L’attrattività degli investimenti obbligazionari nei Paesi Centro-Europei secondo Generali AM


La pandemia da Covid-19 ha segnato un punto di svolta epocale per i mercati obbligazionari mondiali. Il trend ribassista ultradecennale sui tassi di interesse si è concluso alla fine del 2020, quando circa 18.000 miliardi di obbligazioni venivano scambiate a rendimenti negativi. Da quel momento, il mondo finanziario è entrato in una fase di rialzo dei tassi che ha inevitabilmente penalizzato i risultati del comparto obbligazionario su scala globale.

Le ragioni di questa inversione di tendenza sono molteplici e complesse. Da un lato, la necessità di ricostruire le supply chains nazionali dopo anni di globalizzazione spinta; dall’altro, una politica fiscale sempre più espansiva che ha aumentato l’offerta di obbligazioni sostenendo al contempo la crescita economica. Non va poi dimenticata la necessità di svalutare l’eccessiva mole di debito globale attraverso un’inflazione più elevata. In questo nuovo contesto, gli investitori si trovano oggi ad operare con tassi di interesse governativi notevolmente più alti e quindi sicuramente più appetibili.

La sorpresa dell’Europa Centro-Orientale

Il periodo post-pandemico ha rivelato nuove aree di interesse per l’investimento obbligazionario, con particolare risalto per i paesi dell’Europa Centro-Orientale, che hanno fornito performance straordinariamente interessanti. Come osserva Stefano Fiorini, Global Fixed Income Fund Manager di Generali Asset Management, “se si prendono dal 2020 le obbligazioni locali di Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria e Romania e si costruisce un indice con una duration di circa 3 anni, un obbligazionario in valuta locale CEE ha reso il 21% a fronte del +2% dell’obbligazionario governativo dei paesi dell’Eurozona ed al +7% raggiunto dall’indice corporate in euro”.

Questo risultato appare ancora più significativo se si considera che è stato ottenuto nonostante il profondo sell off dell’obbligazionario governativo locale seguito all’invasione russa in Ucraina nel primo trimestre del 2022. La domanda che molti investitori si pongono ora è se questo trend di sovraperformance possa continuare. Secondo Fiorini, “pur con periodi di volatilità, questo è probabile”, poiché le obbligazioni dell’area continuano a fornire tassi reali di investimento ancora appetibili.

Polonia: il motore economico della regione

La Polonia si distingue come l’economia più vivace della regione, trainata dai consumi interni e dai fondi europei. Questa forza, tuttavia, convive con un problema di eccessivo deficit fiscale accumulato negli ultimi anni. Il rapporto debito/PIL, che secondo le stime della Commissione Europea dovrebbe superare il 64% quest’anno, rimane comunque a livelli sostenibili, sebbene richieda un’attenta monitoraggio della traiettoria fiscale.

Nonostante queste criticità, la crescita resta solida e la banca centrale mantiene un atteggiamento prudente. In questo scenario, oggi si può investire su obbligazioni governative decennali a circa il 5,5% con una valuta stabile. Come sottolinea Fiorini, “questa combinazione è sicuramente interessante” per gli investitori in cerca di rendimento con un profilo di rischio contenuto.

Ungheria: la svolta politica e le nuove prospettive

L’Ungheria ha vissuto un cambiamento significativo dopo le recenti elezioni politiche, che hanno segnato la fine del governo Orban e l’installazione di un’esecutivo filoeuropeo. Dopo anni di tensioni con Bruxelles e di crescente isolamento nel contesto europeo, il voto ha portato alla formazione di un nuovo governo capace di sbloccare l’afflusso dei fondi europei e di attuare le riforme necessarie.

L’obiettivo più ambizioso dichiarato dalla nuova amministrazione è l’ingresso nell’euro entro il 2030. Sebbene il percorso sia certamente complesso a causa di deficit elevati, scarsa competitività e una crescita debole negli ultimi anni, il mercato sembra dare credito a questa ambizione. La banca centrale dovrebbe iniziare una campagna di ribasso dei tassi che potrebbe facilitare questo processo di convergenza.

Il tasso decennale governativo è sceso dal 6,77% di inizio anno all’attuale 5,12%, mentre la valuta si è apprezzata di più del 10% nello stesso periodo contro euro. Secondo Fiorini, “pur sicuramente meno appetibile che all’inizio anno, qualora il piano di adozione dell’euro da parte del governo si realizzasse, l’investimento in obbligazioni governative in valuta locale continuerebbe a essere interessante”.

Romania: il paese più fragile

La Romania rappresenta il paese più fragile dell’area centro-orientale. Attualmente in recessione, con un governo instabile e un difficile consolidamento fiscale da portare avanti sotto la supervisione europea, il paese dipende in modo cruciale dai fondi UE. Il vero rischio è rappresentato dalla capacità, tutt’altro che garantita, di attuare le riforme necessarie.

Fiorini è chiaro nel suo giudizio: “è il paese su cui siamo al momento più negativi e su cui è importante saper gestire la volatilità che è davanti a noi”. Gli investitori che intendono esporsi al mercato rumeno devono essere consapevoli dei rischi significativi e preparati a gestire una volatilità che si preannuncia elevata.

Repubblica Ceca: l’equilibrio virtuoso

La Repubblica Ceca si presenta come la realtà più equilibrata del gruppo, con una crescita moderata, conti pubblici in ordine e un quadro politico stabile. L’unico elemento di attenzione è rappresentato dall’inflazione core ancora persistente, che potrebbe costringere la banca centrale a nuovi rialzi se lo shock energetico dovesse durare.

La valuta ceca si è dimostrata molto stabile e, come suggerisce Fiorini, “qualora i rendimenti decennali si avvicinassero al 5% rappresenterebbero un buon punto di entrata”. Questa combinazione di stabilità valutaria e rendimenti potenzialmente interessanti rende la Repubblica Ceca una delle opzioni più bilanciate per gli investitori che guardano all’Europa Centro-Orientale.

Un mosaico di opportunità e rischi

I Paesi dell’Europa Centro-Orientale non rappresentano un blocco unico con opportunità e rischi omogenei, ma piuttosto un quadro diversificato che richiede un’analisi approfondita caso per caso. La Polonia offre crescita solida e rendimenti interessanti, l’Ungheria sta vivendo una fase di trasformazione politica con potenziali ricadute positive, la Romania presenta fragilità significative e la Repubblica Ceca si conferma un porto sicuro in termini di stabilità.

In un contesto di tassi di interesse globali più elevati, questi mercati offrono opportunità di rendimento che non erano disponibili prima della pandemia. Tuttavia, come sempre negli investimenti obbligazionari, la chiave del successo risiede nella capacità di selezionare con attenzione i titoli e di gestire in modo dinamico i rischi associati a ciascun paese, monitorando costantemente l’evoluzione dei fondamentali economici e degli scenari politici.


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