acqua una popolazione di circa 50-55 mila persone, pari a quella di un comune italiano di media grandezza, ma l’obiettivo dichiarato è arrivare nell’arco di tre anni a una progressiva dismissione dei punti di prelievo più impattanti.
Per raggiungere questo traguardo sono già state individuate le risorse economiche necessarie. La Regione Lazio, “è il primo finanziatore che ha capito l’importanza e contribuisce con 50 milioni di euro per le opere legate alla cosiddetta ‘gronda’ e alle nuove fonti sostitutive, mentre ulteriori finanziamenti arriveranno dal Commissario straordinario per l’emergenza idrica, Nicola Dell’Acqua”. Obiettivo finale: nel giro dei prossimi tre anni portare alla riduzione e chiusura dei pozzi individuati: “è un problema burocratico di autorizzazioni e permessi, non di lavoro”. E poi riportare i laghi in equilibrio: “Non dico farli risalire, ma in equilibrio sì, stiamo lavorando per questo”.
Gargano: ‘Esempio virtuoso di collaborazione interistituzionale’
Sulla necessità di mantenere alta l’attenzione si è soffermato Massimo Gargano, direttore generale di ANBI, Associazione Nazionale Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e Acque irrigue, secondo il quale la qualità delle scelte compiute oggi determinerà la resilienza, l’identità e la vivibilità futura dei territori. Gargano ha evidenziato l’importanza della collaborazione tra istituzioni, enti gestori e comunità locali, costruita in questi anni. Inoltre, ha sottolineato l’importanza di una visione concreta e continuativa, capace di coniugare tutela ambientale, qualità del paesaggio, rigenerazione dei luoghi e buona gestione della risorsa idrica, superando la logica dell’emergenza, facendo rete tra istituzioni, gestori e territori.
Righini dalla Regione: ‘Sono sicuro che si è avviato un percorso virtuoso’
“I numeri che ha portato il prof. Casini certificano quanto grave sia la situazione”, ma si tratta di una “crisi seria e grave” a cui poter rispondere: “Abbiamo finalmente tutti gli strumenti, abbiamo individuato le priorità e gli interventi, messo a disposizione risorse, avviato attività”, le parole dell’assessore regionale al Bilancio e Agricoltura della Regione Lazio, Giancarlo Righini, per il quale il percorso verso il riequilibrio dei laghi è iniziato.
“Sono sicuro che si è avviato un percorso virtuoso che porterà nuovamente l’acqua a un saldo positivo, procedendo alla chiusura di pozzi, abbinata all’uso di risorse alternative. Sono stati messi a disposizione due miliardi di euro e lo stanziamento di Bilancio porterà altri 3 milioni di euro perché non si può più tardare. La tutela delle risorse idriche è e deve essere posta in cima alle priorità di tutte le amministrazioni. L’attività posta in essere credo non abbia precedenti in quanto a stanziamenti e numero di progetti. La Regione farà la sua parte con i comuni che sono le sentinelle del territorio”. Righini ha definito “monumentale” il lavoro tecnico svolto dall’Autorità di Bacino. Per l’assessore “le ottime notizie ci confermano la possibilità di ripristinare i livelli idrici dei laghi di Albano e di Nemi”.
Presidente Acea Ato 2, prima sperimentazione di riutilizzo acque depurate
Il presidente di Acea Ato2, Marco Salis, ha illustrato le strategie individuate per ridurre la dipendenza dai pozzi. Tra queste, figurerebbe la prima sperimentazione italiana di riutilizzo delle acque depurate, destinate ad avere una “seconda vita” invece di essere disperse. Il progetto interesserà una ventina di comuni e sarà accompagnato da nuove interconnessioni con il sistema acquedottistico del Simbrivio, in grado di garantire ulteriori apporti idrici di qualità superiore rispetto alle fonti attualmente utilizzate, “con l’arrivo di 30 litri di acqua al secondo, acqua fluente, di qualità migliore, con un rendimento maggiore rispetto a quella dei pozzi perché acqua da depurare”. Ha poi annunciato: “Stiamo realizzando adduzioni dall’acquedotto Alessandrino e Marcio”.
Francesco Nazzaro, da Città Metropolitana altri stanziamenti e azioni
Sul tema del riuso delle acque reflue è intervenuto anche Francesco Nazzaro, capo di Gabinetto della Città Metropolitana di Roma Capitale. “Abbiamo chiesto un intervento normativo per il riuso dell’acqua dei depuratori, per irrigare si userà l’acqua di depurazione”. Nazzaro ha annunciato che Città Metropolitana ha stanziato un milione di euro “per unirci allo sforzo della Regione” e che sono in corso controlli con l’ausilio della Polizia Metropolitana: “Si è scoperto che da Google Maps si vedevano tubature, problematica mai emersa e abbiamo segnalato alcune lottizzazioni con piscina”, Le verifiche hanno consentito di individuare situazioni non precedentemente censite e di costruire una mappatura più completa delle criticità presenti nell’area dei Castelli Romani. “Collaboreremo tutti e sul riuso delle acque vogliamo essere protagonisti”.
Ivan Boccali auspica ‘il ritorno a livello idrici accettabili”
Il presidente del parco Regionale dei Castelli Romani, Ivan Boccali, ha auspicato che gli interventi predisposti consentano di “tornare a dei livelli idrici quantomeno accettabili”. “La sensibilità ambientale è cambiata: il grande risultato che si sta raggiungendo con il tavolo tecnico, 30-40 anni fa sarebbe stato impensabile. Sarebbe finita con il prosciugamento dei laghi vulcanici”, ha detto rivendicando il ruolo del Parco nel favorire partecipazione e confronto tra tutti i soggetti coinvolti, “anche i balneari”.
A chiusura dei lavori, Massimo Gargano ha esortato a continuare a mantenere alta la sensibilità sul tema: “Per noi i laghi sono qualcosa di importante non solo per tutti gli utilizzi, ma per l’identità dei luoghi. Tutto il sistema si regge su di loro, se non ci fossero diventiamo l’ennesima periferia romana. Monumentale è l’attenzione su questi temi e le competenze messe in campo, per il nostro territorio significa mantenere identità, competitività ed economia”.
Deve continuare anche la collaborazione interistituzionale. Sono intervenuti anche il sindaco di Nemi, Alberto Bertucci, il neo sindaco di Albano, Massimo Ferrarini, l’assessore di Castel Gandolfo, Tiziano Mariani in rappresentanza del sindaco Alberto De Angelis, presenti anche il vicesindaco di Castel Gandolfo, Cristiano Bavaro, José Amici per il comune di Genzano.
Alberto Bertucci, sindaco di Nemi ha parlato di “una soluzione che dà speranza a noi amministratori”. Ha evidenziato che il lago di Nemi ha una criticità in più perché è più piccolo, ha una stima di 16 milioni di metri cubi di acqua su cui si prelevano, dato fornito da Acea, un milione e 600 litri l’anno. Bertucci è stato l’unico amministratore ad aver accennato al tema inceneritore, che incombe sulla falda acquifera. Il neosindaco di Albano, Massimo Ferrarini, si è soffermato su intere economie che sul lago fondano radici di sostentamento e ha elogiato “un tavolo competente e con capacità decisionale: questo è il tavolo che può salvare il lago Albano e vi ringraziamo del lavoro che state facendo. Noi saremo attenti e disponibili”.
Il controcanto di Rete Tutela Roma Sud: indice puntato su Acea, il caso pozzo Sforza Cesarini e i pozzi a Santa Palomba
Non tutti condividono questa lettura di criticità dei laghi e soluzioni proposte. Immediata è stata la mobilitazione di Rete Tutela Roma Sud che sulla propria pagina Facebook ha espresso disappunto per le notizie emerse al convegno. Si legge in un post: “Siamo profondamente preoccupati per le ‘allucinazioni’ raccontate sulla situazione dei laghi dei Colli Albani. Contrariamente a quanto riportato nel convegno, la situazione è drammatica! Se negli ultimi tre mesi il lago Albano è sceso di circa 20 centimetri, significa che continua a perdere mediamente 1 centimetro ogni 5 giorni. Sono numeri che non consentono trionfalismi né narrazioni ottimistiche. E se la soluzione proposta è la chiusura dei pozzi, allora bisogna avere il coraggio di dire con chiarezza che chi ha sfruttato le risorse idriche è corresponsabile del disastro ambientale. Acea non può continuare a essere invitata ai convegni o distribuire centinaia di milioni di euro di utili, senza risarcire il danno arrecato al territorio. In venti anni ha guadagnato sulla manutenzione ordinaria per tappare i buchi su tubi vecchi e adesso vuole guadagnare sulla loro sostituzione? E chi dovrebbe controllare la lascia fare? Qualcuno può spiegare ai cittadini quale logica ci sia nell’aumentare la portata del pozzo Sforza Cesarini se poi dovrebbe essere chiuso per salvaguardare il lago? Così come sarebbe utile chiarire un’altra questione: come ha fatto la Regione Lazio ad autorizzare i prelievi da quattro pozzi esistenti a Santa Palomba a servizio del nuovo inceneritore, nonostante la DGR 445 del 2009 preveda il divieto di nuovi emungimenti nell’area proprio per tutelare una risorsa idrica già in emergenza? I cittadini meritano risposte serie, trasparenti e basate sui dati, non slogan rassicuranti”.
Ci sono poi contestazioni sulle cosiddette gronde, per ambientalisti la soluzione salvalago non è immettere l’acqua di mare desalinizzata o depurata perché significherebbe compromettere l’equilibrio biofisico dell’ecosistema lacustre.
Nuova mobilitazione: ‘Carovana’ e ‘flottiglia’ al lago Albano
Intanto è prevista per domenica 28 giugno una nuova mobilitazione di associazioni e cittadini. “I laghi si abbassano, noi ci alziamo: il 28 giugno cittadini e associazioni in acqua e sulle rive per difendere il futuro dei Castelli Romani”, si legge in un appello dell’associazione ‘Per le future generazioni’. Si mobilita il Coordinamento Ambientalista dei Castelli Romani insieme a decine di associazioni, comitati, gruppi scout, realtà sportive e cittadini del territorio che da oltre quarant’anni denunciano l’abbassamento progressivo dei livelli lacustri, il depauperamento delle risorse idriche sotterranee, il prosciugamento di sorgenti storiche e l’assenza di politiche realmente efficaci per invertire questa tendenza. Daranno vita a una grande ‘Carovana per i Laghi’ lungo le rive del Lago Albano e a una ‘Flottiglia per i Laghi’ sulle sue acque. Canoe, kayak, barche a vela, pedalò e altre piccole imbarcazioni navigheranno insieme per richiamare l’attenzione sulla necessità di salvaguardare il patrimonio idrico dei Castelli Romani, mentre volontari e scout incontreranno cittadini e turisti distribuendo materiale informativo e illustrando le cause e le possibili soluzioni della crisi che sta colpendo i laghi.
Bocci: come risolve il problema chi lo ha creato?
In queste ore il giornalista e scrittore Maurizio Bocci, in un post su Facebook dà un’altra lettura dei fatti: come può risolvere il problema chi lo ha creato e lo intensifica? Scrive: “Sono anni che si organizzano convegni, con tanti esperti con il vestito blu, e la situazione peggiora sempre di più. Intanto al lago Albano in questi giorni Acea ha iniziato i lavori per la nuova condotta che porterà l’acqua dal lago al pozzo di Monte Gentile. Il problema, e lo sappiamo tutti senza fare convegni, sono il numero di pozzi gestiti da Acea nel territorio di Albano, Ariccia, Nemi, Genzano e Rocca Priora. Un altro grandissimo problema sono le perdite di acqua dalle condotte Acea che è intorno al 54%, con picchi che raggiungono l’80%. E infine le migliaia di pozzi abusivi e, anche se ancora non operativo, il futuro inceneritore di Roma, senza contare i piani edilizi dei comuni limitrofi che prevedono nuove residenze”.
Se da Palazzo Chigi ieri si è irradiata la convinzione che sia stato finalmente imboccato il percorso per riportare i laghi in equilibrio idrico, una parte consistente del mondo ambientalista e della società civile continua a guardare con scetticismo agli annunci istituzionali.
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Piera Lombardi
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