Rabbia pubblica e montagne di scartoffie: i parchi solari a cielo aperto tedeschi sono soffocati dalla burocrazia?
“Semplicemente sopraffatto”: Il lato oscuro del miracolo fotovoltaico tedesco
La transizione energetica tedesca si scontra con un enorme problema strutturale – e per una volta, non è dovuto alla tecnologia. Mentre il governo federale fissa ambiziosi obiettivi di espansione per il fotovoltaico e l’Agenzia federale per le reti celebra nuovi record, un’analisi delle pratiche delle amministrazioni locali rivela un drammatico squilibrio. Le pratiche si accumulano negli uffici edilizi, le procedure di approvazione si trascinano per anni e la palese carenza di personale in questi enti frena enormemente l’espansione. Allo stesso tempo, la corsa agli spazi aperti redditizi per la costruzione di enormi parchi solari sta esacerbando i conflitti locali: i cittadini si oppongono alla trasformazione del loro paesaggio, mentre gli investitori li attirano con elevati canoni di locazione. Si creano situazioni paradossali: da comuni che possono elaborare una sola domanda all’anno a parchi solari che immettono elettricità nella rete per anni senza alcuna autorizzazione. L’analisi che segue mostra come il programma di crescita imposto dalla politica rischi di essere soffocato dalla propria burocrazia e se nuove leggi o concetti come l’agrivoltaico possano sbloccare questa situazione di stallo.
L’industria fotovoltaica tedesca si trova in una situazione particolare
Da un lato, l’Agenzia federale per le reti segnala numeri record di nuove installazioni, mentre dall’altro aumentano le segnalazioni di permessi rilasciati in ritardo, uffici edilizi sovraccarichi e persino parchi solari che producono elettricità da anni senza alcuna autorizzazione. Queste contraddizioni non sono casuali, ma piuttosto il risultato di un sistema programmato politicamente per la massima velocità senza che la necessaria infrastruttura amministrativa si sia sviluppata di conseguenza.
Un piano di espansione che ha superato la realtà
Alla fine del 2025, la capacità fotovoltaica installata in Germania si attestava a circa 117 gigawatt, dopo un incremento di 16,4-16,6 gigawatt nel corso dell’anno. Sebbene questo dato rappresentasse un nuovo record di installazioni, rimaneva significativamente inferiore al livello necessario per raggiungere l’obiettivo di espansione di 215 gigawatt entro il 2030, fissato per legge. Per raggiungere tale obiettivo, sarebbe necessario aggiungere oltre 22 gigawatt all’anno. Tuttavia, nella prima metà del 2026, sono stati registrati solo 7,4 gigawatt, mentre la capacità installata totale è cresciuta fino a circa 125,4 gigawatt. Il divario tra le ambizioni politiche e l’effettiva attività di costruzione non si sta quindi riducendo, ma rimane strutturalmente persistente.
Il cambiamento nella distribuzione dei nuovi impianti solari è particolarmente evidente. Mentre la maggior parte della nuova capacità è stata installata sui tetti negli anni precedenti al 2024, l’espansione è ora distribuita in modo più o meno equo tra sistemi integrati negli edifici e impianti a terra. I parchi solari a terra, ovvero ampie aree, per lo più terreni agricoli, ricoperte di moduli solari, sono quindi diventati un elemento cardine della strategia solare tedesca. Ciò modifica radicalmente il dibattito pubblico. A differenza degli impianti sui tetti, un parco solare ha un impatto diretto su questioni di progettazione paesaggistica, uso del suolo, tutela della natura e equilibrio locale tra agricoltura e produzione di energia.
Quando le autorità preposte al rilascio dei permessi diventano un collo di bottiglia
Il caso del comune di Herzebrock-Clarholz, nella Renania Settentrionale-Vestfalia, esemplifica i problemi pratici che affliggono l’espansione dell’energia solare. Attualmente, due progetti per parchi solari si contendono i permessi, ma a causa della semplice carenza di personale presso il municipio, realisticamente solo un progetto può essere approvato all’anno. Ciò non significa che i progetti in sé siano problematici o che il comune stia ostacolando politicamente l’espansione; piuttosto, la vera difficoltà risiede in una carenza di risorse fondamentali all’interno degli uffici edilizi. Questa constatazione non può essere liquidata come un caso isolato.
Un’intervista con un esperto sviluppatore di progetti mette in luce la dimensione strutturale del problema: dei 25-30 progetti di parchi solari che ha supervisionato, solo uno è stato completato entro due anni; in media, le procedure di autorizzazione per i parchi solari richiedono dai due anni e mezzo ai quattro anni. Non si tratta di progetti su larga scala eccessivamente complessi, bensì di installazioni tecniche relativamente semplici, senza parti mobili e con un basso potenziale di impatto rispetto, ad esempio, alle turbine eoliche. Lo stesso sviluppatore ritiene che un periodo di autorizzazione di un anno e mezzo sia tecnicamente e legalmente fattibile se le autorità fossero adeguatamente preparate e motivate.
Il caso Möckern e i limiti del controllo
Particolarmente allarmante è la notizia secondo cui un parco solare nella città di Möckern, in Sassonia-Anhalt, sarebbe stato gestito per anni senza le necessarie autorizzazioni. Documenti comunali di Möckern rivelano che un processo di pianificazione urbanistica completo per un progetto specifico, denominato “Solarpark Loburg 2”, per il distretto di Loburg è stato formalmente avviato solo nell’autunno del 2024, nonostante l’area fosse già stata identificata come fondamentalmente idonea nell’ambito di un piano territoriale complessivo per l’utilizzo dell’energia fotovoltaica fin dal 2020. A quel tempo, non esisteva un piano urbanistico effettivo per il distretto in questione, il che complica ulteriormente la situazione dal punto di vista della normativa urbanistica.
Il fatto che un parco solare possa funzionare sulla rete per anni senza che le autorità competenti se ne accorgano o impongano sanzioni tempestive solleva interrogativi fondamentali sulla capacità di controllo governativo. È sintomo dello stesso problema strutturale evidente anche nel caso Herzebrock-Clarholz: gli uffici edilizi comunali non dispongono del personale necessario sia per elaborare tempestivamente le nuove richieste, sia per monitorare sistematicamente gli impianti esistenti. Laddove le procedure di autorizzazione si riducono di fatto a mere formalità o devono essere legalizzate retroattivamente, la funzione di tutela del diritto edilizio perde la sua efficacia.
Proteste cittadine e conflitti di interesse locali
Non tutte le resistenze ai parchi solari si riducono a ritardi burocratici. A Bayreuth, la natura controversa della selezione dei siti all’interno di un comune è evidente. La città ha definito un piano regolatore, designando aree specifiche per gli impianti fotovoltaici, tra cui quelle lungo l’autostrada e nella zona a sud del fiume Saas e di Bärenleite. Questo piano ha suscitato notevoli proteste da parte dei cittadini di Oberkonnersreuth. Un’iniziativa cittadina si è esplicitamente opposta alla designazione di ulteriori aree per impianti fotovoltaici a terra, come documentato da una sentenza del Tribunale amministrativo di Bayreuth nella primavera del 2025.
Nell’estate del 2026, a seguito di questo controverso dibattito, il consiglio comunale di Bayreuth ha avviato l’iter di pianificazione per un nuovo parco agro-solare nella zona sud della città. Feldwerke, una società energetica con sede a Monaco di Baviera, intende costruire una centrale solare con accumulo a batterie su un’area di circa 8,3 ettari. È significativo che la fazione della CSU in consiglio comunale – contrariamente alla sua precedente posizione nella commissione urbanistica – abbia votato a maggioranza contro l’avvio del processo. Tali repentini cambi di rotta a livello partitico dimostrano quanto le decisioni locali sui parchi solari siano fortemente influenzate dalle dinamiche politiche comunali e dall’imminenza delle prossime elezioni, e non unicamente da necessità energetiche.
Un modello simile si osserva a Memmingen, in Baviera, dove un’iniziativa cittadina ha lanciato una petizione contro lo sviluppo di aree designate per gli impianti solari all’interno del progetto “Buxachtal B8 Solar Park”. I promotori non chiedono l’abbandono completo del progetto, ma piuttosto una limitazione alle aree legalmente destinate all’uso e un inverdimento continuo per mitigare l’impatto a lungo termine sul paesaggio. Con sole settanta firme, la petizione ha avuto una portata limitata, ma il suo contenuto esemplifica un conflitto ricorrente: i residenti generalmente accettano la transizione energetica, ma si oppongono allo specifico impatto visivo e paesaggistico dei singoli impianti su larga scala nelle loro immediate vicinanze.
Il quadro giuridico funge sia da elemento acceleratore che da elemento frenante
Negli ultimi anni, i legislatori hanno ripetutamente tentato di agevolare legalmente l’espansione degli impianti fotovoltaici a terra. Dal 1° gennaio 2023, gli impianti fotovoltaici a terra sono consentiti, a determinate condizioni, nelle aree rurali, ad esempio lungo autostrade o linee ferroviarie, in una fascia di rispetto fino a 200 metri. Questa normativa era intesa ad accelerare l’espansione, poiché l’ammissibilità di un impianto non dipende più da una complessa procedura di pianificazione urbanistica. In pratica, tuttavia, come sottolineano gli esperti legali, una parte significativa dell’esame sostanziale si sposta semplicemente dalla fase di pianificazione a quella di rilascio del permesso di costruzione, dove le stesse carenze di personale di prima rappresentano ora un problema.
Parallelamente, nel 2025 il governo federale tedesco ha approvato una legge per l’attuazione della Direttiva europea sulle energie rinnovabili. Tale legge introduce termini massimi fissi per le procedure di autorizzazione in materia di controllo delle emissioni e diritto idrico, che possono variare da un mese a due anni a seconda della tipologia di progetto, nonché la possibilità di avvalersi di un unico punto di contatto per l’intero iter. Da novembre 2025, tutte le procedure di autorizzazione per i progetti di energia rinnovabile devono essere gestite esclusivamente per via elettronica. Tali normative sui termini rappresentano un passo sensato, ma non risolvono il problema di fondo se le autorità non dispongono di personale qualificato per elaborare le domande entro tali tempistiche.
Anche la situazione relativa agli incentivi per l’energia immessa in rete è in continua evoluzione. Con il cosiddetto Solar Peak Act, il 25 febbraio 2025 sono state introdotte nuove normative che impongono ai nuovi impianti con una potenza di picco pari o superiore a sette kilowatt di essere dotati di sistemi di misurazione intelligenti e dispositivi di controllo. Inoltre, gli incentivi vengono sospesi durante i periodi di prezzi negativi dell’energia elettrica sul mercato, ma il periodo di validità della tariffa viene esteso. Per gli impianti di maggiori dimensioni, gli incentivi sono stati ulteriormente ridotti dell’uno per cento il 1° febbraio 2026. Tali modifiche dimostrano che i legislatori stanno cercando sempre più di collegare i sussidi alle effettive condizioni di mercato. Questo altera la prevedibilità dei singoli progetti per gli sviluppatori e influenza indirettamente la propensione a investire in nuovi progetti solari a terra.
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Konrad Wolfenstein
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